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Trento

«Divina» Cultura: ecco perché svendere la cultura è uccidere una città

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Qualche tempo fa è capitato di leggere un’intervista di un professore ordinario dell’università di Trieste.

Colpiva per la profondità di pensiero e il linguaggio competente e forbito dell’intellettuale a tutto tondo. Era uno zingaro Rom.

Uscito dalla roulotte, aveva studiato, si era laureato ed aveva vinto il concorso all’università. Perché aveva genitori che anziché mandarlo a rubare avevano capito il potere della cultura nel cambiarti la vita.

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Per una cittadinanza è lo stesso. Se l’offerta culturale è solida e valida, ma soprattutto attenta alle masse, sarà più difficile essere intaccata dalle devianze sociali.

Per fare questo occorre una cultura che rivesta interessi plurimi; investire solo nella cultura locale, ad esempio, non aiuta chi è ospite di questa città e magari ci fa crescere i figli, i quali potranno sdoganarsi dalla patente di forestiero magari con una formazione trans cittadina e meno tradizionalista.

Perché la Tradizione è una invenzione relativamente recente, il meticciato di razze idee e costumi è sempre stato presente nel nostro territorio come altrove.

Bolzano ha una forte componente meridionale, i trentini hanno tanti di quei cognomi tedeschi, anche dopo la nazionalizzazione forzata di Tolomei, da sembrare una contea bavarese.

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Il Centro culturale S. Chiara è uno dei motori principali dell’offerta culturale trentina.

E la sua presidenza è strategica per la crescita sociale cittadina. Con tutto il bene che possiamo volere a Sergio Divina, ci saremmo aspettati da lui un elegante no grazie alla proposta della sua candidatura alla presidenza.

Non è per la persona, per simpatica o antipatica che sia, ma per il vissuto culturale di questa.

Dirigere il S.Chiara comporta scelte che ricadono inevitabilmente sulla competenza. Se l’idea è quella di scaldare la sedia ottenuta per regalo politico e lasciar fare il lavoro ai funzionari e addetti, magari con qualche consiglio degli amici, allora è meglio lasciar perdere.

Si può fare a meno del presidente, anzi, si lancia una autogestione tramite i quotidiani su quello che cerca e vuole la popolazione, e il S.Chiara andrà avanti benissimo e meglio.

Ma non è così. Dirigere una struttura culturale importante come il S.Chiara comporta prima di tutto passione, attitudine ed un trascorso culturale solido e trasversale, anche solo a fare il comico, o il DJ, perché entrambe queste competenze comportano saper parlare alla gente, capirla, interpretarla e farne da tramite.

Il politico, per ecumenico che sia, è tutt’ora visto spesso come imposto da liste bloccate, lontano dalla gente, che ascolta con attenzione solo in fase di campagna elettorale per poi dimenticarsene. E comunque è attività amministrativa che esula da una passione quasi carnale come quella culturale, dove devi superare persino le tue personali inclinazioni politiche, religiose, sessuali o perbeniste. Perché la cultura è di tutti.

Un ex senatore della Lega come Divina non potrà mai essere identificato come un serio interlocutore della cultura trentina per il semplice fatto che non se ne è mai occupato nemmeno per la sua vera professione di dipendente provinciale, e già di per se la Lega è nata per risolvere questioni più immediate come l’autonomia e la sicurezza, con tutte le intenzioni di collocare la gente giusta al posto giusto in virtù di quella meritocrazia che fa del partito il proprio cavallo di battaglia.

Rinunciare a questo è un pesante autogol locale della Lega. La gente non è stupida, e farà presto a collegare una simile nomina ad una spartizione di quelle careghe che una volta la Lega voleva bruciare in piazza, stufa dell’egemonia democristiana o di una sinistra che altro non era che la peggior DC, dalla quale aveva solo preso il peggio: l’arroganza del potere.

Tornare a queste logiche perverse, regalie istituzionali in virtù di amicizie o compensazioni per mancate nomine elettorali (gli esempi sono molti nelle partecipate della provincia) significa aderire alle stesse motivazioni che hanno portato alla sconfitta dei partiti precedenti, ovvero snaturale la morale intima di un partito di lotta e di raccolta come la Lega, vicino alla gente e ora ancor di più vicino anche alla gente più colta, che ragiona e non si lascia influenzare.

E mai vorremmo che questo errore evitabile fosse l’inizio della fine dell’innocenza, quell’innocenza che vale più del 30% dei consensi.

Quella trasparenza che la lega chiama «cambiamento», si, ma non in peggio però. Per questo Divina deve dire no! Per non mettere a repentaglio i valori e l’identità della Lega. 

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Trento

Sono 1.385 i dipendenti del comune di Trento. In forte crescita il part Time

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Il comune di Trento ha diffuso oggi i dati relativi all’annuario statistico 2018.

Per quanto riguarda il  focus sull’amministrazione il numero di deliberazioni consiliari adottate nel 2018 è pari a 207, le deliberazioni approvate della Giunta sono 294, i conclusi 700.

Per quanto riguarda l’Ufficio Relazioni con il Pubblico viene riportato l’andamento dei contatti registrati dal 2005 in poi. In generale, in serie storica, si rileva un calo, mentre nel 2018 i contatti sono aumentati rispetto all’anno precedente.

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Il valore è, infatti, pari a 16.605 (+8,1% rispetto al 2017), di cui 2.142 sono costituiti da suggerimenti, segnalazioni e reclami.

La modalità di contatto preferita dal cittadino è al banco (43,1%).

Da notare come siano in costante aumento i contatti scritti, in modo particolare quelli attraverso e-mail e tramite la piattaforma Sensorcivico (aumentati rispettivamente del 16 e del 21% rispetto al 2017).

I dipendenti del Comune di Trento sono 1.385 (-1,9% rispetto al 2017), 570 uomini (41,2%) e 815 donne (58,8%).

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I dirigenti, prevalentemente uomini, sono 24.

La qualifica con il numero maggiore di dipendenti è la C (625). Le persone in part-time sono 410, dato che corrisponde al 29,6% del totale dei dipendenti.

Questa proporzione è in aumento nel corso del tempo: nel 2005, infatti, i part-time erano 295 su un totale di 1.627 dipendenti, corrispondenti al 18,1%.

L’età media del personale a tempo indeterminato è di 50,5 (dato in costante aumento, nel 2005 era pari a 43,5).

Con riferimento ai dati catastali invece, si evidenzia che su un totale di 136.043 unità immobiliari accatastate, il 47,1% (64.131 unità) è ad uso abitativo, mentre il non residenziale  negozi, uffici, studi e uso produttivo) costituisce il 7,4%, la restante percentuale è costituita da pertinenze 2 .

Tra le unità ad uso abitativo, l’80,0% è costituito da abitazioni definite “di tipo civile” (A2, ovvero, secondo le note esplicative del catasto, unità immobiliari “appartenenti a fabbricati con caratteristiche costruttive, tecnologiche e di rifiniture di livello rispondente alle locali richieste di mercato per fabbricati di tipo residenziale

 

 

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Trento

38.633 ricoveri negli ospedali di Trento nel 2018. Gli aborti sono 166

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Con riferimento all’anno 2018, i dati forniti dall’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari evidenziano 38.633 ricoveri, per 241.221 giornate di degenza negli ospedali cittadini (S. Chiara, S. Camillo e Villa Bianca).

I posti letto totali sono 853. I ricoveri sono diminuiti leggermente (-3,7%), così come le giornate di degenza (-1,3%).

La degenza media, calcolata come rapporto tra numero di giornate di degenza e ricoveri, è pari a 6,2, dato maggiore dell’anno precedente di 0,1.

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In Provincia i ricoveri sono 81.258 e le giornate di degenza 645.606, con una degenza media di 7,9 giorni.

Le persone residenti ricoverate sono 12.907 (dato inferiore a quello dell’anno precedente -3,6%): la maggior parte degli accessi alle strutture ospedaliere si verifica per malattie del sistema circolatorio (14,3%) e dell’apparato digerente (10,5%).

La percentuale di persone residenti a Trento ricoverate sul totale dei residenti diminuisce costantemente nel corso del tempo: si passa dal 14,0% del 2009 al 10,9% del 2018.

I ricoveri per parto delle residenti a Trento sono stati 801, dato in diminuzione rispetto al 2017 (-7,9%).

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Rimane costante il numero di interruzioni volontarie di gravidanza (166 nel 2017 e nel 2018).

Nel corso dal 2018 si evidenzia un decremento rispetto all’anno precedente delle persone non residenti in Trentino che vengono ricoverate in regime ordinario (-12,5%) ed un aumento di quelle ricoverate in day hospital (+17,3%) presso le strutture territoriali (mobilità attiva) e che provengono principalmente dal Veneto, dalla provincia di Bolzano e dalla Lombardia.

Si tratta in tutto di 3.758 persone, con una diminuzione percentuale del -6,9%. Nel decennio questo dato ha evidenziato un andamento piuttosto altalenante, con anni in crescita e anni in calo.

Sono in diminuzione, rispetto al 2017, le persone che, pur essendo residenti a Trento, vanno a farsi curare in strutture esterne alla Ragione (mobilità passiva). Il valore è pari a 2.023 con una diminuzione percentuale del 6,4%. Nel decennio il dato è calato del 26,3%.

Le mete preferenziali sono, come nel caso della mobilità attiva, il Veneto, la Lombardia e la Provincia di Bolzano. Le farmacie sul territorio comunale sono 30, di cui 10 comunali.

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Trento

A Trento si commettono 16 reati ogni giorno, il 41,6% sono perpetrati da extracomunitari

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Il comune di Trento ha diffuso i dati relativi all’annuario del 2018 

Nel corso del 2018 diminuisce il numero dei delitti commessi (e denunciati) nel Comune di Trento (-5,6%): se ne registrano, infatti, 5.555, rispetto ai 5.884 del 2017.

Il dato provinciale evidenzia una diminuzione più lieve (-1,2%).

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Con riferimento al Comune di Trento si rileva un decremento di persone denunciate e in seguito arrestate e fermate (-13,4%), mentre, a livello provinciale, diminuiscono in maniera minore (-5,9%).

Le persone extracomunitarie denunciate calano lievemente nel Comune di Trento (895, -9,1%) mentre restano costanti in provincia (1.733, +0,1%).

Gli extracomunitari costituiscono il 41,6% di tutte le persone denunciate in Comune; in Provincia invece il valore è pari a 28,8%.

Il furto resta sempre il tipo di reato maggiormente perpetrato (l’incidenza sul totale dei delitti è del 54,1%).

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Il dato è in leggero aumento rispetto all’anno precedente (+1,7%).

Nel corso del 2018 sono stati rilevati 445 danneggiamenti (-0,9% rispetto al 2017), 358 truffe e frodi informatiche (nel corso del 2017 erano state 406, -11,8%) e 240 reati connessi con la produzione, lo spaccio e il traffico di stupefacenti (234 nel 2017, +2,6%).

Le rapine sono 61 (nel 2017 erano 53). Diminuiscono, rispetto all’anno precedente, le denunce per reati contro l’incolumità e la libertà individuale (percosse, lesioni dolose, violenza privata, minacce, violenze sessuali) -32,9%.

Il tasso di delittuosità in comune (numero di delitti rispetto alla media annuale della popolazione residente rapportato a 100.000 abitanti), si mantiene costantemente più alto che nel resto della provincia: nel 2018 il valore per il Comune di Trento è pari a 4.701,9 per la Provincia è di 2.956,6.

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