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Giudicarie e Rendena

I consiglieri provinciali solleciteranno la Giunta a risarcire i lavoratori della Schlaefer che da mesi sono senza paga

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I consiglieri provinciali solleciteranno la Giunta a risarcire i lavoratori della Schlaefer che da mesi sono senza paga.

Serve una soluzione urgente perché gli operai della Schlaefer, ex Waris, di Storo senza paga né contributi, ottengano la retribuzione e gli arretrati cui hanno diritto e che l’azienda invece nega.

Nega al punto che 15 di loro dall’inizio dell’anno si sono licenziati per giusta causa non ricevendo lo stipendio da tre mesi.

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I lavoratori che dal 2017 si sono licenziati per questa ragione sono così saliti a 30 su un totale di 36 dipendenti.

I consiglieri provinciali presenti all’incontro avvenuto oggi alle 13.00 – oltre al presidente Kaswalder hanno partecipato Dalzocchio, Olivi, Tonini, Degasperi, Marini e Cia – con sei rappresentanti dei lavoratori guidati da Enrico Albertini, della Fiom Cgil, impiegati nell’impresa che ha sede in un capannone di proprietà della Trentino Sviluppo spa (TS), si sono impegnati a sollecitare la Giunta perché risponda al più presto, con strumenti adeguati, all’emergenza economica di queste persone.

Introducendo l’incontro il presidente Kaswalder ha ricordato che la Schlaefer non paga più da tempo neppure l’affitto a Trentino Sviluppo, presente alla riunione con il direttore operativo Nicola Polito, violando l’accordo sottoscritto con la società della Provincia che nel 2011 aveva investito un milione e mezzo di euro per ristrutturare l’immobile messo poi a disposizione della Waris, azienda produttrice di pannelli solari e rubinetteria cui dal 2018 era subentrata la Schlaefer, il cui titolare, Ermanno Pizzini, era uno dei tre fratelli proprietari della ditta precedente.

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Dopo il riassunto fornito da Albertini dei torti subiti dai lavoratori che più volte hanno scioperato anche ad oltranza per indurre l’azienda a pagare il proprio personale, l’ex assessore provinciale allo sviluppo Alessandro Olivi (Pd) ha ricordato l’estremo tentativo di intesa con l’imprenditore compiuto proprio un anno dalla Giunta della passata legislatura.

Allora era stata accordata ancora fiducia all’azienda alla luce del piano industriale presentato da Pizzini, che solo più tardi si è rivelato non credibile, nel quale si prospettava un’ipotesi occupazionale addirittura espansiva della Schlaefer. L’ex assessore aveva chiesto all’imprenditore di onorare subito gli impegni presi con i lavoratori e TS, altrimenti non sarebbe più stato possibile occupare il capannone della società pubblica. Per tutta risposta, ha concluso Olivi, Pizzini reagì giudicando questo un ricatto al quale avrebbe risposto licenziando i lavoratori.

Per TS spa, Polito ha sintetizzato le tappe che hanno portato prima alla concessione del capannone a Pizzini che, in una fase critica per l’economia della valle, quest’impresa era stata l’unica partecipante al bando di gara volto ad assegnare l’immobile di proprietà pubblica. Inoltre, ha aggiunto Polito, il piano industriale presentato pareva convincente anche se poi l’accordo sottoscritto con l’azienda non è stato rispettato. “L’impresa ha dimostrato totale inadempienza dei vincoli occupazionali e gravi irregolarità per quanto riguarda i pagamenti nei confronti del fisco, dei contributi previdenziali, dei lavoratori, dei fornitori e del canone per il capannone”. A fronte di ciò TS aveva ricevuto dall’attuale Giunta provinciale il mandato per avviare un’azione giudiziaria nei confronti di Waris. Azione fermata però per il subentro della Schlaefer. Anche con la nuova azienda, però, i problemi sono rimasti gli stessi. Oggi, ha segnalato Polito, nei confronti di TS la Waris ha accumulato per affitti non pagati un debito di 85.000 euro, cui si sono poi aggiunti 70.000 euro circa della Schlaefer. Non risulta che quest’ultima abbia ancora avviato la procedura fallimentare, mentre la Waris è in default acclarato. “Oggi – ha concluso Polito – non pare proprio che vi siano più margini per ritenere che l’azienda abbia un futuro. Come TS non ci resta quindi che impegnarsi a recuperare al più presto l’immobile cercando di avviare un’attività sostitutiva con imprese locali e di ricollocare il personale attraverso l’Agenzia del lavoro”.

Claudio Cia (Agire) ha ricordato che nella passata legislatura erano state presentate delle interrogazioni sull’impresa in questione. A suo avviso fin dall’inizio era stata data troppa fiducia ad un’impresa che non meritava tutto questo credito. Oggi – ha concluso – siamo arrivati all’auto-licenziamento dei lavoratori per cui ormai possiamo fare ben poco. Polito ha risposto che TS ha fatto tutto quel che doveva fare nei confronti dell’azienda tranne che avanzare la richiesta di fallimento.

Alex Marini (5 stelle) ha sottolineato la necessità di sanzionare comportamenti aziendali come questi vanno sanzionati per una questione di giustizia sociale, aggiungendo che occorre pensare a recuperare subito gli stipendi.

Secondo Kaswalder a questo punto è urgente che TS rientri in possesso del capannone e trovi qualche ditta di qualità per riassorbire i lavoratori.

Olivi ha indicato due possibili strumenti che la Giunta provinciale potrebbe mettere in campo a questo scopo, come già fatto in passato per casi analoghi: la cessione del credito e il Confidi.

Per l’Agenzia del lavoro, Failoni ha ricordato come solo in parte i lavoratori che si sono licenziati per giusta causa prima da Waris e poi da Schlaefer sono riusciti a trovare un’altra occupazione.

Filippo Degasperi (5 stelle) ha giudicato positivo l’investimento fatto dalla Pat sull’immobile che rende oggi riutilizzabile il capannone. “Da parte nostra oggi non possiamo che sollecitare la Giunta a farsi carico della situazione dei lavoratori per quanto riguarda i loro crediti, e TS perché funga da camera di compensazione per gli eventuali errori commessi, impegnandosi per il riutilizzo dell’immobile”.

Anche Mara Dalzocchio (Lega) ha auspicato che la Giunta cerchi una soluzione adeguata per ridurre al minimo i danni causati dall’azienda ai lavoratori, lamentando che sarebbe stato opportuno esigere da Pizzini qualche garanzia in più in termini di coperture e non fidarsi solo del suo piano industriale, dietro al quale c’era il nulla. In questo modo si sarebbe forse potuto trovare prima qualche altra azienda locale interessata.

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