Connect with us
Pubblicità

Società

Quando “ influencer” diventa sinonimo di cattivo esempio!

Pubblicato

-

chiara ferragni pubblicità illecita

Il trionfo dell’ignoranza passa anche per il web: blogger ed influencer (influenzatori di consumi) che parlano di tutto millantando conoscenza senza né titoli, né competenze od esperienza!

Pochi giorni fa il giornalista Nicola Porro attaccava Chiara Ferragni sul suo blog: “È il vuoto pneumatico. Inietta aria nelle vene dei giovani”.

In effetti la bella influencer è amata molto per il suo successo, che fine a sé stesso, e che si moltiplica e fa leva prevalentemente sull’invidia sociale della ricchezza, non come strumento ma come mero fine.

Pubblicità
Pubblicità

Porro afferma :“Chiara Ferragni sta facendo quello che neanche gli eroi più negativi del rock’n’roll hanno fatto: sta spegnendo una generazione. Certo non inietta droga nelle vene dei più giovani ma inietta qualcosa di ancora più letale: aria”!

E’ del tutto evidente che il successo e la fama siano dati da delle doti naturali della Ferragni così come è pacifico che come molti “influencer” non siano un modello positivo, soprattutto per i più giovani che si lasciano affascinare dall’effimero e che seguendola perdono capacità di valutazione oggettiva della realtà e diventano inutilmente confusi.

“Su Instagram c’è il vuoto pneumatico, c’è l’idiozia del sorridere a tutti i costi, dell’esibire la ricchezza, il figlio che pronuncia “mamma, papà, tata” sullo sfondo di grattacieli di panorami di desolazione di gusto, di pacchianeria, di non educazione alla Bellezza ma alla moda, che è un’altra storia e non l’ennesima stories”.

La disinformazione è causata da influencer e blogger stipendiate da noti marchi per vendere qualsiasi prodotto! Passi per generi come i vestiti ed i profumi ma si è arrivati anche a trattamenti medici, sbiancanti per denti illegali, latte in polvere pubblicizzato contro le normative che lo vietano e molto altro ancora.

Pubblicità
Pubblicità

In Italia i legislatori hanno creato degli Ordini, Collegi ed albi costosi e pieni di burocrazia quasi per ogni attività ma gli influencer evidentemente sono al di sopra del controllo del lentissimo legislatore. Nicola Porro ha ragione, se non fermati vanno almeno seriamente regolamentati!

“Chiara Ferragni mette in (s)vendita persino suo figlio Leone, alias Leoncino, che è una vittima sacrificale al servizio di brand e aziende di moda

Se fanno giornalismo e scrivono quello che vogliono perchè l’Ordine dei giornalisti non li combatte seriamente ed efficacemente? Quando divulgano,operano e promuovono trattamenti medici perchè le categorie non insorgono contro questi abusi della professione e pubblicità ingannevoli/vietate?

L’associazione UNIVERSAL Salute – diritto – lavoro di Trento, attiva in ambito culturale e giuridico/ sanitario ha sollecitato gli Ordini professionali competenti e le associazioni di tutela dei consumatori più note segnalando i presunti abusi delle influencer e blogger più famose e che hanno promosso campagne discutibili

Nessuno infatti ha più notizia della foto poi rimossa da Chiara Ferragni con il figlio Leo, di pochi mesi, un biberon e un contenitore giallo di latte artificiale. Già la foto su Instagram, poi rimossa, della regina del social network non lasciava dubbi su quello che il post rendeva esplicito: “Quando sono in viaggio, mi manca tantissimo il mio bambino. Mi rassicura sapere che però ha una riserva (di latte). Solo il meglio per il mio Leo”, scrive Chiara. E continua: “Ho scelto ++++ perché è simile al latte materno”. Che potere di controllo hanno le nostre associazioni dei consumatori?

Pubblicizzare il latte artificiale invece non è possibile perché, almeno in Italia, è vietato dalla legge, in particolare dall’articolo 10 del decreto numero 82 del 9 aprile 2009, in attuazione della direttiva europea 2006/141/CE, che recita: “La pubblicità degli alimenti per lattanti è vietata in qualunque modo, in qualunque forma e attraverso qualsiasi canale, compresi gli ospedali, i consultori familiari, gli asili nido, gli studi medici, nonché convegni, congressi, stand ed esposizioni”.

Il post di Ferragni era scritto in inglese e pensato per il pubblico che arriva al suo profilo Facebook da tutto il mondo. Anche il marchio promosso era quello di un’azienda statunitense, tant’è che la compagna del rapper Fedez lo sponsorizzava come “il numero 1 raccomandato dai pediatri negli Stati Uniti”. Ma la scelta è stata comunque quella di rimuovere il post, una decisione che Ferragni non prende di frequente.

Oltre alla pubblicità camuffate ed esentasse sui social media ( che sono tra i più grandi elusori fiscali a scapito dei piccoli imprenditori) davvero non si comprende come sia possibile questa preoccupante assenza di regole (peraltro la legislazione italiana ancora non considera i social network editori, nonostante, l’outing di Mark Zuckerberg parli chiaro:“Siamo una media company, Facebook è un giornale”.

Negli usa ci sono perlomeno le 7 regole che la Federal Trade Commission ha indicato per le agenzie pubblicitarie che vogliono lanciare una campagna sui social network e che in Italia non sono nemmeno lontanamente conosciute.

  • La dicitura “sponsorizzato” deve essere chiara, facilmente visibile e comprensibile dai consumatori, soprattutto quelli “meno” protetti: bambini, anziani, ecc..
  • L’indicazione del contenuto sponsorizzato deve avvenire in due modi contestuali: jingle ed etichetta.
  • L’etichetta “sponsorizzato” deve essere ben distinguibile e non inserita vicino a loghi o altri elementi visivi in modo da creare confusione.
  • Deve essere inserita anche in streaming video e deve essere facilmente visibile e udibile.
  • Deve essere presente in qualsiasi comunicazione pubblicitaria su Internet e non può essere cancellata.
  • La dicitura deve essere scritta nella lingua dei consumatori-target e in tutte le altre lingue dei Paesi in cui la campagna social è veicolata.
  • La comunicazione deve essere conforme ai requisiti in ogni mezzo di fruizione.

Pubblicità
Pubblicità

Io la penso così…

Interramento ferrovia nella città di Trento, informazione e condivisione per un intervento di successo

Pubblicato

-

Egregio direttore,

Agire per il Trentino attraverso il suo coordinamento cittadino ha seguito con molta attenzione tutto il dibattito sulla circonvallazione e sul possibile interramento della ferrovia nella città di Trento.

RFI, Provincia e Comune di Trento stanno proseguendo congiuntamente nella direzione che dovrebbe portare a questa ipotesi e che dovrebbe concludersi, dopo alcuni anni di cantieri, con una riqualificazione urbana e della città.

Pubblicità
Pubblicità

Non si può certamente discutere sugli effetti positivi che questo intervento potrebbe avere, ma è importante far capire sotto quale ottica si deve valutare un’opera di questo tipo.

Se dal punto di vista urbanistico ci possono essere pochi dubbi, qualche criticità la si può ricavare dai dati a cui probabilmente nell’enfasi della portata dell’opera viene dato un peso specifico non congruo.

La circonvallazione ferroviaria andrà a togliere dal traffico cittadino tutti i treni merci che sono i più rumorosi, spesso circolano nelle ore notturne e al tempo stesso rappresentano una percentuale importante sul numero di passaggi complessivo.

I dati di prospettiva, relativi alla frequenza internazionale, parlano di 40 mezzi a trasporto passeggeri giornalieri a fronte di 160/200 a trasporto merci. Ritengo sia fondamentale capire quanti potrebbero essere i treni passeggeri transitanti su Trento per valutare se, oltre all’impatto urbanistico, ci possa essere anche una effettiva valenza sostenuta dai numeri.

Pubblicità
Pubblicità

Altro passaggio importante, finora decisamente sottovalutato, è l’opinione della cittadinanza. La politica ha il dovere di prendere iniziative coraggiose e lungimiranti per la città, ma questo non deve far passare in secondo piano la sensibilità che i cittadini possono avere nei confronti di questa opera.

Bolzano si sta facendo un referendum per la modifica della viabilità cittadina mentre a Trento siamo a firme su protocolli di progetti già esistenti senza che i cittadini abbiano avuto adeguato modo di esprimersi. Un intervento di questa rilevanza deve avere il sostegno trasversale della politica e della cittadinanza, solo in questo modo i disagi dovuti alla presenza di cantieri potranno essere vissuti con la necessaria consapevolezza del risultato finale.

E’ altrettanto importante, quindi, che si abbia un’idea chiara di cosa dovranno poi essere quei 2,5 km in cui la ferrovia passerà sotto superficie. Ritengo che soltanto con il completamento delle informazioni e la doverosa condivisione,  un intervento importante per la città di Trento possa diventare anche un intervento di successo.

Mauro Corazza – AGIRE per il Trentino – Coordinatore territoriale Città di Trento

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

Società

Accuse di sessismo, due vicende assurde

Pubblicato

-

Ormai viviamo in una realtà talmente illogica che finisce per essere ridicola.

L’accusa di sessismo attende dietro l’angolo ogni attività, campagna pubblicitaria o anche un semplice discorso pubblico, tanto da arrivare all’assurdo.

Una Apple Card è considerata sessista con tanto di indagine in corso, e invece un arbitro donna che è stata picchiata in campo viene espulsa dall’Aia.

Pubblicità
Pubblicità

L’Apple Card è stata diffusa pochi mesi dalla Goldman Sachs, sufficienti però per incassare l’accusa di sessismo, dovuta a presunti diversi tetti di spesa tra uomo e donna.

La difesa della Goldman è tecnica, ovvero sostiene che il credito concesso non è dettato da fattori come genere, razza, età o orientamenti sessuali, ma dal rating creditizio.

Sufficiente? No anche perché il principale accusatore è Steve Wozniak (foto)fondatore di Apple che conferma l’accusa sostenendo che il suo limite è 10 volte superiore a quello di sua moglie.

Wozniak infatti ha affermato che Apple Card discriminerebbe le donne limitando il loro credito.

Pubblicità
Pubblicità

La prima denuncia era arrivata dal programmatore web ed autore David Heinemeir Hansson nella giornata di giovedì, attraverso un tweet in cui ha definito il programma della Mela “sessista“.

Lo sviluppatore ha infatti affermato che l’algoritmo di Apple Card avrebbe dato a lui e sua moglie limiti di credito diversi, nonostante le dichiarazioni fiscali comuni. “L’algoritmo mi ha dato un credito 20 volte superiore rispetto a quello dato a mia moglie, e non posso presentare ricorso” ha affermato nel messaggio, che è rapidamente diventato virale ed è stato ritwittato migliaia di volte

Trovata pubblicitaria o esasperazione ai massimi livelli della lotta al sessismo vero o presunto?

La paura di essere accusata di sessismo, non ha invece fermato l’Aia nella procedura disciplinare a carico di Elena Proietti, (foto) rea di aver rilasciato dichiarazioni non autorizzate.

Nel dicembre 2014 l’arbitro Proietti viene colpita da un pugno partito da un calciatore durante una partita di Prima Categoria Umbra che le causa un’invalidità permanente del 67%.

Il procedimento penale è archiviato perché l’accaduto è stato considerato accidentale.

Elena Proietti diventa un “succoso” ospite di trasmissioni televisive che vanno per la maggiore dov’è chiamata a raccontare l’episodio del quale è stata vittima.

Ovviamente il taglio è quello della salvaguardia del diritto della donna di avere le stesse occupazioni dei maschi, senza sconti o privilegi.

Insomma tutto regolare ed in linea col politically correct, tipico di quando si parla di una donna.

Peccato che l’Aia non la pensi nello stesso modo ed apra un procedimento disciplinare per rilascio di dichiarazioni non autorizzate.

Il finale? Tesserino di arbitro ritirato ed espulsione di fatto dall’Aia.

C’erano delle strade alternative e più rispettose della vicenda umana di Elena Proietti?

Si: con l’invalidità del 67% non avrebbe ricevuto l’idoneità per arbitrare. Tra Apple Card e Aia, qual’è la vicenda più assurda?

Pubblicità
Pubblicità
Continua a leggere

Io la penso così…

Elezione Presidente Consulta degli studenti, Cia (AGIRE): “Meno male che Ghezzi ha partecipato al corso per la comunicazione non ostile”.

Pubblicato

-

Egregio Direttore,

Puntuale e non richiesto, esattamente come una cartella esattoriale, è arrivato il commento del Consigliere “Essere umano” Paolo Ghezzi sull’elezione del giovane Leonardo Divan a Presidente della Consulta degli studenti. Leonardo, la cui unica colpa è quella di essere tesserato con la Lega, viene apostrofato nel seguente modo: “Dai divanati al divan. E l’asinello per tutti” .

Questa è meravigliosa. La Presepizzazione del Trentino di marca fugattian-bisestiana avanza”. E meno male che il Consigliere era in prima fila al corso per una comunicazione “non ostile“!

Pubblicità
Pubblicità

Tralasciando i litri di bile che il Consigliere Ghezzi (e i suoi seguaci, visti certi commenti) avrebbe risparmiato se fosse stato eletto uno studente militante all’interno delle file di “Democrazia proletaria” vorrei sottolineare, da “presepista”, l’intrinseca contraddizione della sinistra: pronta a fare le barricate in nome della “laicità dello Stato” salvo poi rientrare nei ranghi pur di raccogliere i voti “confessionali”.

E’ infatti noto che nel periodo natalizio si risveglia nella sinistra nostrana un forte sentimento cristiano che spinge, anche chi è contrario alla presenza del presepe, alla sua realizzazione, purché la Famiglia santa sia ritratta nei panni di una famiglia di profughi.

E’ bene però ricordare, come ha ben fatto Papa Benedetto XVI nella collana di libri “Gesù di Nazareth”, che al momento della nascita di Gesù, Giuseppe e Maria stavano rientrando dal censimento, disposto non solo per valutare l’entità della popolazione, ma anche per censire i possedimenti così da far pagare i tributi. Non mi risulta che i flussi migratori siano causati da persone con possedimenti in Europa, né tantomeno che esse stiano tornando a casa per pagare le tasse.

Si ricordi poi, la nobiltà di un animale come l’asino: instancabile lavoratore, animale molto intelligente, trasportatore della Famiglia Santa, presente al momento della nascita di Gesù (riscaldato nella mangiatoia da un bue ed un asinello) e, poco prima della Passione, cavalcato da Gesù per entrare a Gerusalemme. Io da Lei, caro consigliere Ghezzi, non mi farei trasportare neanche al supermercato.

Pubblicità
Pubblicità

Claudio Cia – Consigliere provinciale

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • PubblicitàPubblicità

Archivi

  • Pubblicità
    Pubblicità

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Categorie

di tendenza