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Italia ed estero

La furia dell’immigrato: urla contro il tranviere e poi danneggia il mezzo

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Il video è diventato virale da circa una settimana raggiungendo un numero di visualizzazioni incredibile.

A denunciare il filmato – che pare sia stato girato in Francia a Villeneuve-la-Garenne e non a Venezia come riportato da molte testate – è stato il parlamentare Massimo Bitonci.

“Robe da matti – ha scritto il leghista nel post – un immigrato in sella ad una bici, ha occupato il binario del tram, e non contento, con un’arroganza e una violenza inaudita, ha danneggiato i tergicristalli del mezzo pubblico. Senza rispetto e vergogna!”.

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Nel video si vede l’uomo che in sella alla bicicletta pedala lungo la pista del tram.

All’arrivo del convoglio, il macchinista ha suonato per far si che l’uomo non venisse investito. Suo malgrado si è ritrovato ad una scena incredibile.

Il ciclista si è blocca proprio davanti al tram, che il macchinista è fortunatamente riuscito a fermare in tempo,  per poi inveire strappando i tergicristalli della cabina di comando.

Non si capisce bene il perché della furia dell’immigrato, la sensazione è però che lui pensi di avere la precedenza forse pensando di essere su una pista ciclabile. 

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Italia ed estero

Il Tribunale da torto a Roberto Fico, la colf era pagata in nero. Quelli delle manette agli evasori

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Avanti con gli slogan: manette agli evasori, giustizia, apriremo il parlamento come una scatoletta di tonno, mai con Renzi e il Pd e con quelli di Bibbiano.

Peccato che quelli del movimento cinque stelle parlano bene ma razzolano molto male e alla fine i primi a non pagare le tasse sono proprio loro.

Dopo i dipendenti fantasma di Di Maio senior e quelli del papà di Di Battista, che hanno fatto arrossire di vergogna i figli – adesso la triade è completa.

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A certificarlo ora è anche un tribunale. Il presidente della Camera Roberto Fico ha una colf pagata in nero.

La pietra tombale sulla vicenda arriva per via giudiziaria, e per la terza carica dello Stato è un clamoroso autogol.

Era stato lo stesso Fico a chiedere che la magistratura facesse chiarezza sulla vicenda dei due lavoratori che saltuariamente e senza contributi di casa dalla fidanzata di Roberto Fico, alle prese con un grave problema di salute per fortuna alle spalle.

Come si ricorda sul caso era intervenuta la trasmissione Le Iene che aveva rivelato l’inghippo documenti, carte e le solite testimonianze registrate.

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Fico, che si era anche sentito diffamato dalla vicenda. Peccato che per i giudici la trasmissione abbia riportato solo la pura e semplice verità. A casa di Roberto Fico c’era almeno una collaboratrice domestica che veniva pagata irregolarmente, senza contributi e senza pagare le tasse.

Esattamente il genere di evasione fiscale che l’anima più giustizialista del Movimento ha deciso di combattere.

Fico quando era stato preso con le mani nella marmellata aveva replicato scocciato: «smentisco tutto,  si tratta di un rapporto di amicizia».

Ma, come detto alla fine i giudici gli hanno dato torto.

Imma e Roman ora non lavorano più per lui, secondo Le Iene al loro posto c’è un collaboratore regolarmente retribuito. Ma è tardi per rifarsi una verginità. Roberto Fico passerà alla storia per aver detto no all’auto blu e sì alla colf in nero.

L’ennesimo peccato originale della casta di moralisti che doveva cambiare l’Italia e ha finito per cambiare più alleati che idee.

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Italia ed estero

Olanda: vivono in cantina per 9 anni in attesa dell’apocalisse

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Questa incredibile storia arriva dalla provincia di Drenthe (Olanda), e sta facendo il giro del mondo.

I media Olandesi hanno rivelato che un’intera famiglia ha vissuto per ben 9 anni rinchiusa nello scantinato di una fattoria isolata che si trova nel villaggio di Ruinerwold in attesa della fine del mondo.

Tutto è venuto alla luce grazie al figlio maggiore che, fuggito dalla fattoria, si è recato in un pub del vicino villaggio, ha ordinato delle birre e ha detto di aver bisogno d’aiuto.

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Era visibilmente confuso, sporco e vestito di stracci.

La polizia si è recata immediatamente sul posto: in uno scantinato, il cui ingresso era nascosto dietro una credenza, gli agenti hanno trovato un uomo di 59 anni allettato a causa di un ictus e i suoi 5 figli (di età compresa tra i 18 e i 25 anni).

L’uomo è stato arrestato, ma non è ancora chiaro se abbia costretto i ragazzi a vivere reclusi.

Quello che è emerso è che i ragazzi non risultano registrati all’anagrafe e non hanno mai frequentato la scuola: addirittura questi non sapevano che il mondo fuori da quella cantina fosse abitato.

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Per quanto riguarda la madre, la polizia teme che possa essere morta e che sia stata sepolta nella stessa fattoria.

Per fare maggiore chiarezza su questa misteriosa vicenda sono stati interrogati alcuni vicini ed il sindaco del villaggio: qualcuno di loro sostiene che l’uomo non sia il padre dei ragazzi e che non sia neppure il proprietario della fattoria. Per quanto riguarda la madre, pare che sia morta prima del loro arrivo in fattoria.

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Italia ed estero

Trieste: in migliaia ai funerali dei poliziotti Rotta e Demenego

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immagini Rai

Sono terminati poco dopo le 12.30 i funerali celebrati da  mons. Giampaolo Crepaldi dei due agenti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego.

Le due bare sono state portate fuori dalla chiesa alla fine della messa dai colleghi a spalla

Al termine dell’omelia, invitati i fedeli a scambiarsi un segno di pace, il vescovo di Trieste mons. Crepaldi è sceso dall’altare e ha raggiunto la prima panca, dove siedono i familiari dei due agenti uccisi.

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Il vescovo si è trattenuto a parlare con loro poi è tornato sull’altare per riprendere la messa.

Erano tante le autorità presenti ai funerali. Il ministro degli Interni Lamorgese, e il viceministro Matteo Mauri; il ministro dello Sviluppo economico, Patuanelli, il capo della Polizia Gabrielli, il Presidente della Camera Roberto Fico.

Folla di migliaia di persone lungo la strada, dalla Questura alla chiesa di sant’Antonio. 

«E’ un giorno triste e doloroso, ma è anche un giorno che ci fa capire quanto il Paese ci stia vicino». Così, il Capo Direzione anticrimine centrale, Francesco Messina a margine dei funerali solenni oggi a Trieste dei due agenti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego. «Quando il Paese in situazioni di questo tipo risponde in questa maniera ciò serve a lenire la nostra ferita».

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Oggi, aggiunge, «ci lecchiamo le nostre ferite, ci stringiamo tra di noi – perché questi ragazzi sono due membri della nostra famiglia. Ma abbiamo la consapevolezza di poter continuare a garantire la sicurezza per questo Paese».

“Oggi è un giorno triste e il dolore è indescrivibile, non solo qui a Trieste, ma nell’animo e nel cuore di tutti i Poliziotti italiani. Un dolore profondo e sordo, che si associa alla preoccupazione per i tanti colleghi che ancora, ogni singolo giorno, sfiorano la morte in ogni angolo d’Italia. E allora mentre eravamo trasportati dal fiume di commozione che ha inondato e travolto tutti ai funerali di Matteo e Pierluigi, il pensiero è stato questo: che da questo dolore, dal sacrificio umano dei nostri fratelli, possa nascere una risposta concreta, fatti, che consentano di neutralizzare tanti futuri drammi evitabili. Drammi che attendono nell’ombra, e che arriveranno inesorabili se non si metterà mano seriamente e concretamente a un assetto che, nel suo complesso, non ci da alcuna garanzia di tutela. Se non avremo presto regole di ingaggio e protocolli operativi seri, se non avremo mezzi, strumenti, addestramenti e dotazioni all’altezza, se non potremo contare su leggi chiare e severe e su una risposta dell’ordinamento che renda certa la pena e che difenda davvero le vittime, allora potremo solo continuare a piangere i nostri fratelli che continueranno, imperterriti, a rendere onore alla loro divisa. Per ribadire tutto questo si manifesterà, ancora una volta, martedì prossimo a Roma, nella speranza che il nostro grido sia ascoltato da una politica fin qui troppo deludente”.

Lo afferma Valter Mazzetti, Segretario Generale della Federazione Fsp Polizia di Stato, a Trieste per i funerali solenni di Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, ribadendo le ragioni della manifestazione indetta per martedì 22 ottobre in piazza Montecitorio, a Roma, a partire dalle ore 11.

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