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Giunta Predaia rinviata a giudizio e scelte della Corte di Conti: la replica di Romina Menapace

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Romina Menapace chiamata in causa dal nostro articolo «Le magnifiche, fantasiose lezioni democratiche di «siora» Menapace» (qui l’articolo) replica spiegando il suo concetto di autonomia.

Il contendere è il rinvio a giudizio del sindaco Paolo Forno e di tutta la sua giunta per l’ormai nota vicenda della consulenza da 45 mila euro affidata dal Comune di Predaia alla società CG2O S.r.l., portata alla luce da un’interrogazione depositata dai gruppi di minoranza di Predaia Futura e Predaia Unita, che ora rischia di costare cara al segretario generale e agli amministratori comunali, citati in giudizio dalla procura regionale della Corte dei Conti su un’ipotesi di danno erariale.

Nello specifico al segretario generale Giancarlo Pasolli viene addebitato il 79% della responsabilità, al sindaco Paolo Forno e alla giunta comunale, composta allora dagli assessori Mirco Casari, Elisa Chini, Luca Chini, Maria Iachelini, Lorenzo Rizzardi e Massimo Zadra, il restante 21% di responsabilità.

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Nel Comune di Predaia, infatti, non mancherebbero figure qualificate e competenze: oltre al segretario generale e ai suoi due vice, entrambi laureati in economia politica, gli uffici potevano contare su altri sette collaboratori laureati.

In sintesi, l’ottimizzazione della macchina amministrativa non necessitava di attingere a risorse esterne. Anche perché, come sostiene nell’atto di citazione il procuratore regionale Marcovalerio Pozzato, l’incarico affidato alla società emiliana CG2O S.r.l. non era un piano ad alta specializzazione.

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Romina Menapace si era schierata con la Giunta pubblicando sulla sua pagina facebook un post molto critico nei confronti della decisione della corte dei Conti. Il nostro giornale lo ha ripreso spiegando in sintesi che le regole della democrazia vanno rispettate per non creare una vera e propria selvaggia anarchia dove a rimetterci sono i semplici cittadini che sarebbero in balia di istituzioni non sempre trasparenti nelle scelte.

Romina Menapace nei giorni seguenti ha scelto di replicare sui social al nostro articolo. Riteniamo che quello non era il posto giusto per rispondere e abbiamo chiesto una via ufficiale per farlo. Cosa che la simpatica Romina Menapace ha poi effettuato scrivendoci la sua idea di autonomia e democrazia che pubblichiamo volentieri per dare uno spunto di discussione in più ai nostri lettori.

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IL COMUNICATO DI ROMINA MENAPACE – Ha ancora senso parlare di autonomia oggi? E’ in pericolo la democrazia? Dalla mia piccola esperienza di amministratore comunale, la risposta è si, ed è un pericolo silenzioso e poco visibile, ma con cui ci confrontiamo tutti i giorni. Non sto parlando dei regimi totalitaristi, delle dittature o il sopravvento di un partito politico piuttosto che un altro.

Mi riferisco al fatto che nella pratica quotidiana dell’amministrare, ci troviamo costantemente di fronte a leggi, norme, paura di commettere infrazioni che di fatto limitano la possibilità di prendere delle decisioni che vadano nella direzione di rendere i servizi più efficienti e di far crescere le nostre comunità.

E anche quando la normativa lascia degli spazi, per paura di sbagliare, ci troviamo a interpretarla sempre in maniera restrittiva per metterci al riparo da possibili problemi. Si gioca in difesa, e spesso questo crea mancate opportunità per i cittadini e inefficienze.

Talvolta si genera anche un maggior costo per la pubblica amministrazione. I cittadini, le imprese e i professionisti che lavorano con gli enti pubblici sanno esattamente a cosa faccio riferimento.

Da cosa deriva questa situazione? Dal fatto che come cittadini non ci fidiamo dei politici e degli amministratori pubblici e giustamente chiediamo meccanismi per contrastare la corruzione. Questi meccanismi però ci stanno immobilizzando, e la cura risulta essere più dannosa della malattia.

E’ doveroso lavorare all’interno dei binari della legge e che ci siano i controlli, ma quando i binari sono troppo stretti e ti portano a non fare e non decidere, sorge un problema enorme. E noi siamo in questa situazione, di deficit di democrazia legata al fatto che i cittadini democraticamente possono eleggere i loro rappresentanti nei comuni, ma di fatto gli amministratori hanno un ridottissimo margine di azione.

La vicenda di Predaia è emblematica in questo: la giunta incarica uno studio di consulenza per un progetto di riorganizzazione degli uffici post fusione. Da quanto riportato sulla stampa, leggo che il problema sta nel fatto che il progetto di riorganizzazione poteva essere affidato a dipendenti del comune, in quanto, essendo laureati hanno le competenze per riorganizzare gli uffici.

Una discussione sull’opportunità di dare un incarico esterno è legittima e giusta; immagino che la giunta abbia analizzato la situazione, conosca la propria struttura e abbia agito per il bene dell’ente. Non si chiede a Predaia di dimostrare che quella scelta abbia comportato un risparmio effettivo o un miglioramento della struttura. E anche se non ci fosse stato un vero risparmio o un miglioramento? Quando facciamo delle scelte non sempre abbiamo la certezza che sia la strada giusta, e a volte sbagliamo.

Ma stare fermi per paura, può essere peggio di sbagliare.

In una provincia autonoma servono leggi diverse. E’ giusto riconoscere la capacità delle comunità di autogovernarsi e lasciare loro la libertà di azione, che permetta ad ogni comunità di trovare le soluzioni più opportune. Mi piacerebbe che la discussione sull’autonomia, fossa allargata ai temi delle comunità locali e non solo centrata sui rapporti Stato-Provincia. L’autonomia non è un patrimonio esclusivo della provincia, è delle comunità; alla provincia viene riconosciuta dalla Stato per statuto.

Nell’articolo riportato dalla Voce del Trentino, si deduce erroneamente da una mia frase che il problema sia la Corte dei Conti. Preciso e sottolineo che il problema secondo me non è chi controlla o chi indaga, sono le regole del gioco ingabbiamo e limitato oltremisura l’azione degli amministratori che hanno a cuore le loro comunità. E una terra autonoma merita un trattamento di rispetto diverso.

 

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