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Spettacolo

La scuola delle mogli al teatro sociale: il mondo è uno strano affare

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Per altri tre giorni, fino a domenica, sarà visibile al teatro Sociale di Trento La scuola delle mogli di Molière (1662) nella versione di Arturo Cirillo, regista e protagonista. Producono Marche Teatro, Teatro dell’Elfo e Teatro Stabile di Napoli.

Si tratta di una delle più note e apprezzate opere del grande commediografo, la prima dopo il matrimonio, circostanza che verosimilmente colora la tematica dell’opera.

Il maturo Arnolfo, un nuovo ricco, tormentato dalla possibilità di poter essere tradito nel caso dovesse sposarsi, ha escogitato uno stratagemma per risolvere radicalmente il problema: allevare lui medesimo una compagna di vita.

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Anni prima aveva visto una bambina e se l’era fatta affidare; indi l’aveva consegnata a delle suore con le istruzioni di tenerla nella maggiore ignoranza possibile.

Una volta cresciuta, l’ha installata in una casa di sua proprietà, reclusa e sorvegliata da una coppia di servi.

La sua teoria consisteva nell’idea che ignoranza e isolamento gli avrebbero consegnato una ragazza di pochi pensieri, specificamente rivolti ad altri uomini. “Una donna intelligente è un diavolo all’opera”, sostiene.

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Ma una breve assenza basta a piazzare un ostacolo sul suo progetto: la ragazza, Agnese, inizia dal balcone un gioco di sguardi con un giovane in strada. Da cosa nasce cosa, e ben presto ha inizio un corteggiamento innocentemente ricambiato.

Il giovane in questione è Orazio, figlio di un vecchio e caro amico di Arnolfo. Proprio questa antica familiarità spinge il ragazzo a confidare all’altro la sua passione e la sua frustrazione nel sapere la giovane di cui s’è innamorato segregata in casa ad opera di un tutore severo.

Arnolfo immediatamente interroga Agnese, la quale non vede alcunché di errato nel suo affetto e ammette senza esitazioni di amare Orazio. Cambio di programma – Arnolfo decide che dovrà sposare Agnese al più presto possibile.

I due innamorati sono dunque costretti a bigliettini e sotterfugi, mentre il padrone di casa affida alla moglie un testo di insegnamenti per la moglie perfetta.

Uno di questi incita le signore a tenere sempre lo sguardo basso, ancorché per una donna anche guardarsi i piedi potrebbe essere considerato sconveniente.

Orazio torna alla carica, naturalmente continuando a confidare i suoi piani ad Arnolfo. Il quale si avvale delle informazioni a suo vantaggio, finché le sue manovre non gli si ritorcono contro.

La scuola delle mogli è un testo comico ma con un fondo amaro. Arturo Cirillo, come del resto Molière stesso, non perde mai di vista la commedia, e dirige una rappresentazione dal ritmo vivace ed arricchita di commedia fisica e qualche passo di danza.

Il suo Arnolfo è una figura tragica, per quanto si trovi arduo giustificarne l’idea che la moglie perfetta sia poco più che un cagnolino ammaestrato, in grado di eseguire qualche trucco da salotto insegnatole ma essenzialmente dipendente in tutto dal marito.

Ma Cirillo mantiene visibile l’uomo dietro il fissato: ha scelto Agnese anni prima, l’ha fatta crescere come distortamente riteneva meglio, ha atteso pazientemente per fare le cose come un gentiluomo (Agnese all’inizio della commedia confida ciecamente in lui, non c’è indicazione che l’uomo abbia mai approfittato della sua posizione d’autorità).

Tutto svanito nel momento in cui lei posa l’occhio su un coetaneo, forse il primo da lei mai visto. Ma il suo amore gli impedisce di accettarlo. Come spesso nell’autore francese, il potente è fautore della propria infelicità.

Valentina Picello ha il delicato compito di tenere Agnese lontana da una figura bidimensionale: assolutamente innocente e fiduciosa nei confronti degli adulti intorno a lei, ma anche salda nei suoi sentimenti e capace di difendere la sua condotta alla luce dei principi a lei impartiti.

Picello, per quanto ostacolata da un infortunio, parla e si muove come una bambina, ma riesce a captare la decisa serietà che i più giovani mostrano quando parlano convintamente di qualcosa, e la sua Agnese riesce convincente e gradevole.

Orazio, interpretato da Giacomo Vigentini, è un ragazzo giovane e ingenuo: s’innamora di una ragazza vista su un balcone, si confida con un amico di famiglia senza porre in dubbio se sia saggio piazzarlo in loco parentis senza chiedersi perché quegli sia più spesso nei paraggi della sua bella che a casa propria.

Vigentini è sempre animato dalle sue vicende e passioni: ispirato quando parla di Agnese, entusiasta quando le cose vanno bene, affranto quando il bieco tutore della ragazza si frappone tra loro.

Che questa coppia sincera e aperta risulti verosimile e plausibile è di credito agli interpreti.

La compagnia è completata da Marta Pizzigallo (Georgette, la serva) e Rosario Giglio (il servo Alain e Crisaldo, amico di Arnolfo che prova invano a mitigarne l’ossessione). Gli sono stati affidati la coppia di anime semplici, appositamente selezionate per la caratteristica di non essere in grado di porre grilli in capo alla ragazza loro affidata.

I loro siparietti sono gustosi, particolarmente il momento in cui, forse onestamente o forse per cogliere l’occasione, assaltano Arnolfo per dimostrargli la veemenza con cui sono pronti a svolgere il loro incarico di tenere Orazio alla porta.

La scenografia di Dario Gessati merita un elogio speciale: da un lato l’esterno della casa dove vive Agnese, dall’altro l’interno, spostata più volte sul suo asse a diversi angoli e variamente illuminata (le luci sono di Camilla Piccioni) offre una sorprendente ricchezza di prospettive.

Interessanti anche i costumi di Gianluca Falaschi, che separano i borghesi (in abiti ricamati) dai servi (vestiti da popolani) da Agnese (in abiti che richiamano una bambola).

La scuola delle mogli è a ragione un classico del teatro (qui si usa la versione di Cesare Garboli, abbreviata e modernizzata nel linguaggio). Il pubblico ha riso spesso ed applaudito calorosamente, e al netto di un paio di espressioni esplicite potrebbe piacere anche ad adolescenti maturi.

Oggi, venerdì 22, alle 17 e 30, la compagnia incontrerà il pubblico al teatro Sociale. Più tardi, alle 20 e 30, ci sarà un’altra rappresentazione, e così sabato 23, ed infine domenica 24 ad ore sedici. Lo spettacolo, atto unico, si è concluso appena dopo le 22 e 15.

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