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Italia ed estero

Sparatoria a Trieste, dominicano uccide due poliziotti

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Due poliziotti sono morti in una sparatoria dentro la Questura di Trieste, mentre altri tre sono stati feriti.

Ad uccidere gli agenti sarebbe stato Alejandro A. S. M., 29 anni, dominicano, regolarmente residente in Italia, accompagnato nell’edificio dal fratello per accertamenti riguardo al furto di uno scooter.

Il fratello, che è stato bloccato nei sotterranei mentre tentava la fuga si chiama Carlysle S. M., 32enne

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Entrambi sono titolari di permesso di soggiorno per motivi di famiglia.

I due erano stati condotti in caserma per la rapina di uno scooter avvenuta a un semaforo in mattinata ai danni di una donna gettata a terra.

Uno dei due fermati ha preso la pistola a un poliziotto e ha fatto fuoco, colpendo a morte un agente e un agente scelto, di 27 e 31 anni, e ferendo un terzo agente a una mano.

Poi ha tentato di far fuoco su gli altri poliziotti.

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Gli agenti presenti hanno subito reagito e nel parapiglia è rimasto ferito il secondo sospettato, colpito all’inguine e condotto immediatamente in ospedale.

Per le due giovanissime vittime, invece, non c’è stato nulla da fare. Sono deceduti nonostante tutti gli sforzi per salvarli.

Altri poliziotti presenti avrebbero risposto al fuoco e bloccato il fratello disarmato, che aveva tentato la fuga asserragliandosi nello scantinato; mentre l’altro, fuggito per strada, avrebbe tentato di forzare la porta di una volante della polizia per fuggire, ma senza riuscirci, poiché ferito, e per questo è stato prontamente bloccato ed arrestato dagli agenti.

Dopo la sparatoria, si sono mossi i soccorsi, i quali hanno provato a salvare i due agenti feriti gravemente nella sparatoria, ma non c’è stato più nulla da fare. Il sottosegretario alla difesa Angelo Tofalo e il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga hanno voluto mandare un messaggio di cordoglio alle famiglie dei due poliziotti uccisi. Il sindaco di Trieste Roberto Di Piazza ha dichiarato lutto cittadino.

“I poliziotti devono rendersi conto che siamo in guerra, c’è questa gentaglia in giro e dobbiamo aumentare le risorse a disposizione“. A dirlo il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza all’emittente locale Telequattro.

“Ho deciso – ha detto il sindaco – di proclamare il lutto cittadino. Io mi trovavo davanti al luogo in cui stava scappando lo sparatore, all’esterno della questura. Poi mi sono allontanato per evitare di dare l’impressione di approfittare del mio ruolo per stare sulla scena del crimine”.

“Un agente e un agente scelto, giovanissimi, di soli 27 e 31 anni, morti, e un altro agente ferito a una mano. E’ devastante il bilancio della tragedia verificatasi oggi a Trieste, dove un uomo, condotto in questura assieme al fratello perché sospettati di aver sottratto uno scooter a una donna a un semaforo, si è impossessato di un’arma ed ha fatto fuoco in Questura. E’ un lutto che sconvolge l’intera Polizia, ma il nostro dolore, profondissimo, non sarà mai abbastanza a fronte di quello dei familiari dei nostri colleghi Pierluigi e Matteo, e delle rispettive compagne, a cui ci stringiamo con tutta la forza della nostra fratellanza per questi giovani eroi vittime del loro spirito di servizio e del loro fedele svolgimento del dovere. Quella che si verifica fra le Forze di Polizia è una vera e propria ecatombe. Ogni giorno feriti e troppo spesso morti fra le file di Servitori di uno Stato che li da per scontati. Nessuno può realmente immaginare quanto il pericolo sia in agguato ad ogni servizio delle nostre interminabili giornate. Ma quando meno te lo aspetti accade che un soggetto potato in questura per accertamenti, mentre viene condotto in bagno, aggredisce un poliziotto e gli sfila la pistola, poi prende a far fuoco e colpisce tre colleghi, e spezza per sempre due vite. No, nessuno può immaginarlo. Ma questa è la quotidianità per chi ogni giorno spende la propria vita per il solo onore di indossare la divisa”.

Così Valter Mazzetti, Segretario Generale della Federazione Fsp Polizia di Stato, dopo i drammatici fatti avvenuti oggi nella questura di Trieste.

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Italia ed estero

Insulti contro Matteo Salvini, Don Giorgio condannato a multa e risarcimento

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E’ arrivato poco fa il verdetto del tribunale di Lecco sulla causa tra Don Giorgio De Capitani e l’ex ministro Matteo Salvini: il giudice Nora Lisa Passoni ha condannato il sacerdote al pagamento di una pena pecuniaria di 7.500 euro e al risarcimento di 7 mila euro nei confronti del politico, oltre che al pagamento delle spese processuali.

Ne da notizia il quotidiano «Lecco Notizie» con un articolo a firma di Andrea Brivio

Don Giorgio è stato riconosciuto colpevole per gli insulti rivolti al leader della Lega in quattro post specifici pubblicati sul proprio blog tra marzo e ottobre del 2015, oggetto del processo.

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Un’attività diffamatoria reiterata nel tempo” ha ricordato il pubblico ministero Paolo Del Grosso avanzando la richiesta di una pena pecuniaria di 10 mila euro, escludendo l’ipotesi di una misura detentiva in quanto le offese sarebbero per il pm riconducibili ad una critica di carattere politico.

La motivazione di quelle parole offensive, per il pubblico ministero, “parte dal dissenso politico, un valore in sé da tutelare nella nostra democrazia – ha sottolineato Del Grosso – ma la critica deve avvenire nei modi e nei termini previsti dalla legge, senza insulti e offese”.

I discorsi di Don Giorgio devono essere contestualizzati, spiegano i legali: “Di certo non si invocava la morte di Salvini, in quell’occasione si parlava della legge sulla legittima difesa, ‘se qualcuno legittima il fatto che si possa uccidere un ladro, allora diciamo che si possa uccidere anche questa persona che ci ruba i diritti’ è il ragionamento di Don Giorgio”.

Tra le espressioni rivolte dal religioso a Salvini anche quella di ‘bovaro senza cultura’. Mi sono diplomato al liceo classico, poi l’università fermandomi a 5 esami dalla laurea in storia perché ho iniziato l’attività politica. Ma tutto questo è soggettivo – ha sottolineato l’ex ministro – le cose gravi sono altri termini e minacce. Raramente querelo, di solito si chiede scusa e finisce li, qui invece è stata un escalation. Bisognava mettere un punto fermo”

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Il parroco aveva inoltre definito «pezzo di Merda» Salvini e gli aveva augurato anche la morte.

“Sarebbe bastato chiedere scusa, non saremmo arrivati a questo punto e non avrei fatto perdere tempo a tutti voi. Chiedo scusa e regalo i soldi in beneficenza”. – Così Matteo Salvini parla dal banco dei testimoni, nell’aula del tribunale di Lecco prima della sentenza.

Singolari le affermazioni del parroco dopo la sentenza. Don Giorgjo infatti ha detto di non credere più nella giustizia e di essere stato condannato ingiustamente.

Speriamo ora che per lui sia la giustizia del Signore a pareggiare le cose.

 

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Italia ed estero

Ecco la nascita di un pulcino da un uovo senza guscio. Il video incredibile

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In questo sorprendente video della Mihama Veterinary Clinic di Fukui, in Giappone, potrete osservare lo sviluppo, e la nascita, di un embrione di pollo con un metodo di schiusa senza guscio.

Questa dimostrazione è praticata principalmente sulla base dell’articolo scientifico scritto da Tahara et. al. Le uova vendute nei negozi vengono sterilizzate e non c’è il rischio di gravidanze indesiderate, quindi non dovete preoccuparvi di cucinare un pulcino al tegamino.

Tuttavia, le uova fecondate possono essere vendute in negozi biologici o naturali, allevamenti di pollame familiare, ecc. Dove i pulcini possono crescere in determinate condizioni.

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Italia ed estero

Morte 3 vigili del fuoco: Il proprietario della cascina aveva appena aumentato il massimale assicurativo a un milione e mezzo di euro

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È crollato dopo 10 ore di interrogatorio sotto le domande incalzanti degli investigatori dei carabinieri dopo che alcune ore prima ad una trasmissione televisiva aveva dichiarato che chi aveva compiuto questo assassinio era «un vigliacco»

Questa mattina, sabato 8 novembre, è arrivata la notizia della confessione: ad annunciarlo è stato il procuratore Capo di Alessandria Enrico Cieri nel corso della conferenza stampa.

La confessione di Giovanni Vincenti (nella foto) è stata “esaustiva pienamente, dando pieni riscontri a elementi acquisiti durante la perquisizione“. Il procuratore  ha ribadito sottolineando: “Ha agito per danneggiare le cose ma ha escluso la volontà omicida“.

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Michele Angelo Lorusso ha fatto sapere: “Abbiamo mappato la scena del crimine e il contesto relazionale dei soggetti che via via emergevano come in qualche modo collegato a questo evento, arricchendo il quadro investigativo esclusivamente con elementi oggettivi“. Il Comandante provinciale dei carabinieri di Alessandria ha aggiunto: “È chiaro che ad un certo punto la problematica assicurativa ha assunto un rilievo non determinante ma significativo e, parallelamente agli sviluppi dell’attività, quando si è trattato di cercare ulteriori elementi oggettivi anche durante la perquisizione, essendo emerso il bugiardino del timer, si è andato a completare un quadro indiziario di tale importanza che il soggetto ha deciso spontaneamente di collaborare“.

Il movente che ha spinto il proprietario a far saltare in aria l’edificio sarebbe di tipo economico: lui e la moglie, anche lei indagata a piede libero, erano fortemente indebitati – anche se probabilmente riguardava le banche mutuatarie – e lo scorso agosto l’assicurazione dell’edificio era stata estesa al fatto doloso. Il massimale era di un milione e mezzo di euro.

L’azione portata a termine era infatti “volta a conseguire il premio dell’assicurazione stipulata lo scorso agosto anche per fatto doloso“. Oltre alle accuse di disastro doloso, omicidio e lesioni volontarie ora si sta valutando anche l’aspetto della frode ai danni della compagnia di assicurazione “perlomeno nella forma tentata“.

Una prova schiacciante è stato il ritrovamento – nella camera da letto – di un foglietto relativo al funzionamento del timer che ha innescato l’esplosione: secondo le dichiarazioni di Vincenti le bombole dovrebbero essere sette, “collocate nei vari locali dell’abitazione, aperte perché saturassero gli ambienti e provocassero l’esplosione all’1.30 della notte. Finora ne sono state trovate tre“.

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Il procuratore Cieri ha infine spiegato la dinamica dell’accaduto: “Il timer era stato settato all’1.30, ma erroneamente un altro timer era stato settato a mezzanotte. Quindi accidentalmente c’è stata una prima piccola esplosione che ha allertato i vigili del fuoco che poi si sono recati sul posto con i carabinieri”.

La strage poteva essere evitata:Le altre cinque bombole che erano nell’altra abitazione non esplose stavano insufflando l’ambiente di gas, vi era quindi lo spazio per una qualche segnalazione che noi pensiamo avrebbe potuto evitare la tragedia“. Il procuratore ha aggiunto:Questa è la valutazione che abbiamo fatto noi, a fronte della quale il Vincenti ha ribadito che non aveva nessuna volontà omicida e questa segnalazione non l’aveva fatto perché sconvolto dal gesto che era andato al di là delle sue intenzioni“.

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