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Io la penso così…

La truffa intellettuale dell’ecologismo: l’uomo ridotto alla componente della biosfera

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Da tempo ormai, tra i blog e i social network è un susseguirsi di posizioni (più o meno autorevoli) e iniziative contrarie alla direttiva europea 86/609 sulla vivisezione degli animali per la ricerca scientifica, che è stata approvata dal Parlamento Europeo nella recente seduta di Strasburgo.

Ben vengano tutti i disappunti contro la macabra e sadica pratica della vivisezione, che non può e non deve essere praticata nel nome di qualsivoglia epistemiologia.

Ciò premesso, però va denunciata una tendenza assai preoccupante, infatti pochissimi “iniziati ideologizzati”, approfittano della sensibilità degli uomini, per trascinarli collateralmente in sentieri ancor più che disumani della vivisezione stessa: attraverso la contaminazione del germe panteista naturalista in antitesi con la naturalezza, si vuole porre l’uomo sullo stesso piano degli animali.

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Da anni il “veleno animalista ecologista“ è stato instillato a piccole dosi, sedimentandosi su buona parte dello strato sociale occidentale. Gli effetti sortiti sono confermati nel fervore esternato contro l’abominevole pratica della vivisezione, ardore (suppongo inconsapevolmente) che viene meno per leggi di Stato ancor più barbare ed assassine, che permettono infanticidio con l’aborto, la macellazione di esseri umani con la pratica dei trapianti d’organi e la soppressione di malati ed anziani con l’eutanasia.

Chi si cela dietro le organizzazioni ecologiste ed animaliste, qual è il loro scopo ed il loro fine?

“Ecologia” è un termine vago ideato da Ernst Haeckel, uno dei più ferventi discepoli di Darwin, per indicare una visione del mondo radicalmente monista ed evoluzionista.

Gli ecologisti moderni più coerenti si richiamano, oltre che ad Haeckel (nato in Germania nel 1834 e morto il 1919), anche ad una visione del mondo come un “processo rivoluzionario” di “liberazione della Natura dal dominio dell’uomo” (C/. R. De Mattei, 1900-2000 Costruzione e Distruzione, 1991, pag. 167).

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La “società ecologica” intende eliminare il primato dell’uomo sulla natura per realizzare la “democrazia” della specie, “l’eguaglianza della biosfera”. Il principio democratico ed egualitario su cui si basa l’ “etica della solidarietà”, deve essere estesa dalla specie umana a tutto l’universo.

L’uomo deve scendere dal trono di “re del creato” e porsi sul piano di assoluta uguaglianza rispetto alla natura che lo circonda. Questa solidarietà ha la sua prima espressione nell’”animalismo”, cioè in quella teoria che pretende di estendere il principio di eguaglianza fra animali ed uomini.

In odio al primato naturale dell’uomo nel creato, si teorizza la sua assoluta uguaglianza con gli animali.

Sapendo bene che è impossibile elevare gli animali al rango dell’uomo – poiché essi non hanno né libertà di coscienza, né ragione, né doveri morali – si abbassa l’uomo a livello degli animali, giungendosi perfino ad affermare che “L’umanità è un cancro nell’universo della vita!”… e con il cancro – sappiamo bene – non c’è compromesso alcuno: va semplicemente estirpato.

Ecco perché – coerente con questa visione immanentista – lo stesso presidente mondiale del WWF nonché alto membro della Gran Loggia Madre d’Inghilterra, il principe Filippo di Edimburgo, in data 8.8.1988 all’agenzia tedesca di notizie DPA, ha dichiarato: “Se rinascessi, mi piacerebbe essere un virus dell’AIDS per eliminare una buona parte dell’umanità!” E’ nella stessa logica che il l’ex vice-direttore del WWF italiano, (oggi direttore scientifico e direttore programma sostenibilità, WWF Italia), Gianfranco Bologna, interpellato sull’invecchiamento della popolazione – conseguente agli effetti dell’aborto – ha risposto candidamente: “Non sorge in ciò nessun problema, perché in tal modo le ‘foreste’ verranno meno danneggiate”.

E – dulcis in fundo – la ciliegina sulla torta ce la dona lo stesso presidente del WWF italiano (oggi presidente onorario), Fulco Pratesi, in un suo libro dell’89 intitolato Ecologia Domestica dove a pag. 100 si legge: “Le ricorrenti notizie di famiglie sterminate dai funghi costituiscono un buon deterrente ed un discreto disincentivo alla loro raccolta”.

Commentiamo: “meglio dunque una famiglia in meno che un porcino in meno”.

Più appresso vi si legge: il cadavere, anzi la “carcassa umana“, potrebbe essere sotterrata in una buca sotto ad una quercia in campagna, con due palate sopra, ed ecco torneranno al cielo della natura”.

Il Fulco – o meglio il Falco Pratesi – dà inoltre tanti altri utili consigli, per esempio, quello di come “favorire un buon trapasso” alle proprie spoglie: “si potrebbero adoperare per esempio – sono le sue parole – ‘i carnai’, cioè gli appositi terreni recintati e sorvegliati, impiegati dalle associazioni naturalistiche quali il WWF e la LIPU, ‘per alimentare i rapaci ‘, i nostri resti mortali potrebbero così servire da cibo agli ultimi “grigioni”; il tempo medio di distruzione della salma è di poche ore.

Certo – è vero – rimarrebbero le ossa, ma a questo inconveniente si potrebbe ovviare se al “festino” si invitasse anche “l’avvoltoio barbuto ” che lanciando le ossa contro le rocce e spezzandole divorerebbe così il midollo; in questo caso, in pochissimi giorni, delle nostre spoglie resterebbero solo alcuni “utili escrementi mineralizzati”.

A questo punto il nostro “Falco” cita con compiacimento una notizia apparsa nel gennaio ’88 di “un ecologo inglese che per nutrire i suoi amati avvoltoi sudafricani, si è portato sotto i loro nidi e si é sparato un colpo in testa”. Ma non finisce qui. Le vie dell’ecologia sono davvero infinite.

L’ecologa italiana Laura Conti, suggerisce di “immettere sul mercato scatolette per cani e gatti in cui la carne umana sostituisca quella degli animali” (C/. art. di V. Messori su “Avvenire” del 12.8.1990, pag. 13). E, seguendo sempre l’ottica della “solidarietà ecologica”, si arriva ad affermare, per bocca del filosofo e scrittore Peter Singer nel suo libro intitolato Liberazione Animale, Ed. Mondadori (e fortemente contestato da Mons.

Elio Sgreccia, Direttore del Centro di Bioetica dell’Università Cattolica di Roma), che “il valore dell’embrione umano nelle prime fasi di vita non è superiore a quello di una foglia di insalata, in quanto incapace di provare dolore “. Singer addirittura sostiene che il “vegetarismo è un vero e proprio obbligo morale per tutti, una scelta di vita necessaria per non infliggere più sofferenze agli animali”.

A questo punto, sorge spontanea una domanda: “perché allora agli animali dovrebbe essere concesso di uccidere per cibarsi, se l’uomo e l’animale stanno sullo stesso piano di uguaglianza”? Ma Singer prevedendola sostiene: “Gli animali non umani sono incapaci di considerare le alternative e di riflettere moralmente sul problema se sia giusto o sbagliato uccidere per mangiare. Semplicemente lo fanno”.

E proprio qui sta la conferma dell’inferiorità degli animali, perché l’eccezionalità della condizione umana consiste nell’essere soggetta ad una legge morale; quindi l’irresponsabilità è indiretta conferma della superiorità dell’uomo. E poi, ammettendo per un istante la logica della “democrazia ecologica” per la quale siamo tutti uguali nell’ecosistema: “Che dire allora dei poveri “vegetali” che sono parimenti sfruttati e dall’uomo e dagli animali?”.

Perché non dovremmo “liberare” anche gli animali”? Il pericolo del diffondersi della mentalità ecologista, per altro, è quanto mai serio. Qualche anno fa, ufficialmente, la Commissione Paritetica del Ministero dell’Ambiente e di quello della Pubblica Istruzione, istituita a seguito del protocollo d’intesa fra i due dicasteri al fine di promuovere nella scuola l’ “Educazione ambientale” aveva formulato una Circolare ministeriale (n.49 del 4.2.89) in cui si affermava tra l’altro che l’ “Educazione ambientale” doveva stimolare negli studenti una particolare sensibilità per i problemi legati all’ambiente, alfine di creare una nuova cultura che trasformi la visione antropocentrica del rapporto uomo-natura in quella biocentrica che considera l’uomo quale componente della biosfera”.

In altre parole, l’uomo verrebbe ridotto ad una componente, fra le altre, della biosfera.

È davvero incredibile questa compressione della dignità della persona umana e contemporaneamente il conseguente processo di assolutizzazione della natura. Si tratta di un rovesciamento di valori dalle conseguenze incalcolabili. Si comprende allora perché a questa gente sembra non importare che ogni giorno muoiano sulla terra, per mancanza di alimenti, dagli 80.000 ai 100.000 esseri umani ed altrettanti bambini a seguito dell’aborto; un vero e proprio genocidio, quello; un infanticidio, questo, sia pure senza sofferenza, come essi dicono, almeno per quanto riguarda i nascituri, dal momento che trattandosi di “foglie di insalata”, non provano dolore.

Eppure esiste una sana visione cristiana dell’ecologia come sapiente ed equilibrato dominio dell’uomo sul creato. Tale visione parte dalla considerazione che Dio ha voluto l’uomo al centro del creato in posizione privilegiata, perché dotato di anima spirituale e fatto “a somiglianza di Lui”; perciò l’essere umano non è confondibile con il resto della natura creata. Da ciò discende il suo diritto di operare nel creato ed utilizzarlo secondo le sue necessità, purché alla luce del disegno divino, un disegno di rispetto e di amore, ma secondo la giusta scala di valori indicata dalla Provvidenza.

Una retta ecologia dovrebbe occuparsi, dunque, dello studio delle relazioni intercorrenti fra gli esseri viventi e l’ambiente fisico in cui vivono, senza mai dimenticare la reale diversità di natura di ciascuna categoria di viventi, secondo l’ordine gerarchico che dal mondo minerale sale a quello vegetale, animale e umano. L’uomo d’altra parte sa di non essere né il creatore né il padrone del mondo, ma solo l’amministratore di una realtà naturale che gli è stata affidata anche come palestra per il suo crescere interiore nella sua marcia di avvicinamento a Lui, il Creatore di tutte le cose.

Il contributo per La Voce del Trentino è di Emilio Giuliana.

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Commissione indagine sui minori: «Evitare che i nostri cittadini incontrino altri “mostri”» – di Gabriella Maffioletti

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Spett.Le Direttore,

rispetto al tema che tiene banco oggi sulla stampa locale in merito alla costituzione della commissione di indagine proposta dai consiglieri della Lega e sostenuta da tutti gli altri membri della maggioranza, volevo in qualità di vicepresidente nazionale della Associazione Amici della polizia del libero sindacato LI.si.po e delegata regionale di ADIANTUM, portare il nostro contributo.

La commissione deve essere uno strumento di indagine e di verifica così come stabilito dall’art. 82 della Costituzione Italiana che chiarisce bene il concetto della loro funzione ossia quello di svolgere indagini e ricerche in materie ed argomenti di interesse pubblico , con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria.

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La vicenda giudiziaria di Bibbiano, giustamente ha dato il benestare nelle regioni dove governa la Lega di procedere con l’istituzione di tale Organismo, soprattutto tenuto conto delle molte iniziative e proteste pubbliche organizzate nei vari territori in maniera trasversale e con intenti solidali.

Noi ad esempio domenica scorsa eravamo a Sassuolo in un convegno organizzato dai “Voce Bikers” in collaborazione con altre associazioni e gruppi sorti per sostenere la lotta contro l’allontanamento coatto dai minori dalle famiglie e contro la disgregazione dei nuclei famigliari e sabato 12 ottobre saremo a Verona per partecipare con la nostra delegazione alla marcia pacifica a favore di questa nobilissima causa, eventi entrambi in cui non è mancata la folta partecipazione popolare ed ora anche dei mondi delle varie realtà della società civile.

Chi come me si occupa da anni del sistema della tutela minorile e conosce bene le procedure amministrative e giudiziarie con cui spesso si interviene in materia di sospensione o di perdita di potestà genitoriale, sa bene quanto ci sia bisogno di fare, sulla scorta di quanto sta ancora emergendo dalla indagine giudiziaria di Bibbiano, una vera operazione di verità, trasparenza e giustizia sociale. Stiamo tutti da nord a sud dicendo che il modello Bibbiano è un virus che ha contagiato ogni Regione.

Tutte le associazioni di tutela e gli stekeholders delle “vittime del sistema” sorte storicamente per contrastare il fenomeno in esame sono più che mai attente a come si intenderà avvalersi di tale Organismo e certamente non saranno concessi sconti alle componenti politiche sia di destra che di sinistra che vogliano strumentalizzare l’argomento.

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Il dolore e la disperazione che quotidianamente noi che lavoriamo sul campo raccogliamo dalle strazianti storie che emergono sempre più numerose nel dossier (che sempre più sta prendendo corpo anche in Trentino) non ci permette di essere superficiali nella trattazione di questa materia e ci rende responsabili e consapevoli del fatto che purtroppo esistono molti casi di mala-procedura amministrativa e giudiziaria anche nel nostro territorio.

Qui non si tratta come dice Ghezzi di “entrare in commissione per evitare che questa diventi un mostro” ma di evitare che i nostri cittadini coinvolti incontrino altri “mostri” che questa sia un’occasione per far si che si faccia pulizia e verificare che le pubbliche istituzioni agiscano nella erogazione dei servizi pubblici resi alla comunità rispondendo ai principi fondamentali su cui la pubblica amministrazione si deve richiamare stabiliti dall’Ordinamento dei comuni e delle regioni.

In questo caso che i figli non possono venire sottratti alle loro famiglie se non in presenza di veri elementi oggettivamente riscontrabili che comportino gravi danni per il loro benessere psicofisico e la loro crescita armoniosa in ambito famigliare e non invece come purtroppo emerge dallo studio su “falsi documentali”.

Dare visibilità mediatica a questi casi e dare voce alle famiglie che sono distrutte da questo meccanismo diabolico in cui il loro diritto di contradditorio rimane lettera morta e l’ascolto ai minori pure, è l’unico viatico per ristabilire un servizio di tutela anziché di disgregazione come purtroppo oggi invece avviene anche da noi, di molti nuclei famigliari. Per non parlare dei minori coinvolti in tali sistemi che saranno le generazioni future rovinate a vita da questi traumatici eventi.

Avremmo come eredità il peso di non avere ognuno per la propria parte messo sull’altare della ignavia la vita ed il futuro di chi vive in silenzio e senza soluzione di tregua queste terribili vicende umane. Noi questo peso non lo vogliamo portare e ci poniamo di fianco e di supporto a coloro che sono ancora oggi dentro questo kafkiano ingranaggio amninistrativo/giudiziario.

Gabriella Maffioletti

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Gestione dei rifiuti a Trento, Rovereto e Vallagarina: quale possibile futuro? – di Paolo Farinati

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Egregio Direttore,

leggiamo in queste ultime settimane vari interventi sul possibile futuro della gestione del ciclo integrato dei rifiuti a Rovereto, a Trento e in Vallagarina.

Come è noto, il Comune di Rovereto, assieme a quello di Trento e a vari altri Comuni trentini, ha affidato da parecchi anni questo importante delicato servizio al proprio soggetto di riferimento, ovvero il Gruppo Dolomiti Energia.

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Questo a sua volta, ha creato al proprio interno una specifica società, la Dolomiti Ambiente, con una raccolta pari a circa 73 mila tonnellate di rifiuti, con l’81% di raccolta differenziata nel comune di Trento e del 79% in quello di Rovereto e oltre 160 mila abitanti serviti. Su tutto il territorio di competenza è stato adottato da parecchi anni l’efficace sistema “porta a porta”.

Un servizio, quello dell’igiene urbana, che il Gruppo Dolomiti Energia attua con ampia soddisfazione della nostra comunità.

Aggiungo, mettendo sul tavolo con assoluta modestia i miei 11 anni in ASM prima e poi in Trentino Servizi, dal 1990 al 2001, che l’attuale Gruppo DE può contare su oltre 1.350 dipendenti, tutti con elevate professionalità, presenta un fatturato ormai prossimo al miliardo e mezzo di Euro, con un valore aggiunto di quasi 360 milioni di Euro, di cui beneficiano tutti i Soci, in primis i due Comuni di Trento e Rovereto e la PAT, e la quasi totalità delle comunità locali del Trentino.

Abbiamo affidato il servizio della gestione dei rifiuti al 5°/6° gruppo industriale pubblico italiano presente nelle multiutilities.

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Infatti, il Gruppo DE, è attivo nella produzione e distribuzione di energia elettrica (in gran percentuale “green”), nella distribuzione del metano, nella cogenerazione e nel teleriscaldamento, nel ciclo integrato dell’acqua e nella gestione dei rifiuti. Ben oltre il 75% del suo capitale sociale è detenuto da enti pubblici locali: i Comuni trentini (in primis Trento e Rovereto) e la Provincia Autonoma di Trento.

Pertanto, le strategie del Gruppo DE e la nomina degli amministratori spettano ai nostri enti pubblici di riferimento.

Ma ora si sta pensando di dare la gestione dei rifiuti di Rovereto, di Trento e dell’intera Vallagarina ad una nuova società “in house”.

Ma perché? La qualità del servizio del Gruppo DE deve essere migliorato?

Basta che i Soci pubblici lo dicano o lo scrivano agli amministratori da loro nominati e lo ribadiscano nelle annuali assemblee.

Da cittadino mi chiedo: perché inventarsi e mettere in campo un “carrozzone” pubblico che costerà molto ai cittadini, in quanto il servizio di igiene urbana necessita di dipendenti preparati, di mezzi adeguati, in sintesi di continui investimenti.

In un settore dove i margini industriali sono assai limitati e il pareggio di bilancio è un traguardo assai arduo da raggiungere. Ciò vuol dire che i Soci, ovvero i Comuni, dovranno metterci spesso loro denari per mantenere il livello di qualità richiesto.

L’alternativa sarà di chiederli ai cittadini, mediante l’aumento delle tariffe.

Il Gruppo DE anche in questo servizio ha raggiunto significative economie di scala. Le tariffe oggi a Rovereto e Trento sono infatti tra le più basse in Italia.

Aggiungo: siamo certi che gli attuali dipendenti di Dolomiti Ambiente siano disposti a lasciare una società forte e sicura, per passare ad una nuova tutta da impostare, con elevati investimenti iniziali e incerti margini finanziari negli anni a venire? Credo proprio di no!

Ma in Trentino, e a Rovereto in particolare, siamo soliti cedere al “far e desfar”.

Con il concreto rischio, però, che spesso con l’acqua ritenuta sporca si rischia di gettare via pure il bambino. In questo caso, riferendoci al Gruppo Dolomiti Energia, un bambino già ben cresciuto, solido, affidabile e per molti aspetti invidiatoci da molti in Italia e non solo.

Invito, pertanto, i nostri pubblici amministratori a riflettere molto bene su questa delicata questione, a conoscere e a valorizzare ancor di più la loro capace Società di riferimento.

Paolo Farinati 

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La nuova dittatura globalista ha già trovato i docili supporter – di Claudio Forti

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Caro Direttore,

chi conosce solo un po’ la storia recente sa quanto ogni regime dittatoriale, per affermarsi, abbia rivolto la sua seducente propaganda al mondo giovanile. Il fascismo, con i suoi balilla, cercava di contendere i giovani persino all’Azione cattolica che però si faceva paladina di valori ben più costruttivi.

Il nazismo aveva nella sua Hitler-Jugend, la Gioventù hitleriana, il suo punto di forza.

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Il socialismo reale, o comunismo, aveva i suoi giovani Konsomol o giovani pionieri.

Per non parlare della Rivoluzione Francese, madre e matrice di tutte le altre, che aveva nei giacobini i più spietati maestri ed esecutori di terrore rivoluzionario, anche se subdolamente supportato da belle parole come libertà, fraternità e uguaglianza.

Ero un giovane di 26 anni quando anche a Trento arrivò il “vento rinnovatore” della rivoluzione sessantottina. Ricordo che allora, pur essendo giovane, non mi feci accalappiare da quella seducente propaganda, e quando entravo nei cortei giovanili per dire il mio motivato dissenso, i miei interlocutori non avendo argomenti, se non degli slogan, mi chiudevano la bocca dandomi del fascista. Poi anche il 68 produsse il suo terrorismo.

Questa sera, guardando in Tv le moltitudini di giovani e giovanissimi radunati nelle piazze per gridare il loro sdegno e la loro collera contro altri fantomatici colpevoli dei cambiamenti climatici e delle catastrofi che ne seguiranno, mi sono venuti i brividi e confesso di essere stato colto dalla paura.

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Perché? Perché, come ho cercato di spiegare più sopra, dietro a cause molto nobili che da sempre affascinano i giovani, spesso si celano oscure trame per creare nuovi e sempre peggiori totalitarismi che hanno bisogno di nuovi nemici da sconfiggere, in questo caso l’uomo stesso, considerato il cancro del pianeta.

Per ottenere questo risultato è necessario ridurre drasticamente la popolazione mondiale – sempre cominciando naturalmente dagli altri -, favorendo anche nelle nazioni povere e prolifiche le leggi abortiste, e in quelle occidentali, ricche di anziani malati, «amministrare il sacramento dell’eutanasia», come profetizzava Robert Benson nel 1907 nel suo romanzo distopico “Il padrone del mondo”.

Ma in questa dittatura del pensiero unico e del politicamente corretto è compresa la teoria del gender, dei capricci che diventano diritti e una rivoluzione antropologica che ha per obbiettivo la decostruzione dell’essere umano e della famiglia, non più – come ai tempi bui -cellula fondante della società.

 Ma che ne sanno ormai tanti giovani, tanti genitori ed educatori, di questi seducenti e diabolici inganni? Debbo constatare purtroppo con tanta tristezza che anche alti vertici della Chiesa – invece di essere un argine di Verità contro la menzogna -, si sono lasciati acriticamente incantare dalla teoria del riscaldamento globale causato dall’uomo.

Con questa mia riflessione storica ho cercato di dimostrare come sia vero che i diabolici inganni ideologici ti uccidono con quel che ti offrono. Si parla di progresso, ma è regresso; si parla di luce, ma è tenebra fitta; si parla di libertà, ma è fonte di nuove schiavitù.

Se questo è ciò che ci prepara il nuovo ordine mondiale, attenti ragazzi, attenti genitori, attenta Chiesa, perché verrà un giorno in cui chi scrive o afferma queste cose, verrà portato nei nuovi e ancor più terribili centri di rieducazione!

Claudio Forti – Trento

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