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Arte e Cultura

“Il Sacro e il Quotidiano”, il villaggio tardoantico a San Martino ai Campi

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A 50 anni dalla scoperta dell’area archeologica di San Martino ai Campi, sarà inaugurata il 4 ottobre alle 18.30 al MAG – Museo Alto Garda, la mostra “Il Sacro e il Quotidiano“, curata dalla Soprintendenza per i beni culturali – Ufficio beni archeologici della Provincia autonoma di Trento.

In posizione strategica lungo quelle che in antichità erano importanti vie di comunicazione, frequentato fin dalla protostoria, il sito di San Martino ai Campi è caratterizzato da significative strutture di età romana e medievale. Nel periodo di passaggio fra queste due epoche, nel IV secolo d.C., sul versante meridionale del Monte viene costruito un villaggio, probabilmente con finalità militari. Circa duecento anni dopo un incendio distrugge la gran parte dell’abitato, che però continua a vivere, anche attraverso la devozione cristiana.

Per celebrare i 50 anni dalla scoperta del sito avvenuta nel 1969, reperti e strutture di questo villaggio sono stati ricomposti in una narrazione del quotidiano che si scoprirà in frequente dialogo con il sacro. Uno sguardo gettato su un particolare momento di vita del Monte in attesa che studi approfonditi arrivino a restituirne il quadro completo.

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La mostra, presso il Museo di Riva del Garda, rimarrà aperta fino al 1° novembre, nelle giornate di domenica 13 e domenica 27 ottobre 2019 sarà possibile partecipare a una visita guidata gratuita alla mostra alle ore 11.00.

Partendo da sinistra ciotola in ceramica invetriata, IV-VI secolo d.C., fibula zoomorfa, V-VII secolo d.C., moneta in argento di Totila-Baduela (VI secolo), orecchino in bronzo e pasta vitrea, V-VI secolo d.C.

Monte San Martino, importante area archeologica nota come luogo sacro per i Reti e i Romani, mostra anche i resti di un villaggio del IV secolo d.C., distrutto in parte da un incendio due secoli dopo. Il villaggio di Monte San Martino era costituito da edifici ben distribuiti, con strade che li collegavano e un grande fabbricato che dominava la valle.

La mostra, curata da Achillina Granata di Archeogeo e Cristina Dal Rì e Nicoletta Pisu della Soprintendenza per i beni culturali – Ufficio beni archeologici della PAT, si snoda come un primo racconto di questa fase della storia del Monte ancora in larga parte sconosciuta.

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La narrazione alterna rappresentazioni della vita quotidiana del villaggio – la cucina, la casa, le attività, il commercio, gli oggetti personali – con reperti che rimandano alla sfera dei culti che si svolgevano nel santuario nei primi secoli dopo Cristo.

Le statuette in bronzo di Iside Fortuna – divinità che controlla gli eventi umani e porta con sé l’immagine del femminile, della fecondità, della Luna – e di Mercurio,il dio dei mercanti per eccellenza, aprono il dialogo fra il sacro e il quotidiano.

Il percorso espositivo prosegue con la presentazione di oggetti di uso comune in cucina e a tavola, quali recipienti, ciotole e boccali in ceramica, piatti e coppe in terra sigillata provenienti dal nord Africa, bottiglie e coppette in vetro.

Particolare attenzione è rivolta anche agli oggetti caratteristici delle costruzioni abitative e delle attività di sussistenza che si svolgevano nel villaggio, dalla tessitura alla macina, dallo stoccaggio al trasporto di alimenti.

Anche la più semplice delle comunità conosceva lo scambio di oggetti, prodotti e servizi e talvolta questo comportava l’uso della moneta. Sul Monte gli abitanti del villaggio disponevano di monete per gli scambi, quasi esclusivamente di bronzo. A scambi di maggiore importo e/o al passaggio di persone autorevoli – in momenti diversi e distanti nel tempo – si deve probabilmente la presenza di due monete di metallo pregiato, l’una d’argento del re ostrogoto Totila-Baduela (VI sec. d.C.), l’altra d’oro, conio longobardo a nome dell’imperatore bizantino Eraclio (VII sec. d.C.), esposte in mostra.

Per quanto riguarda gli oggetti personali, sono presentati alcuni accessori funzionali, abbelliti secondo la moda. Fra questi le fibule, necessarie per chiudere vesti e mantelli, il pettine, gli orecchini, di fattura semplice eppure vezzosi, e le piccole perle colorate. Infine lo stilo, indispensabile strumento di scrittura.

Il dialogo tra sacro e quotidiano, aperto a inizio percorso dalle statuette di Iside Fortuna e Mercurio che cedono il passo alla rappresentazione della vita ordinaria  del villaggio, si chiude in maniera circolare con un ritorno al sacro, testimoniato dalla chiesa cristiana (VIII-IX sec. d.C.).

Questa struttura, costruita in posizione elevata sulle rovine dell’edificio più grande del villaggio e dedicata al santo Martino, è la dimostrazione della continuità e della tenacia con cui persiste, attraverso i secoli, la sacralità del Monte, scelto come luogo di grandi roghi votivi in età protostorica, di divinità soprattutto femminili in epoca romana e infine meta di devozione, processioni e pellegrinaggi fino al 1750, anno in cui l’edificio sacro viene intenzionalmente abbattuto.

Il racconto espositivo si conclude in una sala video immersiva, dove sono proiettati il docu-film inedito di Luciano Pugliese Il villaggio tardoantico a San Martino ai Campi (2019), alcune significative testimonianze tratte dal documentario di Stefano Bottesi La fratta del tesoro (1994/2019) e uno sguardo ravvicinato sugli oggetti in mostra attraverso gli scatti realizzati da Marina Gallandra.

Nelle giornate di domenica 13 e domenica 27 ottobre 2019 sarà possibile partecipare a una visita guidata gratuita alla mostra alle ore 11.00, condotta da Matteo Rapanà (direzione MAG Museo Alto Garda).

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Arte e Cultura

E’ uscito “Abisso”, un libro di poesie dalle radici trentine scritto da Maddalena Vettori

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Amore, tradimento, e dolore si uniscono ad un cupo senso di inadeguatezza, di impossibilità di stare al mondo: con “Abisso”, Maddalena Vettori prende le distanze dai toni leggeri e più ottimistici del suo primo lavoro e crea una raccolta di poesie taglienti ed intense che scavano profondamente nella sua sensibilità, mettendo a nudo quell’aspetto tragico e contraddittorio che accompagna la vita di tutti noi. Ogni poesia di questa raccolta parla direttamente al dolore nell’animo, alle sconfitte ed ai momenti più cupi, rivolgendosi contemporaneamente alle donne di ai loro sentimenti, alle relazioni ed agli stati d’animo, man mano che l’autrice condivide col lettore un abisso interiore che, se non esternato, rischierebbe di non vedere più la luce.

Maddalena Vettori vive in Trentino e frequenta il corso di Studi Storici e Filologico-Letterari ad indirizzo Lettere Moderne dell’Università degli Studi di Trento.

Scrive per il sito web del mondo dell’Equitazione Riders Advisor e da qualche tempo anche per il nostro quotidiano indipendente La Voce del Trentino.

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“Abisso” è il suo secondo libro ed è il seguito del primo volume, “Raggi di Alba, edito da 96, rue de-La-Fontaine Edizioni.

RECENSIONE A CURA DI SEBASTIAN HIDALGO

È passato un molto tempo dall’ultima volta che ho avuto occasione di scrivere in italiano, ed una delle ultime volte in cui l’ho fatto è stato proprio qui, per recensire la prima raccolta di poesie di Maddalena Vettori, (foto sotto) una giovane autrice trentina.

Da autore, posso garantire che non capita spesso di vedere uno scrittore lanciare due libri a meno di un anno di distanza l’uno dall’altro. Si tratta di un fatto straordinario, ed effettivamente ci voleva qualcosa di molto fuori dal comune per portarmi a cambiare il mio attuale assetto linguistico e a tornare ad immergermi negli scritti in lingua italiana: quel qualcosa è “Abisso”, la seconda raccolta di poesie di Maddalena Vettori.

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Un libro sicuramente diverso dal primo anche come struttura: se “Raggi di Alba” alternava testi in lingua italiana ad altri in lingua inglese, qui tutto ciò che viene scritto in italiano è anche tradotto a fronte in inglese.

È quasi ironico e di sicuro affascinante notare come, volutamente o meno, il primo volume, “Raggi di Alba”, sia uscito in primavera, mentre “Abisso” esce ora, alle porte dell’inverno, in giornate cupe in cui non vediamo altro che calamità naturali e clima fuori controllo.

A pochi mesi di distanza dai temi naturalisti e dai toni per lo più speranzosi e bucolici di “Raggi di Alba”, Maddalena Vettori ha deciso di rilasciare una seconda raccolta, e l’ha fatto in sordina, sorprendendo chi la segue e la legge soprattutto sui suoi profili Social.

Eppure questo è solo il contesto, perché la vera sorpresa per il lettore sta dentro il libro: anche se, inizialmente, si pensava che a “Raggi di Alba” sarebbe seguita una raccolta ottimista e rigogliosa come l’estate, l’autrice ha preferito proseguire con un brusco cambio di rotta verso l’inverno ed al suo cupo fascino.

Perché “Abisso” è questo: un inverno dell’anima improvviso che investe la vita dell’autrice con la stessa potenza con cui la natura sta colpendo ora le nostre terre. In “Abisso” la Vettori apre un vero e proprio varco per permetterci di guardare nella sua esperienza, nei suoi stati d’animo, coprendo temi che vanno dalle relazioni sentimentali a quelle di famiglia, dalla morte alla depressione, dalla gioventù all’essere donna e adulta in un mondo contraddittorio e colmo di incoerenza.

Abisso” è un lungo e potente viaggio in cui l’autrice ci porta nella sua psiche, mostrandoci con brutale onestà quanto la mente umana possa sprofondare nei più profondi abissi della negatività e della depressione. Maddalena Vettori, poesia dopo poesia, si sfoga, si confessa, e si rifiuta di dare un lieto fine falso e politicamente corretto perché, sebbene questo libro rappresenti solo un momento del suo viaggio umano in questa vita, è un momento che si protrae, che perdura, che lei decide di vivere profondamente ed in ogni sua sfaccettatura in tutta la sua negatività, esplorando a fondo le lezioni di vita nascoste nei momenti di difficoltà, mostrando ancora una volta di essere dotata di una grande sensibilità e di un grande talento nel ricreare a parole ogni minima sensazione umana che va ad avvolgere il lettore man a mano che si prosegue nella lettura.

Un libro sconcertante, un pugno nello stomaco… ma anche, forse, la base di una catarsi che potrebbe essere già iniziata e che potrebbe persino compiersi pienamente nella prossima raccolta attualmente alle sue ultime fasi di stesura.

Solo il futuro ci dirà se saranno le stagioni a scandire i temi ed i lanci dei libri di poesia della Vettori, ma una cosa è certa: chi decide di guardare in questo Abisso si troverà inevitabilmente in preda alla curiosità ed alla necessità di sapere come farà l’autrice e ritrovare quella luce che ha perso, o se deciderà di unirsi all’oscurità che la circonda fino a sparirvi dentro, trovando sempre e comunque un modo per restare leale a se stessa e a tutto ciò in cui crede.

VOTO: 4.0/5

Di Sebastian Hidalgo

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Spettacolo

L’Orestea: al Teatro sociale un classico per il presente

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Martedì 19 novembre alle ore 20 e 30, al teatro Sociale di Trento, andrà in scena la versione della compagnia Anagoor dell’Orestea, la classica trilogia teatrale di Eschilo datata 458 a.C. Nelle parole della compagnia stessa, “un’opera sull’Orestea di Eschilo, prima che una riduzione o un trattamento della stessa”.

Presso gli antichi greci le singole tragedie erano parti di trilogie, e la saga degli Atridi è l’unica conservatasi integralmente fino ai giorni nostri.

La prima tragedia, Agamennone (che i drammaturghi Simone Dorai e Patrizia Vercesi presentano quasi integralmente) racconta del ritorno dell’eroe eponimo, re di Argo, dalla guerra di Troia e del suo assassinio da parte della moglie.

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La seconda, Le Coefore (qui ribattezzata Schiavi), presenta il ritorno in patria di Oreste, dilaniato dalla necessità di vendicare il padre che si contrappone all’orrore di poterlo fare solo uccidendo la madre.

Infine, in Le Eumenidi (qui Conversio), Oreste è perseguitato per la sua colpa. Anagoor sostituisce l’originale impianto eschileo dedicato alla giustizia in favore di una soluzione originale alla tematica.

Questa Orestea ha inaugurato nel 2018 il 46° Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia, che aveva incoronato la compagnia vincitrice del Leone d’argento lo stesso anno.

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Uno spettacolo di quattro ore, comprendente declamazioni, musica, danza, filmati, ambizioso in scala ed esecuzione, nel volersi far somma del teatro e delle discipline ad esso affini.

Simone Dorai, anche regista, spiega: “noi usiamo questa riduzione come un prisma attraverso il quale poter guardare la tragedia e percepire ancora quella scossa che agitava lo spettatore ateniese […]

Se l’Agamennone è recuperato integralmente, e in Schiavi ancora rimangono stralci di Coefore, in Conversio invece non compare alcuna parte testuale di Eumenidi.

Tuttavia, vengono rispettate la natura e la struttura concettuale delle tre tragedie, così come la loro natura musicale, il loro andamento […]

È stato raccolto il testimone di Eschilo, più che l’esito formale originario, che invece era rivolto all’Atene del quinto secolo, pensato da Eschilo per i propri concittadini. Così anche noi abbiamo desiderato rivolgerci ai nostri concittadini”.

Orestea / Agamennone, Schiavi, Conversio

sull’Orestea di Eschilo

drammaturgia e traduzione dal greco Simone Derai, Patrizia Vercesi

orizzonte di pensiero e parola S. Quinzio, E. Severino, S. Givone, W.G. Sebald, G. Leopardi, A. Ernaux, H. Broch, P. Virgilio Marone, H. Arendt, G. Mazzoni

con Marco Ciccullo, Sebastiano Filocamo, Leda Kreider, Marco Menegoni, Gayané Movsisyan, Giorgia Ohanesian Nardin, Eliza G. Oanca, Benedetto Patruno, Piero Ramella, Massimo Simonetto,

Valerio Sirna, Monica Tonietto, Annapaola Trevenzuoli

danza Giorgia Ohanesian Nardin

musica e sound design Mauro Martinuz

scene e costumi Simone Derai

video Simone Derai, Giulio Favotto

light design Fabio Sajiz

regia Simone Derai

produzione Anagoor 2018

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eventi

Un aperitivo a Km Zero e la proiezione di “Resina”, un film sulla comunità cimbra

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A partire dalle ore 17 di giovedì 14 novembre, presso la sede della Fondazione Franco Demarchi, a dare il via ai lavori del convegno “La montagna che cambia: nuove prospettive di welfare per le comunità alpine” sono previsti un momento conviviale e un evento culturale a ingresso libero, aperti a tutti gli interessati.

Si potrà così gustare un “Aperitivo a km zero”, conoscere ed essere informati sui progetti di welfare generativo come “Comunità Frizzante”, “DES Fiemme e Fassa”, “Tutti nello stesso campo” e “Orti in bosco & vita in centro”.

A seguire, alle ore 18.30, ci sarà la proiezione del film “Resina” di Renzo Carbonera, che porta alla riscoperta della comunità dei cimbri, una piccola comunità di montagna che vanta una storia millenaria, che costituisce una ricchezza di cultura e tradizioni per questo territorio e che rischia di sparire nell’oblio.

Al termine della proiezione è prvisto un confronto, introdotto da Piergiorgio Reggio, presidente della Fondazione Franco Demarchi, tra Renzo Carbonera, regista del film, e Mattia Pelli, giornalista e ricercatore in storia contemporanea.

I progetti protagonisti della serata di apertura del convegno sono alcuni dei vincitori del bando Caritro “Welfare a Km Zero”, che proporranno i loro prodotti, tutti da assaggiare, gustare e provare.

In particolare Comunità Frizzante (Associazione culturale Brave New Alps, ente capofila), attraverso la produzione di bibite, mira ad entusiasmare le persone, coltivare relazioni, stimolare la conoscenza e aumentare il senso di appartenenza alla Vallagarina (Rovereto).

Un progetto finalizzato quindi a fare comunità coinvolgendo gruppi sociali eterogenei, in un grande processo di formazione e di inclusività sociale, a stretto contatto con il territorio e la natura. DES Fiemme e Fassa (Cooperativa Oltre, ente capofila) è un progetto che punta alla messa in rete di imprese sociali e quindi alla creazione di un Distretto dell’Economia Solidale del territorio della Val di Fiemme e Val di Fassa in ambiti trasversali: dall’agricoltura al turismo passando per la ristorazione.

Altro protagonista sarà Tutti nello stesso campo (Cooperativa sociale La Rete, ente capofila), progetto che punta a creare inclusione attraverso l’agricoltura e la ristorazione, che dispone di uno spazio agricolo dedicato alla coltivazione di erbe aromatiche, officinali e prodotti dell’orto, oltre ad aver inaugurato da poco un agriturismo nei dintorni di Civezzano (Trento).

All’interno del progetto trovano spazio diversi tipi di utenti: persone con disabilità e le loro famiglie, o di fragilità segnalate. Infine il progetto Orti in bosco & Vita in centro (Comune di Rovereto, ente capofila) punta alla riqualificazione di due zone della città di Rovereto che condividono elementi comuni: Ortinbosco, nello specifico, è un orto sociale al Bosco della Città, uno spazio verde, aperto, di condivisione e di sinergia tra chi vuole scoprire luoghi di rigenerazione e seminare cambiamento; Vita in centro punta al cuore della città, promuovendo attività di animazione sociale e di inclusione per la cittadinanza.

Al termine dell’aperitivo, alle ore 18.30, è prevista la proiezione del film “Resina”, opera prima del regista vicentino-bavarese Renzo Carbonera, che porta alla riscoperta di una comunità montana ed esprime “l’urgenza di raccontare un microcosmo che ha bisogno di una resina sociale per contrastare le numerose avversità”.

I protagonisti del lungometraggio sono un coro di uomini, un direttore donna, una famiglia e una piccola comunità, che hanno bisogno di ritrovare il senso d’unione, per affrontare la sfida del domani. La giovane violoncellista Maria, delusa dallo spietato mondo della musica, ritorna al paesino di montagna delle sue origini, una piccola enclave isolata dove si parla ancora una lingua arcaica: il cimbro… Il risultato finale è un caleidoscopio di personaggi che con ironia e ritmo, raccontano un piccolo mondo, alle prese con lo spauracchio del cambiamento climatico e con la determinazione di una giovane donna.

Al termine della proiezione ci sarà un momento di confronto, introdotto da Piergiorgio Reggio, presidente della Fondazione Franco Demarchi, tra Renzo Carbonera, regista del film, e Mattia Pelli, giornalista e ricercatore in storia contemporanea.

L’apertura del Convegno è un’iniziativa organizzata dalla Fondazione Franco Demarchi in collaborazione a Welfare Km Zero (Fondazione Caritro, Fondazione Franco Demarchi, PAT, Consiglio della autonomie loca della provincia di Trento), Società dei Territorialisti/e onlus e Trento Film Festival 365.

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