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Cani Gatti & C

Due giornate per portare il tuo cane in montagna in sicurezza

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L’istruttore cinofilo Laura Nave e la guida alpina Davide Ortolani organizzano due giornate per imparare a garantire la sicurezza di cani e persone in ambiente montano.

È infatti capitato a tutti coloro che frequentano la montagna col proprio cane di progettare un’escursione apparentemente facile, senza grandi difficoltà per bipedi e quadrupedi, e di trovarsi invece di fronte a un piccolo tratto molto esposto o attrezzato con un cordino.

In queste situazioni, non è sempre facile affrontare serenamente e in sicurezza la situazione.

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La Sat ha riconosciuto la valenza del corso e lo sostiene, ai suoi tesserati sarà infatti riservato uno sconto del 10%.

Il corso si pone tre obiettivi principali: formare a percorrere i sentieri tutelando la sicurezza di persone e cani (scelta del percorso, attrezzature, come gestire il cane nei momenti di difficoltà); diffondere la consapevolezza dei rischi derivanti da un’errata gestione del proprio cane in montagna per gli altri frequentatori degli stessi luoghi (la gestione della libertà del proprio cane, in relazione alla normativa e al rispetto degli altri frequentatori, la gestione degli incroci con altre persone lungo sentieri molto stretti); diffondere un codice di comportamento nella gestione dei cani nei rifugi alpini.

Come già detto, il corso prevede il coinvolgimento della guida alpina Davide Ortolani di Dolomitiup  e dell’istruttore cinofilo Laura Nave di Zooway.

La presenza delle due figure professionali, entrambe con esperienza di gestione del cane in ambiente montano, consente di garantire la sicurezza delle persone e di costruire le giuste competenze dei cani e dei loro proprietari per affrontare le difficoltà.

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Il 6 ottobre il ritrovo sarà ad Arco, nei pressi della piscina comunale (via dei Legionari Cecoslovacchi, 18, 38062 Arco TN) e il programma prevede: la progressione in montagna, le pareti appoggiate, percorrere un sentiero con cordino, costruire un imbrago di emergenza per il proprio cane, imparare a realizzare alcuni semplici nodi, prove di discesa appesi a una corda.

È in programma poi una passeggiata in paese ad Arco per raggiungere, attraverso un facile sentiero, la Cima Colodri.

Il 13 ottobre il punto di ritrovo sarà il parcheggio di Vallesinella, a pochi minuti da Madonna di Campiglio. Da qui si raggiungeranno i rifugi Casinei e Brentei, nel gruppo del Brenta. Durante il percorso si affronteranno queste tematiche: la progressione in montagna, manovre tecniche di gestione del cane su terreno impervio, salita e discesa assicurata su sentiero attrezzato e non attrezzato.

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Cani Gatti & C

Porta il coniglio in business class: le foto diventano virali

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Nonostante il viaggio sia avvenuto alla fine del 2018, le foto di un volo San Francisco-Giappone hanno iniziato a fare il giro del mondo soltanto qualche giorno fa dopo essere apparse su Metro.co.uk.

Un’imprenditrice giapponese di casa a San Francisco, Takako Ogawa, ha infatti registrato la sua coniglietta di 8 anni come animale di supporto emotivo (pagando circa un centinaio di dollari) per evitare di farle fare il volo in stiva.

Come è ben risaputo, i conigli sono animali molto delicati e, in effetti, all’età di otto anni non è certo sicuro farli viaggiare nella stiva di un aereo, in un ambiente comunque stressante e lontano dal proprio padrone.

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Per una fortuita coincidenza, inoltre, il posto vicino a quello di Takako Ogawa si è rivelato essere libero: subito Coco, questo il nome della coniglietta, ha avuto modo di esplorare il “suo” sedile e di rilassarsi per tutte le 11 ore della durata del volo.

Subito l’animaletto è diventato il beniamino delle hostess che le hanno portato da bere e qualche dolcetto.

Complice anche il fiocchetto fattole indossare da Takako Ogawa, Coco sembrava proprio una coniglietta bella, viziata e nata per vivere nel lusso dei viaggi in aereo in prima classe.

Questo volo, però, non è stato il primo viaggio in aereo di Coco: nel 2015 aveva infatti fatto la tratta inversa sempre insieme alla sua proprietaria.

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Cani Gatti & C

Questa radiografia (inquietante) mostra tutti i problemi di un Carlino

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Questa foto di recente è stata ricondivisa su tantissime bacheche e, in molti casi, ha fatto anche sorridere. Ma ciò che mostra è tutt’altro che divertente.

Si tratta di una radiografia postata su Twitter dall’attore e comico Andy Richter con una didascalia che dice semplicemente: “Il Carlino del mio amico è andato dal veterinario“.

Il post è diventato immediatamente virale, ottenendo in poco tempo oltre 16 mila Retweet e 132 mila Mi piace. 

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In tantissimi hanno riso di quell’aspetto buffo, assimilandolo a quello di un alieno o a personaggi divertenti dei cartoons. Ma qualcuno è andato oltre.

I carlini sono tra le razze di cani più amate e più adottate. E molto del loro “successo” lo devono alla selezione umana che ha cambiato il loro aspetto rendendolo così carino, dolce e buffo. L’uomo lo ha reso “più simile ad un bambino che ad un cane“, afferma il dottor Cowlam, “ma questo non è vantaggioso per l’animale“.

Nel determinare questa mutazione fisica, che segue le logiche dell’estetica, l’uomo non ha tenuto conto delle problematiche fisiche che rendono questa razza soggetta a tantissimi problemi di salute.

Parliamo di problemi respiratori, problemi agli occhi, epilessia, insufficienza di flusso di sangue alla testa, allergie, problemi alle ossa e difficoltà a partorire.

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Impianto ittiogenico di Rovereto: continua l’indagine genetica su parte dei riproduttori di Trota Marmorata

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La trota marmorata è caratteristica ed esclusiva dei bacini fluviali adriatici subalpini italiani e sloveni.

Il suo areale, originale, va dai torrenti, anche di alta quota, ai corsi d’acqua del piano ed ai bacini lacustri di grandi dimensioni (grandi laghi subalpini), che sfociano nel mare Adriatico.

Le caratteristiche più evidenti della trota marmorata riguardano la taglia e la livrea. La taglia è grande rispetto alle altre trote può superare il metro di lunghezza e i venti chili di peso.

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La livrea della trota marmorata è caratterizzata da un’alternanza di macchie chiare e scure, irregolari e spesso fuse tra loro, che formano un disegno intricato definito “marmorizzatura“, da cui deriva il nome comune del pesce.

La specie è in serio pericolo sia per l’alterazione dei naturali habitat sia per l’introduzione di specie affini, le quali si ibridano riducendo gli esemplari geneticamente puri.

Questa specie ha sempre popolato l’Adige e il Leno, anche nei nostri fiumi era ormai molto rarefatta. L’Associazione Pescatori Dilettanti Vallagarina è dal 2000 che persegue il progetto di recupero della specie con i due impianti ittiogenici e dai censimenti effettuati in natura si può considerare che la popolazione ha raggiunto un discreto livello.

Uno dei problemi più grossi nell’allevamento di individui da rilasciare in ambiente naturale è l’ibridazione e la rusticità degli stock di riproduttori.

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L’associazione ben conscia di questo in passato aveva già effettuato indagine genetica con buoni risultati.

A distanza di dieci anni l’Associazione Pescatori Dilettanti Vallagarina ha ritenuto necessario effettuare un nuovo controllo e ha autonomamente promosso, con il contributo finanziario del Comune di Rovereto e con il supporto scientifico dell’Unita di Genetica della Conservazione della Fondazione Edmund Mach, un’indagine genetica su parte dei riproduttori di Trota Marmorata mantenuti presso il proprio impianto ittiogenico di Rovereto.

L’indagine ha evidenziato un eccellente stato di integrità genetica degli individui analizzati, nei quali le tracce di ibridazione con la Trota fario Atlantica sono estremamente limitate o addirittura non rilevabili.

Un risultato altrettanto interessante è stato ottenuto su un limitato numero di individui selvatici (che servono per mantenere la rusticità e la distanza parentale) catturati e analizzati (senza alcun danno per gli animali stessi) in Adige durante la fase riproduttiva.

I risultati hanno evidenziato in questo caso i limiti dell’utilizzo del fenotipo come unico criterio di selezione dei riproduttori selvatici di Trota marmorata, con esclusione degli ibridi.

Il prelievo in natura di riproduttori è infatti previsto dai protocolli di gestione degli impianti ittiogenici definiti dall’Ufficio competente della Provincia Autonoma di Trento e finalizzati alle pratiche di rinsanguamento dei parchi riproduttori, al fine di evitare perdita di diversità genetica autoctona e effetti di domesticazione.

Questo nuovo approfondimento scientifico sulla qualità delle nostre trote e sulla validità del lavoro che stiamo compiendo da decenni è stato possibile grazie al sostegno del Comune di Rovereto, il cui assessorato all’ambiente ha dimostrato una sensibilità non scontata nei confronti degli ambienti acquatici e degli animali che li popolano.

Articolo realizzato in collaborazione con Stefano Martini – Presidente Ass. Pescatori Dilettanti Vallagarina

 

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