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Arte e Cultura

Bisesti: “Dagli orientamenti per le politiche culturali, i nuovi Stati Generali della Cultura”

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Una riflessione a tutto tondo sulle politiche culturali e su tematiche relative al management culturale, ciascuno per il proprio ambito di competenza: il prestigioso panel di esperti che oggi si è riunito a Castel Belasi, splendido maniero recentemente aperto al pubblico a Campodenno, ha affrontato una serie di argomenti validi a livello generale, ma che possono offrire occasione di confronto e spunti di valutazione per la nascita di un vero e proprio sistema trentino della cultura.

Lo ha auspicato l’assessore provinciale Mirko Bisesti, che ieri mattina ha preso parte ai lavori, per poi presentare pubblicamente una sintesi di quanto è emerso nei mesi scorsi dal Forum della cultura, a cui hanno partecipato gli stessi esperti presenti oggi a Campodenno.

All’incontro erano presenti anche l’assessore allo sviluppo economico, ricerca e lavoro Achille Spinelli, il dirigente generale del Dipartimento istruzione e cultura Roberto Ceccato e il responsabile del Servizio attività culturali Claudio Martinelli.

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Un primo risultato del percorso del Forum è il documento presentato dall’assessore Bisesti: il contenuto degli orientamenti definiti sarà condiviso e servirà a formulare le nuove linee guida per le politiche culturali della Provincia.

“Invito tutti gli operatori culturali del territorio, che svolgono la loro attività in ambito museale, bibliotecario, musicale, dello spettacolo e dei beni culturali in generale, anche all’interno dell’associazionismo e del volontariato, a offrire il proprio prezioso contributo. Insieme possiamo generare una nuova idea di cultura come sistema, aperto al di fuori dei nostri confini provinciali e allo sviluppo di un’industria culturale che guardi soprattutto ai giovani e a nuove professionalità” ha detto l’assessore nel corso della conferenza stampa che si è svolta a margine dell’incontro. “Il risultato di questa condivisione e partecipazione confluirà negli Stati Generali della Cultura del prossimo 22 novembre”, ha annunciato Bisesti.

Il percorso formativo del Forum, innovativo nella sua forma condivisa, ha portato specialisti di massimo livello e caratura nazionale ad incontrare dirigenti e direttori della Provincia del settore culturale, con l’obiettivo di lavorare in modo sinergico a costruire orientamenti per le politiche culturali del Trentino.

Gli orientamenti emersi, come già detto, vengono da oggi resi accessibili online, così da permettere a quanti vogliono dare il proprio parere, di interagire nella costruzione di specifiche linee guida. È possibile offrire il proprio contributo compilando il form a questo link: http://bit.ly/2BcYPGC

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Il documento – Gli “Orientamenti per la stesura delle linee guida per le politiche culturali della Provincia autonoma di Trento si aprono con una panoramica sullo scenario attuale e sul sistema della cultura in Trentino.

Sono sei gli ambiti formatisi in connessione ai processi storici e normativi dell’Autonomia: il sistema museale, con i principali musei provinciali, i musei privati e i siti archeologici, oltre agli ecomusei e ad Arte Sella, che raggiunge nel complesso 1 milione e 600 mila visitatori all’anno; il sistema bibliotecario trentino, con 86 biblioteche comunali e un patrimonio documentale di oltre 3 milioni e 700 mila volumi; il sistema della formazione musicale, che raggiunge 8 mila alunni e comprende il conservatorio Bonporti; il sistema dello spettacolo che come punti focali il centro servizi Culturali Santa Chiara, il coordinamento Teatrale Trentino e importanti festival d’arte di fama nazionale e internazionale; l’associazionismo culturale, che ha da sempre una notevole importanza per la vita sociale e civile delle nostre comunità e annovera corpi bandistici, cori, filodrammatiche e gruppi folcloristici; il patrimonio culturale tangibile, sul quale la Soprintendenza provinciale esercita funzioni di ordinamento, tutela, vigilanza, conservazione e manutenzione e comprende le aree archeologiche e migliaia di beni immobili e mobili sotto tutela.

Le considerazioni svolte in sede di Forum hanno evidenziato che esiste un’ampia varietà di iniziative e di eventi, anche di qualità, che riguardano tutti questi ambiti.

Lo sforzo deve andare nella direzione di superare i rischi di frammentazione, introducendo nel sistema culturale, in analogia ai settori economia e ricerca, logiche di open innovation e di apertura alla digitalizzazione.

Serve anche maggiore capacità di proporsi al di fuori dei confini provinciali, oltre che di concepire un nuovo sistema che eroghi servizi in una catena di valori immateriali.

È perciò necessario innovare focus, benchmark e governance del sistema culturale trentino, rispetto al comportamento dei suoi attori sul campo al criterio delle sue politiche.

La Provincia, in un nuovo modello, dovrà esercitare funzioni di coordinamento e impulso offrendo gli indirizzi generali utili a far crescere il territorio. Strategici, perciò, saranno la valorizzazione del patrimonio, la propulsione di industrie culturali e creative, l’investimento sui giovani, intesi non solo come fruitori, ma soprattutto come produttori di azioni culturali, una formazione di eccellenza per le professioni della cultura, una governance efficace.

L’incontro di oggi a Castel Belasi, dal titolo “Ripensare le politiche culturali oggi”, è stato organizzato da tsm-Trentino School of management, smtc-Scuola di Management del Turismo e della Cultura, in collaborazione con l’assessorato all’istruzione, università e cultura della Provincia autonoma di Trento.

Con il coordinamento di Pietrangelo Buttafuoco, giornalista e scrittore, sono intervenuti Corinne Baroni, della Fondazione Teatro Coccia di Novara, Edoardo Dallari, giornalista e scrittore, Paola Fandella, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Stefano Lombardi, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Davide Rondoni, poeta e scrittore e Renato Troncon, dell’Università di Trento.

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eventi

A Viarago la festa dei Santi Fabiano e Sebastiano

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Domenica 26 gennaio sarà la giornata della “Sagra di Viarago”  durante la quale ogni anno viene celebrata la festa dei Santi Fabiano e Sebastiano.

L’inizio è previsto per le 11 con la celebrazione della messa, alla conclusione sarà aperto il Vaso della Fortuna e alla sede degli Alpini saranno distribuzione gratuita di gnocchi.

Nel primo pomeriggio alla Casa Sociale di Viarago, intrattenimento e laboratorio didattico per i più piccoli, ma non solo. Nel pomeriggio spazio al concerto della Banda Sociale di Pergine Gruppo di Viarago e dalle 17 ci sarà la preghiera di ringraziamento. Domani sera al teatro di Viarago andrà in scena una commedia brillante.

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Spettacolo

Al teatro sociale «La classe»: la scuola come specchio di una società in crisi contesa tra delusione e speranza

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Fino a domenica va in scena al teatro Sociale La classe (2017) di Vincenzo Manna, prodotto da Società per Attori, Accademia Perduta/Romagna Teatri e Golden Art Productions.

Un insegnante precario di origine straniera, Albert, si vede affidata la gestione di un corso di recupero per studenti problematici.

Il preside non si attende risultati significativi dalla cosa: questi sei studenti debbono solo recuperare i crediti necessari per poter sostenere gli esami, nient’altro.

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Questi adolescenti son un gruppo variegato di problematiche intrecciate: musulmani, ebrei, borgatari, zingari. E ancora: timidi patologici, sbandati, piccoli spacciatori, teppisti in erba.

Albert cerca di svolgere il suo compito coscienziosamente, ma i suoi sforzi si infrangono contro il muro di diffidenza accumulata dai giovani rispetto all’autorità e al sistema scolastico.

Con un piccolo stratagemma gli riesce di interessare quasi tutti (come il filone delle storie ambientate in scuole di confine impone, c’è sempre chi non vuole essere aiutato) in un progetto europeo che contempla un premio.

A distanza visibile dalla scuola sorge un enorme campo profughi, causa di disagio e timori in città. Un rifugiato ha portato con sé un bel numero di documenti che testimoniano la repressione in atto nel suo paese.

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Il bando dell’Unione ha per tema i giovani e l’Olocausto: i materiali in possesso della classe sarebbero perfetti, e il fatto che a presentarli sarebbero studenti indisciplinati di una città in crisi potrebbe essere per loro un ulteriore bonus.

Il lavoro comincia, finché qualcuno viene travolto da un evento personale in concomitanza con alcuni disordini causati dai profughi. Questi ultimi diventano presto gli indiziati principali agli occhi dell’opinione pubblica e degli studenti stessi.

L’istituto non trova di meglio che chiudere, e dichiarare la classe di recupero completata d’ufficio; parallelamente la città istituisce un coprifuoco. Albert e i suoi virgulti si daranno per vinti?

La classe si svolge interamente all’interno di un’aula scolastica, dimessa e disordinata, ma il suo incessante confronto con il mondo esterno ad essa dissipa qualsiasi senso di claustrofobia potrebbe altrimenti sorgere.

Albert e i suoi studenti portano sempre con sé il bagaglio della loro storia personale; la realtà circostante irrompe costantemente nelle lezioni, costringendo tutti a reagire secondo la propria indole.

Come accusa un personaggio, è facile avere compassione delle sofferenze di chi vive lontano, difficile e scomodo è invece averne con chi ti sta sotto gli occhi, chi vive in città ed è stritolato dalla crisi economica.

Vincenzo Manna ha fatto un ottimo lavoro nel bilanciare gli elementi del suo lavoro: per una catastrofe umanitaria, un silenzioso dramma individuale. E se rimane chiaro chi tra i personaggi rappresenta la ragione e chi il torto, al torto viene dato spazio per una efficace arringa difensiva.

Giuseppe Marini, alla regia, ha anche lui ben variato il ritmo dell’azione a seconda dei momenti, seri, drammatici o giocosi della scena.

Il cast si muove bene nel dare voce a questi personaggi in cerca di un posto nel mondo. Andrea Paolotti è molto realistico come Albert, insegnante consapevole della scarsa autorevolezza oggidì attribuita alla posizione, solido eppur pacato.

Come preside, Claudio Casadio si mostra burocraticamente disincantato, impegnato verso il suo istituto assai più di quanto lo sia verso i suoi studenti, teoricamente ragion d’essere dell’intera istituzione. Eccetto quando parla di galline (a proposito delle quali… più avanti).

Poca meraviglia se questi adolescenti avversano scuola e potere: problemi a scuola? Chiusura e metal detector. Problemi in città? Coprifuoco e muraglie.

I giovani attori a cui sono affidati i ragazzi (Brenno Placido, Edoardo Frullini, Valentina Carli, Giulia Paoletti, Andrea Monno) svolgono il loro compito oltre la sufficienza (naturalmente non tutti nella stessa misura), e mi spiace non inoltrarmi nell’argomento, ma molta parte di La classe consiste nel conoscere (ancora, in diversa misura) il corpo studentesco. Sarebbe come entrare nei dettagli dei personaggi di Breakfast Club.

La scena, quest’aula dai banchi usciti da decadi passate, è di Alessandro Chiti. Le luci di Javier Delle Monache (coadiuvate dalle musiche di Paolo Coletta) contribuiscono puntualmente a denotare la scansione delle lezioni.

Teatro serio, questo. Il tema, se sia più sensato sopportare gli oltraggi del destino cinico e baro o combattere contro un mare di problemi e lottando disperderli.

Casadio offre una guida lungo lo spettacolo. Parlando di polli.

Le galline hanno le ali, ma non volano, tutt’al più svolazzano per pochi metri. Conducono un’esistenza dalla routine fissa: mangiano, dormono, si accoppiano, tuttavia sono costantemente preda del timore. Vedete i parallelismi, certamente.

Ma vi è dell’altro. Se le ali dei polli non gli concedono il volo, le loro zampe sono forti e ben piantate sul terreno. Una gallina potrebbe, volendo, raggiungere dall’Italia Parigi in tre giorni, Berlino in nove.

Basterebbe loro una rampa, e raggiungerebbero la luna.

La compagnia incontrerà il pubblico al teatro Sociale alle 17 e 30 di venerdì; lo spettacolo va in replica venerdì 24 e sabato 24 novembre alle 20 e 30 e ancora domenica 25 alle 16. La rappresentazione si è conclusa alle 22 e 55.

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eventi

«La culla delle mamme»: Michel Odent racconta 70 anni di parti naturali

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“ La culla delle mamme” è una conferenza pubblica che terrà venerdì sera a partire dalle 19,30 al Centro Santa Chiara.

Interverrà il medico di fama internazionale Michel Odent che con la traduzione di Chiara Scropetta, parlerà di quella che è stata una svolta nella storia della nascita.

Odent è stato il pioniere di un nuovo tipo di consapevolezza sull’importanza che hanno le prime esperienze di vita.

Le sue riflessioni, i suoi ragionamenti e le sue domande costituiscono il racconto di una straordinaria esperienza durata 70 anni.

La sua relazione offrirà interessanti spunti. La serata è stata organizzata col sostegno della Fondazione Caritro e pur essendo ad ingresso gratuito è gradita la prenotazione: 3388868249.

Odent dopo aver lavorato in Algeria e Guinea come chirurgo di guerra, dirige per 23 anni (dal 1962 al 1985) il servizio di chirurgia e ostetricia/maternità del piccolo ospedale di Pithiviers, nel dipartimento del Loiret nella Francia centrale.

Le esperienze connesse a questi anni sono fondamentali nell’influenzare il suo interesse verso la storia della neonatologia e la ricerca sulla nascita e la salute.

Odent è noto per aver creato, in ambito ospedaliero, la prima “salle souvage”, un ambiente simile a una stanza di casa, una mediazione tra parto in casa e parto medicalizzato in clinica.

Trasferitosi a Londra nel 1985, fonda il Primal Health Research Centre, dove sostiene le prassi del parto attivo, del parto nell’acqua e dei concetti collegati alla salute primale, anche in riferimento al concetto di “assistenza sanitaria primaria” contenuto nella Dichiarazione di Alma Ata del 1978.

Una delle tesi sostenuta nei suoi saggi è quella secondo cui il percorso culturale fino ad oggi manifestatosi ha trascurato l’importanza dell’amore come potenziale, e per certi versi rivoluzionaria, strategia per la sopravvivenza umana; Odent asserisce che lo stile di vita umano (che finora ha generalmente sostenuto la validità e l’importanza del dominio dell’Uomo sulla Natura e sugli altri gruppi umani e animali) è ormai superato e non più idoneo allo scopo della sopravvivenza stessa.

Dal 1989 al 2012 Michel Odent ha prodotto nove opere di grande successo:

Ecologia della Nascita, Red Edizioni, 1989.
L’acqua e la sessualità, Red Edizioni, 1991.
Abbracciamolo subito! I veri bisogni del bambino e della mamma, Red Edizioni, 2006.
L’agricoltore e il ginecologo. L’industrializzazione della nascita, Il Leone Verde, 2006.
Psiconeuroendocrinologia della nascita, Centro Studi il Marsupio, luglio 2007.
La scientificazione dell’amore. L’importanza dell’amore per la sopravvivenza umana, Urrà Edizioni, 2008.
Il cesareo, Blu Edizioni, 2009.
Le funzioni degli orgasmi, Terra Nuova edizioni, 2009.
Nascere nell’era della plastica, Terra Nuova edizioni, 2012.

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