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Trento

In meno di 2.000 in piazza Duomo: poche sardine e tanti curiosi dentro il festival del nulla

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Trento ore 18:00. Poche sardine tanti curiosi che vanno e vengono senza nemmeno capire perché sono li.

Turisti, gente che è uscita dal lavoro, famiglie in cerca di idee per il natale che si fermano per «sentire» qualche sardine cantare bella ciao oppure inveire contro il «cattivo» governo della lega che ha chiuso i rubinetti per l’accoglienza dei migranti in Trentino. 

Sui media «amici» girano numeri che fanno ridere, c’è chi ha contato addirittura 6.000 persone in piazza, ma di sicuro dopo avere bevuto troppi Brulè per difendersi dal freddo pungente.

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Chi invece ha detto 5.000, chi 4.000, chi 3.000 e via dicendo, come sempre insomma idee chiarissime da parte di una stampa che ha eretto a grande manifestazione solo un incontro dove si è protestato solo per lo stop della giunta Fugatti all’accoglienza. 

Che la piazza fosse gremita ci poteva stare ma alla fine le sardine erano forse 2.000 ad essere ottimisti. 

La realtà, per chi ieri sera era presente, è ben lontana da quanto raccontata da molte testate “Sardina friendly”.

In piazza Duomo a Trento, ieri sera, si è voluto protestare contro una politica che dice no al business dell’accoglienza.

Definita razzista e populista. Altro che distanza dalla politica quindi.

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Quello che però è venuto fuori è stato uno spaccato della realtà trentina vicina alla politica di sinistra che viveva di quei contributi che rendevano l’accoglienza un business pagato dal resto dei contribuenti. Un favore a pochi pagato da molti insomma. La solita storia vecchia come il cucco. Se questa è la novità….

Non per nulla ad intervenire c’era anche Claudio Bassetti presidente del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza., scagliatosi subito contro il governo della provincia di Trento.

Il problema, secondo i rappresentanti delle Sardine Trentine, sarebbe quello di una politica poco avvezza a foraggiare quel sistema di accoglienza che tanto hanno fatto guadagnare gli imprenditori radical chic.

Le Sardine Trentine denunciano un clima d’odio e di intolleranza salvo poi intonare “Bella Ciao, la canzone del becero comunismo rosso che le Sardine vorrebbero instaurare.

La canzone peraltro è stata abilmente modificata con il fine di offendere l’esponente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Una tristezza infinita….

Sicuramente molte di quelle persone che ieri sera hanno riempito la piazza erano semplici curiosi attirati dalla voce dei megafoni e dagli slogan.

Ma chi ha ascoltato quei giovani esporre le loro idee e i loro obiettivi è sobbalzato sentendo la solita tiritera pro accoglienza dei migranti acquisendo la consapevolezza di come le sardine non siano agganciate per nulla alla realtà che le persone «normali» vivono quotidianamente

L’accoglienza non può e non deve essere un business.

L’accoglienza non può significare un torrente di soldi che transita tra le cooperative per poi non arrivare mai ai destinatari.

Le Sardine chiedono più rispetto e tolleranza nella politica salvo poi dimenticarsene e attaccare gli avversari con toni pesanti e ancora peggiori.

Ieri sera in piazza, per riuscire a fare meglio, sarebbe bastato dimostrare coerenza senza perdersi in futili offese.

Le Sardine, con tutto il loro carico politico, hanno palesato il loro vero interesse. A loro interessa poter lucrare attraverso l’economia dell’accoglienza senza curarsi del male che hanno fatto a molte città italiane.

Tra queste Sardine abbiamo visto tanti volti giovani a cui la politica dei loro rappresentanti ha rubato il futuro.

Per cambiare il mondo bisognerebbe in primis cambiare se stessi, e questo purtroppo non è successo ieri sera in piazza Duomo, dentro un vero e proprio festival del nulla privo di idee e contenuti. 

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