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Piana Rotaliana

A Mezzolombardo il secondo appuntamento degli “Incontri del giovedì”

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Una serata assolutamente imperdibile per il tema presentato – argomento raramente e difficilmente proposto al pubblico dei non specialisti – è quella in programma dopodomani, giovedì 21 novembre alle 20.30, secondo appuntamento della stagione 2019-20 degli “Incontri del giovedì” curata dall’Associazione Castelli del Trentino.

Nella prestigiosa Sala Spaur di piazza Erbe sarà ospite d’eccezione la ricercatrice e archeologa trentina Caterina Pangrazzi, e sarà un’occasione unica per ascoltare dal vivo come si lavora e si fa ricerca in maniera scientifica in un campo non molto conosciuto e per certi versi misterioso.

Dopo la laurea di primo livello e quella specialistica, Caterina Pangrazzi è stata impegnata come antropologa e collaboratrice esterna del Centro Tecnologie Multimediali dell’Università di Trento. Per conto e nell’ambito del TeFALab, Laboratorio di tecniche fotografiche avanzate, nel 2014-2015 ha svolto una collaborazione di alto livello per la documentazione fotografica di tutti i reperti osteologici provenienti dalle sepolture del Trentino del periodo medievale, nell’ambito della sua tesi di dottorato, con il coinvolgimento di studenti laureandi e tirocinanti e la prof.ssa Elisa Possenti quale referente scientifico. Nel 2016 è uscito il suo “Studio antropologico dei resti scheletrici di San Rocco a Ceneda (Vittorio Veneto)”, ha pubblicato un saggio su “Chiese altomedievali in Trentino e nell’arco alpino orientale” (2013), un altro sui rinvenimenti ceramici a La Vela, ha partecipato a importanti convegni scientifici (Parma 2017, L’Aquila 2018) con inediti contributi anche di paleopatologia e seguito in qualità di correlatrice delle tesi di laurea magistrale.

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Da molti anni ormai, le indagini archeologiche svolte su un sito o sui reperti ivi trovati, non si fermano più al semplice studio storico-artistico e contestuale delle strutture o degli stessi reperti. Una parte importante del lavoro, anche per questa disciplina, viene ormai correntemente svolta in laboratorio.

Le datazioni fatte su materiali organici, rinvenuti in un contesto archeologico, attraverso la datazione con il radiocarbonio 14 C, sono soltanto uno degli esempi del contributo che le analisi archeometriche possono apportare agli studi di settore.

Se un popolo si distingue da un altro anche per quello che mangia, e se “L’uomo è ciò che mangia” (Ludwig Feuerbach, 1862), la ricostruzione della paleo-dieta delle popolazioni del passato rappresenta un tassello importante e imprescindibile per una ricostruzione sempre più accurata e precisa dei loro diversi stili di vita. L’approccio multidisciplinare, con il quale oggi questo argomento viene affrontato, sta riscuotendo un gran successo, poiché i risultati ottenuti permettono di acquisire informazioni con un grado di completezza tali per cui le ricostruzioni sono sempre più accurate.

Il mondo scientifico ha ormai attribuito e riconosciuto un grande valore all’analisi di singole sepolture, di gruppi di sepolture, di interi complessi o addirittura di più complessi funerari, è considerato uno degli strumenti principali per l’approfondimento della conoscenza delle società antiche. Da questi studi si ottengono dati che, se utilizzati nelle varie discipline, concorrono alla ricostruzione degli usi funerari e alla percezione della morte in una specifica cultura, nella relazione che lega il mondo dei vivi a quello dei morti.

I resti osteologici umani, se ben conservati e recuperati in maniera corretta da specifiche professionalità nei contesti archeologici, sono in grado di restituire, attraverso l’analisi antropologica e paleopatologica, informazioni legate alla persona stessa (sesso, età alla morte, altezza…), ma anche riguardanti il suo stile di vita, la presenza o meno di deficit nutrizionali, le malattie contratte, le strategie di sussistenza, le attività fisiche e lavorative svolte in prevalenza, i modelli di migrazione, il commercio, i costumi.

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Pertanto, lo studio di questi specifici reperti, è sempre più apprezzato e di conseguenza richiesto dagli archeologi e dagli storici come completamento e integrazione delle loro ricerche, sempre più mirate alla ricostruzione delle culture del passato. L’antropologia fisica, di conseguenza, si sta rivelando una disciplina a supporto di quelle prettamente umanistiche e di quelle propriamente scientifiche.

I dati ottenuti dalla ricostruzione della dieta di un determinato periodo storico possono fornire spunti interessanti per comprendere in che modo era strutturata la vita quotidiana e i rapporti che legavano sussistenza e processi sociali a volte ampi e complessi.

Per quanto riguarda il territorio trentino, si è cercato di ricostruire il regime alimentare, attraverso le analisi isotopiche di carbonio e azoto, di un campione scheletrico di individui messo a disposizione dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Archeologici di Trento rinvenuto in contesti funerari negli ultimi trent’anni, selezionato poiché lo scopo era quello di operare su un campione il più possibile rappresentativo della popolazione trentina, vissuta in un arco cronologico di circa mille anni a partire dall’età Tardoantica a quella Bassomedievale-Moderna, sia in ambito urbano che rurale, legati alla città di Trento e alle valli limitrofe del Trentino occidentale.

Queste analisi hanno consentito di arricchire i dati riguardanti la dieta della popolazione medievale trentina, fino ad ora dedotti esclusivamente dagli studi delle faune e dei resti paleobotanici rinvenuti nei diversi siti. Fino ad ora sono gli unici disponibili per quanto riguarda questo territorio che abbracciano un lasso di tempo di circa mille anni.

Tale studio ha permesso una maggiore caratterizzazione della popolazione trentina, come pure il completamento e il rafforzamento delle conoscenze esistenti legate al dato archeologico e storico che riguardano tale periodo.

Infine, l’utilizzo di questo tipo di dati ha permesso di indagare in maniera innovativa, con conferme e smentite, il “ruolo chiave” generalmente assegnato a Trentino e Veneto in alcuni periodi storici, come crocevia di popoli, di idee e tecnologie, oltreché crogiuolo di società e culture.

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