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Trento

Il tunisino che massacrò il finanziere al Ciolda arrestato per spaccio, messo nuovamente ai domiciliari!

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Può succedere che un criminale agli arresti domiciliari possa andarsene in giro a ballare e a massacrare una sera un povero finanziere che ha lottato per mesi fra la vita e la morte.

Può succedere che questo delinquente con precedenti venga condannato a 4 anni e 6 mesi di carcere ma che venga liberato molto prima.

Può anche succedere che venga nuovamente arrestato per spaccio di droga dopo aver speronato una macchina della finanza nel tentativo di aprirsi una via di fuga e venga scoperto che questa persona faceva la bella vita con auto di lusso, vestiti firmati, ristoranti di grido e che vivesse in un villa  a tre piani, comprensiva di idromassaggio, cinema e palestra privata e tutti i confort possibili.

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E, udite udite, può succedere anche che costui in attesa del processo venga messo nuovamente agli arresti domiciliari.

E indovinate dove? Ma nella sua mega villa lussuosa con tutte le comodità pagate con i proventi dello spaccio di droga, e ci mancherebbe….

Ora vi diciamo la verità: è successo per davvero qui a Trento. E ora ricostruiamo tutta la storia dall’inizio. 

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Nuovi ed in questo caso incredibili sviluppi sull’arresto di  O.D  il 27 enne di origini magrebine, uno dei due giovani che il 16 luglio 2016 massacrarono fuori dal locale Ciolda di Pergine Mario Aiello, un finanziere 35 enne. (qui articolo dell’arresto) e che pochi giorni fa è stato arrestato dalla guardia di Finanza dopo aver tentato la fuga speronando la macchina delle fiamme gialle.

Il tunisino aveva aggredito il povero finanziere mentre era agli arresti domiciliari per precedenti reati.

Il 27 enne anziché rimanere a casa se n’era andato a ballare massacrando fuori dal locale il finanziere colpevole di aver difeso la sua compagna 39 enne di Pergine Valsugana dalle attenzioni dei due.

Era stato letteralmente massacrato senza ritegno dai due e ricoverato al pronto soccorso del Santa Chiara in condizioni gravissime.

Era rimasto in coma per parecchi giorni e per fortuna era riuscito a cavarsela dopo molti giorni di prognosi riservata e di lotta fra la vita e la morte.

O.M era stato condannato a 4 anni e 6 mesi e al pagamento di 75 mila euro di risarcimento per danni morali.

Le pena era stata minima perché il giudice ha cambiato l’imputazione da tentato omicidio a lesioni gravi.

Non si capisce come il tunisino non abbia scontato la pena fino in fondo visto i suoi precedenti. Avrebbe infatti dovuto essere liberato nel 2020.

Ma era libero di spacciare e di fare la bella vita, ma in senso compiuto della cosa.

Il 27 enne infatti dall’uscita del carcere conduceva un tenore di vita particolarmente elevato: fin dai primi tempi dell’indagine sullo spaccio di droga infatti, risultava essere abituale frequentatore dei ristoranti più lussuosi della città, con un debole per le auto di grossa cilindrata (aveva un mercedes nuovo fiammante) e gli abiti delle migliori griffe.

Era, inoltre, residente in una villa su tre piani nell’altopiano della Vigolana.

Dopo il suo tentativo di fuga i finanzieri hanno trovato nell’autovettura sulla quale viaggiava circa 7 etti di hashish occultati nel sedile anteriore.

I primi esami della sostanza permettevano di appurare che la qualità della medesima era particolarmente elevata e di difficile reperimento sulla piazza trentina, tanto da consentire la possibilità di fornire, sul mercato illegale degli stupefacenti, oltre 700 dosi per un valore di oltre 20 mila euro.

La perquisizione eseguita presso la villa del tunisino consentiva di rinvenire, occultati all’interno di arredi situati nella cucina e nel salone, ben 15000 euro in contanti, 2 lingotti d’oro per un valore di circa 10.000 euro e, inoltre, svariati apparati cellulari ed altri elementi a conforto dell’ipotizzata attività di spaccio. Attività particolarmente redditizia, se si considera che, oltre al tenore di vita sopra descritto, O.D. all’interno della villa poteva usufruire anche di vasca con idromassaggio, una sala adibita a palestra ed un altro locale adibito a sala-cinema.

Un particolare che ha incuriosito i finanzieri è stato una gigantografia di Al Pacino nell’interpretazione del film “Il padrino” che adornava una parete del soggiorno.

E non solo, all’interno di un cassetto erano raccolti tutti gli articoli di giornale che narravano gli episodi di cronaca che avevano visto protagonista O.D.: dai primi danneggiamenti nei confronti di autovetture, per i quali era stato accusato all’età di 19 anni, fino all’efferata aggressione nei confronti di un finanziere, percosso all’esterno di un noto locale per aver difeso la propria compagna dalle pesanti attenzioni di due soggetti, tra i quali l’arrestato.

Dopo essere stato arrestato e portato in carcere a Spini di Gardolo nella convalida dell’arresto il giudice ha deciso di metterlo ai domiciliari in attesa di giudizio. Domiciliari dai quali era fuggito quella drammatica notte dove rischiò di uccidere Mario Aiello.

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