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Val di Non – Sole – Paganella

A Cles sul palco dell’Auditorium per l’evento “I love sport” presenzia con ironia e saggezza un istrionico Arrigo Sacchi

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Sabato 12 ottobre scorso, presso l’Auditorium del Polo Scolastico a Cles , si è tenuto l’incontro “I love sport – Tutti per uno, uno per tutti! Per vincere e crescere insieme”, con la partecipazione dell’allenatore Arrigo Sacchi, premiato da France Football come miglior terzo allenatore della storia del calcio.

L’incontro è stato organizzato dalla Cassa Rurale Val di Non, ed era rivolto alle Società Sportive della vallata, oltre che ai soci della Cassa Rurale.

La serata è cominciata con una breve introduzione a cura di Matteo Lorenzoni, che ha presentato il Presidente della Cassa Rurale Val di Non Silvio Mucchi insieme al Direttore Massimo Pinamonti, i quali, rispettivamente, dopo aver espresso i propri ringraziamenti ed apprezzamenti nei confronti di Arrigo Sacchi e del pubblico presente, hanno sottolineato l’importanza dell’incontro facendo particolare riferimento ai ragazzi, e di come, oggigiorno, lo sport abbinato allo studio offra molteplici opportunità.

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Hanno inoltre evidenziato l’importanza del gioco di squadra in tutti i settori lavorativi, oltre che sportivi.

La serata prosegue con il giornalista Paolo Ghisoni, nonchè CEO Founder de “La Giovane Italia”, almanacco dei giovani calciatori italiani under 19, che è intervenuto per intervistare Arrigo Sacchi: “E’ un onore poter essere vicino ad un personaggio come Arrigo Sacchi, e sono molto felice di essere giunto in Val di Non, avete dei posti meravigliosi! Ho anche visto dei bei campi di calcio e delle belle strutture sportive, tenute bene; si vede che qui i soldi vengono investiti nello sport”.

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Dopo un breve documentario dedicato alla sua carriera, sale sul palco Arrigo Sacchi.

Ovviamente Arrigo Sacchi non ha bisogno di presentazioni, ma ricordiamo che, oltre ad allenare, è stato dirigente calcistico, commissario tecnico della nazionale, scrittore ed opinionista, soprannominato anche ‘Il profeta di Fusignano’, suo paese natale. Cronologicamente ha allenato le squadre del Rimini, il Parma, il Milan, l’Atletico Madrid per ritornare nuovamente al Parma, oltre alla nazionale italiana, per poi assumere la carica di commissario tecnico della squadra. Nel 2005, l’ Università di Urbino ha conferito a Sacchi la laurea honoris causa in Scienze e Tecniche dell’Attività Sportiva.

Paolo Ghisoni inizia l’intervista collegandosi all’ultima frase pronunciata da Arrigo Sacchi nel documentario: “Sono sbagliato?” – E quindi lo interroga: “Sei sbagliato? Per questo paese io credo di sì”.

E passa poi a presentare il libro “La coppa degli immortali. Milan 1989: la leggenda della squadra più forte di tutti i tempi raccontata da chi la inventò” scritto a quattro mani da Luigi Garlando ed Arrigo Sacchi, giunto alla 6a edizione e che ha venduto oltre 30.000 copie.

L’intervista si snoda tra numerosi argomenti, quali aneddoti sulla vita sportiva di Sacchi, la sua quarantennale carriera in campo calcistico, passando da storie riguardanti calciatori da lui allenati, al suo legame con  Silvio Berlusconi: “Abbiamo sempre avuto un buon rapporto di reciproca stima, anche quando la squadra perdeva, lui mi diceva che avevo comunque fatto un ottimo lavoro. Un anno, durante il periodo di calcio-mercato, gli telefonai all’una di notte pregandolo di acquistare Carlo Ancelotti, pur sapendo che aveva un ginocchio messo male. Berlusconi mi disse: ‘Ne è sicuro? Quello è una sòla!’ Mi diede ascolto e lo prese. Tempo dopo, visti i risultati, mi contattò e mi disse: ‘Lei ha voluto un direttore d’orchestra che non conosce la musica, cosa devo fare?’ Allora iniziai a dargli lezioni private, lo facevo venire agli allenamenti un’ora prima degli altri; Ancelotti divenne così un leader“.

Berlusconi non si sbagliò dando fiducia a Sacchi, visto i livelli ai quali riuscì a portare la squadra del Milan.

Sacchi poi spiega di come il fenomeno degli ‘Ultras’ sia purtroppo legato alle squadre sportive, ai dirigenti ed al loro interesse nel creare disordini.

Parla di politica: “Nessuno di noi si fa un esame di coscienza; diciamo che i politici non sanno fare il loro lavoro, ma siamo noi che li votiamo…”

Fa costatazioni su come il denaro trasformi le persone: “Parecchi calciatori sono diventati avidi, e quando si diventa avidi si perde di vista l’obiettivo, si limita la creatività, non si gioca più con entusiasmo…”

Narra del suo rapporto conflittuale con Marco Van Basten: “Lo misi fuori squadra dopo due partite e lui, in un secondo, distrusse i miei 16 anni di carriera, non ero neppure mai stato esonerato, quando i giornali uscirono con il titolo: ‘Van Basten boccia Sacchi: arriva il Signor Nessuno’. La stampa spesso infierisce, senza tener conto di nulla, solo per aumentare le vendite. Allora decisi di usare le maniere forti: ‘Visto che mi hai massacrato, adesso ti siedi con me in panchina, così mi dici dove sbaglio’. E quando Van Basten diventò a sua volta allenatore, mi confessò: ‘Scusa, ti ho creato veramente tanti problemi’ E io gli risposi ‘No, anzi, ti devo ringraziare, perchè tanti di questi problemi me li hai risolti tu”.

Arrigo Sacchi, rispondendo alle varie domande di Ghisoni, parla a ruota libera, e prosegue: “Michelangelo diceva che i quadri si dipingono con la mente, la mano è solo uno strumento. Allora io dicevo ai miei giocatori: ‘Il calcio si gioca con la mente, il piede è solo uno strumento, per cui bisogna allenarlo.”

Esprime poi la propria amarezza nei confronti delle squadre italiane, più propense ad arruolare giocatori stranieri che italiani, e prende ad esempio la Spagna, che invece predilige calciatori spagnoli, mentre possiede solo una piccola percentuale di giocatori stranieri.

Ribatte il concetto che il calcio è un gioco di squadra: “Dopo quattro mesi ho trasformato la nazionale in un team vincente; ho inculcato il concetto di sfida collettiva; e quegli 11 giocatori sono diventati una squadra straordinaria”.

Poi, rivolgendosi ai genitori e agli allenatori, consiglia: “I genitori non devono intromettersi nell’allenamento dei figli, e quando questi tornano a casa non devono chiedere ‘Cosa avete fatto? Avete vinto o perso?’ Devono invece chiedere: ‘Vi siete divertiti?’ Non bisogna fare pressione sui bambini, gli allenatori non possono pretendere troppo, devono insegnare il gioco di squadra, la collaborazione, l’educazione sportiva, devono fare capire che solo con impegno ed entusiasmo si ottengono risultati. Bisogna far comprendere ai ragazzi il concetto di ‘merito’, la meritocrazia si conquista, devono guadagnarsela”.

A conclusione dell’intervista Paolo Ghisoni commenta: “Arrigo, tu hai rivoluzionato il calcio italiano!” Ma lui, modestamente, ha risposto: “Non ho fatto nulla di straordinario, ho fatto solo quello che ritenevo giusto, solo cose normali”.

Sacchi, molto disponibile, ha risposto ad alcune domande che gli sono state rivolte dal pubblico; dopodichè, al termine della serata, il Direttore Pinamonti ed il Presidente Mucchi lo hanno invitato a firmare il libro degli autografi della Cassa Rurale. E’ rimasto anche a disposizione dei numerosi tifosi ed ammiratori presenti per firmare gli autografi di rito.

Quello con Sacchi è stato davvero un incontro significativo; è un uomo arguto, intelligente, con una cultura eccezionale, semplice e simpatico, ma anche pungente e autoironico, ostinato e tenace; un uomo che quando si pone un obbiettivo lo vuole raggiungere a tutti i costi, e ha dimostrato al mondo di esser stato in grado di farlo.

 

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