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Trento

Rivolta carcere a Spini di Gardolo: rinviati a giudizio 81 detenuti

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81 detenuti sono stati rinviati a giudizio nell’inchiesta sulla rivolta scoppiata nel carcere di Spini di Gardolo il 22 dicembre 2018.

Le accuse sono: violenza e minaccia a pubblico ufficiale e incendio con successivo danneggiamento.

Erano stati individuati 85 detenuti come responsabili della rivolta di dicembre nel carcere di Trento. Ma quattro di loro sono stati esclusi dall’indagine.

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Come si ricorda il 22 dicembre 2018 circa 300 detenuti avevano organizzato una rivolta dopo il suicidio di un tunisino, dando fuoco ad alcuni cassonetti e materassi e distruggendo il 60% delle celle e degli spazi adibiti ai detenuti, oltre ai letti, alle telecamere di sorveglianza, a numerose porte a vetri, caloriferi e oggetti vari.

Durante la rivolta era stato distrutto anche l’impianto elettrico e idraulico del carcere per via dell’allagamento causato dai detenuti. Divelti anche termosifoni e lavandini.

I danni sono stati quantificati in centinaia di migliaia di euro.

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Sono stati invece ritenuti responsabili di aver progettato e provocato la rivolta un gruppo di 10 nordafricani. I disordini infatti erano stati organizzati e pianificati, visto che c’è stato anche il danneggiamento delle telecamere di videosorveglianza e del sistema antincendio.

Degli 81 rinviati a giudizio quasi la metà sono tunisini, diversi i marocchini e una decina gli italiani. Fra gli indagati anche argentini, pakistani, algerini, moldavi e lituani.

La protesta è iniziata al primo piano nella sezione F e si è poi espansa a tutto il carcere, seguita da due incendi: uno nel locale lavanderia e un altro nella saletta ricreativa.

Al secondo piano è stato lanciato un bicchiere verso un agente e sono stati gettati in corridoio diversi oggetti fra cui una lavatrice. I detenuti hanno inoltre tentato di sfondare il cancello principale (quello che divide le varie sezioni) lanciando oggetti verso gli agenti e minacciandoli di morte.

Al terzo piano invece sono stati ammucchiati diversi oggetti a cui è stato dato fuoco.

Durante gli scontri una decina gli agenti della polizia penitenziaria erano stati trasportati al pronto soccorso per essere medicati una volta rientrata la protesta.

Addosso a loro era stato tirato di tutto, da pezzi di sanitari, ad estintori e telecamere di sicurezza sradicate dai muri.

Per cercare di sedare la rivolta erano intervenuti una cinquantina gli agenti che sono riusciti a bloccare il gruppo di rivoltosi che dopo aver scardinato una porta erano riusciti ad uscire sul prato del carcere che si affaccia sul muro di cinta. In quel momento la situazione era critica, e si è pensato ad un’evasione di massa.

Nel gruppo facevano parte anche dei criminali molto pericolosi.

Durante la rivolta la Polizia Penitenziaria aveva tratto in salvo una donna che per conto di una cooperativa gestisce la lavanderia interna del carcere e che aveva rischiato di essere presa in ostaggio dai facinorosi criminali.

Se fosse successo la donna avrebbe rischiato la vita.

La rivolta era durata parecchi minuti e solo dopo un lungo periodo è stata riportata la calma. La prima udienza del processo si terrà ad aprile.

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