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Trento

«Un secolo di storia, ma il futuro dei parchi trentini è legato ad agricoltura e turismo sostenibili»

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Da quando, era il 1919, l’alpinista, naturalista, etnografo e fotografo irredentista Giovanni Pedrotti intuì per primo l’importanza di istituire delle aree protette in Trentino, sono trascorsi cent’anni.

Un secolo di “ambientalismo” che oggi è stato ricordato e riletto alla Casa della SAT, la casa di Giovanni Pedrotti, da storici, studiosi e responsabili dei Parchi trentini e che possiamo riassumere con un dato: oltre un terzo del territorio provinciale è posto sotto tutela: dai grandi Parchi ai siti delle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità, dalla Biosfera UNESCO ad una moltitudine di piccole aree protette.

Una riserva verde che garantisce la conservazione della biodiversità ospitando ben 3724 specie animali e vegetali e che nell’immaginario degli italiani, ma non solo, ha reso il Trentino “la montagna” per eccellenza.

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“Una montagna che con le sue aree protette – afferma il vicepresidente e assessore all’ambiente Mario Tonina, dal prossimo 1 ottobre anche presidente della Fondazione Dolomiti UNESCO – non è più solo strumento di conservazione della natura ma che oggi torna ad essere occasione ed opportunità per uno sviluppo sostenibile e duraturo trovando nel turismo e nell’agricoltura i suoi nuovi alleati”.

Il convegno promosso dalla SAT in collaborazione con i due Parchi Adamello Brenta e Paneveggio Pale di San Martino ed ospitato presso lo Spazio Alpino di via Manci a Trento, si è snodato sul filo di un confronto a distanza tra il sapere storico, quello che anche su impulso di Giovanni Pedrotti diede vita all’inizio del ‘900 al movimento per i parchi nazionali in Italia, e le nuove prospettive per le aree protette prefigurate dalla sfida ambientale dei prossimi decenni.

L’assessore Tonina, aprendo assieme alla presidente della SAT Anna Facchini il convegno, è subito entrato nel tema: “Oggi è fondamentale integrare le politiche di conservazione della natura con quelle del settore agricolo e turistico: vogliamo valorizzare il rapporto tra usi tradizionali della montagna e il paesaggio, anche a vantaggio del turismo, che dovrebbe essere il migliore alleato dei parchi. Ma vogliamo anche che i Parchi trentini siano guidati da governance snelle e che abbiano maggiore operatività. Certo, nei Parchi non possiamo fare quello che vogliamo, ma dobbiamo però garantire anche nelle aree protette opportunità di vita e di sviluppo per chi ci vive, in primis gli agricoltori. Questo sarà anche il mio approccio come presidente della Fondazione UNESCO; sono convinto che si possa e si debba lavorare di più, non per “sfruttare” questi territori ma per cogliere le opportunità che offrono per le genti che ci vivono. Con la mia presidenza intendo lavorare all’internazionalizzazione dei territori dolomitici per affermarne e valorizzarne le diversità anche dal punto di vista dell’attrattività turistica”. 

Dallo Spazio Alpino della SAT, Tonina ha però voluto far arrivare un messaggio anche ai giovani trentini che domani animeranno la manifestazione Friday for Future: “La politica dev’essere vicina alla loro sensibilità, al loro  impegno e alla loro testimonianza, perché l’ambiente è materia trasversale; dobbiamo avere la consapevolezza della necessità di agire a livello globale, promuovendo su scala locale politiche favorevoli, ad esempio, alla mobilità sostenibile. Un’attenzione della politica all’ambiente, dunque, che si tradurrà concretamente in scelte che troveranno ascolto e spazio nel prossimo bilancio provinciale“.   

Alla SAT il vicepresidente Tonina ha riconosciuto un merito storico, quello di “aver tenuto acceso nel tempo il valore della montagna, quella alpinistica ma anche quella di chi la vive e la frequenta; una voce che è sempre stata plurale, ma che trova unità nell’amore per la montagna, una voce da ascoltare e di cui tenere conto, sempre”.

Al convegno, aperto dalla proiezione del documentario “L’occhio borghese.

Il Trentino alla vigilia della Grande Guerra nella fotografia di Giovanni Pedrotti” (regia di Luciano Happacher e Michele Moser, produzione di “Wasabi filmakers”); sono intervenuti Franco Pedrotti (Università di Camerino); Claudio Ambrosi, direttore SAT, storico e studioso della figura di Giovanni Pedrotti; Liliana Zambotti (Unione Bolognese Naturalisti); Andrea Mustoni (Parco Naturale Adamello Brenta); Piergiovanni Partel (Parco Naturale di Paneveggio Pale di San Martino); Vittorio Ducoli, direttore del Parco Naturale di Paneveggio Pale di San Martino); Cristiano Trotter, direttore del Parco Naturale Adamello Brenta; Joseph Masè, presidente del Parco Naturale Adamello Brenta; Silvio Grisotto, presidente del Parco Naturale di Paneveggio Pale di San Martino; Romano Stanchina, dirigente del Servizio Sviluppo sostenibile e Aree protette della Provincia autonoma di Trento.

CHI ERA GIOVANNI PEDROTTI – SCHEDA  –Nel 1919 Giovanni Pedrotti (Rovereto 1867 – Andalo 1938), storico e Botanico, grande conoscitore e studioso delle montagne del Trentino, fu il primo a proporre l’istituzione di parchi nazionali in Trentino nel Gruppo dell’Adamello e sulle Pale di S. Martino con un articolo apparso il 14 settembre 1919 sul “Giornale d’Italia forestale”. La proposta Pedrotti venne subito ripresa da Luigi Vittorio Bertarelli, presidente del Touring Club Italiano, con un articolo sulle Vie d’Italia, nel quale descrisse i due territori e sostenne l’idea dei due nuovi parchi.

La proposta di Giovanni Pedrotti trovò un’eco eccezionale al Senato del Regno e in aula venne espresso rammarico per l’assenza delle due aree trentine nel disegno di legge che nel 1920 Benedetto Croce aveva presentato al Senato per la tutela delle bellezze naturali e degli immobili di particolare interesse storico. Tuttavia, mentre i due parchi del Gran Paradiso e d’Abruzzo vennero istituiti poco dopo, nel 1922 e 1923 rispettivamente, nell’Adamello e nel Cimon della Pala non si fece ancora niente.

Il percorso per giungere all’istituzione dei due parchi attuali è stato lungo, complesso e difficile. Dopo la prima proposta di Giovanni Pedrotti del 1919, si susseguirono nel corso dei decenni successivi molte altre proposte tra cui quelle di Gallarati Scotti, di Renzo Videsott e di Gino Tomasi.

Lo stesso Pedrotti tornò sul tema nel 1928, in qualità di presidente della SAT, con un articolo sul Corriere del cacciatore di Milano. La proposta si realizzò 70 anni dopo, nel 1988, quando la Provincia autonoma di Trento istituì con legge il Parco Naturale Adamello Brenta e il Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino.

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