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Trento

Mattarello, domani i funerali di Michele Longhi.

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Michele Longhi non ce l’ha fatta. Il 42 enne di Mattarello, volontario dell’associazione onlus A.r.t.i.ci “Le ali della coccinella” è stato sconfitto dalla malattia diagnosticata a novembre del 2018.

Michele lascia la moglie Annalisa e una figlia di 11 anni, ma anche il grande ricordo di un uomo innamorato della sua famiglia e della vita che affrontava con una carica positiva immensa.

La sua morte ha destato grande commozione nella comunità del paese.

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I funerali si svolgeranno domani giovedì 3 ottobre alle 14.30 nella chiesa parrocchiale di Mattarello.

La famiglia preferisce che non vengano portati fiori a Michele, ma piuttosto che si supporti l’associazione di cui era volontario.

Un aiuto economico per tutti coloro che aiutano quotidianamente disabili, anziani e malati oncologici accompagnando loro nei vari ospedali o ambulatori della Provincia.

Michele Longhi dopo l’aggravarsi della terribile malattia aveva affidato alla sua pagina facebook una sua riflessione.

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«Vorrei dire GRAZIE: Alla vita A mia moglie Annalisa Ravagni… Senza di te non sarei quello che sono adesso e quello che sarò in futuro. A mia figlia che mi da forza di andare avanti… Ai miei genitori che mi hanno dato la fortuna di essere quì in questa vita. Alla malattia… Perché mi fa capire quanto é importante vivere a pieno, amore e fiducia di questa vita. Vi Amo» queste le commoventi parole scritte da Michele il 24 agosto 2019. 

Struggente anche il messaggio di addio della moglie Annalisa: «Un uomo vero e sincero con un cuore grande, buon viaggio dell’anima, la starai meglio e consapevole del nostro segreto, un giorno chissà se ci rincontreremo, grazie dei tuoi insegnamenti, grazie di cuore di essere passato di qua, pensavi di essere solo in certi momenti ma non lo eri, a volte non ho capito o non ho condiviso, ma noi sappiamo che a tutto c’è una spiegazione, nulla è per caso, il nostro percorso insieme è stato unico e la sintonia che c’è la sappiamo solo noi due, rimarrà per sempre all’infinito, ogni tanto dammi un imput che ci sei, parleremo a lungo comunque anche da ora in poi, come sempre facevamo io e te, ora sei un eletto e il tuo compito è importante, e se ti penso vedo che sorridi e hai smesso di soffrire. Ti amo ora e per sempre e ti prometto che porterò avanti i nostri sogni a spada tratta come un guerriero, come lo sei stato anche tu in questa vita…che ti ha illuminato verso il giusto cammino. La tua Annalisa»

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Trento

Collaborazione Trento – Chicago: pubblicato il primo atlante funzionale cerebrale basato su dati di mappaggio intra operatorio

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La quantità e la complessità di informazioni processata dal cervello umano in ogni istante è enorme ed estremamente variabile al livello individuale.

La comprensione della struttura anatomica e dei meccanismi funzionali di elaborazione delle informazioni che avviene tra i diversi circuiti cerebrali è l’oggetto di una delle più grandi sfide per la ricerca neuroscientifica clinica del terzo millennio.

Rientra in questo ambito il lavoro di ricerca realizzato dall’Unità operativa di neurochirurgia dell’ospedale Santa Chiara di Trento in collaborazione con il Dipartimento di neurochirurgia dell’Università di Montpellier e il Dipartimento di neurochirurgia della Northwestern University di Chicago.

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Questo lavoro – che racchiude un numero di dati funzionali senza precedenti per questa tipologia di ricerca – avrà importanti ricadute sia nella cura dei pazienti affetti da problematiche cerebrali (tumorali e non), sia sulla ricerca neuroscientifica di base. L’analisi dei dati e la strutturazione delle mappe di probabilità sono state possibili grazie alla collaborazione di uno dei gruppi di ricerca della Fondazione Bruno Kessler.

Le caratteristiche che rendono questo lavoro unico sono due.

La prima è la novità assoluta dell’integrazione nelle medesime mappe dei dati funzionali derivanti sia dalla stimolazione della corteccia cerebrale sia dai fasci di connessione della sostanza bianca, che danno all’atlante una completezza senza precedenti.

La seconda risiede nella numerosità (oltre 1800 risposte funzionali) e nella natura stessa dei dati, che derivano dai risultati di mappaggio intra-operatorio con monitoraggio neuropsicologico per la preservazione delle funzioni cerebrali (tecnica nota come awake surgery, divenuta ormai routinaria per la resezione di tumori cerebrali selezionati), che rende la loro attendibilità estremamente elevata.

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Lo studio ha una grande rilevanza in termini clinici e chirurgici, perché ha prodotto una quantità senza precedenti di informazioni probabilistiche relative alla distribuzione cerebrale di diverse funzioni essenziali (il movimento, la programmazione motoria, il linguaggio, la visione, ecc.).

Si tratta di dati che sono stati resi pubblici e potranno essere utilizzati per la programmazione di interventi neurochirurgici, radio o proton-terapici, di trattamenti neurologici e anche per la pianificazione di interventi riabilitativi. A fini di ricerca, inoltre, questo lavoro costituisce un dataset unico, per dimensioni e accuratezza, da integrare con altre metodiche neuroscientifiche (come la risonanza magnetica funzionale, la trattografia, la stimolazione magnetica transcranica, l’elettro-encefalografia), con l’obiettivo di migliorare le conoscenze scientifiche sul funzionamento e la struttura dei diversi network cerebrali alla base delle più comuni attività della vita quotidiana.

La pubblicazione rientra in uno dei filoni di ricerca nel settore delle neuroscienze cliniche – in corso da anni all’interno dell’U.o. di neurochirurgia dell’Apss – finalizzati ad approfondire le conoscenze cliniche per l’ottimizzazione di diversi trattamenti all’avanguardia nel panorama italiano ed europeo.

Risultati che sono stati possibili solo in un’ottica di collaborazione multisettoriale e di rete, che vede impegnate da tempo l’U.o. di neurochirurgia con quelle di neurologia, di anestesia e rianimazione I, di radiologia e di neuroradiologia, così come con tutte le unità operative afferenti al gruppo multidisciplinare neuro-oncologico (anatomia patologica, oncologia medica, radioterapia, protonterapia e medicina nucleare).

Questo lavoro costituisce un ulteriore punto di partenza tra quelli già fissati negli ultimi anni nel settore delle neuroscienze cliniche, grazie anche alla stretta rete di collaborazione con i diversi e prestigiosi enti di ricerca del territorio trentino che hanno contribuito ad avviare e supportare con impegno ed entusiasmo anche attività di ricerca con fini puramente clinici, come il NiLab di FBK, il CIMeC ed il CeRiN dell’Università di Trento, oltre a tutti i diversi centri europei ed extra-europei (Università di Montpellier; GIN dell’Università di Bordeaux; Northwestern University di Chicago; Università di Scherbrooke, Canada; Ospedale IRCCS Bambino Gesù di Roma; ecc.) che da anni collaborano con l’U.o. di neurochirurgia di Apss.

 

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Trento

Mattarello: è morta suor Anna Donà dopo una vita dedicata alla missione della “Piccola Mamma”

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Le suore della Piccola Opera del Divino Amore annunciano con profondo dolore la morte della cara suor Anna Donà.

In questi ultimi anni una progressiva malattia invalidante l’aveva costretta in carrozzina e resa quasi cieca.

Suor Anna Donà, nata 87 anni fa a Battaglia Terme (PD), nella sua lunga vita si è dedicata con grande amore a continuare la missione della “Piccola Mamma“, al secolo Enrichetta Bianchi Carollo, fondatrice dell’Opera.

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Lo scorso 13 novembre aveva potuto festeggiare il 33mo anniversario della morte della fondatrice.

Prima di entrare nella nuova congregazione Suor Anna era una suora salesiana che, nel suo agire rapportarsi con gli altri, aveva conservato lo stile e l’amabilità di Don Bosco.

Nei moltissimi anni trascorsi a Mattarello ha dato conforto alle famiglie e a tutte le persone che si rivolgevano a lei con consigli e preghiere.

Ha offerto le sue sofferenze incondizionatamente per la salvezza delle Anime, molto care alla Piccola Opera.

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Questo suo esempio di vita resterà sempre un punto di riferimento per chi l’ha conosciuta.

Le suore della Piccola Opera del Divino Amore ringraziano in particolare tutte le persone che le hanno voluto bene e che da lei hanno ricevuto amore, conforto e preghiere.

Domenica, festa dell’Immacolata, alle ore 19.30, ci sarà il Santo rosario in suo suffragio nella chiesa di Mattarello, mentre il funerale sarà lunedì 9 ad ore 14.30, sempre nella chiesa parrocchiale di Mattarello.

 

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Trento

La famiglia (italiana) non è in crisi grazie ai suoi forti legami di sangue

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Se, come affermano i due demografi Maria Castiglioni e Gianpiero Dalla Zuanna, autori del libro “La famiglia è in crisi. Falso!” (Laterza, 2017), in Italia la famiglia gode di ottima salute è perché è sempre stata unita, nel senso che forti sono i legami di sangue tra nonni-genitori-figli, legami che sono stati spesso visti come un segno di arretratezza ma che in realtà funzionano come “ammortizzatori sociali” frenando i processi di frammentazione e generando, con l’eccezionale ricchezza degli scambi interni alle famiglie italiane, la qualità della vita del nostro paese, contribuendo al benessere economico nonché alla coesione sociale.

La tesi dei due autori, intervenuti all’ultima giornata del Festival della Famiglia con un dibattito attorno alle dinamiche della natalità-denatalità nel nostro Paese ospitato nella Sala dell’Aurora a Palazzo Trentini, è supportata dagli studi e dalle ricerche che dimostrano come, ad esempio a Padova ma con esiti non molti diversi nel resto del Paese, il 70 per cento dei genitori con figli 0-12 anni risiedano in un raggio di appena un chilometro dai nonni.

Gli stessi figli, quando si sposano, vanno ad abitare per oltre il 55 per cento vicino ai propri genitori, una tendenza questa che si è mantenuta piuttosto stabile nell’ultimo secolo.

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Anche la legislazione italiana riflette in qualche modo questa situazione, prevedendo ad esempio il dovere di mantenimento anche a carico dei nonni (solo in Italia e Germania è previsto), con imposte di successione molto più basse rispetto a Germania, Francia e Regno Unito.

I legami di sangue modellano anche l’assistenza agli anziani, laddove l’Italia è il Paese europeo con il minor numero di anziani collocati in casa di riposo.

Ma legami familiari forti non significa automaticamente maggiore natalità; in questo il nostro Paese si trova in buona compagnia assieme a Spagna, Portogallo, Grecia, Corea del Sud, Giappone e le grandi città della Cina, dove i figli “sono considerati come proprietà dei genitori, anziché un bene collettivo”.

Così, ad esempio, Castiglioni e Dalla Zuanna – che hanno discusso delle proprie ricerche con Alberto Zanutto dell’Università di Trento e la giornalista Linda Pisani – spiegano l’alto livello della spesa per il welfare in Francia con il fatto che nel Paese transalpino il figlio è visto proprio come una proprietà collettiva, un “bene comune“.

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I due ricercatori hanno elogiato la propensione della Provincia autonoma di Trento a promuovere politiche familiari attive anche per stimolare la natalità – “è uno dei pochi territori a farlo” hanno detto – sottolineando anche il fatto che tali politiche “devono essere continuative, malgrado i cambi politici”.

 

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