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Rovereto e Vallagarina

Ala e il tombino delle fogne della discordia

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È una di quelle storie che sembrano di facile soluzione ma che invece rimane ferma per decine di anni senza nessun perché, o meglio per colpa della burocrazia che permette di scaricare le colpe sugli altri senza che alla fine salti mai fuori il responsabile.

Ed in Italia non è l’unica purtroppo.

Il protagonisti di questa storia sono alcuni residenti di via Nuova ad Ala.

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La via è ubicata dentro un centro storico decadente dove fino a pochi anni fa vivevano nelle case adiacenti tanti extracomunitari in appartamenti fatiscenti alcuni anche senza abitabilità.

Oggi però gli extracomunitari se ne sono andati e gli appartamenti sono liberi.

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In mezzo alla corte interna della struttura esiste un tombino delle acque nere (fogne) che periodicamente si intasa e straripa rilasciando tutto il bel contenuto nel piazzale finendo poi nel tombino classico delle acque grigie (acqua piovana).

«Da quando abitiamo qui è successo 4 volte e ce la siamo sempre cavata dando la colpa a questa case direttamente adiacenti perché abitate. Faccio notare che il mio condotto delle acque nere passa circa 5 metri di distanza e quindi è stato accertato più volte che il prodotto uscente non era mio» – racconta il portavoce dei residenti

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L’estate scorsa il problema si è verificato nuovamente, in piccola entità, con tutti gli appartamenti circostanti completamente vuoti, «ho subito allertato i vigili urbani i quali hanno risposto che non possono intervenire sul suolo privato e neanche verificare di chi fosse lo scarico in questione. Stessa cosa l’ufficio tecnico del Comune di Ala che con mille scusanti se ne sono lavati le mani lasciandoci letteralmente nella m…. in tutti i sensi».

I residenti non si sono dati per vinti e si recano personalmente all’ufficio di Rovereto della Novareti che si occupa della questione e che ha fornito a pagamento un paio di mappe delle fognature del centro storico di Ala nella zona dove è residente.

In dette mappe si vede come le fognature arrivino da uno stabile con 10 appartamenti esterno e confinante con uno degli stabili vuoti che fanno da “perimetro” alla corte, il numero civico 50.

«A questo punto – continuano i residenti – ho avvertito i vigili della scoperta ricevendo la stessa risposta e consigliandomi di contattare personalmente i proprietari. Essendo Agosto ed in procinto di partire per le ferie ho avvertito il corpo municipale che non era compito mio, che partivo per le vacanze e che se continuava così la fogna sarebbe arrivata in strada e che sta inquinando il tombino. Nessuna risposta». Al mio ritorno non esisteva più il problema, non so come mai».

Ma il problema non è per nulla risolto. Circa 3 settimane fa infatti riecco nuovamente lo scarico uscire.

«Innanzitutto ho scritto una lettera a tutti gli inquilini dello stabile al n.50 di via Nuova dove spiegavo gentilmente il problema e il perché mi rivolgevo a loro (mappe fogne) chiedendo di contattarmi. Zero risposte. Allora rieccomi a telefonare ai vigili urbani dicendo della lettera imbucata e delle mappe. Il giorno dopo finalmente si è presentato un vigile chiedendomi di fornirgli copia della lettera, copia delle mappe e anche i dati dello stabile. Le prime due carte le ho consegnate, la terza ho risposto sempre gentilmente di recarsi al piano di sopra del loro bell’ufficio per procurarsele, ovvero il Comune di Ala. Da allora non ho più avuto notizie e il tombino continua a erogare profumi e liquidi che finiscono pian piano sulla strada e nel tombino».

Ormai i residenti non sanno più dove sbattere la testa e non sanno più veramente che fare, «o chiamo io lo spurgo e spendo ogni volta 300 euro o me ne resto con la fogna degli altri nel piazzale dove passano tutti i giorni famiglie con bambini piccoli».

«Questo è il Comune di Ala che vuole rilanciare il centro storico senza dare la possibilità ai residenti di avere un parcheggio a pagamento  riservato (tutti i parcheggi sono a disco orario), senza occuparsi della salute e della sicurezza di coloro i quali credono ancora che abitare in un centro storico come quello di Ala, immensamente bello e prezioso, dovrebbe essere un privilegio e non una sventura» – conclude il gruppo di residenti di via Nuova di Ala

Sotto la lettera scritta ai residenti del civico 50 

 

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Rovereto e Vallagarina

Valanga sul Monte Altissimo: grave 58 enne di Brentonico

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immagine del luogo dell'incidente

Poco prima delle 14.30 di oggi uno sci-alpinista è rimasto coinvolto in un incidente causato da un distacco nevoso con un fronte di circa 15 metri di larghezza sul versante nord del Monte Altissimo.

Lo sci-alpinista, un uomo di Brentonico, stava procedendo con gli sci quando il cornicione di neve sul quale si trovava ha ceduto facendolo precipitare per un centinaio di metri lungo un canalone stretto.

A dare l’allarme al Numero Unico per le Emergenze 112 verso le 15.15 è stato il compagno di escursione che è riuscito a raggiungerlo alla base del canale trovandolo semisepolto e cosciente.

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Il coordinatore dell’Area operativa Trentino meridionale del Soccorso Alpino e Speleologico ha chiesto l’intervento dell’elicottero, il quale ha trasportato sul luogo dell’incidente il Tecnico di Elisoccorso e l’equipe medica.

Mentre il medico prestava le prime cure al ferito, il Tecnico di Elisoccorso ha bonificato la valanga assicurandosi che altre persone non fossero state coinvolte.

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L’uomo è stato quindi imbarcato con il verricello a bordo dell’elicottero e trasferito con politraumi all’ospedale Santa Chiara di Trento.

Le operazioni si sono concluse verso le 16.30.

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Non è stato necessario l’intervento dell’unità cinofila del Soccorso Alpino a bordo dell’elicottero e dei soccorritori delle Stazioni di Riva del Garda, Vallagarina e Ala, pronti in piazzola per dare supporto in caso di bisogno.

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Rovereto e Vallagarina

Alimenti abbandonati Pomarolo: arriva la replica di Porro presidente del Banco Alimentare

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Duilio Porro, presidente del Banco Alimentare del Trentino Alto Adige, replica all’articolo pubblicato ieri dalla nostra testata riguardante lo spreco di alimenti trovati nei cassonetti di rifiuti a Pomarolo. 

Il fenomeno è da tempo conosciuto, e quanto successo nella frazione di Rovereto non è certo un episodio isolato.

«Condivido in parte quanto scritto: è un peccato che chi riceve alimenti li butti – esordisce la nota di Porro – non sappiamo se questi alimenti siano nostri o di altre associazioni. Comunque, quei pochi chili gettati nel cassonetto contenevano anche prodotti con marchio FEAD-AGEA vincolati da registri di carico e scarico destinati a persone “accreditate” da strutture caritative che operano con queste agenzie. Si sta comunque parlando di pochi chili».

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Secondo le affermazioni del presidente del Banco Alimentare sarebbero quindi facilmente rintracciabili le persone che hanno buttato gli alimenti nelle immondizie. 

«Il tutto stride con quanto effettuato sabato scorso, ovvero un gesto unico di carità e solidarietà svoltosi in Italia e da noi in regione – aggiunge Porro – raccogliendo sul territorio ben 264 tonnellate di alimenti raccolti da destinare a bisognosi. Noi continueremo a lavorare perché il cibo e le donazioni ricevute siano utili a sostenere persone in stato di bisogno».

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Porro promette comunque di vigilare e operare con le associazioni che poi seguono i poveri, educando al non spreco: «Altro non possiamo fare – spiega Porro – purtroppo fatti di questo tipo (faccio presente che sono chili.. e non tonnellate…) discreditano il tanto bene che si cerca di fare!»

 

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Rovereto e Vallagarina

Brentonico: restaurato il ‘Capitello delle Robbie’ a Fontechel di Brentonico

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Credibilmente, un qualche manufatto devozionale su quel crocicchio doveva esistere da tempi remoti.

È perlomeno bimillenaria infatti l’usanza di marcare gli incroci viari e i percorsi degli uomini con consacrazioni a divinità agresti o protettrici, e su quella strada sono passati, dalla preistoria fino alla Grande Guerra, tutti i viaggiatori del Monte Baldo: cacciatori, naturalisti, pastori, soldati, disertori, pellegrini, vescovi, eretici, passatori, boscaioli, re, papi, contadini, erbolati, eroi, traditori, signori, briganti, santi, peccatori, speziali, viandanti, mercanti e contrabbandieri.

Il “Capitello delle Róbbie” si trova a Fontéchel di Brentonico, sull’antica mulattiera (oggi via Fano) che segnava fino al 1920 il bivio verso San Giacomo, il Monte Baldo e la Pianura Padana; è di rilevante mole e fattura, con dipinti di committenza e autore ignoti.

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Il toponimo “Róbbie” è di assodata origine retica, significa zona franosa, ma il capitello omonimo segna una data di costruzione molto più recente: il 1870, giusto tre anni dopo la nascita dell’Impero austroungarico.

Il capitello è di proprietà del Comune di Brentonico che, stante le precarie condizioni di staticità e sicurezza dell’opera (stava collassando e implodendo su sé stesso), ha provveduto al suo integrale restauro conservativo strutturale e artistico.

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I lavori, da poco ultimati, sono stati eseguiti dalla ditta Tecnobase srl di Trento e dalla restauratrice Cristina Pilati su perizia geologica di Michela Canali e progetto e direzione lavori di Veronica Caprara, per un costo complessivo di quasi sessantamila Euro.

Il capitello è costruito con pietre, intonacate nella metà superiore; il tetto è a due spioventi di lastroni di calcare con lastrone di calcare di raccordo al culmine, mentre i dipinti sono eseguiti con la tecnica dell’affresco.

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Il dipinto centrale figura la Madonna col Bambino, San Giovanni Battista alla sua destra e San Giacomo alla sua sinistra; le due nicchie laterali riproducono San Valentino e, per pochi frammenti, Santa Lucia. L’iscrizione sottostante la data di costruzione recita “O passegger se vuoi aver la via sicura in gloria / prega di buon cuor Maria della Vittoria”.

Il capitello è pure citato dallo scrittore e viaggiatore Ottone Brentari nella sua “Guida del Monte Baldo” (Bassano, Pozzato, 1893).

Quinto Canali – Assessore alla cultura e all’istruzione di Brentonico: «Tra i 76 capitelli storici dell’Altopiano di Brentonico, quello detto “delle Róbbie” è di probabile origine e natura propagandistica. Se le iconografie raffigurate narrano le tipicità locali della dedizione cristiana popolare post Concilio di Trento, un paio di apparenti dettagli risultano invece propri, cari e rappresentativi dello spirito e della divulgazione filo tirolese tardo Ottocentesca: un “Sacro Cuore con fiamma ardente” dipinto sopra il capo della Madonna e la titolazione del capitello a “Maria della Vittoria” (quella della Battaglia di Lepanto).

Anche la prossimità del capitello al “Casino di bersaglio”, costruito giusto in quegli anni, avvalorerebbe questa tesi. Comunque sia, ora il capitello ritorna risanato alla cura e alla pietà dei devoti e all’attenzione dei cultori di storia e di storie».

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