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Val di Non – Sole – Paganella

Uno sguardo all’economia del passato per disegnare insieme ai giovani lo sviluppo futuro della Val di Non

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I tre imprenditori nonesi raccontano la propria storia. A fianco a loro, Walter Liber e Alberto Mosca (foto Stefano Melchiori)

Buona la prima per la Fondazione Cassa Rurale Val di Non, che ha visto una grande partecipazione al convegno “Economia in Anaunia”, organizzato per esplorare la storia e le prospettive dell’economia della valle.

Sala strapiena, dunque, e pubblico attento all’incontro andato in scena martedì sera della sala polifunzionale della Cassa Rurale a Cles.

Il primo evento della Fondazione ha riscosso un grande successo, sia per l’interesse dell’argomento, sia per la qualità e il valore degli interventi proposti. A portare degli esempi virtuosi di “fare impresa” in Val di Non, incalzati dal moderatore della serata Walter Liber, sono stati chiamati Luciano Dallago della Dalmec, Andrea Paternoster della Mieli Thun e Valentina Chini di AD Chini, che hanno raccontato la loro storia. Insieme a loro è intervenuto anche Alberto Mosca, curatore del piccolo volume realizzato appositamente “Economia in Anaunia. Uno sguardo storico”, che è stato distribuito gratuitamente all’ingresso.

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Vogliamo fare un ‘crash-test’ all’economia della valle, perché se è vero che la produzione di mele è in ottima salute e porta valore al territorio, non è detto che questo modello sia replicabile all’infinito. Sappiamo tutti molto bene che Melinda e la produzione agricola sono la locomotiva dell’economia per tutto il mondo delle piccole imprese locali. Ma il nostro radar è, in questo momento, volutamente puntato verso un diverso orizzonte”.

Il presidente della Fondazione Cassa Rurale Val di Non, Dino Magnani (foto Stefano Melchiori)

Con queste parole ha introdotto la serata il presidente della Fondazione Dino Magnani che, dopo aver ringraziato i tanti attori coinvolti in questo progetto, ha illustrato le motivazioni che hanno spinto il consiglio d’amministrazione a ideare e sostenere questa iniziativa. “Tra le finalità e gli obiettivi della Fondazione, voluta fortemente dalle quattro casse in fase di aggregazione, c’è quello di sostenere il territorio con azioni volte a ricercare forme e modalità di coinvolgimento della comunità in ambito sociale, culturale ed economico, coltivando una spiccata visione per il futuro – ha spiegato Magnani –. Per fare ciò è indispensabile capire da dove arriviamo, così abbiamo deciso di partire dalla storia della nostra valle, dagli aspetti economici e sociali che negli anni si sono intrecciati”.

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Oltre ai vertici della Cassa Rurale, erano presenti all’incontro anche il sindaco di Cles Ruggero Mucchi, il presidente della Comunità di Valle Silvano Dominici, i consiglieri provinciali Paola Demagri e Lorenzo Ossanna (l’assessore Giulia Zanotelli non poteva essere presente per impegni istituzionali) e la presidente della Federazione delle Cooperative Marina Mattarei.

Durante l’incontro è stato presentato un percorso di ricerca che prevede l’istituzione di specifici bandi rivolti a giovani universitari della valle per approfondire le tematiche inerenti le “prospettive future”, con il coordinamento scientifico di Euricse.

Al termine di questo percorso di studio, presumibilmente alla fine del prossimo anno, saranno presentate le conclusioni in un secondo convegno, nel quale verranno esposti i  lavori svolti e le idee che i giovani avranno elaborato.

Mai come ora – ha concluso Magnani – la creazione di valore si gioca a livello territoriale e il destino delle imprese è legato a quello del contesto in cui operano. E allora la dimensione locale è un punto di forza da studiare e valorizzare”.

Particolarmente apprezzate dal pubblico le testimonianze dei tre imprenditori che sono partiti e cresciuti in valle, per poi affermare le proprie eccellenze nel mondo.

Sala strapiena, con tanta gente in piedi, martedì sera per il convegno “Economia in Anaunia” (foto Stefano Melchiori)

Luciano Dallago, fondatore nel 1956 insieme ai fratelli Giorgio e Silvio della Dalmec, industria leader mondiale nella produzione di manipolatori industriali con filiali nei cinque continenti, ha raccontato come, partiti da un’officina meccanica a Tuenno, tre degli otto fratelli abbiano avviato giovanissimi un’impresa rilevando l’attività di una piccola officina meccanica. Una storia affascinante che mette insieme coraggio, tenacia e abilità assieme alla voglia di riscatto.

Andrea Paternoster, titolare della Mieli Thun con sede a Vigo di Ton, è rimasto – per sua ammissione – un artigiano, ma i suoi mieli li possiamo trovare a Eataly di New York come nei più lussuosi alberghi in Europa, Asia o America. E tra l’altro Ferran Adrià, celeberrimo chef spagnolo pluristellato e padre della cucina molecolare, ha dedicato a Mieli Thun un capitolo di un suo libro sulle eccellenze nel mondo.

Figlio e nipote d’arte, Andrea ha studiato a San Michele ed ereditato sei ettari di meleti da coltivare. Ma ha scelto altre strade.

Infine Valentina Chini, insieme alla sorella Elisa, amministra con spirito innovatore la AD Chini, azienda leader nella trasformazione della frutta, fondata nel 1988 dal padre Danilo, scomparso cinque anni fa. L’azienda produce mele secche, barrette, mousse marchiate Melinda. Qualcosa come 32 milioni di barattoli di mousse all’anno.

I protagonisti della serata tutti insieme sul palco (foto Stefano Melchiori)

Il papà ha industrializzato una pratica assai comune in valle, essiccare le mele al sole, brevettando un sistema che garantisce stabilità e salubrità dei prodotti. Nel 2004 è arrivato l’accordo con Melinda, nel corso degli anni la produzione è sempre cresciuta e arricchita di nuove referenze. Nel 2012 è stato inaugurato il secondo stabilimento che ospita la logistica e le linee di confezionamento.

Tre storie diverse, quindi, di imprese che hanno affrontato i mercati con la logica della qualità e dell’esclusività, non del prezzo.

A concludere il convegno ci ha pensato il professor Carlo Borzaga, presidente di Euricse. “Occorre rendere i territori più attrattivi, servono politiche adeguate e strategie precise. L’economia della valle è solida, ma già adesso non si basa solo sulla melicoltura – ha rivelato –. Il contesto sta cambiando, e anche la Valle di Non dovrà affrontare una serie di sfide. Occorre animare un dibattito pubblico, una riflessione collettiva su chi siamo e dove vogliamo andare. Occorre ridisegnare il proprio modello di sviluppo”.

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