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Italia ed estero

Reddito di cittadinanza a spacciatori, contrabbandieri, usurai e titolari di negozi. Un flop annunciato e nessun posto di lavoro

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Come molti avevano previsto il reddito di cittadinanza si è rilevato un vero e proprio flop per la casse dello Stato.

Il caso più eclatante che prendiamo come esempio è quello della Lombardia dove lo Stato ha bruciato 482 milioni e non ha creato nessun posto di lavoro.

Il caso della Lombardia può essere ripreso in qualsiasi altra regione italiana e replicato. Alla fine i conti non tornano comunque.

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Ma oltre che un flop il provvedimento di chiaro stampo assistenzialista è diventato anche una presa in giro.

Al di la del fatto che il reddito di cittadinanza funziona male come sussidio e non funziona affatto come misura per il lavoro non è gestito nella maniera giusta e lascia spazio ai furbetti che sguazzano nelle maglie poco chiare di una legge che si sta rivelando solo un’ulteriore spreco di denaro pubblico a fronte del festival del nulla. 

Per alcuni cinque stelle è una riforma epocale,  ma per ora, c’è solo un fallimento su tutta la linea, che emerge anche nella parte più dinamica ed efficiente del Paese.

Un fallimento annunciato a dire il vero, visto che erano stati proprio i «grillini» a spiegare che la misura avrebbe avuto un senso solo con una riforma complessiva dei centri per l’impiego. Una vera riforma non si è vista, eppure il reddito di cittadinanza è partito lo stesso, guarda caso a ridosso delle Europee (e peraltro non è servito neanche a sostenere il risultato elettorale grillino).

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Ma andiamo a vedere i numeri reali della Lombardia: su 1,5 milioni di nuclei familiari che in Italia hanno presentato richiesta di reddito o pensione di cittadinanza, sono 982 mila le domande accolte, 126 mila in lavorazione e 415 mila respinte o cancellate.

Il reddito di cittadinanza viene erogato dal 1° aprile e ad oggi sono stati distribuiti oltre 482 milioni di euro a fronte di zero posti di lavoro trovati in tutta la Lombadia

Questa è l’amara e triste realtà. Il reddito di cittadinanza si sta rivelando come un sussidio puro e semplice, senza alcun vero meccanismo per far lavorare chi attualmente non ha una occupazione (o ne ha una in nero, in moltissimi casi, come sta scoprendo la Guardia di finanza)». Non solo: Dopo 7 mesi su 982 mila percettori del benefit statale, solo poco più di 49 mila hanno infatti attivato un patto per il lavoro, ossia l’impegno ad accettare proposta di lavoro congrua.

Abbiamo parlato dei controlli della guardia di finanza. Qui le indagini hanno fatto emergere casi clamorosi anche di persone titolari di negozi che percepivano il reddito di cittadinanza.

Sul Mattino di Napoli il giornalista Dario Sautto in un’attenta inchiesta cita alcuni casi incredibili.

Per esempio è stato scoperto a Siracusa uno spacciatore, con Porsche di proprietà, che percepiva il reddito di cittadinanza. Le fiamme gialle lo hanno arrestato anche per spaccio perchè deteneva di 120 grammi di cocaina a fini di spaccio, nascosta a casa in doppi fondi ricavati nelle lattine di bevande e di un piccolo estintore.

A bordo di una Porsche Macan di sua proprietà, l’uomo era stato fermato per un controllo: aveva con sè 600 euro. Nel corso della perquisizione nella sua abitazione sono stati trovati altri mille euro in contanti. Egli risulta destinatario di reddito di cittadinanza.

Non è la prima volta che a percepire il reddito di cittadinanza è anche qualche ‘furbetto’ o qualcuno arrestato per attività illegali e reati: poco tempo fa il caso di cinque contrabbandieri scoperti in Campania, oggi quello dello spacciatore a bordo di un’auto di lusso. Diversa polemica, ma ha fatto comunque clamore il caso dell’ex br Federica Saraceni: anche lei riceveva il reddito di cittadinanza.

Alla fine il reddito di cittadinanza viene erogato anche a spacciatori, contrabbandieri e addirittura usurai, ma per il Fisco sono così poveri da meritarsi i sussidi economici.

L’ultimo caso arriva da Boscoreale, nel Napoletano. Venerdì sera, durante alcuni controlli antidroga, i carabinieri della stazione hanno seguito Francesco Colantuono, 58 anni, incensurato e ufficialmente disoccupato.

Il sospetto era che avesse avviato un giro di spaccio di droga in centro. Una successiva perquisizione dell’auto di Colantuono ha fatto scoprire oltre un chilo e mezzo di stupefacenti nascosti con sistemi quasi infallibili.

Nel frattempo era scattato un ulteriore controllo, che ha permesso ai carabinieri di scoprire che Colantuono, disoccupato, aveva come unica entrata ufficiale il reddito di cittadinanza, per una cifra di circa 560 euro al mese, che andava ad integrare la disoccupazione. Ora l’assegno sarà sospeso.

Casi simili erano venuti fuori pochi giorni fa tra il Napoletano e il Salernitano, nel corso di un’operazione che ha sgominato una holding specializzata nel contrabbando di sigarette. Tra i dodici arrestati, in cinque percepivano il reddito di cittadinanza.

Tutti arrestati per contrabbando di sigarette, si erano garantiti il sussidio tra i 200 e i 500 euro di integrazioni al reddito da dipendenti o pensionati perché quasi nullatenenti, disoccupati, pensionati minimi o con un lavoro precario.

Quattro casi simili negli ultimi mesi sono stati registrati anche ad Avellino e provincia, dove pusher ed estorsori incassavano contemporaneamente il reddito di cittadinanza e gli introiti illegali.

Ma l’episodio forse più eclatante arriva dal Vallo di Diano ed è stato scoperto dai carabinieri della compagnia di Sala Consilina.

Il 40enne Nicola D’Amato, incensurato e sulla carta nullatenente, per il Fisco italiano era una persona povera, indigente, tanto da meritare il reddito di cittadinanza pieno. D’Amato ogni mese incassava 700 euro di sussidio, ma nel frattempo un’occupazione (illegale) ce l’aveva: era l’usuraio del paese. Uno strozzino anche molto esigente, che fissava tassi insopportabili alle proprie vittime.

Un imprenditore, trovatosi alle strette, ha denunciato di essersi rivolto al 40enne per ottenere un prestito di mille euro, con gli interessi maturati in tre mesi che erano a dir poco terrificanti: 300%. L’intervento dei carabinieri è avvenuto mentre la vittima consegnava una tranche del debito, circa 200 euro, per provare ad alleggerire la sua posizione: così sono scattate le manette per D’Amato.

Ma i casi si moltiplicano, come per esempio i due titolari di negozi di biciclette in Sicilia scoperti da «Striscia la notizia» che affittavano a turisti le biciclette (a nero naturalmente) e che percepivano dai 500 ai 700 euro di reddito di cittadinanza.

Significativi anche i due casi scoperti nel potentino dove un operaio aveva tutti i requisiti previsti dalla legge ma, nel maggio scorso, aveva ottenuto un lavoro da dipendente. I finanzieri hanno scoperto che lavorava in una multiproprietà, «in nero» perché privo di contratto.

Approfondendo la posizione dell’operaio, è emerso che a maggio aveva percepito uno stipendio di 1.220 euro e aveva già avuto «due accrediti per reddito di cittadinanza pari a 614,52 euro relativamente ai mesi di maggio e giugno».

Nel secondo caso, il beneficiario – secondo l’accusa – ha «’dimenticatò di segnalare l’avvio all’attività lavorativa di un componente del proprio nucleo familiare».

Ma i casi che stanno emergendo in tutta la penisola sono ormai migliaia. E come sempre succede ad essere penalizzati sono quelli che lavorano veramente, magari 16 ore al giorno, e che pagano le tasse, e che ora il governo «Tasse&manette» rincorre e mette in galera. Insomma come sempre paga Pantalone, perché l’Italia è sempre la nazione dei più furbi e non degli onesti.

La mentalità italiana, specie quella di alcune regioni, non è ancora pronta per provvedimenti del genere, per questo i soldi per il reddito di cittadinanza dovevano essere pilotati verso le aziende in grado di creare veri posti di lavoro e non virtuali come sono ora quelli del reddito di cittadinanza.

Ad essere aiutata dovrebbe essere la parte sana del paese, non i poltronari e i delinquenti che tali rimarranno per tutta la vita con o senza sussidio.

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Allarme rosso nella laguna veneta, il Governo stanzia 20 milioni di euro

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Non la solita acqua, l’intera laguna veneta è stata in balia dell’acqua per quasi 20 ore, rischiando la rovina di chiese e musei ma portando forti danni a numerose famiglie.

Questo è stato il motivo per cui il Governo ha decretato lo stato di emergenza, non solo per la città di Venezia ma per un tratto di zona molto più ampio intorno al capoluogo veneto.

Verranno stanziati 20 milioni di euro per fronteggiare le prime necessità, in particolare i primissimi aiuti  alla comunità che è stata duramente colpita in queste ore.

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Inoltre, è stata presa la decisione di nominare un commissario alla realizzazione esecutiva del Mose, il sistema paratie di dighe mobile della città.

Il commissario nominato, Elisabetta Spitz avrà il compito di supervisionare i lavori e portare a termine il grande accusato della città.

L’emergenza meteorologia continua e la situazione in laguna resta grave e difficile,  con la popolazione che già propone la prima conta dei danni.

Persiste, l’allerta rossa in tutta la zona colpita. Attesa per oggi alle 11.00 una marea di 145 cm, sopra la soglia di sicurezza gestibile di 130 cm.

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Nel giro di poche ore tutti gli abitanti e i commercianti torneranno ad essere dominati dall’acqua. Forte la preoccupazione anche per tutto il patrimonio culturale del capoluogo veneto e non solo.

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Insulti contro Matteo Salvini, Don Giorgio condannato a multa e risarcimento

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E’ arrivato poco fa il verdetto del tribunale di Lecco sulla causa tra Don Giorgio De Capitani e l’ex ministro Matteo Salvini: il giudice Nora Lisa Passoni ha condannato il sacerdote al pagamento di una pena pecuniaria di 7.500 euro e al risarcimento di 7 mila euro nei confronti del politico, oltre che al pagamento delle spese processuali.

Ne da notizia il quotidiano «Lecco Notizie» con un articolo a firma di Andrea Brivio

Don Giorgio è stato riconosciuto colpevole per gli insulti rivolti al leader della Lega in quattro post specifici pubblicati sul proprio blog tra marzo e ottobre del 2015, oggetto del processo.

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Un’attività diffamatoria reiterata nel tempo” ha ricordato il pubblico ministero Paolo Del Grosso avanzando la richiesta di una pena pecuniaria di 10 mila euro, escludendo l’ipotesi di una misura detentiva in quanto le offese sarebbero per il pm riconducibili ad una critica di carattere politico.

La motivazione di quelle parole offensive, per il pubblico ministero, “parte dal dissenso politico, un valore in sé da tutelare nella nostra democrazia – ha sottolineato Del Grosso – ma la critica deve avvenire nei modi e nei termini previsti dalla legge, senza insulti e offese”.

I discorsi di Don Giorgio devono essere contestualizzati, spiegano i legali: “Di certo non si invocava la morte di Salvini, in quell’occasione si parlava della legge sulla legittima difesa, ‘se qualcuno legittima il fatto che si possa uccidere un ladro, allora diciamo che si possa uccidere anche questa persona che ci ruba i diritti’ è il ragionamento di Don Giorgio”.

Tra le espressioni rivolte dal religioso a Salvini anche quella di ‘bovaro senza cultura’. Mi sono diplomato al liceo classico, poi l’università fermandomi a 5 esami dalla laurea in storia perché ho iniziato l’attività politica. Ma tutto questo è soggettivo – ha sottolineato l’ex ministro – le cose gravi sono altri termini e minacce. Raramente querelo, di solito si chiede scusa e finisce li, qui invece è stata un escalation. Bisognava mettere un punto fermo”

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Il parroco aveva inoltre definito «pezzo di Merda» Salvini e gli aveva augurato anche la morte.

“Sarebbe bastato chiedere scusa, non saremmo arrivati a questo punto e non avrei fatto perdere tempo a tutti voi. Chiedo scusa e regalo i soldi in beneficenza”. – Così Matteo Salvini parla dal banco dei testimoni, nell’aula del tribunale di Lecco prima della sentenza.

Singolari le affermazioni del parroco dopo la sentenza. Don Giorgjo infatti ha detto di non credere più nella giustizia e di essere stato condannato ingiustamente.

Speriamo ora che per lui sia la giustizia del Signore a pareggiare le cose.

 

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Ecco la nascita di un pulcino da un uovo senza guscio. Il video incredibile

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In questo sorprendente video della Mihama Veterinary Clinic di Fukui, in Giappone, potrete osservare lo sviluppo, e la nascita, di un embrione di pollo con un metodo di schiusa senza guscio.

Questa dimostrazione è praticata principalmente sulla base dell’articolo scientifico scritto da Tahara et. al. Le uova vendute nei negozi vengono sterilizzate e non c’è il rischio di gravidanze indesiderate, quindi non dovete preoccuparvi di cucinare un pulcino al tegamino.

Tuttavia, le uova fecondate possono essere vendute in negozi biologici o naturali, allevamenti di pollame familiare, ecc. Dove i pulcini possono crescere in determinate condizioni.

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