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Sensori microelettronici e microrna: il mix vincente per la diagnosi del tumore ai polmoni

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Sono passati quasi quattro anni dall’avvio della collaborazione tra università e di aziende nel consorzio miRNA-DisEASY per l’ideazione di un nuovo tipo di dispositivo capace di diagnosticare tempestivamente il tumore al polmone.

Con due studi pubblicati su importanti riviste scientifiche (Analytical Chemistry e Talanta), oggi il consorzio raccoglie i primi frutti e si prepara alla prossima fase operativa: passare alla realizzazione concreta di questi sistemi innovativi di diagnosi fruttando le competenze maturate in biologia molecolare, chimica e optoelettronica.

Questa nuova fase del progetto sarà illustrata e discussa mercoledì prossimo in occasione del seminario “Small but mighty: microRNAs and microtechnologies for the diagnosis of lung cancer” in calendario per domani, mercoledì 13 novembre nella sede del Dipartimento Cibio al Polo scientifico e tecnologico Fabio Ferrari (Povo due, aula B107).

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Il seminario, che si terrà in inglese, sarà rivolto in particolare alla comunità scientifica e al personale medico.

Il progetto “miRNA-DisEASY” (microRNA biomarkers in an innovative biophotonic sensor kit for high-specific diagnosis) è un progetto della durata di quattro anni promosso e coordinato da Optoelettronica Italia srl (Optoi), impresa trentina leader nella sensoristica ottica e nelle tecnologie microelettroniche.

Il progetto è stato finanziato con 450 mila euro nell’ambito del programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020 (Marie Sklodowska Curie Action) e reso possibile grazie alla mobilità internazionale e intersettoriale di ricercatori e ricercatrici e di personale altamente qualificato.

L’Università di Trento partecipa al consorzio con il Laboratorio di Biologia e Biotecnologia dell’RNA del Dipartimento CIBIO, diretto dalla professoressa Michela Alessandra Denti.

Nell’ambito del progetto europeo l’attività del Laboratorio è finalizzata all’identificazione di microRNA utilizzabili come biomarcatori per i tumori del polmone e all’implementazione della loro misurazione mediante il dispositivo diagnostico sviluppato dalle aziende partecipanti. Al progetto ha lavorato in particolare un giovane ricercatore trentino, Simone Detassis, dottorando di ricerca in Scienze Biomolecolari al Cibio.

Detassis è anche il principale autore del lavoro scientifico “A new platform for the direct profiling of microRNAs in biofluids” pubblicato sul giornale Analytical Chemistry lo scorso aprile.
Cosa sono i microRNA? A spiegarlo è Michela Denti (foto sotto): «I microRNA sono delle piccolissime molecole che regolano l’espressione delle proteine nel nostro organismo e in quello di tutti gli animali.

Dalla scoperta dell’esistenza dei microRNA 25 anni fa, fino ad oggi, si sono progressivamente comprese la vastità e la diversità di questa classe di geni e la loro importanza. Ogni singolo microRNA ha la capacità di inibire la sintesi proteica di oltre seimila geni diversi e ogni gene può essere regolato da centinaia di microRNA diversi. Negli ultimi anni, i microRNA stanno attirando un crescente interesse da parte della comunità scientifica e clinica, come nuovi potenziali marcatori per la diagnosi e prognosi di diversi tipi di tumore e di altre malattie, patologie cardiovascolari incluse.

Inoltre, è recente la consapevolezza che i microRNA sono “impacchettati” dentro a piccole vescicole che vengono poi secrete nel sangue, nel liquido cefalorachidiano e negli altri fluidi biologici. La ricerca sta accumulando prove che dimostrano come, così “impacchettati”, i microRNA possano funzionare da segnali che permettono alle cellule dell’organismo di comunicare tra loro».

«Per sviluppare un dispositivo diagnostico innovativo abbiamo scelto di scommettere sui microRNA perché rispondono a criteri clinici, analitici e pratici, ed hanno quindi tutte le caratteristiche del biomarcatore ideale» spiega Cristina Ress, (foto titolo) coordinatrice del progetto e capo della divisione biomedicale di Optoi. «Forniscono indicazioni affidabili prima dell’insorgenza dei sintomi clinici, quindi sono utili per una diagnosi precoce. Sono sensibili ai cambiamenti della patologia, si possono rilevare facilmente dai fluidi come il sangue, le urine o la saliva. In più sono facilmente trasferibili dai modelli di laboratorio all’essere umano. Lungo la via ci siamo però scontrati anche con alcune sfide di natura tecnica, che abbiamo superato con grande entusiasmo e ricorrendo ad un approccio fortemente interdisciplinare».

«Il limite all’introduzione dei microRNA come validi biomarcatori nella pratica clinica è legato soprattutto alla difficoltà che le attuali tecnologie a nostra disposizione hanno nel garantire sistemi di misurazione economici e soprattutto affidabili» aggiunge Simone Detassis.

Ma Il consorzio miRNA-DisEASY ha raccolto la sfida unendo le tecnologie di Optoi e DestiNA Genomica per realizzare un’analisi diretta dei microRNA nel plasma di pazienti con tumore al polmone. «Le tecnologie standard a nostra disposizione attualmente devono necessariamente estrarre i microRNA dal materiale di partenza e successivamente amplificarlo per poterlo rendere visibile agli strumenti di lettura. Questo processo, non solo è lungo e costoso, ma porta a diversi errori di analisi che non ci possiamo permettere in ambito clinico. Il nostro dispositivo invece, riesce a catturare i microRNA direttamente nel plasma dei pazienti e misurarne la quantità. Si propone quindi, come un modello innovativo di studio dei microRNA nei biofluidi, affidabile ed economico».

«La chimica di DestiNA si sposa perfettamente con la tecnologia fotonica di Optoi. Le due aziende stanno lavorando insieme da qualche anno, generando una forte squadra volta allo sviluppo di una piattaforma tecnologica per la rilevazione diretta di biomarcatori» spiega fferma Hugh Ilyine, direttore esecutivo di DestiNA Genomica, impresa innovativa spagnola operante nel settore delle biotecnologie, che ha sviluppato una tecnologia chimica per il riconoscimento di specifiche sequenze di acidi nucleici.

Per Alfredo Maglione, presidente di Optoi: «La sinergia tra imprese, università e centri di ricerca è uno dei grandi motori per generare quello che amiamo chiamare innovazione concreta. Questo è un primo importante risultato, che pone le basi per ulteriori sviluppi in ambito tecnologico, industriale e applicativo. Il potenziale è enorme, sta a noi tradurlo in realtà a beneficio del progresso nel settore medico-sanitario, della società, delle imprese e del territorio».

Al consorzio partecipano anche il consorzio l’Università di Granada (Spagna), l’Università Federale di Santa Catarina (Brasile), la Hannover Medical School (Germania) e l’impresa bioinformatica GeneXplain (Germania).

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Aumentano i trentini iscritti alle università

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Sono 13.216 gli studenti trentini che si sono iscritti alle facoltà universitarie per un incremento pari al 2% ( 250 in più rispetto al precedente anno accademico).

Era dal 2005-’06 che gli universitari erano in costante diminuzione. Ora emerge un dato confortante in controtendenza.

Il 52,5% studia fuori dal Trentino ( lo scorso anno accademico era il 51%, mentre 10 anni il 36%).

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Gli atenei più frequentati sono quelli del Veneto ( 44,3%) e dell’Emilia Romagna ( 16,7%).

Il 26% degli iscritti ha scelto l’area umanistica, seguita da Ingegneria e Architettura per il 16,4%, mentre il 12% ha scelto alla pari l’area economica e medica.

I maggiori incrementi di iscrizione tra gli studenti trentini si sono avuti per Scienze Motorie ( +61,1%) e Agraria (+54%).

In netta diminuzione l’area giuridica (-31,4%) eD economica ( – 21,6%). Il totale degli iscritti all’università trentina è di 16.569 per un incremento pari al 1,6%.

Gli incrementi più significativi sono per il Dipartimento di Matematica (+10,5%), Ingegneria Industriale (+5,1%) e Psicologia e Scienze Cognitive (+3,6%).

In calo invece le iscrizioni al Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica (-8%). Del totale degli iscritti i trentini che hanno scelto la locale università sono il 35% col Dipartimento di Lettere e Filosofia come il più “ trentinizzato” col 46,8% delle iscrizioni, mentre la percentuale più bassa la registra la facoltà di Giurisprudenza col 19,8%.

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Stefano Osele deposita 400 emendamenti ed annuncia la nascita di un nuovo soggetto politico di centro destra in università

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Stefano Osele, consigliere comunale della Lega Nord Trentino, preannuncia il deposito di 400 emendamenti per altrettante richieste di modifiche al regolamento dell’organismo studentesco istituito dal Comune di Trento sei anni fa.

La situazione si presenta in modo decisamente anomalo.

Come si legge nel documento diffuso da Stefano Osele, domani andranno in discussione in consiglio comunale delle modifiche sostanziali proposte da Udu e Unitin: “ Questi due mostri della politica universitaria sono rispettivamente finanziati dalla Cgil e dall’Opera Universitaria e di fatto monopolizzano ogni istituzione scolastica, soffocando tutte le voci dissidenti, tramite elezioni alle quali partecipa il 30% degli studenti aventi diritto”.

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La modifica proposta riguarda l’articolo 16 del nuovo regolamento che secondo Osele, trasformerebbe un organismo partecipativo, in una sorta di commissione politica. “ Il tutto – si legge ancora nel comunicato stampa – senza passare attraverso elezioni, ma tramite nomine già monopolizzate da questi soggetti di sinistra . Inoltre è prevista l’immediata espulsione degli unici due rappresentanti degli studenti medi ( 2 su 13) senza nessuna motivazione, nonostante rappresentino una parte importante della realtà studentesca trentina”.

Contro quanto andrebbe a configurarsi, Stefano Osele depositerà appunto 400 emendamenti.

Osele oltre ad essere consigliere comunale è anche studente universitario e ha raccolto le indicazioni di altri studenti che a breve presenteranno il nuovo soggetto di centro destra che nell’ambito universitario prenderà il posto di quella che è stata “ Alternativa in Ateneo”.

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Università Trento: Approvato il bilancio di previsione per il 2020

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Un’accresciuta capacità di attrarre finanziamenti per la ricerca attraverso bandi competitivi nazionali e internazionali.

È un punto di forza dell’Università di Trento che emerge con evidenza dal bilancio di previsione per il 2020, discusso e approvato oggi dal Consiglio di amministrazione dell’Ateneo.

Sono circa 58 i milioni ottenuti tra progetti di ricerca comunitari (nell’ambito di Settimo programma quadro e Horizon 2020) e ministeriali (come il bando “Dipartimenti di eccellenza”) con un incremento di quasi 20 milioni rispetto al budget dell’anno scorso.

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In generale, l’Università di Trento appare in salute.

Il conto economico del prossimo esercizio, garantisce il pareggio tra costi e ricavi sulla cifra di 258 milioni e prevede l’utilizzo di riserve di patrimonio netto per 14,1 milioni (in parte formate da riserve vincolate di esercizi precedenti).

Il documento all’attenzione del Consiglio di amministrazione, riunito oggi a Palazzo Sardagna, include il bilancio di previsione per l’anno 2020, il bilancio di previsione triennale 2020-2022 e i prospetti di riclassificazione previsti dai decreti ministeriali relativi ai “nuovi principi contabili e schemi di bilancio in contabilità economico-patrimoniale per le università”.

Per quanto attiene il piano degli investimenti sono stati stanziati 30,9 milioni complessivi. Per 14,1 milioni sono interventi destinati allo sviluppo del piano edilizio finanziati con contributi in conto capitale da parte della Provincia autonoma di Trento per 11,4 milioni. Riguardano in particolare la prosecuzione dei lavori a Manifattura Tabacchi di Rovereto e ai laboratori di Ingegneria a Mesiano, ma anche la realizzazione di nuove aule a Povo, nella Cittadella dello studente che sorgerà negli spazi di Trento Fiere e nel complesso di Santa Margherita, accanto al Collegio Bernardo Clesio.

Si tratta inoltre di acquisti di impianti e attrezzature scientifiche e informatiche per 16,8 milioni, finanziati principalmente dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nell’ambito del bando ministeriale “Dipartimenti di eccellenza” (5,2 milioni) e dalla Provincia autonoma di Trento in particolare per il progetto di ricerca “Infrastruttura di Ricerca per la Biologia integrata – Irbio” del Dipartimento Cibio (6,3 milioni). Si precisa che per circa 4 milioni di attrezzature scientifiche le gare risultano già concluse e che sono in corso quelle per circa 1,5 milioni di euro.

In attesa della redazione dell’Atto di indirizzo per la ricerca e l’alta formazione universitaria 2020-2022, la Provincia garantisce continuità gestionale alle attività dell’Ateneo, prevedendo una quota base in linea con il quadriennio precedente.

I trasferimenti da parte della Provincia autonoma di Trento, sulla base dell’impegno assunto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e rilevati tra i contributi in conto esercizio, ammontano a 119,2 milioni di euro e sono ripartiti fra una quota base (111 milioni), destinata a dare continuità alle attività già in essere, una quota programmatica (1,1 milioni), assegnata per il finanziamento di specifici programmi di sviluppo già definiti in precedenza e residui di anni precedenti (2,8 milioni) riferiti a iniziative progettuali di interesse comune non ancora ultimate e una quota premiale relativa a valutazioni positive degli anni precedenti (4,3 milioni)

Come anticipato, per quanto attiene i ricavi propri, emerge la capacità dell’Ateneo trentino di attrarre finanziamenti per la ricerca (57,6 milioni) con un incremento rispetto al budget previsionale 2019 di quasi 20 milioni.

La crescita di questa voce è determinata principalmente dal fatto che l’Ateneo, a seguito della partecipazione dello stesso a bandi competitivi nazionali e internazionali, è risultato beneficiario di consistenti finanziamenti sia da parte dell’Unione Europea, sia da parte del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

I finanziamenti di tale voce sono costituiti infatti da 28,1 milioni relativi a progetti di ricerca comunitari erogati nell’ambito del Settimo programma quadro e Horizon 2020 e da 22,8 relativi a finanziamenti del Ministero, per iniziative legate al bando “Dipartimenti di eccellenza” e al bando Miur 2017.

Significativi anche i proventi derivanti da ricerche commissionate e da trasferimento tecnologico (5,3 milioni) e la contribuzione studentesca per 20,5 milioni.

In riferimento ai costi, le spese per il personale strutturato di Ateneo, al netto dell’Irap, sono pari a 60,7 milioni per docenti e ricercatori, 2 milioni per esperti linguistici e a 30,3 milioni per personale tecnico amministrativo. Gli stessi sono stimati nel rispetto dei vincoli stabiliti dal patto di stabilità e dalla normativa vigente.

Per quanto riguarda le altre voci a bilancio, le spese per interventi a favore degli studenti, al netto dell’Irap, ammontano a 23 milioni, di cui 10,4 milioni a favore dei dottorati di ricerca e 12,6 milioni a favore di studenti per il finanziamento di borse di studio volte, principalmente, a promuovere e valorizzare la mobilità internazionale e di altri servizi.

Di rilievo anche le spese strettamente legate alle attività di ricerca scientifica e diffusione dei risultati delle strutture accademiche di Ateneo che ammontano, compresi gli assegni di ricerca, a 38,3 milioni.

Tra le risorse previste a budget 2020, rilevano 4,3 milioni relativi ad iniziative e investimenti individuati nell’ambito del Piano strategico di Ateneo per il quinquennio 2017-2021, approvato nell’autunno. Tale documento riflette la visione pluriennale dell’Ateneo e le linee di indirizzo generali che ne guidano le attività.

I dati previsionali tengono inoltre conto delle risorse aggiuntive stanziate a rafforzamento del Piano strategico, destinate in particolare al supporto alla ricerca scientifica e all’inserimento di giovani ricercatori nelle attività di Ateneo (0,5 milioni).

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