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Trento

Disabilità: un nuovo modello di intervento per un abitare inclusivo

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Sabato 9 novembre al MUSE le cooperative del gruppo “Abitare il Futuro” di Consolida hanno presentato gli esiti di due anni di progetti sperimentali per l’accompagnamento alla vita autonoma che hanno coinvolto più di 70 persone con disabilità.

Dalle pratiche realizzate in diverse parti del Trentino, le cooperative hanno elaborato, con la supervisione scientifica di Euricse e con il sostegno di Consolida, un nuovo modello di intervento.

Dalle cooperative sono giunte anche proposte alla politica e a gli enti locali per rendere il nuovo modello accessibile a tutti e sostenibile.

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L’assessora Stefania Segnana ha sottolineato come “servono percorsi e proposte come quelle presentate per capire come dare risposta ai bisogni delle famiglie. La Giunta provinciale ha finanziato queste sperimentazioni e intende andare avanti su questa strada sostenendo gli investimenti sul tema della disabilità.”

La convenzione internazionale dell’Onu stabilisce che le persone con disabilità hanno il diritto di scegliere dove e con chi vivere. Dalle Giudicarie a Trento, dal Basso Sarca a Rovereto fino alla Valsugana, otto cooperative sociali del gruppo “Abitare il Futuro” hanno realizzato progetti sperimentali che hanno coinvolto più di 70 persone con disabilità per rendere concreto questo diritto.

Sabato 9 novembre al Muse hanno presentato gli esiti di questi progetti, sostenuti dalla Provincia autonoma di Trento e dalla bolletta etika del movimento cooperativo con Dolomiti Energia, ma soprattutto il lavoro di analisi che hanno fatto con la supervisione di Euricse e del consorzio Consolida per rielaborare le esperienze e arrivare alla definizione di un nuovo modello di intervento.

“Già da alcuni anni le cooperative ha affermato Francesca Gennai, vicepresidente di Consolida – lavorano su questo tema; la sfida era quella di passare da sperimentazioni locali e individuali a un modello di intervento comune, rielaborando gli apprendimenti e condividendoli con gli attori del territorio al fine di aumentarne l’impatto e soprattutto ampliarne l’accessibilità. Sappiamo che non possiamo adottare un approccio sartoriale, ma rifiutando la dimensione industriale stiamo cercando la giusta via di mezzo affinché un diritto individuale trovi runa risposta nella collettività. Il che significa, ad esempio, sul piano delle risorse mixare fonti pubbliche con quelle private che nascono dalla responsabilità sociale delle imprese, come Dolomiti Energia, e quelle delle famiglie e delle stesse persone con disabilità. Lavoriamo nella convinzione che non è la vita a doversi adattare ai servizi esistenti, ma questi alla vita delle persone”.

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Stefania Segnana, assessora provinciale alla Salute, Politiche sociali, Disabilità e Famiglia: “Sono moltissime le famiglie in Trentino che esprimono bisogni di sostegno per affrontare in modo sereno il ‘dopo di noi’ e più in generale il futuro dei loro figli con disabilità. Servono quindi percorsi e proposte come quelle presentate per capire come dare risposta a questi bisogni. La Giunta provinciale ha finanziato queste sperimentazioni e intende andare avanti su questa strada sostenendo gli investimenti sul tema della disabilità. Stiamo già lavorando in questa direzione sia con il regolamento di attuazione della legge sul Dopo di Noi, sia non intaccando nelle previsione di spesa del prossimo anno la quota prevista per la disabilità”.

Il nuovo modello di intervento – Il modello – hanno spiegato Paolo Fontana di Euricse e le pedagogiste Alessia Franch e Chiara Traniello che hanno accompagnato le cooperative nella rielaborazione dei progetti – poggia su un progetto pedagogico-educativo attraverso il quale le cooperative esplicitano filosofia e finalità a tutti gli interessati – persone con disabilità, famiglie, servizi socio-sanitari, ecc. – e costituisce la base del “patto di collaborazione” che contiene gli impegni di ciascun soggetto.

La cooperativa predispone quindi le condizioni necessarie alla attuazione del percorso: sceglie gli educatori; individua gli spazi abitativi adeguati. L’adeguatezza investe anche il contesto territoriale in cui si trova l’abitazione (servizi, luoghi di socializzazione, mobilità, ecc.).

A questo punto c’è la fase di avvio che prevede la definizione del “progetto di vita” di ogni singolo beneficiario, costruito in modo partecipato dalla persona con disabilità e dalla sua famiglia, in cui si tiene conto dei desideri e non solo dei bisogni e di altre variabili di natura oggettiva, ad esempio le disponibilità di alloggi in quel momento.

Il percorso si avvia con la “scuola” dell’abitare, quindi con azioni e esperienze finalizzate a promuovere l’aumento effettivo e graduale delle autonomie; esperienze che possono svolgersi durante brevi e ripetuti momenti di separazione dalla famiglia ed evolvere in modo graduale verso la soluzione abitativa più adatta alla persona: dalla vita autonoma al co-housing stabile con altri.

In questo processo evolve necessariamente anche il ruolo dell’educatore che rimodula la propria presenza e i propri interventi in modo progressivo e coerente con l’acquisizione di autonomie e competenze da parte della persona con disabilità.

Tutto il percorso richiede un attento monitoraggio per rilevare gli apprendimenti e le strategie quotidiane della persona con disabilità e della sua famiglia.

Parallelamente è importante sostenere un forte lavoro di comunità che permetta alla persona la costruzione di relazioni significative con il vicinato. Il progetto quindi deve tener in costante equilibrio le dimensioni individuali, familiari e collettive.

Le proposte alla politica – A più voci le cooperative del gruppo hanno presentato proposte alla politica e alle istituzioni affinché questo diritto diventi accessibile a tutti e sostenibile. Occorre innanzitutto creare una cultura comune che riconosca la libertà di scelta abitativa delle persone con disabilità.

Serve poi rileggere e attualizzare le competenze e la formazione degli operatori che devono essere in grado di scrivere progetti di vita autonoma e di interpretare in modo nuovo il ruolo educativo per diventare accompagnatori e facilitatori di esperienze.

Assolutamente rilevante poi il tema della sostenibilità e dell’accessibilità: interventi altamente individualizzati richiedono, infatti, investimenti importanti che necessariamente integrano risorse pubbliche, collettive (come la filantropia individuale o di impresa) e familiari.

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Trento

A Santa Massenza grande successo per «La notte degli alambicchi accesi»

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Oltre 1.200 persone, suddivise in cinque spettacoli, nel corso della tre giorni sono state guidate dalla inconfondibile voce narrante di Patrizio Roversi che li ha condotti attraverso le cinque distillerie del paese, in cui attori e produttori hanno potuto illustrare, in maniera ironica e divertente, aspetti storici e antropologici della grappa trentina.

Numerosissimi ospiti, molti dei quali da fuori provincia, hanno affollato anche quest’anno le stradine del piccolo borgo di Santa Massenza di Vallelaghi, rapiti dalla magia dello spettacolo proposto dalla compagnia teatrale Koiné per La notte degli alambicchi accesi, facendo registrare un tutto esaurito in tutte le cinque performance andate in scena dal 6 all’8 dicembre.

La grande partecipazione fa dunque archiviare all’Associazione culturale “Santa Massenza Piccola Nizza de Trent” un’altra edizione di successo per la manifestazione nata 12 anni fa con l’intento di celebrare la grappa trentina e raccontarne storia, curiosità e caratteristiche.

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Un evento ormai entrato a far parte della tradizione, organizzato grazie al supporto di APT Trento Monte Bondone Valle dei Laghi e di Trentino Marketing e con il coordinamento della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino nell’ambito della promozione delle manifestazioni enologiche provinciali denominate #trentinowinefest.

L’attenzione mediatica e un fortissimo passaparola – ha commentato Paola Aldrighetti, Presidente dell’Associazione Piccola Nizza de Trentportano ogni anno a Santa Massenza moltissimi nuovi ospiti che si affiancano ad uno zoccolo duro di fedelissimi per il quale questo è ormai diventato un appuntamento irrinunciabile. Credo che il merito sia di una formula vincente e di qualità, in grado di proporre intrattenimento,storia e tradizione facendo al contempo cultura su un prodotto artigianale di assoluta eccellenza come la grappa“.

Significativo il dato che un buon 70% proviene da fuori provincia, soprattutto Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana, portando di conseguenza una interessante ricaduta turistica sul territorio.

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Trento

Innovazione industriale: incontro a Trento fra le regioni aderenti a Vanguard Initiative

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Si è svolto a Trento l’incontro tra i rappresentanti delle regioni italiane aderenti a Vanguard Initiative, la rete delle regioni europee che rappresentano e promuovono l’eccellenza nella manifattura avanzata e nell’innovazione industriale a cui partecipa anche il Trentino attraverso la Prom Facility meccatronica di Trentino Sviluppo.

All’incontro, promosso dal Servizio Europa della Provincia, in collaborazione con HIT, hanno partecipato i rappresentanti di Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e dell’Agenzia per la Coesione Territoriale.

E’ stata l’occasione per rinsaldare i rapporti di collaborazione attuali e prospettici tra le regioni italiane nell’ottica di potenziare l’impatto delle politiche locali, nazionali ed europee a sostegno dello sviluppo industriale, trainato dalla ricerca, nelle aree di specializzazione intelligente di ciascuna entità territoriale. La Provincia in particolare si è resa promotrice di un ulteriore impulso alle azioni della Vanguard Initiative secondo tre livelli di intervento.

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Il primo livello, locale, prevede l’esplorazione del potenziale allargamento della partecipazione provinciale alla Vanguard Initiative sui Pilot delle biotecnologie (i.e. CIBIO) e delle nano tecnologie (i.e. FBK) e la possibilità di promuovere interventi mirati di incentivazione alle imprese attraverso avvisi FESR con priorità sulle facility della Vanguard Inizitiative.

Il secondo livello, nazionale, prevede da un lato l’ipotesi di allargamento della partecipazione alla Vanguard Inizitiative ad altre realtà regionali del centro e sud Italia secondo il principio della condivisione delle specializzazioni intelligenti e delle sinergie con gli organismi di ricerca, dall’altro l’esplorazione di un possibile Programma nazionale FESR a sostegno delle imprese operanti nelle regioni afferenti alla Vanguard Inizitiative per progetti di sviluppo congiunti con organismi di ricerca e imprese anche di altre regioni europee.

Il terzo livello, europeo, prevede il sostegno all’ipotesi di implementazione in favore della Vanguard Inizitiative della prospettica componente 5 della Cooperazione Territoriale europea (CTE) per il settennio 2021-2027 che prevede allo stato attuale un budget di 970 milioni complessivi .

L’incontro si è concluso con l’intesa di promuovere un documento congiunto delle regioni e delle Provincie autonome da sottoporre all’esame della Conferenza Stato Regioni e Ministro competente.

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L’appuntamento per un nuovo incontro di coordinamento è stato quindi rinnovato al primo semestre 2020.

 

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Trento

Il sigillo di San Venceslao a Maria Voce presidente del Movimento dei Focolari

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Il presidente Fugatti ha insignito nel pomeriggio di venerdì la presidente del Movimento dei Focolari, Maria Voce del sigillo di San Venceslao, onorificenza della Provincia autonoma di Trento.

“È con molto orgoglio che le conferiamo questo sigillo che viene assegnato a chi ha avuto meriti speciali – sono state le parole di Fugatti – da parte nostra un forte ringraziamento per quello che ha fatto per noi, che siamo il territorio di Chiara Lubich. Queste le motivazioni: “Per aver saputo interpretare con impegno instancabile i valori dell’unità e della pace, esprimendoli con la passione incondizionata che ha sempre contraddistinto la figura di Chiara Lubich”.

“È una grande gioia per me poter essere presente oggi, qui, con tutti voi – sono state le parole della presidente Maria Voce -, grazie a Trento, sua città natale, per averla accompagnata e sostenuta nella sua crescita, nei suoi studi, nella sua formazione. Grazie anche per la cura dell’armonia e della natura di questa regione, la cui bellezza ha fatto spesso da cornice alle sue più profonde ispirazioni. ‘Trento ardente’: così Chiara ha voluto chiamare la sua città, con l’augurio che questa fosse città-testimonianza e modello di quell’ideale dell’unità che ha visto proprio qui i suoi albori”.

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La cerimonia, sancita dal coro allievi della Sat, si è tenuta alla presenza di centinaia di persone a Piedicastello, proprio di fronte alle Gallerie, dove, al termine c’è stato il taglio del nastro della mostra “Chiara Lubich, Città Mondo”, che rimarrà negli spazi della Galleria Bianca fino al 7 dicembre 2020.

Chi è Maria Voce – Maria Voce è stata eletta presidente del Movimento dei Focolari dall’Assemblea generale nel 2008 per il suo primo mandato e nel 2014 per il secondo mandato, è la prima focolarina a succedere come presidente alla fondatrice, Chiara Lubich.

Nasce ad Aiello Calabro (Cosenza, Italia) il 16 luglio 1937. Mentre frequenta l’università di Roma rimane affascinata dalla testimonianza evangelica di alcuni suoi colleghi appartenenti al Movimento dei Focolari e inizia a viverne lo spirito. A 26 anni avverte la chiamata di Dio e lascia una promettente carriera – è il primo avvocato donna del foro di Cosenza, Italia – per seguirlo nella via del focolare.

Chiara Lubich le darà il nome “Emmaus”, il villaggio in cui due discepoli si recano dopo la risurrezione di Gesù e dove, allo spezzare del pane, lo riconoscono presente in mezzo a loro.

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Dopo otto anni in Sicilia, per sei anni fa parte della segreteria personale di Chiara Lubich e per dieci anni è ad Istanbul, dove intreccia rapporti ecumenici con l’allora Patriarca di Costantinopoli Demetrio I e numerosi Metropoliti, tra i quali l’attuale Patriarca Bartolomeo I. Preziosi per lei in quegli anni il rapporto e la conoscenza diretta con il mondo islamico.

Nel 1988 riprende la collaborazione al Centro dei Focolari. Dal 1995 al 2008 è membro della Scuola Abbà, centro studi interdisciplinare fondato da Chiara Lubich, e dal 2000 al 2008 corresponsabile della commissione internazionale di “Comunione e diritto”, rete di studiosi e operatori nell’ambito del diritto. Dal 2002 collabora con la Lubich per l’aggiornamento degli Statuti generali del Movimento.

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