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Società

Borse di studio per studenti universitari iscritti ad atenei fuori provincia

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Con il provvedimento approvato ieri la Giunta ha indicato le direttive e i criteri per la concessione delle borse di studio, demandando all’Opera universitaria di Trento la predisposizione del bando, la procedura di raccolta delle domande, la redazione della graduatoria e l’erogazione della borsa stessa.

Anche quest’anno si è deciso di avvalersi dunque dell’Opera universitaria di Trento per l’emanazione di un bando relativo all’erogazione di borse di studio destinate agli studenti residenti in provincia di Trento che si iscrivono in atenei del restante territorio nazionale o all’estero, a corsi di laurea, di laurea magistrale o di laurea a ciclo unico o di diploma accademico di primo o secondo livello.

Per il finanziamento delle borse di studio 2019/2020, la Provincia ha assegnato all’Opera universitaria 364.000 euro.

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Per l’accesso alla borsa di studio sarà tenuta in considerazione la condizione economica dello studente. L’Opera universitaria dovrà inoltre verificare entro le date fissate dal bando il conseguimento e la registrazione dei crediti formativi minimi richiesti dallo stesso.

La condizione economica dello studente sarà individuata sulla base dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (I.S.E.E.) rilasciato per le prestazioni per il diritto allo studio universitario e dell’Indicatore della Situazione Patrimoniale Equivalente (I.S.P.E.), che dovranno essere rispettivamente inferiori o uguali a 23.000 euro (I.S.E.E.) e 50.000 (I.S.P.E.). Il bando sarà disponibile sul sito dell’Opera universitaria di Trento all’indirizzo: www.operauni.tn.it

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Società

Pepite, il drammatico cartone animato che spiega ai bambini la dipendenza dalla droga

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Il video che abbiamo scelto s’intitola Nuggets (Pepite) ed è stato prodotto dalla «Hykade Film Bilder» un’azienda specializzata in questo tipo di animazioni.

Un kiwi assaggia una pepita dorata. È deliziosa e lo fa stare benissimo. 

Nuggets è un video dello studio Filmbilder che racconta a disegni animati i vari stadi della dipendenza da droghe.

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All’inizio i cicli di piacere sono lunghi e intensi, l’atterraggio è indolore e il resto del mondo sembra normale: il kiwi corre verso gli altri globuli di sostanza gialla.

I cicli di piacere si fanno poi sempre più brevi e meno intensi, l’atterraggio diventa doloroso e lascia segni sul corpo, e il resto del mondo diventa grigio e poi nero, la corsa verso la sostanza gialla diventa meno affrettata ma inevitabile.

4 minuti circa di animazione da guardare fino in fondo che sono stati proiettati in alcune scuole inglesi dalla Polizia di Stato.

Il video potrebbe essere preso come esempio didattico per iniziare un nuovo percorso di consapevolezza soprattutto fra gli adolescenti, che cominciano ad entrare nel mondo delle dipendenze a soli 12 o 13 anni, specialmente in quello delle droghe. 

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Il cartone animato non parla di droghe ma solo della dipendenza e lo fa illustrando il percorso di un Kiwi che s’imbatte nelle pepite che per lui poi diventano indispensabili.

Quando tutto diventa buio e noioso la “pepita” luccica, è ancora vibrante, ed è l’unica cosa che spinge il Kiwi ad andare avanti.

Il messaggio è chiaro, qualsiasi tipo di dipendenza ti dà le ali, ma poi presto ti toglie il cielo ed è la fine.

Un cartone animato che verso la fine fa emergere il dramma delle dipendenze nella sua cruda tristezza spesso senza via d’uscita.

Il buio che circonda quotidianamente coloro che soffrono di dipendenze e che vedono la sola via d’uscita nell’unica cosa che luccica, ma che gli spinge sempre di più fra le tenebre.

La dipendenza dalla droga è un processo che si sviluppa nel tempo nei confronti si una sostanza di origine vegetale o sintetizzata mediante processo chimico che provoca delle alterazioni psico-fisiche in chi le assume.

Gli effetti sulle funzioni biologiche dell’organismo provocano anche indirettamente effetti gravi sull’attività emotiva e sul modo di relazionarsi con gli altri.

La dipendenza dalle droghe è doppia. E parliamo di qualsiasi tipologia di droga, hashish e marijuana comprese.

La dipendenza fisica è causata da un cambiamento nello stato d’equilibrio dell’organismo che richiede un’assunzione sempre maggiore della sostanza per sentire gli effetti e nel tempo, anche solo per stare bene.

La dipendenza psicologica subentra quando si vuole assumere una droga per evitare uno stato di disagio causato dalla sua assenza.

Il desiderio di riprovare il piacere iniziale, come si può vedere nel video, e di sfuggire all’ansia conduce all’uso compulsivo della sostanza, arrivando a vere e proprie abbuffate (“binges”) durante le quali il soggetto non si alimenta, non dorme, diviene sempre meno euforico, più disforico, agitato ed aggressivo.

Queste binges durano in genere 2-3 giorni e si interrompono per un crollo psicofisico del soggetto che piomba in uno stato di torpore-apatia o per l’insorgenza di uno stato psicotico vero e proprio.

 

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Io la penso così…

Fusione casse rurali: «governance inadeguata, palese incompetenza e grave carenza etica» – di Nadia Pedot

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Gentile Direttore,

con alcune riflessioni personali mi preme contribuire al confronto che in queste settimane si è animato a partire dalla controversa fusione tra la Cassa Rurale di Lavis-Mezzocorona-Valle di Cembra e quella di Trento.

Ciò che è andato in scena al PalaRotari il 22 novembre è cosa nota e dettagliatamente riportata da più voci e differenti sensibilità.

E, se “la votazione è stata, nei modi e nelle forme, un atto osceno” al punto – forse – da configurarsi come ipotesi di reato, sarà eventualmente stabilito nelle sedi opportune.

Certamente si è aperta una frattura nel Paese entro la quale malumore, tensione e conflitto non accennano a rientrare.

Non sono socia della Cassa Rurale – già di Mezzocorona – ma il mio bisnonno nel 1902 ne fu uno dei suoi fondatori.

La storia della mia famiglia è quella di una “famiglia cooperativa” di piccoli produttori agricoli ed è questo l’humus in cui è germogliata la mia adesione ideale e formale al movimento cooperativo che si è tradotta in un concreto spirito di servizio, prima nel direttivo dell‘Associazione Giovani Cooperatori Trentini e poi brevemente in quello dell’Associazione Donne in Cooperazione.

Ho assistito nell’ultimo decennio a scontri accesi, a forzature polemiche e fratture di debolezza, ad assemblee affollate ed elezioni talvolta “citofonate” ed altre (poche, per la verità) del tutto impreviste benché intimamente molto caldeggiate.

Ma l’immagine resa ai soci al PalaRotari ha qualcosa di “inedito”: si è consumata l’hybris dei principi cooperativi.

Giusto il tempo di vita di una pagina di giornale sono valse le dimissioni, motivate e contrarie alla fusione, di Diego Paolazzi ed Elmar Mattevi, dal Consiglio di Amministrazione della Cassa Rurale di Lavis-Mezzocorona-Valle di Cembra.

Le criticità di informazione, ascolto e condivisione interna, il nodo rappresentanza e l’ipotesi di fusione con la Cassa Rurale Rotaliana e Giovo – con una mano di disponibilità allungata da questa proprio pochi giorni prima dell’Assemblea straordinaria – sono state inghiottite e soffocate insieme al dissenso che si è confrontato con una liturgia novecentesca di schedatura.

In un tempo dominato dalla virtualizzazione dei servizi, dalla digitalizzazione della comunicazione e dalla globalizzazione dei mercati, i soci si sono dovuti spostare in pullman (con rientro fiscalmente fissato) e mettere in fila, con carta d’identità alla mano, per farsi registrare manualmente su un file excel: nessuno ha ritenuto che, proprio in virtù di questi epocali cambi di paradigma, con anticipo e consoni adeguamenti di regolamento, si potesse mutuare – senza inventare nulla – da Banca Etica la formula di partecipazione dei soci “a distanza” e “in presenza”? Non solo.

Ogni eventuale opacità sull‘espressione di voto doveva essere preventivamente esclusa: se la struttura e i suoi soci devono rimanere “al passo con i tempi” è di rilevanza primaria la formulazione di nuove prassi per garantire partecipazione, trasparenza ed esercizio della democrazia.

Mi fermo, e con questo mi avvio alla conclusione, sul binomio trasparenza e classe dirigente.

In seno all’Assemblea ordinaria del 3 maggio scorso, i soci della Cassa Rurale di Lavis-Mezzocorona-Valle di Cembra erano stati “rassicurati”.

I rumor attorno alla fusione con Trento erano usciti “dalla stanza dei bottoni” ma a maggio la questione venne liquidata come una eventualità residuale e comunque remota nei tempi: in poco più di un semestre l’affare è stato “cotto e mangiato”.

La malizia è negli occhi di chi guarda, spesso, ma non sempre: a maggio la governance non aveva il polso della situazione o le dichiarazioni “rassicuranti” non erano in così buona fede.

Se il primo caso evidenzia una palese incompetenza, il secondo traccerebbe una carenza etica; ed entrambi sono sintomo di una governance inadeguata.

Il che, con “la diligenza del buon padre di famiglia”, dovrebbe corrispondere ad un’uscita di scena (auspicabilmente) veloce, defilata e definitiva.

Invece la storia, quella dei fatti senza nostalgie, ci ha ampiamente dimostrato che competenze, merito e onore (sic!) sono accessori retorici di facciata, buoni per ogni stagione e tutti i convegni, che nella nella realtà premiale di selezione della classe dirigente restano ancelle di appartenenza, fedeltà e silenzio.

All’hybris la sua nemesis: che sia già qui il tempo per una dolce riappropriazione dell’etica? C’è addirittura chi ne ha costruito una banca…

Nadia Pedot  – Maestra Cooperatrice 2015

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Io la penso così…

Simboli di Natale da abolire, no ai presepi. Ma di cosa stiamo parlando? – di Flaviano Bolognani

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Spett.Le Direttore,

la festa del Natale si è sempre festeggiata anche a scuola e nessuno si è mai lamentato.

La nascita di Gesù, cioè di un bambino in una grotta fredda, è vista per tutti i bambini come una specie di favola, inoltre la storia non nega l’esistenza di Gesù e, sia per i musulmani che per gli ebrei, Gesù è esistito.

Nella scuola dell’Infanzia c’è molta gioia, a prescindere dal credo religioso.

Tutti i bambini collaborano per mettere il muschio, il cotone per la neve, statuine, pecorelle, le lucine con grande entusiasmo. Per loro è davvero un momento fatato, ricco di emozioni e di sorprese, di mistero,di magia e di gioia. Il Natale è bello, è fatto di coccole, di calore, di giornate passate in famiglia e i bambini sono bravissimi a cogliere e a far rivivere la poesia.

Dimentichiamoci degli adulti navigati che si credono troppo saggi per proporre di togliere il presepio a tutti i bimbi nelle scuole. Per quelli l’Avvento non nasconde alcuna sorpresa, sempre meno credenti e fedeli, poco degni di quel Bambino che nasce per salvarci tutti.

Mi piace quanto scritto da una mamma mussulmana residente in Italia: “In questi giorni ho sentito molto parlare di presepe, no presepe, sì presepe, da mussulmana do il mio modesto parere, avete creato un sacco di polemica e non capisco il perché! Personalmente non mi da fastidio ne presepe, ne crocefisso perché non disturbano la mia fede come spero che nemmeno il mio credo dia fastidio a nessuno, io faccio una proposta che può mettere d’accordo tutti. Lasciamo festeggiare, divertire i nostri bambini in tutti le feste sia quelle cristiane, mussulmane ed ebraiche. Solo così si vive in pace e le culture si avvicinano, concentriamoci invece su problemi seri e concreti.

Personalmente ritengo che non solo stiamo gradualmente distruggendo la nostra cultura e le nostre tradizioni, ma stiamo dando a chi immigra ogni motivo per ridere di noi.

Un popolo che non rispetta se stesso non avrà il rispetto di nessuno.

Il presepe fa parte delle tradizioni tipiche delle famiglie cristiane che amano prepararlo durante il periodo natalizio.

Chiamato anche presepio, sin dal Medioevo simboleggia la nascita di Gesù attraverso la rappresentazione di tutti i personaggi e i posti descritti nelle Sacre Scritture, come la grotta, con il bue e l’asinello, la stella cometa, i pastori con i loro greggi e i Re Magi.

La tradizione del presepe ha avuto origine proprio in Italia e risale all’epoca di San Francesco d’Assisi che nel 1223 realizzò a Greccio la rappresentazione vivente della Natività. Nel 1400 si diffuse l’uso di collocare nelle chiese, grandi statue permanenti che rappresentavano la nascita.

Questa tradizione fu ben presto recepita a tutti i livelli della società, specie all’interno delle famiglie per le quali la rappresentazione della nascita di Gesù, con le varie statuine e gli elementi tratti dall’ambiente naturale, diventò un rito irrinunciabile.

Ora il Natale si avvicina, il mio augurio è che possa portare a tutti pace e amore nei nostri cuori.

Flaviano Bolognani

Sotto il presepio di Vigo Cavedine, realizzato come 50 anni fa

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