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Io la penso così…

Elezioni comunali del maggio 2020: i democratici, i liberal, i riformisti, i moderati promuovano un New Deal per Rovereto

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Spett.Le direttore,

i mormorii sulle prossime elezioni comunali del maggio 2020 crescono in città di settimana in settimana. Nei bar, lungo le strade, ma pure in vari salotti “privati”, il toto Sindaco è un giochetto molto amato dai roveretani in queste giornate di ormai metà autunno.

Ritengo e spero che anche nelle segreterie dei partiti, quelli che sono più o meno egregiamente rimasti, siano iniziati i confronti necessari sulle idee, sui programmi e sui futuri protagonisti dell’amministrazione della nostra amata Città della Quercia.

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Veniamo da cinque anni di governo cittadino del Sindaco Francesco Valduga, che si narra, ma è un suo giusto sacrosanto diritto, si riproporrà a noi cittadini per un nuovo mandato. Il bilancio di questo suo quinquennio, lui e la sua attuale maggioranza, ce lo presenteranno sicuramente e doverosamente nei prossimi mesi.

Personalmente, da cittadino che ha avuto l’onore di ricoprire la carica di Assessore comunale e altre in ambiti vicini alla amministrazione della città, do, seppur con una certa generosità, al Sindaco uscente e alla sua Giunta la sufficienza, in quanto, accanto all’egregiamente fatto, parecchie sono state le occasioni perse, i progetti lasciati a metà e le ombre rimaste sulla nostra amata città, che invece abbisogna oggi più che mai di una luce rinnovata.

In queste ultime settimane, inoltre, la maggioranza in Consiglio comunale ha più volte presentato alcune insofferenze se non chiare divisioni su alcuni importanti progetti per la nostra comunità.

Peraltro, le attuali minoranze in Consiglio comunale, in primis il Partito Democratico e la Lega, hanno svolto un ruolo di opposizione ritengo correttamente e con le giuste determinazione e puntualità, dando spesso loro proposte alternative alla visione e alle volontà del Sindaco Valduga.

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Ma in città, tra la gente, anche di diversa sensibilità politica e delle più varie attività professionali, si coglie un “vuoto”. In altre partole si cerca di capire tra chi e tra quali alternative a maggio 2020 si potrà democraticamente scegliere.

In Italia viviamo, nella politica e non solo, una tale quotidiana litigiosità che stanca le persone e le allontana sempre più da quella nobile attività che, ciononostante, ritengo sia ancora la politica.

Rovereto è certamente comunità assai vivace, ma per ora il clima rimane tranquillo e rispettoso. Ciò non toglie che i cittadini si interroghino e abbiano giustamente desiderio di capire cosa succederà.

Mi permetto, a questo punto, alcune osservazioni.

Sull’onda dei successi nazionali la Lega certamente esprimerà un suo candidato al prestigioso ruolo di Sindaco, magari convincendo pure l’intero centro-destra, ovvero chiamando a sé quali alleati Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Per contro il Sindaco Valduga, ne ha pieno sacrosanto diritto, si presenterà prevedibilmente a capo di alcune liste civiche, peraltro diverse da quelle del 2015, in quanto orfane di coloro che, mi si dice non saranno pochi, seguiranno il progetto del centro-destra. Ecco spiegato, pertanto, il tentativo dello stesso Francesco Valduga di farsi alleato il sempre da lui osteggiato Partito Democratico. Sappiamo che ormai in politica, in questi anni, abbiamo visto di tutto e il contrario di tutto.

Qui stiamo entrando in un terreno valoriale e politico che mi vede amico e attivo fin dalla mia giovane età studentesca: io socialista da sempre e oggi ormai oltre i sessant’anni.

Ecco perché giungo convintamente a dire che a quanto abbiamo visto in questi ultimi anni e all’ipotesi di un Sindaco di centro-destra, i protagonisti, vecchi e auspicabilmente nuovi, dell’area politica e valoriale a me vicina, devono saper proporre per Rovereto, come pure per l’intera Vallagarina, un’alternativa credibile, fortemente aggregante, coraggiosa, nuova e capace di scuotere trasversalmente tutti i cittadini.

Mi rivolgo ai democratici, ai liberal, ai riformisti, ai moderati, alla grande area cattolica di Rovereto.

La città ha bisogno di un suo New Deal, di un suo Rinascimento, deve recuperare il suo inderogabile ruolo di capoluogo della Vallagarina, dialogando costantemente con gli altri comuni e condividendo con loro una nuova visione di sviluppo dell’intera valle e dell’intero Basso Trentino.

Il tutto costruendo o rigenerando una forte alternativa politica e partitica.

Qui devono prevalere i valori propri dei gruppi politici e delle singole persone: rispetto, libertà, uguaglianza, fratellanza, sostenibilità. Valori declinati politicamente negli ambiti dell’istruzione, della sanità, del lavoro, dell’impresa, delle infrastrutture, della cultura, dell’associazionismo, del volontariato.

Questi valori sono indiscutibilmente e storicamente propri di tutte e tutti coloro che si sentono vicini ai filoni di pensiero cattolici, liberali, socialisti, riformisti, ambientalisti. Per tutti questi la laicità della politica è il principio fondamentale.

Ecco che per le comunali di Rovereto del maggio 2020, volendo essere più concreto, mi rifaccio allo schema europeo. Una proposta che mi piace, che ha vinto e che ha saputo fermare sin qui le forze populiste e nazionaliste: ovvero Popolari, PSE-Democratici, ADLE o Liberal-Democratici e Verdi. Un’alleanza che voglio definire naturale e che può dare a Rovereto e alla Vallagarina un grosso impulso di sviluppo e di benessere equo e diffuso.

Un’alleanza di un centro-sinistra moderato che, se ben ragionata e ben proposta, anche con il necessario entusiasmo, ritengo possa tornare a vincere in città Non solo, ma ritengo possa anche acquisire il consenso di almeno la metà di quel quasi 40% di persone che hanno deciso da tempo di non recarsi più al voto.

Il Partito Democratico, partito di maggioranza di questa coalizione, non deve più tergiversare. Ma, nel pieno rispetto delle altre forze politiche, ha il dovere di fare la prima mossa. Una mossa chiara, determinata, coraggiosa, che la maggioranza dei cittadini di Rovereto si aspetta. Ma deve farlo ora. Chi ha tempo non aspetti tempo. Una non decisione è peggio di una decisione sbagliata, o apparentemente tale. Ha esso, il PD, il coltello dalla parte del manico, è lui il mazziere in questa situazione. Altrimenti prevarrà l’accodarsi infausto e pigro ad un progetto già visto, poco produttivo e poco coinvolgente, correndo il serio rischio di veder progressivamente intaccato, e non poco, il suo consenso in città. Il PD, e con esso l’intera coalizione non deve accettare di essere trainata da treni già passati, non deve accettare una foto-copia quando può offrire alla città di Rovereto l’originale. Un originale prezioso, che sappia e può dare fiato ad un New Deal della città.

Lo schema europeo, a cui affido la mia riflessione e la mia proposta, a Rovereto anche nelle varie ultime elezioni ha mostrato numeri interessanti, attestandosi ben oltre il 40%.

Numeri che sono una base importante e decisiva da cui partire. Un progetto elettorale richiede tempo per affinarsi e per farsi apprezzare dagli elettori.

Una crisi non si affronta con la paura, ma con il coraggio e la volontà delle idee. Nella lingua cinese la parola crisi nasce dall’unione di due ideogrammi, aventi l’uno il significato di rischio e l’altro di opportunità. Orbene, se Rovereto e la Vallagrina soffrono indiscutibilmente ancora la profonda crisi iniziata nel 2007/08, ora devono saper reagire e investire. Alla diffusa e comoda obiezione: non ci sono soldi! Rispondo che mai come adesso è il momento di investire, e non solo per il più basso livello dei tassi d’interesse che la storia italiana ed europea abbia vissuto (!). Ma per dare fiato alle nuove opportunità. Non tergiversiamo. La storia le opportunità ce le offre con una certa frequenza. Sta a noi coglierle. Il rischio è insito in ogni decisione, ma la non decisione è anticamera di sospetti, di sfiducia, di apatia, di indifferenza e di sicura sconfitta.

Alla pigrizia e all’apatia, anche e soprattutto della politica, bisogna rispondere con il rinnovamento, con idee coraggiose e giovani, con azioni che diano nuova speranza alla gente. Del resto, nella vita, nella scuola, nel lavoro a primeggiare sono solo coloro che sanno rinnovarsi, guardando al futuro con fiducia.

Chiedo, pertanto, a chi oggi è ai vertici dei partiti di questa ampia area politica e di pensiero, come pure ai miei molti concittadini di buona volontà, di non abbandonare i sogni, ma di scuotersi, di riflettere e di mettersi in gioco con generosità e con le loro riconosciute capacità e virtù.

Dobbiamo riconquistare la fiducia della gente, innanzitutto, stando tra la gente, ascoltandola, dialogando con essa e proponendo una visione e un progetto comunitario con intelligenza, umiltà, rispetto e determinazione.

Rovereto non deve temere una nuova inevitabile fase storica.

Rovereto e la Vallagarina, la valle che più soffre oggi in occupazione, devono attuare politiche e scelte che rilancino il sistema produttivo, la vera prerogativa di questo territorio.

Impresa e Cultura, Istruzione e Lavoro, sono e saranno sempre i temi fondamentali per la costruzione del futuro benessere di Rovereto e della sua valle.

In conclusione, i roveretani non devono e non dovranno più chiedersi cosa può fare il Trentino per Rovereto, ma bensì cosa Rovereto può e potrà fare per il Trentino, per la Vallagarina e, soprattutto, per sé stessa.

Ragioniamo e decidiamo non contro qualcuno, ma per amore di Rovereto.

Paolo Farinati – già Assessore comunale di Rovereto

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Io la penso così…

Elezione Presidente Consulta degli studenti, Cia (AGIRE): “Meno male che Ghezzi ha partecipato al corso per la comunicazione non ostile”.

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Egregio Direttore,

Puntuale e non richiesto, esattamente come una cartella esattoriale, è arrivato il commento del Consigliere “Essere umano” Paolo Ghezzi sull’elezione del giovane Leonardo Divan a Presidente della Consulta degli studenti. Leonardo, la cui unica colpa è quella di essere tesserato con la Lega, viene apostrofato nel seguente modo: “Dai divanati al divan. E l’asinello per tutti” .

Questa è meravigliosa. La Presepizzazione del Trentino di marca fugattian-bisestiana avanza”. E meno male che il Consigliere era in prima fila al corso per una comunicazione “non ostile“!

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Tralasciando i litri di bile che il Consigliere Ghezzi (e i suoi seguaci, visti certi commenti) avrebbe risparmiato se fosse stato eletto uno studente militante all’interno delle file di “Democrazia proletaria” vorrei sottolineare, da “presepista”, l’intrinseca contraddizione della sinistra: pronta a fare le barricate in nome della “laicità dello Stato” salvo poi rientrare nei ranghi pur di raccogliere i voti “confessionali”.

E’ infatti noto che nel periodo natalizio si risveglia nella sinistra nostrana un forte sentimento cristiano che spinge, anche chi è contrario alla presenza del presepe, alla sua realizzazione, purché la Famiglia santa sia ritratta nei panni di una famiglia di profughi.

E’ bene però ricordare, come ha ben fatto Papa Benedetto XVI nella collana di libri “Gesù di Nazareth”, che al momento della nascita di Gesù, Giuseppe e Maria stavano rientrando dal censimento, disposto non solo per valutare l’entità della popolazione, ma anche per censire i possedimenti così da far pagare i tributi. Non mi risulta che i flussi migratori siano causati da persone con possedimenti in Europa, né tantomeno che esse stiano tornando a casa per pagare le tasse.

Si ricordi poi, la nobiltà di un animale come l’asino: instancabile lavoratore, animale molto intelligente, trasportatore della Famiglia Santa, presente al momento della nascita di Gesù (riscaldato nella mangiatoia da un bue ed un asinello) e, poco prima della Passione, cavalcato da Gesù per entrare a Gerusalemme. Io da Lei, caro consigliere Ghezzi, non mi farei trasportare neanche al supermercato.

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Claudio Cia – Consigliere provinciale

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Io la penso così…

85 milioni di morti attendono giustizia: abbattiamo il muro di omertà sui crimini del comunismo. – di Antonio Coradello

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Spett.Le Direttore,

a trent’anni dal crollo del muro di Berlino e dopo la successiva caduta dell’Unione Sovietica, occorsa nel 1991, con l’apertura degli archivi sovietici agli storici di tutto il mondo abbiamo conosciuto il bilancio agghiacciante delle vittime del comunismo in Russia, in Cina, in Corea del Nord, in Vietnam, in Cambogia, in Polonia, nelle repubbliche baltiche, in Bulgaria, in Cecoslovacchia, in Romania, in Jugoslavia, in Ungheria ed in generale nell’Europa dell’est, a Cuba, in Nicaragua, in Etiopia, in Angola, in Mozambico, in Afghanistan, ed in altri paesi ancora.

Gli archivi sovietici ci hanno documentato in dettaglio le circostanze, gli strumenti, l’estensione, la premeditazione e la sistematicità nello sterminio di popoli interi da parte del comunismo nel mondo, con un bilancio di vittime di almeno 85 milioni di morti dal 1917 al 1986.

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Si tratta indubbiamente del più grande crimine nella storia dell’umanità, di proporzioni tali che certamente verrà ricordato nei secoli e nei millenni futuri.

Per avere un termine di paragone è da ricordare che la seconda guerra mondiale causò circa 50 milioni di morti, mentre la prima guerra mondiale ne costò poco più di una decina.

Dunque il comunismo, non in tempo di guerra e tra popoli diversi che si combattono tra di loro, ma in tempo di pace e contro gli stessi popoli su cui comandava, ha causato un numero di morti molto superiore rispetto a quello provocato dalle due guerre mondiali messe assieme, che sono ricordate come i più grandi conflitti nella storia dell’umanità. Ciò che è agghiacciante è che fino ad oggi è mancato un processo di Norimberga, almeno morale, per il comunismo nel quale si riconoscano i crimini comunisti e quanto meno vi sia, di conseguenza, il ricordo e la riabilitazione delle sue vittime.

Oltre ai morti va inoltre ricordato il mare di violenza, di miseria materiale e morale, di repressione e di terrore in cui ha vissuto mezzo pianeta per oltre settant’anni, senza contare quanti ancora oggi vivono sotto il giogo di qualche satrapo comunista, che magari, come in Cina, ha visto bene di coniugare il materialismo marxista con quello liberista.

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La beffa più atroce è che il comunismo ha decimato popoli interi in nome della libertà, della giustizia sociale, dell’ uguaglianza, del progresso morale e materiale dell’umanità, insomma in nome della realizzazione concreta dell’utopia.

Ad oltre un secolo dalla rivoluzione comunista sovietica c’è da chiedersi come mai in Occidente si sia parlato sempre così poco dei crimini comunisti che hanno toccato quasi un terzo dell’ umanità su quattro continenti.

Non vi è dubbio che i partiti comunisti occidentali abbiano sempre minimizzato o messo in dubbio o addirittura denunciato complotti di destra o semplicemente negato o liquidato il tutto come “incidenti di percorso“, ma come mai – nonostante l’ampia documentazione maniacalmente precisa contenuta principalmente negli archivi del comitato centrale del PCUS (partito comunista sovietico), in quelli del KGB e di altri uffici dell’apparato sovietico – manca ancora la coscienza del fenomeno criminale comunista?

Alcuni storici hanno indicato come causa il metodo della menzogna ripetuta, lo stravolgimento sistematico del linguaggio da parte di intellettuali e di giornalisti ideologicizzati e servili – non di rado sul libro paga sovietico, grazie all’ “oro di Mosca”– i quali hanno sempre presentato il volto luminoso del comunismo che si richiamava all’emancipazione sociale ed umana, all’utopia della uguaglianza e della felicità per tutti.

Vladimir Bukowskij, un professore russo rimasto 12 anni nei Gulag sovietici e scomparso pochi giorni fa, ha indicato nella intolleranza e nel settarismo violento degli utopisti una delle cause della tragedia comunista che ha definito “un’ utopia messa in pratica e l’utopia messa in pratica non può che generare mostri”.

Ebbene, la grande cortina fumogena storiografica sui crimini del comunismo continua! Anche a Trento! Infatti nel 30° anniversario della caduta del muro di Berlino e con essa, a ruota, con la caduta dei regimi comunisti sovietico e dell’Europa dell’est, il “Forum Trentino per la pace e i diritti umani”, in collaborazione con la “Fondazione Museo storico del Trentino”, anziché inaugurare un esame approfondito e una riflessione sulla utopia e sugli 85 milioni di morti causati dal comunismo, ci propina invece una serie di “incontri, spettacoli, proiezioni, mostre e presentazioni di libri” su “il muro di ieri, i muri di oggi” e… buona notte ai crimini comunisti che hanno causato la più grande ecatombe di morti della storia dell’umanità.

Tali iniziative appaiono come una coltre di nebbia per nascondere la verità dei fatti sugli orrori di un secolo di comunismo e per strumentalizzare ancora una volta la storia da parte dei soliti maestrini di ieri e di oggi, con il ditino alzato, i quali magari, sino a pochi anni orsono, sedevano tra le file del Pci-Pds-Ds-Pd.

E’ per rimediare a questa grave omissione che Civica Trentina dedicherà una serata e un ricordo storico serio e non fazioso, con il contributo dello storico Francesco Agnoli, responsabile della cultura del partito, proprio perché fare politica è anche fare cultura, che va affrontata con serietà e desiderio di capire senza utopie e ideologie. Insomma, un contributo per abbattere un muro non ancora caduto: il muro di omertà sui crimini del comunismo.

Ci sono 85 milioni di vittime che aspettano.

Antonio Coradello – Civica Trentina

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Io la penso così…

L’università di Sociologia, Cia (Agire): spettacolo che spalanca al ripetersi degli errori e degli orrori degli anni 70

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Caro direttore,

ho letto con sincero rammarico la cronaca circa quanto si è verificato prima e durante la conferenza di Fausto Biloslavo, famoso giornalista di fronte che i “soliti democratici” hanno tentato di zittire per la seconda volta.

Infatti, l’incontro con Biloslavo era stato programmato anche due settimana fa su iniziativa di Udu, noto sindacato studentesco tutt’altro che accostabile a ideali conservatori.

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In quella occasione, a causa delle eccessive e violente contestazioni dei soliti noti figli dei fiori, l’incontro non aveva potuto tenersi e l’università aveva addotto come scusa (ancorché verificata ma poco convincente) il fatto che l’aula dove doveva parlare il giornalista non fosse stata prenotata per tempo.

Alla fine l’incontro si è tenuto in questi giorni, nonostante prima dell’inizio vi fossero vari contestatori armati di tanta cativeria, di striscioni recanti “fuori i fascisti dall’Università” e nonostante il fatto che si siano verificati dei tafferugli in via Verdi, prima e durante la riunione.

Quello che si più dire alla fine di questa vicenda surreale è che anche questa volta gli estremisti l’hanno fatta da padroni e che  la facoltà di Sociologia, prima facoltà in Italia e tra le migliori del Paese, è divenuta di nuovo teatro di scontri ideologici che ci riportano indietro nel tempo, gli anni 70, dove proprio da questa facoltà sono nati e sono partiti gruppi eversivi e terroristi, che hanno paralizzato il nostro paese Italia per quasi un decennio.

Anche stavolta abbiamo assistito al tentativo dei rissosi di tentare di impedire in libero esercizio delle libertà costituzionali le quali, secondo costoro, sarebbero previste solo a senso unico e sicuramente non per chi la pensa diversamente da loro (ammesso che questi pensino effettivamente e non siano semplicemente dogmatici).

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È vergognoso che in una città d’incontro e di solidarietà come Trento vi sia ancora chi fa valere le proprie idee con la prevaricazione e la violenza, infischiandosene del vivere civile e dei diritti degli altri. Credo che la tanto decantata ed inviolabile “autonomia universitaria” vada difesa e fatta valere prevenendo questi e simili atti antidemocratici e di violenza, ad esempio riprendendo il controllo di tutti gli spazi della facoltà o impedendo che la facciata della stessa venga usata con arroganza come “bacheca pubblica”.

Mi sento comunque di condividere la massima di Norberto Bobbio affissa ieri dall’Università : “ho imparato a rispettare le idee altrui, a capire prima di discutere, a discutere prima di condannare.“

Assessore regionale Claudio Cia
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