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Trento

«Il mio super papà»: modelli culturali e pari opportunità per i padri al lavoro

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Il seminario, organizzato nell’ambito del Festival della famiglia dalla Fondazione Franco Demarchi, ha fornito spunti di riflessione e approfondimenti sulla trasformazione della maternità, che sfida verso nuove forme di paternità.

La cultura di co-responsabilità dei carichi di cura nella famiglia contribuisce all’affermazione delle pari opportunità in ambito lavorativo.

Anche se in alcune organizzazioni permangono resistenze culturali rispetto alle politiche di conciliazione, molte sono le esperienze positive che, attraverso la valorizzazione dei diritti e del ruolo dei padri, migliorano il benessere e portano alla crescita culturale e sociale

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Gli interventi della mattinata di ieri hanno comunque riportato la necessità di lavorare ancora sulla cultura di parità di genere, anche nell’utilizzo di strumenti di conciliazioni vita-lavoro.

In questa direzione ha lavorato il progetto “Papajob”, articolato in una ricerca svolta nell’ambito della cooperazione trentina e nella realizzazione di uno spot, che ha visto il suo lancio ufficiale al termine della mattinata.

Arianna Bentenuto, ricercatrice Università di Trento, è intervenuta sull’evoluzione del ruolo del papà, che si è sempre caratterizzato in maniera diversa a seconda dei momenti storici e dei contesti culturali:

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“Il ruolo del padre nella cura del figlio, almeno nelle società industrializzate è di gran lunga cambiato per effetto delle grandi modificazioni sociali, prima fra tutte l’aumento del lavoro femminile. Questo ha portato ad un maggior coinvolgimento della figura paterna nella sfera del privato e nel mondo degli affetti e ad una trasformazione dei ruoli genitoriali, nel senso di una maggiore interscambiabilità tra ruolo materno e paterno, con un maggior coinvolgimento sul piano affettivo e sulla partecipazione della cura e della crescita dei figli da parte del papà.”

Una significativa testimonianza sul protagonismo dei padri nella vita dei figli l’ha riportata Egon Angeli, presidente dell’Associazione Energie Alternative, presentando il progetto “La tana dei papà”, un’iniziativa che propone attività per i papà assieme ai propri figli e assieme ad altri padri:

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“Le proposte sono molteplici e agiscono, oltre che su di una dimensione micro, anche a livello macro verso una responsabilizzazione e auto-crescita della comunità. Lavorare sul papà significa supportare la mamma, creare famiglie più forti, che a vicenda sviluppano comunità più forti che le sostengono. A fronte di un problema che può essere individuale c’è necessità di una coscienza e una risposta collettiva.”

Sul fronte giuridico Annelise Filz, avvocata specializza in diritto di famiglia, ha presentato un excursus sui diritti dei genitori al lavoro sottolineando come si debba arrivare fino al 2001, con il decreto legislativo 151, per avere un testo unico sulla maternità e paternità nel mondo del lavoro.

“In termini i diritti si parla di congedo per maternità, paternità e congedo parentale anche se oggi, ad esempio, a fatica i papà possono usufruire dei cinque giorni concessi per la nascita del figlio e sono pochi gli uomini che utilizzano i congedi parentali facoltativi, che comportano una riduzione dello stipendio. Bisogna essere continuamente informati sui diritti, bisogna riuscire a pretenderli e ad agirli. Se davvero vogliamo un mondo in cui il benessere delle persone sia al primo posto, la famiglia non può che essere il nostro punto di partenza.”

Marco Dalla Torre, direttore generale della Cooperativa Progetto ’92, ha presentato le pratiche di conciliazione attivate all’interno dell’organizzazione che dirige, le cui caratteristiche, permettono di andare incontro alle esigenze di conciliazione delle lavoratrici e dei lavoratori.

Riferisce che all’interno della Cooperativa sono stati predisposti strumenti che hanno portato alla realizzazione di un sistema in grado di rispondere in maniera ampia alle esigenze delle attività e delle persone coinvolte, anche se risulta necessario agire continuamente sulla cultura della conciliazione, soprattutto in termini di formazione continua e di sensibilizzazione dei responsabili delle organizzazioni.

Nell’ultima parte del seminario Alba Civilleri, ricercatrice della Fondazione Franco Demarchi, ha presentato il progetto “Papajob”, realizzato dalla Fondazione Demarchi in collaborazione all’Associazione Donne in Cooperazione, con il contributo finanziario della Pat.

“Questo progetto è finalizzato alla diffusione di una cultura di corresponsabilità dei carichi di cura per contribuire all’affermazione delle pari opportunità in ambito lavorativo. Vuole inoltre promuovere e potenziare l’utilizzo dei congedi parentali e delle forme di lavoro flessibili da parte dei padri, esplorando quali risorse e quali ostacoli vengono percepiti dai lavoratori e dalle lavoratrici della cooperazione in tema di conciliazione vita-lavoro. Nella fase di avvio la Fondazione Demarchi e l’Associazione Donne in Cooperazione hanno coinvolto alcune cooperative trentine (Progetto92, Cantina Sociale di Lavis, Cassa Rurale Alta Valsugana, Famiglia Cooperativa di Povo) per una serie di interviste a figure apicali/responsabili, volte ad individuare le dimensioni salienti rispetto agli obiettivi del progetto. Successivamente è stato costruito un questionario online che ha coinvolto 151 persone del mondo cooperativo. I rispondenti sono stati per il 52% donne e il 48% uomini, con un’età media di 45 anni. I settori maggiormente rappresentati sono le cooperative di credito e quelle sociali, mentre l’inquadramento maggiormente rappresentato è quello impiegatizio. I risultati principali dello studio evidenziano ancora delle differenze di genere: le donne percepiscono maggiormente il peso dell’utilizzo del un congedo parentale sullo sviluppo della carriera, mentre gli uomini pensano che sia più facile per le donne utilizzare delle forme di flessibilità. Inoltre, chi ha figli percepisce in misura maggiore che usare forme di flessibilità sia visto in modo negativo da parte dei colleghi rispetto a chi non ha figli. Ancora, la dimensione del conflitto lavoro-famiglia, definito come incompatibilità tra le richieste del ruolo lavorativo e del ruolo familiare, è strettamente e positivamente associata alla dimensione del superior backlash. In sostanza, le persone che percepiscono elevati livelli di conflitto lavoro-famiglia sono le stesse persone che percepiscono un elevato risentimento provato dai capi rispetto al loro tentativo di conciliare i diversi ruoli. Di contro si rileva una significativa e positiva associazione tra le dimensioni di arricchimento vita-lavoro e supporto organizzativo: le persone che percepiscono di essere supportate dalla loro organizzazione in termini più ampi (di gestione) percepiscono anche un arricchimento della vita familiare, quindi che la realizzazione sul lavoro aiuta a vivere meglio la vita familiare.”

Gli obiettivi di sensibilizzazione e promozione di una cultura sull’utilizzo degli strumenti di conciliazione sono stati al centro della realizzazione di uno spot video sul congedo parentale, che ha visto il coinvolgimento della regista trentina Katia Bernardi.

“Questo spot che, come l’omonimo progetto porta il titolo di Papajob, ha evidenziato, con leggerezza e ironia, come il congedo parentale sia un diritto che favorisce il rapporto tra i padri e i figli. Le riprese sono state effettuate in una banca del credito cooperativo, per dare continuità al progetto. Il senso dello spot, rispetto al quale si auspica una vasta diffusione sul territorio locale, esplicita come il congedo parentale sia un diritto del lavorare e quindi perché si dovrebbe rinunciare a questo?”.

Lo spot:

 

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