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Trento

Pizza e anarchici: apre a Trento il nuovo spazio autogestito Hurrya

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Ormai li hai a domicilio, come la pizza. Vuoi una vetrina rotta?

L’imbrattamento di un edificio istituzionale? O se vuoi un upgrade, magari una bomba carta? Nessun problema.

Da domani apre la succursale di Trento dell’efficientissimo centro sociale anarchico di Rovereto nell’attesa che qualcuno si svegli e sgomberi quello di Piedicastello che ricordiamo agli smemorati è sotto sfratto da Giugno. 

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Dopo un centro storico pieno di spacciatori, delinquenti, prostitute, ladri, rapinatori e vandali, ci mancavano solo gli anarchici. Certo questa cosa poteva anche essere risparmiata alla comunità del capoluogo. Specie dopo le mille domande che i cittadini Trentini si pongono da tempo ormai inenarrabile, una delle quali recita: «Ma questi delinquenti e criminali come possono ancora girare per Trento impuniti dopo tutti i danni che hanno fatto?» 

Noi amiamo i giovani proprio perché sono il nostro futuro e quelli che ci chiuderanno gli occhi, magari dopo averci assistiti.

Temiamo però di loro l’inesperienza. E l’inesperienza porta spesso a confondere i cattivi e buoni maestri.

A sproposito si appellano come anarchici delinquenti locali dediti alle devastazioni.

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Gli anarchici sono altra cosa, erano e sono tutt’ora consideratissimi in America come altrove divulgatori di una filosofia di pensiero alternativa, ma sempre pacifista, perché la violenza su cose e persone non è mai stata nel loro DNA, casomai l’indifferenza ostile alle regole.

Questi delinquenti ne hanno sporcato il nome e il pensiero, da Bakunin e Cafiero in poi.

I giovani presentano poi un ulteriore fattore di rischio, anche se può essere una qualità quando spesa bene. Si sanno organizzare.

Guardate le Brigate Rosse, erano giovanissimi ma hanno tenuto in scacco un intero Paese.

Rapine, omicidi, violenze, contatti internazionali, armi procurate nei campi palestinesi, tutto fatto da ragazzi (che oggi si chiamerebbero ragazzini visto lo spostamento dell’età responsabile), che a 20 o 21 anni avevano già le mani sporche di sangue.

Trento rischia grosso. La violenza, una violenza che può essere quasi considerata nazifascista con la quale si è tentato di impedire la conferenza di Biloslavo, uno dei più grandi reporter italiani sempre in prima linea nelle zone calde del mondo, e quindi certo più informato di tutti i cacasotto che lo hanno contestato, la dice lunga su quanto ormai abbiamo calato le braghe come società civile. E per società civile intendiamo quella che comprende ogni ideologia tranne quelle violente e dispotiche.

Il problema degli anarchici è che non si sa cosa vogliano di preciso. Sovvertire uno Stato comporta programmi alternativi, questi vogliono casino, danni e violenza fine a se stessa.

Sfogare così le proprie frustrazioni da sfigati e perdenti e più facile che lavorarci sopra. Le Forze di Polizia fanno e bene il loro dovere ma è lo Stato che nel dubbio, quasi un “si sa mai che abbiano ragione”, è troppo attendista e prudente.

E un reparto intero di Polizia l’altro giorno non è riuscito a impedire di bastonare un Rettore, peraltro illuminato.

Aprire un centro sociale di area a Trento è il suicidio di una società, è come mettere una bomba a orologeria sotto il culo di una città che ne ha viste troppe e già soffre l’assalto al fuoco di nordafricani dediti allo spaccio, albanesi dediti allo spaccio e ai furti, nigeriani dediti allo spaccio e alla tratta degli esseri umani, rumeni dediti a furti e rapine di alto livello (e se pensate al razzismo fatevi un giro in carcere e vedete quanti italiani sono condannati per tali reati).

Oltre ai predoni quindi, anche la violenza pseudo-politica, accolta con tappeti rossi. L’errore più grosso del passato è stato il sottovalutare la pericolosità dei movimenti studenteschi e anarco-insurrezionalisti, vero e proprio serbatoio di bande armate.

E se vogliamo, all’epoca per la contestazione giovanile vi era una qualche forma di scusante (ma sempre prescindendo dalla violenza fisica) data dalla rigidità di uno Stato che imponeva regole antistoriche da cui ci siamo sdoganati, ma lo sdoganamento è stato attuato attraverso l’esercizio democratico e non certo con gli omicidi politici.

Ora il livello di allarme si sta alzando in proporzione al livello di efferatezza di attentati e danneggiamenti. Senza contare la brutalità delle manifestazioni cosiddette “d’opinione”.

Pensiamo al vero e proprio assalto al tribunale di sorveglianza di Trento di qualche tempo fa, quattro gatti che hanno tenuto in scacco un edificio pieno di gente imbrattandolo, tra cui numerosi rappresentanti delle forze dell’ordine, che potevano benissimo uscire e prendere a calci in culo gli pseudo-anarcoidi.

Ma si è scelta una soluzione soft, prudente, come sempre, per quell’attendismo che si diceva.

Sembra quasi che la suscettibilità di certi subumani sia da proteggere come merce preziosa. E dare valore ad un pensiero politico ininfluente, meschino, fasullo, è molto pericoloso. Così come lo sarà l’apertura del nuovo punto anarchico a Trento. Se si va avanti così, di questi tempi il morto non tarderà ad arrivare.

Le soluzioni ci sono: applicare le leggi più efficacemente, rispondere alla violenza senza timore di urtare le coscienze di pochi invasati.

Oppure, e ora provochiamo con l’amaro in bocca, aprire un centro anti anarchico composto da cittadini perbene a cui prudono le mani e applicare la Bibbia: occhio per occhio…

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Trento

Allarme rapine a Trento: il Questore Garramone aumenta i controlli

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Ieri pomeriggio il Questore Garramone ha riunito tutti dirigenti delle varie articolazioni della Questura, nonché dei Commissariati di Polizia di Stato di Rovereto e Riva del Garda per affrontare le questioni relative agli ultimi avvenimenti delittuosi che hanno colpito la città di Trento.

Nel corso della riunione il Questore ha dettato le linee guida per il contrasto dei fenomeni delittuosi ed in particolare delle iniziative volte ad aumentare i servizi di prevenzione, ed ad implementare le attività investigative.

Il Questore viste anche le recenti rapine avvenute in via Fersina ai danni di due donne e quella di Martignano, ha disposto un aumento dei servizi di prevenzione a mezzo della Squadra Volante e del Reparto Prevenzione Crimine, sia nei parchi pubblici, sia nelle vie limitrofe al palazzetto dello sport di via Fersina, affinché i cittadini, in concomitanza con gli eventi sportivi, possano godersi le gare il più serenamente possibile.

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Nello stesso contesto ha stabilito l’aumento da parte della Squadra Mobile delle attività investigative destinate a contrastare il fenomeno dei reati contro il patrimonio ed in particolare dei furti in appartamento e le rapine avvenute recentemente sulla collina di Trento.

La Squadra Mobile, a seguito dei tre arresti del 23 dicembre, è riuscita ad individuare 20 furti avvenuti in città e nella provincia di Trento e ad addebitarli alla banda arrestata alla vigilia di Natale.

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Trento

Paura in via Trieste, autovettura prende fuoco. Il Video

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Grande paura stamane verso le 11.00 in viale Trieste, la strada che costeggia il torrente Fersina fino a congiungersi con via Grazioli.

Dopo un’esplosione un’autovettura è stata avvolta improvvisamente dalle fiamme creando il panico fra i residenti della via.

Sono subito intervenuti i vigili del fuoco e la polizia municipale. 

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I vigili muniti di estintori hanno subito limitato le fiamme spegnendo dopo pochi minuti l’incendio.

Il pronto intervento dei soccorsi ha evitato che le fiamme si propagassero alle automobili parcheggiate vicino. 

Pare che le fiamme siano partite per un problema elettrico. Gli agenti municipali stanno cercando di capire le motivazioni dopo aver allertato il proprietario. Non viene segnalato nessun ferito.

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Trento

Fugatti: Medicina a Trento, una sfida che l’Autonomia può vincere. Dalzocchio: «Vittoria di tutti i trentini»

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È arrivato il via libera nella giornata d ieri da parte del Comitato provinciale di coordinamento al progetto di un corso di studi Medicina e Chirurgia a Trento.

Si tratta di un risultato importante per il quale la Provincia autonoma di Trento, per voce del suo assessore all’Università Mirko Bisesti, e l’Università di Trento, con il rettore Paolo Collini esprimono forte apprezzamento, dopo settimane di confronto serrato, intenso ma sempre leale, tenuto conto dell’importanza della posta in gioco.

Resta ferma la volontà di attivare un progetto comune che preveda una effettiva e rilevante cooperazione accademica che possa ricomprendere gli atenei di Trento, Verona e Padova.

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Tenuto conto delle modalità e dei tempi di accreditamento del nuovo corso di Medicina – che per l’anno accademico 2020/21 può essere ottenuta dal corso interateneo UniTrento/UniVerona approvato dai rispettivi organi di Ateneo – le tre università e la Provincia autonoma di Trento hanno concordato di attivare sin d’ora un tavolo di lavoro per definire ruoli, modalità e tempi per il coinvolgimento di UniPadova nel rispetto delle reciproche competenze, a partire dall’anno accademico successivo (2021-2022).

Grazie al coinvolgimento degli atenei di Padova e di Verona che si sono resi disponibili, è stato peraltro confermato il comune obiettivo di anticipare la presenza – su base volontaria – degli studenti e delle studentesse trentini/e frequentanti tali università nella fase finale dei corsi di studi presso le strutture della APSS di Trento già a partire dal prossimo anno accademico, ampliando quanto già previsto dalla convenzione dell’Università di Verona per la medicina generale.

“E’ una sfida importante per le tre università coinvolte, quelle di Trento, di Verona e di Padova, chiamate a collaborare, nel rispetto delle rispettive autonomie, per la creazione di un corso di Medicina e Chirurgia a Trento. Ma è anche una sfida per l’Autonomia del Trentino, che ha di fronte un obiettivo nuovo e ambizioso. Siamo convinti che ancora una volta la nostra terra sarà all’altezza dell’obiettivo che si è posta“: così il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, nel commentare la concreta disponibilità espressa dalle tre università al progetto che le vedrà -in tempi diversi- coinvolte, con l’obiettivo di dare al territorio le risposte che si attende sul piano della formazione di nuovo personale medico-sanitario.

“E’ un passaggio importante – sottolinea Fugatti – che mette il Trentino nella condizione di aggiornare e rafforzare la propria competitività in un settore dell’alta formazione che non aveva mai esplorato prima, con possibili ricadute positive anche sui territori vicini, a partire dalla provincia di Bolzano. Al tempo stesso si tratta di una sfida che dobbiamo affrontare, per dare risposte concrete ad un territorio di montagna come il nostro, che presenta delle peculiarità anche sul piano dell’assistenza sanitaria e ospedaliera, un elemento centrale per la qualità della vita delle popolazioni residenti, e anche per i tanti turisti e visitatori. Apprezziamo l’atteggiamento manifestato dagli atenei coinvolti, che hanno raccolto la nostra proposta, ed in particolare la disponibilità al dialogo manifestata dai tre rettori. Il Trentino dell’Autonomia saprà dimostrare ancora una volta di essere all’altezza della  scommessa”.

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Parla invece di «Vittoria non della Lega ma di tutti i Trentini» la capogruppo della Lega in consiglio provinciale Mara Dalzocchio che si ritiene molto soddisfatta per come si sta concludendo la vicenda riguardante la scuola di medicina.

«Quello firmato ieri in rettorato è un accordo storico non solo per la città di Trento – riporta una nota di Mara Dalzocchio –  ma anche per tutto il Trentino. Si tratta di una collaborazione a tre tra le università di Trento, Padova e Verona: una mediazione, dunque, tra il progetto presentato dalla Giunta e quello proposto da UniTn. È il frutto di un duro lavoro svolto dal Presidente Fugatti e dall’Assessore all’Università Mirko Bisesti, che sono riusciti a gettare le basi su un progetto in tempi rapidi e ciò dimostra ancora una volta come questa Giunta punti a rilanciare il territorio, migliorando e ottimizzando le sue eccellenze con celerità. Un grazie ovviamente va detto anche al rettore Collini e a tutta l’Università di Trento. Con l’accordo di oggi viene altresì smentito quel clima di angoscia sociale che qualcuno aveva descritto fino a pochi giorni fa. Quella della Scuola di Medicina comunque non deve essere vista come una vittoria solo della Lega, ma dei trentini che sicuramente beneficeranno di una simile struttura che avrà come obiettivo quello di migliorare sempre di più il nostro Ateneo e non solo».

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