Connect with us
Pubblicità

Arte e Cultura

«Il Karnyx di Sanzeno. Il richiamo»: Giovedì la presentazione del progetto

Pubblicato

-

Da strumento di guerra utilizzato dai Celti in battaglia per terrorizzare i nemici a strumento musicale per rievocare suoni perduti.

Il karnyx di Sanzeno non solo è tornato a fare sentire la sua voce dopo oltre 2000 anni, ma ha saputo anche affascinare e interessare le generazioni più giovani.

Ne è la prova il progetto del Conservatorio F.A. Bonporti di Trento e Riva del Garda che grazie alla competenza e all’entusiasmo del Maestro Ivano Ascari, docente di tromba, ha realizzato un cd con otto brani originali composti per questo singolare e rarissimo strumento.

Pubblicità
Pubblicità

Il lavoro dei giovani allievi verrà presentato giovedì 31 ottobre in occasione della conferenza “Il Karnyx di Sanzeno. Il richiamo” che si terrà presso l’aula magna del Conservatorio, a Trento, in via S.Giovanni Bosco, dalle ore 9 alle 13. Alle ore 17 è previsto un concerto che vedrà la ricostruzione in ottone del karnyx protagonista dei brani contenuti nel CD, eseguiti dal Maestro Ascari e dagli allievi del Conservatorio.

L’iniziativa è a cura del Conservatorio e dell’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento in collaborazione con l’Associazione culturale Alteritas Interazione tra i popoli – Sezione Trentino.

Il karnyx è un “corno” da guerra celtico, una vera e propria arma “psicologica” che oltre a produrre suoni terrificanti aveva un aspetto imponente dovuto allo sviluppo in altezza di quasi 2 metri e alla terminazione raffigurante il muso di un cinghiale oppure di un serpente.

La conferenza presso il Conservatorio si propone di presentare al pubblico lo stato dell’opera del progetto dedicato al karnyx di Sanzeno, una ricerca multidisciplinare avviata dall’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza provinciale per studiare i frammenti di karnyx ritrovati in Val di Non. La presenza di tali reperti a Sanzeno, importante centro politico, commerciale e religioso del mondo retico tra il V e il II sec. a.C., testimonia i contatti intensi del territorio alpino centro-orientale anche con i popoli stanziati in Europa centrale.

Pubblicità
Pubblicità

Grazie all’apporto di archeologi, ricercatori, studiosi e di un esperto nella lavorazione dei metalli si è cercato di riprodurre la catena operativa, vale a dire tutti i passaggi messi in atto dagli antichi fabbri per realizzare lo strumento, nel tentativo di recuperare saperi perduti e suoni non più uditi da millenni. Il risultato ha portato alla ricostruzione prima in ottone e poi in bronzo del karnyx. La copia in bronzo è esposta al Museo Retico a Sanzeno, mentre la copia in ottone è diventata uno strumento contemporaneo, un vero e proprio “corno” per il quale comporre e con il quale eseguire nuovi brani e scoprire inedite sonorità.

La realizzazione del CD dimostra la suggestione e il fascino che il suono del karnyx esercita ancora oggi. Un suono che fa leva su moti e aspetti ancestrali per fare scaturire nuove forme espressive e creative e che rende questo strumento più che mai attuale.

I brani contenuti nel CD “Il Karnyx di Sanzeno. Il richiamo” sono composti da Samuele Broseghini, Marcelo Burigo, Jacopo Cenni, Sara De Cristofaro, Enrico Dorigatti, Peter Anthony Monk e saranno eseguiti da Ivano Ascari, karnyx; Antonio Vicentini, piano; Daniel Bortolotti, Tiziano Gonella, Mattia Menapace, Federico Tommasi, percussioni; Samuele Broseghini, organo; Gaia Da Rugna, Sara De Cristofaro, Serena Nardelli, Ariana Kraljic, Fiorella Monsorno, Lorenzo Vian, Federico Viola, Stefano Barberio, Samuele Broseghini, Sergio Mutalipassi, coro misto.

Partner del progetto sono, oltre all’Ufficio beni archeologici, l’Associazione culturale Alteritas – Interazione tra i popoli. Sezione Trentino, l’Università degli Studi di Genova, il Conservatorio “F.A. Bonporti” di Trento, Centre de Recherche et de Restauration des Musées de France – C2RMF, Fucina Ervas e DecimaRosa Video.

Pubblicità
Pubblicità

Arte e Cultura

Ieri il professor Mario Tozzi al Muse: i rischi e l’approccio ambientale in Italia

Pubblicato

-

Ieri sera alle 20.30 al Muse Mario Tozzi, geologo e volto televisivo molto conosciuto e apprezzato, ha parlato ad un folto pubblico di persone qualificate sul modo affrontare i rischi naturali in Italia e migliorare la sicurezza del territorio e dei cittadini.

La serata è stata organizzata nell’ambito del progetto Life Franca, tre anni di lavoro, con l’obiettivo di promuovere l’approccio ad un migliore gestione del rischio ambientale in trentino Alto Adige.

Alla serata erano presenti anche il coordinatore del Progetto, prof. Roberto Poli, cattedra UNESCO sui sistemi anticipanti e direttore del master in previsione sociale dell’Universita di Trento, e il direttore del MUSE, dott. Michele Lanzingher. I due esperti hanno introdotto la serata.

Pubblicità
Pubblicità

Mario Tozzi, oltre che esperto divulgatore divulgatore scientifico, è anche primo ricercatore al CNR, per cui la trattazione del tema ha avuto un valore scientifico di alto profilo.

Sapete che muoiono piu persone per la caduta di una noce di cocco che per l’assalto degli squali? 150, morti all’anno.

Ha introdotto un tema cosi importante come il rischio e la sicurezza del territorio, Il prof. Mario Tozzi, disegnando un viaggio nell’universo culturale dell’uomo rispetto alla percezione del pericolo, che ha messo in luce come gran parte dei disastri che si ripetono sulla terra, hanno una spiegazione non fatalistica, ma legate alle risposte che l’uomo dà alla Natura.

Inoltre, il fatto che nell’immaginario collettivo e individuale, spesso il rischio viene percepito in maniera molto personale, e non seguendo evidenze scientifiche e studi validati.

Pubblicità
Pubblicità

Italia e Giappone sono territori simili, perché in Italia si muore di più a causa di terremoti? Le conoscenze sono simili, ricerca e studi sul tema, sono sviluppati allo stesso modo. Tanto che nel terremoto di Avezzano del 1915, vennero dal Giappone studiosi per documentarsi sulle misure messe in campo dai colleghi italiani. Iniziando di fatto una collaborazione scientifica.

Addirittura la situazione geomorfologica del Giappone è più precaria, e la frequenza di terremoti è maggiore. La spiegazione è culturale.

I Giapponesi hanno maturato nel corso dei secoli una consapevolezza rispetto al terremoto, per cui l’evento viene vissuto come un forte stimolo alla rinascita e al fare meglio. Questo atteggiamento resiliente, ha portato alla messa in campo di misure protettive sempre più efficaci, per cui il rischio terremoto è stato molto calmierato, e ha portato ad un modus vivendi per cui la pericolosità è stata notevolmente ridotto.

Il caso Italia invece, è sintomatico. Il vissuto dell’evento tragico, è legato ad una volontà soprannaturale.

Divertenti sono stati gli aneddoti legati all’eruzione del Vesuvio, e a come, in generale ci si affidi alla protezione divina del Santo, piuttosto che alla propria capacità di mettere in campo misure per evitare disastri, come costruire in zone a rischio, nei canali fluviari, e con modalità non antisismiche.

Come pure il caso di Sant Emidio, protettore dei terremotati, che fu portato in spalla dall’Italia al Portogallo, dopo un tremendo terremoto di inizio XIX° secolo. Addirittura venerato nel comune di Avezzano. Chissà cosa avranno pensato gli abitanti dopo il terremoto del 1915, con migliaia di morti….ha ricordato Mario Tozzi.

Anche qui, il punto è che, con le conoscenze scientifiche, i progressi della scienza, le evidenze delle analisi geomorfologiche, le manifestazioni della natura sono in gran parte prevedibili e cosi è veramente possibile evitare morti e danneggiamenti.

Ad Amatrice, vi erano testimonianze storiche, addirittura un libro pubblicato nella biblioteca, che racccontava di un terremoto qualche secolo fa. “E di questo ne ho parlato al sindaco”, ha aggiunto Tozzi. Lo stesso per lo tzunami del 2004 in Asia, studiato dal professore in uno dei suoi favolosi reportage: la presenza di alte maree di alta pericolosità è preannunciata da situazioni che molte tribu del luogo conoscevano, e si sono salvate disallocandosi piu all’interno in territori collinari, qualche tempo prima dell’evento.

Anche qui la memoria tramandata di fatti analoghi è diventata patrimonio di conoscenza tramandato per generazioni, come sapere di alto valore per la sopravvivenza. C’è una sorta di tendenza a non capire che la prevenzione parte dalle proprie scelte.

Da qui è arrivato, inevitabile, il problema delle misure da mettere in campo.

Continua Il prof. Tozzi, “In uno dei tanti condoni edilizio di cui è stato testimoni, come presidente di un’autorità di bacino, si visto dell’incredibile”, “ 3000 domande, in un paese di 2000 abitanti. Addirittura la richiesta di condono su un’edificio ancora da costruire, chissa forse, pensando alla lentezza dei tempi della burocrazia, era meglio portarsi avanti già prima di costruire.”

Il prof. Tozzi, è un fiume in piena, mai una pausa, e la sua narrazione precisa e coinvolgente appassiona tutti. Tanto che al termine numerose domande hanno appagato la curiosità dei partecipanti. In particolare sul tema del Mose (domanda fatta dal sottoscritto), sulla tempesta Vaia, sul ritiro dei ghiacciai, sulle possibili buone pratiche da mettere in campo per i comuni cittadini.

Un grande scienziato, gentile e partecipativo con tutti. Al termine con l’assessore alla cultura del comune di Nago Torbole Luisa Rigatti si è parlato insieme a lui per un suo coinvolgimento in un evento riguardante il lago di Garda, di cui ha ricordato il viaggio di Goethe e la morfologia particolare che si può ammirare da Nago, come il fiordo d’Italia. E a proposito di TV, Mario ci ha preannunciato il suo nuovo programma, in onda sulla RAI dal 15 febbraio 2020.

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

Musica

L’Orchestra Haydn in versione itinerante per le feste Natalizie

Pubblicato

-

L’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento – direttore e trombettista Marco Pierobon – per le feste natalizie sarà in versione itinerante.

Sei i concerti previsti con quello del debutto al Teatro Comunale di Vipiteno alle 20,30 di lunedì 9 dicembre.

Il 10 l’Orchestra Haydn sarà di scena a Tione e mercoledì 11 a Cles.

PubblicitàPubblicità

Il 12 dicembre sarà la volta del Casinò Municipale di Arco ed il 19 ci sarà l’ultima tappa altoatesina: a Bolzano all’Auditorium. Il ciclo di concerti si concluderà venerdì 20 dicembre al Teatro Sociale di Trento.

I brani musicali saranno tutti a carattere natalizio e spazieranno dallo Schiaccianoci a Tu scendi dalle stelle e a Mery Little Christmas. Per i concerti di Bolzano, Vipiteno, Cles, Tione e Arco, info e ticket allo 0471-053800, solo per quello del Teatro Sociale a Trento: 0461-213834.

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

Arte e Cultura

“Vincent Van Gogh – L’odore assordante del bianco”: quando il bianco diventa sofferenza, dolore e inquietudine

Pubblicato

-

E’ ripartita da qualche settimana la Stagione Teatrale al Teatro Zandonai di Rovereto.

In questo inverno 2019/2020, sono molte le  proposte presenti nel programma.

Per quanto riguarda la giornata di mercoledì 4 dicembre, in calendario c’era l’attesissimo  “Vincent Van Gogh – L’odore assordante del bianco”.

Pubblicità
Pubblicità

“È il 1889 e l’unico desiderio di Vincent è uscire dalle austere mura del manicomio di Saint Paul. La sua prima speranza è riposta nell’inaspettata visita del fratello Theo che ha dovuto prendere quattro treni e persino un carretto per andarlo a trovare… Come può vivere un grande pittore in un luogo dove non c’è altro colore che il bianco?

Attraverso l’imprevedibile metafora del temporaneo isolamento di Vincent van Gogh in manicomio, interpretato da Alessandro Preziosi, lo spettacolo di Khora.teatro in coproduzione con il Teatro Stabile d’Abruzzo e per la regia di Alessandro Maggi, è una sorta di thriller psicologico attorno al tema della creatività artistica che lascia lo spettatore con il fiato sospeso dall’inizio alla fine.

Il testo vincitore del Premio Tondelli a Riccione Teatro 2005 per la “…scrittura limpida, tesa, di rara immediatezza drammatica, capace di restituire il tormento dei personaggi con feroce immediatezza espressiva” (dalla motivazione della Giuria n.d.r.) firmato da Stefano Massini con la sua drammaturgia asciutta ma ricca di spunti poetici, offre considerevoli opportunità di riflessione sul rapporto tra le arti e sul ruolo dell’artista nella società contemporanea.

Bianco. Vuoto. Nulla assoluto. Inquietudine.

Pubblicità
Pubblicità

Questo vede e questo sente il Van Gogh di Alessandro Preziosi, durante lo spettacolo.

Dove sta il confine tra sogno e realtà? Tra cosa è reale e cosa è solo frutto di una mente portata al limite? 

Massini ci porta nella testa del pittore, in quel mondo di sensibilità estrema, di dettagli, di ispirazione e di annullare la propria persona e la propria storia. Perché è questo che fanno gli artisti, o almeno una buona parte. Si annullano e danno voce ad altre migliaia di storie. Essere artista è vedere il mondo con occhi diversi, è essere diversi. Non c’è una scelta nel creare, ma solo una grande sofferenza nel non potersi rifiutare, nel non potersi negare a quel richiamo che va oltre ogni normale comprensione. 

La follia, la cieca rabbia di Van Gogh davanti ad un bianco che genera solo inquietudine e angoscia, davanti a persone che non si sforzano nemmeno di capire che non siamo tutti uguali, e che negare ad un artista il suo vero Io, vuol dire annientare lentamente la sua stessa essenza. “Quando una testa è marcia fa paura, va cacciata, sporca il resto”, un tema valido sia nel 1800 che oggi. La paura del diverso e un personale troppo rigido portano Van Gogh sull’orlo del baratro, ma è il Dott.Peyron, direttore del manicomio, che prende il pittore e lo porta davanti ad una tela bianca, davanti alla possibilità di un miglioramento.

E qui, Vincent, inizia a creare, a parole. Rivede luoghi, rivive emozioni, ritrova i suoi colori.

Aiutato e spinto da Peyron, comprende che siamo tutti isole in un oceano di possibilità e di diversità. Con la scena che si scalda, dove il bianco si scioglie e lascia spazio ad un torpore che ci assale, fino all’ultima battuta del pittore. “Chi sei?” Chiede il medico. Sono ciò che resta di me stesso. La mia ombra, non la luce”, risponde un Van Gogh immerso nel giallo caldo e avvolgente che tutti conosciamo.

Preziosi è riuscito a caratterizzare il proprio personaggio a 360 gradi: porta sul palco tutto il genio del pittore olandese, tutta la sua sofferenza ed il suo turbamento interiore davanti ad un mondo che lo affascina e disgusta allo stesso tempo. Un contrasto continuo, un non riuscire a camminare senza ondeggiare, sempre in bilico tra follia e vita reale, dove i colori sono tutti nella testa del protagonista. Sempre presenti, che tentano disperatamente di uscire, fino a quando ogni fantasma, ogni impulso, ogni scintilla vitale che sta all’inizio di ogni idea vengono messi su tela e diventano arte immortale e senza tempo, quell’arte che prende un pezzo dell’artista e lo rende immortale tra le sfumature di un’opera, tra i colori a lui cari, che sono vita, libertà e condanna insieme.

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • PubblicitàPubblicità

Archivi

  • Pubblicità
    Pubblicità

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Categorie

di tendenza