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Trento

Come parlare dell’affettività a mia figlia? Arrivano i progetti «Mamma/Figlia» e «2 giorni con papà»

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Diego Andreolli e Roberta Paletti sono due giovani sposi (nella foto), con tre bambini.

Entrambi insegnanti, con solida formazione sia nel campo pedagogico sia in quello biologico-scientifico, da alcuni anni portano tra i giovani e nelle scuole le loro competenze nel campo dell’educazione all’affettività.

Li abbiamo incontrati per qualche domanda su due bellissimi progetti cui stanno dedicando tempo e passione: “mamma/figlia” e “2 giorni con papà”.

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Roberta, in cosa consiste “mamma/figlia”?

«Si tratta di un percorso ideato da una mamma svizzera italiana che, avendo due bambini, un giorno si è chiesta: come parlare dell’affettività a mia figlia?

E così, sfruttando le sue ampie competenze, comprese quelle di insegnante di metodi naturali, ha ideato un percorso che si sviluppa in due pomeriggi, di 3 o 4 ore l’una, aperti alla presenza di 6/8 coppie di mamme con le rispettive figlie».

Solo donne insomma?

«Sì, ci si prende il tempo per stare soltanto con la propria figlia, lasciando il marito e il resto della truppa a casa! E così, accompagnati da persone preparate, in un contesto favorevole ed intimo, si affrontano tematiche molto importanti per lo sviluppo affettivo di una ragazzina.

Noi donne vediamo come siamo fatte, da un punto di vista biologico; cerchiamo di capire cosa accade nella crescita, che significato hanno i cambiamenti del corpo…»

Un’impostazione molto scientifica?

«Certamente, ma non solo. La scienza descrive, ma poi bisogna comprendere il senso profondo dell’ordine naturale, direi il “progetto” che c’è all’origine. Partiamo dai dati oggettivi per comprendere meglio la bellezza dell’essere femmine, capaci di dare la vita, e, in generale, di accogliere… C’è un rapporto stretto tra ciò che siamo a livello biologico e ciò che siamo come persone dotate anche di anima, e non solo di corpo. Si ama con tutta la persona, non con una sola “parte”!»

Che differenza c’è con la tradizionale educazione “sessuale” che si fa a scuola?

«Anzitutto il contesto è diverso, più “delicato”, più intimo. Le persone sono di meno; non ci sono maschi e femmine, con esigenze e domande diverse, ma solo femmine; soprattutto mamma e figlia iniziano un dialogo che poi continueranno nel tempo, imparando a parlare insieme, ad affrontare insieme eventi futuri. Accade spesso che genitori e figli non abbiano dialogo, per vari motivi (pudore, imbarazzo, diffidenza…), riguardo ad un’esperienza umana fondamentale! Ma così i figli rimangono esposti solo a sollecitazioni esterne, spesso poco adeguate…»

Parlate anche dei maschi?

«Certamente! Insegniamo la bellezza della differenza. Cercare di capire anche le dinamiche e le peculiarità maschili aiuta a comprendere la bellezza della complementarietà (vedi http://www.filosofiaescienza.it/anche-cervello-sessuato/). Maschi e femmine sono molto diversi: per questo si cercano, per questo si completano, e per questo, talvolta, non si capiscono e si scontrano… Noi vogliamo promuovere una cultura dell’alleanza tra maschile e femminile, e per farlo valorizziamo sia la nostra femminilità sia la mascolinità, ricordando anche che come per una femmina può essere difficile diventare donna, così accade anche al maschio. La crescita spalanca ad una straordinaria ricchezza, ma richiede anche fatica, saggezza, pazienza…»

In sintesi estrema?

«Questi incontri aiutano a capire se stesse; a mettersi nei panni dell’altro sesso; a creare una consapevolezza che permette maggiore sensibilità, scelte più ponderate ed insegna ad ascoltarsi e a prevenire eventuali errori, con le relative sofferenze e fallimenti».

Passiamo ora a Diego. In cosa consiste il “2 giorni con papà”?

«Questo percorso nasce dall’idea di un pediatra italiano, intenzionato a dedicare del tempo a formare uomini e papà, in un’epoca di eclissi del padre. Si tratta di due giorni in cui tra confronti, preghiera, condivisione si trattano temi di sessualità, affettività, dinamiche relazionali, nella consapevolezza che la mascolinità non è una “tara”, ma al contrario un dono e una risorsa. Abbiamo più che mai bisogno non di narcisi, nè di violenti, ma di veri uomini, affettivamente maturi, capaci di dedicarsi alla famiglia, alla sposa, ai figli, con dedizione, amore, sana virilità.»

Oggi manca il padre?

«Scarseggiano uomini che sappiano essere mariti e padri. Che abbiano consapevolezza dell’importanza del loro ruolo nella società. Che siano cavalieri. Una grande quantità di ricerche, soprattutto negli Usa, lo dimostra. Per fare un solo esempio “una ricerca durata per oltre 34 mesi- come ricorda l’avvocato Massimiliano Fiorin nel suo La fabbrica dei divorzi -sui bambini dell’asilo ricoverati negli ospedali di New Orleans negli anni ottanta, quali pazienti del reparto di psichiatria, ha rivelato che nell’80% dei casi la patologia era originata dall’assenza (voluta o imposta, ndr) del padre».

Il suo percorso ha anche un’impronta religiosa?

«Sì, partiamo dalla biologia, dall’esperienza, ma con un riferimento anche alla Paternità di Dio. Il prossimo 2 giorni con papà si svolgerà per coppie di papà e figli nati nel 2006-2007, l’8 e il 9 febbraio 2020».

Per info 2giorniconpapa@gmail.com (cell. 3208164422).

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