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Rovereto e Vallagarina

Rovereto, concluso l’evento “Parlarne aiuta”: l’attenzione rimane sui giovani e le loro difficoltà

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Si è tenuto ieri sera alla Sala Filarmonica di Rovereto l’evento dal titolo “Parlarne aiuta” organizzato grazie a tutti i club service Lions .

Molti i partecipanti alla conferenza condotta dalla psicologa dott.ssa Giovanna Bronzini. Il focus della serata sono stati i giovani e il loro rapporto con i social, con il mondo esterno e le loro problematiche.

Ad intervenire diversi esperti e, primo tra tutti, il dr. Stefano Alemanno, educatore e pedagogista di notorietà nazionale.

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Prima però i saluti dell’amministrazione ed in particolare dell’Assessore Previdi che, in rappresentanza, ha rotto il ghiaccio con delle parole molto sentite.

«Il comune ha aderito con entusiasmo all’iniziativa. Il tema è molto delicato ma l’amministrazione deve affrontarlo. Il comune non può arrivare ovunque quindi le associazioni che si occupano di sostegno, supporto e prevenzioni a chi è in difficoltà sono importanti.

La questione affrontata forse non attrae molto però da queste problematiche nessuno può sentirsi immune. In una società dove il concetto di famiglia si é modificato le relazioni diventano forse più flebili. Noi cerchiamo come amministrazione di impegnarci collaborando con le scuole e le forze dell’ordine per analizzare quali sono le problematiche e arrivare ai ragazzi con gli strumenti che la tecnologia più adeguati».

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Alemanno inizia quindi ad intrattenere gli ospiti presentando suo progetto Youngle to Young, che ormai trova ospitalità in molte città italiane, tra cui Trento. Si tratta di un App molto particolare, disponibile per Android e molto leggera, che crea un luogo protetto dove i giovani si mettono in contatto con altri giovani in un rapporto peer to peer.

Anonimamente chi ha bisogno di aiuto scrive ad un peer, un ragazzo formato e attento, che gli fornisce supporto. Ma attenzione, come tiene a precisare il Professore, i ragazzi che collaborano con Youngle non si improvvisano psicologici. Il loro è un compito diverso, più semplice. vediamo quale,

 «Vengo dal mondo della prevenzione sul territorio della Toscana- spiega Almanno– e a un certo punto ho iniziato a chiedermi come potevo fare per capire i problemi dei giovani anche online.

Mi sono chiesto perché oggi i social sono così popolari. E ho pensato che interagire online ci fa sentire più simili (echochumbers). Io posso raccontarmi online e fare in modo di apparire diversamente da come sono. I social si usano a distanza e ci fanno essere presenti in più momenti diversi».

Alemanno chiarisce che creare un ambiente online sicuro e protetto, utilizzando quindi il linguaggio dei giovani e facendoli sentire a proprio agio grazie all’utilizzo di qualcosa a loro così familiare come una app, sarebbe stata una strada da provare.

Gli studi del relatore e la sua professionalità hanno fatto sì che l’applicazione Youngle  diventasse qualcosa di concreto e significativamente importante per diversi ragazzi.

In sostanza parliamo di una chat aperta in giorni e orari prestabiliti dove i ragazzi possono connettersi per sfogarsi, parlare, chiacchierare o raccontare i propri problemi. A rispondere un team di 6 peer e a supervisionare silenziosamente una psicologa.

La app é online da poco ma diversi centri la stanno già usando, pesa poco, il server dal punto di vista della privacy è protetto.

«Da Napoli a Trento i ragazzi raccontano le stesse cose» spiega Alemanno.

Il professore accenna a temi quali l’identità di genere, la solitudine, il ritiro sociale, tutti argomenti importanti che nel 2019 coinvolgono sempre più giovani e che dovrebbero di certo essere approfonditi.

Ad assistere il progetto Youngle l’associazione Ama. Sandra Venturelli, Presidente dell’ Associazione, spiega il suo ruolo nel più ampio progetto Psicachè.

«Oggi è la giornata dei sopravvissuti, sopravvissuti di persone con familiari e amici che si sono tolti la vita. Queste giornate ci danno la possibilità di riflettere su queste tematiche.

Tutti gli anni l’azienda sanitaria pubblica dei dati. Da poco ho ricevuto il rapporto aggiornato al 2017 dove viene riportato il numero 49, significa che nella provincia di Trento sono state 49 le persone che si sono tolte la vita.

Penso però che né le famiglie né le stesse persone debbano essere ricordate per questo singolo gesto. Credo invece che ci sia molto da fare in tema di prevenzione e di supporto».

Monica Sandler di Ama e responsabile del progetto Youngle Trento spiega: «Nella parte di chat siamo in 16 volontari per il trentino, 16 peer di cui 8 new entry. Lunedì mercoledì e giovedì sera dalle 20 alle 22 siamo online. La chat è un momento di ascolto a tutto tondo e noi ci poniamo non come esperti ma come semplici ragazzi, volontari, che ascoltano e rispondono ad altri giovani».

Cercano di fare del bene, i 16 peer trentini, di supportare qualcuno che non conoscono ma che ha bisogno di parlare.

Si è parlato poi, più in generale, del progetto Psicaché, pensato appunto per venire incontro alle esigenze dei giovani. Con questo viene prevista una parte operativa di lavoro con i ragazzi. Tutto questo attraverso l’Arte.

L’attore Michele Comite spiega come dovrà proseguire il laboratorio teatrale con i ragazzi. «Un grazie per me va ai ragazzi perché dimostrano tanta bellezza con le loro azioni.

Sono andato in diversi Istituti e mi sono interfacciato con diversi ragazzi. Attraverso le parole giuste e con la presenza possiamo fare sì di mandare avanti questo progetto. Il laboratorio teatrale funziona così: ci troviamo e discutiamo, si buttano lì idee, si scopre il fenomeno, si lavora su di sé e ne esce un testo, scritto o meno».

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