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Trento

Insulti, minacce di morte e danneggiamenti a «La Voce del Trentino»: rivoluzionari rossi all’esercizio della democrazia

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Vetri infranti nella notte in via Milano, alla sede de La Voce del Trentino. Sulla matrice vandalica del gesto ci sono purtroppo pochi dubbi.

I vetri antisfondamento non hanno ceduto e si sono incrinati. Secondo i primi rilievi delle forze dell’ordine, si fa strada l’ipotesi che chi ha colpito abbia usato fucili o pistole ad aria compressa con piombini.

Anche avessero usato un oggetto contundente, ma ci penserà la polizia scientifica che effettuerà il sopralluogo nel pomeriggio ad accertarlo, ignoti hanno pensato bene di infierire con l’ennesimo sfregio sulla redazione del nostro quotidiano, il secondo più seguito della provincia di Trento con i suoi quasi 30 mila lettori giornalieri.

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Quanto successo stanottte è soltanto l’ultimo degli episodi legati a minacce di morte, insulti, lettere anonime, mail minatorie che la nostra redazione riceve da tempo e che a questo punto decidiamo di rendere pubblici.

Una Voce scomoda, la nostra, che soprattutto in concomitanza con il cambio della guardia al governo è diventata bersaglio, ancora una volta, dell’ideologia violenta di chi applica quello che ci piace chiamare “fascismo al contrario” come arma di lotta sociale contro un nemico non meglio identificato o identificabile, se non dalla sciocca ottusità di chi crede di riportare la democrazia attraverso quella lente distorta del mercenarismo da vili che obbedisce, crede, combatte sotto l’egida delle bandiere rosse o delle non bandiere.

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Basta che il nemico sia abbattuto.

L’aggregato dittatoriale dell’antagonismo politico modernizza lo strumento dell’inquisizione che fa la spola tra il web e la dimensione reale, dirige il cannone dell’intimidazione con un’arroganza arricchita di quell’antico rancore da biennio rosso che rade al suolo tutto ciò che rappresenta la Voce fuori dal coro.

La sequela di minacce e insulti rivolte al nostro quotidiano, alla sottoscritta in qualità di direttore (vedi lettere) e al nostro editore minacciato di morte più di una volta in questi anni, ricorda tanto la storica consuetudine della raccolta nominativi dei nemici politici nelle famose liste di proscrizione.

Ma se la violenza non è “nera”, tutto è permesso.

Persino il rovesciamento del principio democratico e costituzionalmente garantito della libertà di espressione.

Gli stessi soggetti che descrivono altri come fascisti del terzo millennio, eleggono il medesimo sistema che verrebbe utilizzato dai supposti neofascisti da annientare.

L’antifa diventa fa” e rende proprio il metodo che denigra, rovescia i canoni di ciò che è considerato illecito se esercitato dall’avversario politico e lo rende lecito sotto l’ombrello di un supposto diritto di esercizio della democrazia, o della sua tutela, quando messo in atto dalla “parte giusta”.

Perché i fascisti al contrario usano da sempre una legge di imposizione che vale solo per loro e in virtù di una supposta violenza subita.

Per questo, lungi dall’imparare dalla storia quella lezione di pietà di cui vanno ciarlando in continuazione, quella stessa violenza la impongono agli altri; con il medesimo atteggiamento dispotico, con il livore revanscista tipico, lo abbiamo detto, del dittatore al contrario.

La utilizzano nella politica così come nella società, nella cultura, nell’economia: con la cantilena del “chiagni e fotti” la sedicente minoranza organizzata accerchia, silenziosamente ghettizza, depotenzia e infine uccide.

Non solo vetri infranti

Puttana e fascista. Lettere di minacce al direttore, puntuali, ogni lunedì, a confermare che il totalitarismo che censura il pensiero, quello vero, ha sede in ben altri luoghi, con ben altri padroni.

Ma i metodi, ahinoi, quelli sì che sono sempre gli stessi.

Puttana e fascista, finirai come la Petacci. Trattati di poesia moderna ricchi di quella supponenza così ideologicamente lurida, così strutturalmente compromessa dalla radice della sua genesi da far temere per il contagio da una sorta di malattia autoimmune della Repubblica. Il Lupus della Nazione.

Improvvisati, mediocri, modesti, cortigiani e papponi. Eccola qui l’Italia dei rivoluzionari rossi all’esercizio della democrazia che additano e minacciano servi e meretrici, filistei, ipocriti, retrivi, bottegai, nemici con e senza divisa, sempre e comunque dalla parte sbagliata.

Da donna e direttore di due quotidiani, La Voce del Trentino e La Voce di Bolzano, aspetto con ansia il sollevarsi del coro indignato delle femministe, la lunga lista delle interrogazioni parlamentari, gli infiniti girotondi e i cortei chilometrici di protesta delle magliette rosse.

Nulla di tutto ciò succederà, se la legge imperante impone di sparare, anche mediaticamente, sul supposto camerata.

Perché così il secolare sistema di indottrinamento ha loro insegnato, inculcando l’odio di classe nel grande alveo ideologico della lezioncina culturale post bellica.

A questi va il nostro ringraziamento più sentito. Perché la resistenza, quella autentica, ce la stanno insegnando loro.

«L’amarezza non sono i danni arrecati da questi poveri disgraziati disadattati e psicopatici ma la consapevolezza di non vivere più in una nazione democratica e libera. Ma quanto successo questa notte alla nostra redazione ci dà nuovo entusiasmo e forti motivazione per continuare su questa strada che è quella giusta. Non saranno certo 4 fanatici a fermare una voce dell’informazione trentina fuori dal coro e unica in regione che da sempre difende i valori del centro destra», dichiara il nostro editore Roberto Conci.

E ancora: «Quanto successo è figlio del buonismo e dell’eccessiva sopportazione nei confronti di persone notoriamente conosciute da tutti, che nonostante i danni arrecati alla città di Trento in questi anni, sono ancora liberi di danneggiare a piacimento qualsiasi attività o persona non la pensi come loro. Una vergogna questa, di cui Trento non aveva bisogno. Il mio appello è che tutti coloro che credono ancora nella democrazia e nella libertà si uniscano per dare un forte segnale di cambiamento, specie ora che nel Trentino governa il centrodestra da sempre baluardo dei valori legati alla libertà, alla sicurezza e alla democrazia.

Ancora di più gravi non sono le minacce di morte e gli insulti che giornalmente arrivano alla mia persona ma quelli che riceve la direttrice Elisabetta Cardinali in quanto donna. Dopo la pubblicazione di questa lettera, mi attendo l’intervento della commissione pari opportunità della provincia di Trento. Ma quanto successo è solo il normale epilogo di tutto l’impegno profuso da alcuni politici che aizzano questi psicopatici con tanto di megafono in mano, un giornale trentino che da anni ci attacca creando odio e rancore verso di noi, e certi gruppi social che fomentano odio e disprezzo. Non abbiamo iniziato noi questa guerra, ma la combatteremo senza paura alcuna fino in fondo».

I vandali hanno voluto colpire appositamente tutte le vetrine, non sapendo che all’interno degli uffici sono presenti 3 telecamere. Le immagini saranno fornite alle forze dell’ordine all’atto della denuncia. I danni sembrano stati effettuati con un fucile ad aria compressa. 

Sotto, le lettere di minacce ed insulti ricevute dalla direttrice Cardinali per le quali è stata sporta denuncia alla polizia postale

 

 

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