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Trento

Polonia: opportunità per le imprese della meccatronica e dello smart building

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Con un tasso di crescita del 5,1% registrato nel 2018, la posizione strategica in Europa e i suoi 38 milioni di abitanti, la Polonia rappresenta oggi una delle economie più attrattive d’Europa.

L’alta percentuale di consumatori giovani e sempre più istruiti stimola l’export con tante nuove opportunità anche per le imprese trentine. Se ne parlerà mercoledì 25 settembre a Trentino Sviluppo (Via Fortunato Zeni, 8 Rovereto), a partire dalle ore 10.30, in un momento di inquadramento Paese promosso in collaborazione con Italdesk Central Europe. Particolare attenzione sarà dedicata agli ambiti della meccanica/meccatronica e dello smart building.

La partecipazione è gratuita, previa iscrizione sul sito trentinosviluppo.it.

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La giornata di approfondimento si inserisce in una serie di iniziative espressione di una crescente attenzione trentina verso questo mercato, tra cui la visita di una delegazione di operatori economici e rappresentanti istituzionali della città di Radom, nota per la lavorazione del metallo, e l’incontro con imprese dei parchi tecnologici polacchi.

Quello della Polonia è un mercato di grande interesse, verso il quale le esportazioni italiane nel 2018 si sono avvicinate ai 13 milioni e mezzo di euro, con un incremento del 5,9% rispetto all’anno precedente. Le opportunità non mancano, vista la crescente innovazione tecnologica delle imprese di questo Paese, in cerca di fornitori qualificati, e la presenza di consumatori sempre più attenti alla qualità dei prodotti per cui si distingue il Trentino.

Per approfondire la conoscenza di questo mercato ed entrare in contatto con possibili aziende partner, Trentino Sviluppo promuove una presentazione Paese il prossimo mercoledì, 25 settembre, al Polo Tecnologico di Rovereto. L’incontro, rivolto alle imprese con particolare attenzione agli ambiti della meccatronica e dello smart building, è promosso in collaborazione con la Provincia autonoma di Trento e Italdesk Central Europe.

L’iniziativa permetterà di approfondire la conoscenza delle opportunità di business che la Polonia offre e permetterà e di entrare in contatto con un gruppo di imprese dei parchi tecnologici delle regioni sud occidentali del Paese, interessate a tessere nuove relazioni e trovare partner commerciali qualificati. Le imprese sono insediate, nello specifico, nell’Invest Park-WSSE e sono alla ricerca di fornitori di vario genere, dalle macchine utensili alla subfornitura, e di potenziali partner commerciali.

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All’incontro presenzieranno alcuni imprenditori e i rappresentanti del Cluster tecnologico di cui Italdesk Central Europe è partner.

Il programma prevede, alle ore 10, la registrazione dei partecipanti. Seguiranno, alle 10.30, i saluti istituzionali con Raffaele Farella, Dirigente del Servizio Attività Internazionali della Provincia autonoma di Trento, e Renata Diazzi, Direttrice dell’Area Internazionalizzazione di Trentino Sviluppo. Alle 10.45 prenderanno il via gli interventi di Andrea Bandirali, CEO & BM Italdesk Central Europe (“Presentazione del mercato polacco e focus settoriali: meccanica, meccatronica, smart building) e di Beata Rzemyszkiewicz, Agenzia regionale WSSE (Andamento dei consumi e prodotti italiani maggiormente richiesti – Presentazione delle aziende polacche). Alle 13.00 sono previsti il momento delle conclusioni e un networking lunch, seguiti dagli incontri individuali.

La partecipazione è gratuita ma è richiesta l’iscrizione (anche per gli incontri) attraverso il modulo presente sul sito di Trentino Sviluppo.

Quella del 25 settembre è una delle iniziative promosse da Trentino Sviluppo dedicate a questo mercato. Un’altra è stata l’incoming del 10 e 11 settembre scorsi, che ha visto la visita di una delegazione istituzionale ed economica polacca, proveniente da Radom, città a sud di Varsavia. L’iniziativa, svolta in collaborazione con l’Institute of Sustainable Technologies – ITeE e la Camera di Commercio e Industria di Radom, ha coinvolto Polo Meccatronica, Fondazione Bruno Kessler e e varie aziende trentine. (f.r.)

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Trento

Collaborazione Trento – Chicago: pubblicato il primo atlante funzionale cerebrale basato su dati di mappaggio intra operatorio

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La quantità e la complessità di informazioni processata dal cervello umano in ogni istante è enorme ed estremamente variabile al livello individuale.

La comprensione della struttura anatomica e dei meccanismi funzionali di elaborazione delle informazioni che avviene tra i diversi circuiti cerebrali è l’oggetto di una delle più grandi sfide per la ricerca neuroscientifica clinica del terzo millennio.

Rientra in questo ambito il lavoro di ricerca realizzato dall’Unità operativa di neurochirurgia dell’ospedale Santa Chiara di Trento in collaborazione con il Dipartimento di neurochirurgia dell’Università di Montpellier e il Dipartimento di neurochirurgia della Northwestern University di Chicago.

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Questo lavoro – che racchiude un numero di dati funzionali senza precedenti per questa tipologia di ricerca – avrà importanti ricadute sia nella cura dei pazienti affetti da problematiche cerebrali (tumorali e non), sia sulla ricerca neuroscientifica di base. L’analisi dei dati e la strutturazione delle mappe di probabilità sono state possibili grazie alla collaborazione di uno dei gruppi di ricerca della Fondazione Bruno Kessler.

Le caratteristiche che rendono questo lavoro unico sono due.

La prima è la novità assoluta dell’integrazione nelle medesime mappe dei dati funzionali derivanti sia dalla stimolazione della corteccia cerebrale sia dai fasci di connessione della sostanza bianca, che danno all’atlante una completezza senza precedenti.

La seconda risiede nella numerosità (oltre 1800 risposte funzionali) e nella natura stessa dei dati, che derivano dai risultati di mappaggio intra-operatorio con monitoraggio neuropsicologico per la preservazione delle funzioni cerebrali (tecnica nota come awake surgery, divenuta ormai routinaria per la resezione di tumori cerebrali selezionati), che rende la loro attendibilità estremamente elevata.

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Lo studio ha una grande rilevanza in termini clinici e chirurgici, perché ha prodotto una quantità senza precedenti di informazioni probabilistiche relative alla distribuzione cerebrale di diverse funzioni essenziali (il movimento, la programmazione motoria, il linguaggio, la visione, ecc.).

Si tratta di dati che sono stati resi pubblici e potranno essere utilizzati per la programmazione di interventi neurochirurgici, radio o proton-terapici, di trattamenti neurologici e anche per la pianificazione di interventi riabilitativi. A fini di ricerca, inoltre, questo lavoro costituisce un dataset unico, per dimensioni e accuratezza, da integrare con altre metodiche neuroscientifiche (come la risonanza magnetica funzionale, la trattografia, la stimolazione magnetica transcranica, l’elettro-encefalografia), con l’obiettivo di migliorare le conoscenze scientifiche sul funzionamento e la struttura dei diversi network cerebrali alla base delle più comuni attività della vita quotidiana.

La pubblicazione rientra in uno dei filoni di ricerca nel settore delle neuroscienze cliniche – in corso da anni all’interno dell’U.o. di neurochirurgia dell’Apss – finalizzati ad approfondire le conoscenze cliniche per l’ottimizzazione di diversi trattamenti all’avanguardia nel panorama italiano ed europeo.

Risultati che sono stati possibili solo in un’ottica di collaborazione multisettoriale e di rete, che vede impegnate da tempo l’U.o. di neurochirurgia con quelle di neurologia, di anestesia e rianimazione I, di radiologia e di neuroradiologia, così come con tutte le unità operative afferenti al gruppo multidisciplinare neuro-oncologico (anatomia patologica, oncologia medica, radioterapia, protonterapia e medicina nucleare).

Questo lavoro costituisce un ulteriore punto di partenza tra quelli già fissati negli ultimi anni nel settore delle neuroscienze cliniche, grazie anche alla stretta rete di collaborazione con i diversi e prestigiosi enti di ricerca del territorio trentino che hanno contribuito ad avviare e supportare con impegno ed entusiasmo anche attività di ricerca con fini puramente clinici, come il NiLab di FBK, il CIMeC ed il CeRiN dell’Università di Trento, oltre a tutti i diversi centri europei ed extra-europei (Università di Montpellier; GIN dell’Università di Bordeaux; Northwestern University di Chicago; Università di Scherbrooke, Canada; Ospedale IRCCS Bambino Gesù di Roma; ecc.) che da anni collaborano con l’U.o. di neurochirurgia di Apss.

 

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Trento

Mattarello: è morta suor Anna Donà dopo una vita dedicata alla missione della “Piccola Mamma”

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Le suore della Piccola Opera del Divino Amore annunciano con profondo dolore la morte della cara suor Anna Donà.

In questi ultimi anni una progressiva malattia invalidante l’aveva costretta in carrozzina e resa quasi cieca.

Suor Anna Donà, nata 87 anni fa a Battaglia Terme (PD), nella sua lunga vita si è dedicata con grande amore a continuare la missione della “Piccola Mamma“, al secolo Enrichetta Bianchi Carollo, fondatrice dell’Opera.

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Lo scorso 13 novembre aveva potuto festeggiare il 33mo anniversario della morte della fondatrice.

Prima di entrare nella nuova congregazione Suor Anna era una suora salesiana che, nel suo agire rapportarsi con gli altri, aveva conservato lo stile e l’amabilità di Don Bosco.

Nei moltissimi anni trascorsi a Mattarello ha dato conforto alle famiglie e a tutte le persone che si rivolgevano a lei con consigli e preghiere.

Ha offerto le sue sofferenze incondizionatamente per la salvezza delle Anime, molto care alla Piccola Opera.

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Questo suo esempio di vita resterà sempre un punto di riferimento per chi l’ha conosciuta.

Le suore della Piccola Opera del Divino Amore ringraziano in particolare tutte le persone che le hanno voluto bene e che da lei hanno ricevuto amore, conforto e preghiere.

Domenica, festa dell’Immacolata, alle ore 19.30, ci sarà il Santo rosario in suo suffragio nella chiesa di Mattarello, mentre il funerale sarà lunedì 9 ad ore 14.30, sempre nella chiesa parrocchiale di Mattarello.

 

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Trento

La famiglia (italiana) non è in crisi grazie ai suoi forti legami di sangue

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Se, come affermano i due demografi Maria Castiglioni e Gianpiero Dalla Zuanna, autori del libro “La famiglia è in crisi. Falso!” (Laterza, 2017), in Italia la famiglia gode di ottima salute è perché è sempre stata unita, nel senso che forti sono i legami di sangue tra nonni-genitori-figli, legami che sono stati spesso visti come un segno di arretratezza ma che in realtà funzionano come “ammortizzatori sociali” frenando i processi di frammentazione e generando, con l’eccezionale ricchezza degli scambi interni alle famiglie italiane, la qualità della vita del nostro paese, contribuendo al benessere economico nonché alla coesione sociale.

La tesi dei due autori, intervenuti all’ultima giornata del Festival della Famiglia con un dibattito attorno alle dinamiche della natalità-denatalità nel nostro Paese ospitato nella Sala dell’Aurora a Palazzo Trentini, è supportata dagli studi e dalle ricerche che dimostrano come, ad esempio a Padova ma con esiti non molti diversi nel resto del Paese, il 70 per cento dei genitori con figli 0-12 anni risiedano in un raggio di appena un chilometro dai nonni.

Gli stessi figli, quando si sposano, vanno ad abitare per oltre il 55 per cento vicino ai propri genitori, una tendenza questa che si è mantenuta piuttosto stabile nell’ultimo secolo.

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Anche la legislazione italiana riflette in qualche modo questa situazione, prevedendo ad esempio il dovere di mantenimento anche a carico dei nonni (solo in Italia e Germania è previsto), con imposte di successione molto più basse rispetto a Germania, Francia e Regno Unito.

I legami di sangue modellano anche l’assistenza agli anziani, laddove l’Italia è il Paese europeo con il minor numero di anziani collocati in casa di riposo.

Ma legami familiari forti non significa automaticamente maggiore natalità; in questo il nostro Paese si trova in buona compagnia assieme a Spagna, Portogallo, Grecia, Corea del Sud, Giappone e le grandi città della Cina, dove i figli “sono considerati come proprietà dei genitori, anziché un bene collettivo”.

Così, ad esempio, Castiglioni e Dalla Zuanna – che hanno discusso delle proprie ricerche con Alberto Zanutto dell’Università di Trento e la giornalista Linda Pisani – spiegano l’alto livello della spesa per il welfare in Francia con il fatto che nel Paese transalpino il figlio è visto proprio come una proprietà collettiva, un “bene comune“.

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I due ricercatori hanno elogiato la propensione della Provincia autonoma di Trento a promuovere politiche familiari attive anche per stimolare la natalità – “è uno dei pochi territori a farlo” hanno detto – sottolineando anche il fatto che tali politiche “devono essere continuative, malgrado i cambi politici”.

 

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