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Trento

Fusione Casse rurali, consumato ieri sera lo strappo: è un nuovo inizio per la cooperazione trentina?

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Ieri sera, in un PalaRotari gremito da poco più di 1200 soci, portatori di 400 deleghe, si è consumato uno strappo che possiamo definire storico per l’assonnato mondo della cooperazione trentina.

Mai, negli ultimi decenni, si era infatti assistito ad un’assemblea così ricca di interventi e di dibattiti.

Dopo la mezzanotte, in un clima teso, con visi di Soci stanchi e amareggiati più di 500 sono stati i voti contrari al progetto di fusione con Cassa rurale di Trento.

Una minoranza rispetto ai 1200 favorevoli ma il risultato, come anticipato è eclatante perché si tratta di oltre un terzo che rappresenta un dissenso record mai visto prima.

Numerose sono state le obiezioni dei Soci rispetto alla gestione dei lavori assembleari che non avrebbero consentito una trasparente e certificata espressione e registrazione dei voti.

Le contestazioni riguardano pressoché tutte le modalità di conduzione dell’assemblea, dalla nomina di un unico scrutatore individuato nella figura di un dipendente segretario di direzione della Cassa Rurale, all’imposizione di un sistema di votazione inadeguato rispetto alle criticità che una vigilia carica di tensioni già faceva intravedere.

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Una minoranza rimasta sola a riempire il PalaRotari e che fino a mezzanotte ha assediato un tavolino dove notaio e scrutatore facevano fatica a contenere la pressione dei Soci arrabbiati e delusi.

Le maggiori contrarietà al progetto sono riferibili alla paura di perdere per sempre la Cassa e l’impossibilità di realizzare una Cassa di Comunità attraverso una futura e auspicata fusione con la vicina Cassa Rotaliana-Giovo. 

Quindi un No molto forte, seppur minoritario verso la Cassa rurale di Trento, preceduto da molti interventi di Soci che invocavano una sospensione della seduta per riflettere ulteriormente sull’opportunità di una fusione giudicata affrettata e priva di reali motivazioni, che rischia invece di annullare l’identità Rotaliana e della Val di Cembra.

Autorevoli e significativi sono stati gli interventi contrari.

Ad iniziare dal Presidente della Comunità della Val di Cembra Simone Santuari, il Presidente del club Giovani Soci della Cassa Rurale Alberto Buratti e il Presidente del Consorzio di Promozione Turistica Piana Rotaliana Alois Furlan.

Ma in mezzo a pochi interventi favorevoli al progetto, rappresentati per lo più da importanti imprenditori, molti altri sono stati i Soci che con ferma educazione hanno evidenziato le scarse e tardive informazioni ricevute.

La Banca che potrebbe nascere da questa fusione avrà numeri importanti, 5 miliardi di masse amministrate, 25.000 Soci.

Sarà, nonostante sia radicata nel piccolo Trentino, la seconda per dimensioni del gruppo Cassa Centrale Banca.

Fatto questo che, in qualche malizioso commento dei Soci presenti veniva interpretato utile e necessario per una ri – conferma al vertice della capogruppo dell’attuale Presidente Fracalossi destinato a presiedere anche la nuova Cassa che potrebbe nascere da questa fusione.

Toccherà nei prossimi giorni ai Soci della Cassa rurale di Trento, convocati in assemblea per accogliere, attraverso un loro favorevole voto, una compagine Rotaliana-Cembrana smarrita e divisa.

In realtà l’esito dell’assemblea non sembra ancora certo, considerato il rischio di ricorsi volti ad invalidare l’esito del voto.

In caso di conferma della fusione il prossimo passo  – secondo autorevoli voci – sarà quello di conglobare la cassa rurale di Rovereto assorbendone così i debiti. 

Quello di ieri sera è’ stato comunque un brutto spettacolo, dal quale l’immagine della cooperazione trentina esce ulteriormente indebolita, nonostante i 500 e più Soci che con un voto libero e forte hanno dimostrato che un nuovo futuro è possibile…..e necessario !

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