Connect with us
Pubblicità

Telescopio Universitario

UniTrento – Paola Venuti rieletta direttrice di Psicologia e Scienze cognitive

Pubblicato

-

Paola Venuti è stata eletta per un secondo mandato alla guida del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento.

L’incarico, di durata triennale, inizierà il primo ottobre

La professoressa ha ottenuto 44 voti. I votanti sono stati 49 su 69 aventi diritto. Ci sono state 5 schede bianche.

Pubblicità
Pubblicità

Le elezioni si sono svolte questa mattina nell’aula magna di Palazzo Piomarta a Rovereto. Venuti era stata l’unica docente a dare la propria disponibilità nella riunione di proposta delle candidature.

Nel suo secondo mandato intende proseguire gli obiettivi formativi nell’ambito delle azioni previste dal Progetto Dipartimenti di Eccellenza per il quale il Dipartimento ha ottenuto il finanziamento nel 2018.

Intende proseguire il rafforzamento dei cinque corsi di studio in stretta collaborazione con i docenti del Dipartimento continuando a sostenere la partecipazione attiva dei membri, fondata sulla corresponsabilità e il coinvolgimento; intende inoltre rendere ancor più solide le reti di ricerca per valorizzare le competenze multidisciplinari che caratterizzano il Dipartimento.

Paola Venuti, professoressa ordinaria di Psicologia dinamica, insegna Psicopatologia clinica e Psicologia dinamica ed è responsabile di ODFLab – Laboratorio di Osservazione, Diagnosi e Formazione e del Servizio di Consulenza psicologica. All’Università di Trento dal 2002, dopo aver insegnato alla Seconda Università di Napoli e all’Università di Padova.

Tra gli incarichi istituzionali in Ateneo fa parte del Collegio dei docenti del Dottorato di ricerca in Scienze Cognitive, direttrice del master in Metodologie di intervento educativo per i soggetti con disturbi dello spettro autistico nonché del master sul Processo di valutazione neuropsicodiagnostico nell’infanzia e nell’adolescenza È stata vice-direttrice del Dipartimento e rappresentante dei professori associati nel Consiglio di amministrazione dell’Ateneo.

Ha svolto varie attività nell’ambito della formazione degli insegnanti. Ha inoltre coordinato il corso di dottorato in Scienze psicologiche della Formazione del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dal 2010 al 2016.

Laurea in Psicologia all’Università di Padova e dottorato di ricerca all’Università di Roma.

La sua attività di ricerca è rivolta allo studio dello sviluppo affettivo e cognitivo in soggetti con sviluppo tipico e atipico, con particolare attenzione ai comportamenti parentali studiati anche con tecniche di neuroimaging e alla messa a punto di metodi e strumenti per la valutazione dello sviluppo.

Ulteriori aree di ricerca sono orientate all’ambito clinico approfondendo sia le tecniche diagnostiche sia la ricerca per l’implementazione di modelli di intervento con bambini/e con disturbi del neurosviluppo e la valutazione della loro efficacia.

È stata nel direttivo dell’Associazione Italiana per la Salute Mentale Infantile (AISMI) e per quattro anni anche presidente.

Numerose le sue collaborazioni scientifiche, tra le quali, negli anni, quella con il National Institute of Child Health and Human Development (NIH- NICHHD, Bethesda- USA) e quella con l’Istituto per la ricerca scientifica “Stella Maris” di Pisa per la ricerca sull’individuazione di indicatori precoci per la diagnosi di autismo.

Attualmente collabora attivamente con l’Istituto Superiore di Sanità per la formazione di educatori insegnanti e professionisti coinvolti con soggetti con Disturbo dello Spettro Autistico.

Coordinatrice di numerosi progetti di ricerca che hanno ottenuto finanziamenti italiani, europei ed extra-europei. Iscritta all’ordine degli Psicologi e all’albo degli Psicoterapeuti, è anche componente dell’Associazione Italiana Psicologi (AIP), di INSAR (International Society for Autism Research) e del comitato scientifico della rivista “Infanzia ed Adolescenza”.

Relatrice invitata a numerosi convegni sul tema dell’autismo e referee per varie riviste di settore, è autrice di oltre 150 pubblicazioni e volumi su riviste internazionali e nazionali

Pubblicità
Pubblicità

Telescopio Universitario

Mirko Bisesti: 117,5 milioni di euro per l’Università di Trento nel 2019 e tre nuovi indirizzi

Pubblicato

-

La Giunta si appresta a deliberare lo stralcio 2019 dell’Atto di indirizzo per l’Università di Trento e per la ricerca.

Sul testo ha espresso parere positivo oggi la V Commissione consiliare, presieduta da Alessia Ambrosi: 5 i voti favorevoli, compresi quelli dei consiglieri di minoranza Sara Ferrari e Filippo Degasperi, con astensione invece di Paolo Ghezzi.

A illustrare il documento c’era l’assessore competente, Mirko Bisesti, che ha spiegato come la prossima delibera serva a dare le dritte e gli stanziamenti necessari nell’immediato, mentre si rinvia ai primi mesi del 2020 la definizione dell’Atto di indirizzo pluriennale.

PubblicitàPubblicità

Ci si sta già lavorando da tempo e c’è molta carne al fuoco, si sta ragionando tra l’altro – anche con altre Università – sull’opzione di impegnare l’ateneo trentino pure nelle materie medico-sanitarie.

Quanto all’edilizia universitaria, al di là delle previsioni di questo atto 2019 – per 4,9 milioni di euro d’impegno finanziario – c’è in vista un piano di sviluppo pluriennale importante (il budget di qui al 2022 ammonta già a 37 milioni di euro).

L’assessore ha evidenziato come i trasferimenti della Pat al settore universitario siano complessivamente sostanziosi: l’atto di indirizzo 2019 prevede infatti 117 milioni e mezzo di euro, uno e mezzo dei quali è focalizzato su programmi specifici.

Tre di questi programmi sono nuovi: il primo riguarda attività di formazione e ricerca nel campo delle risorse idriche e dell’energia; il secondo prospetta la sperimentazione della metodologia cosiddetta della spinta gentile nel campo del contrasto alla povertà (si tratta di favorire nei cittadini comportamenti virtuosi come contraltare delle misure di sostegno concesse); il terzo progetto contempla interventi di formazione alla imprenditorialità.

Fra gli interventi dei membri della commissione da segnalare anche un botta e riposta fra Sara Ferrari e Mirko Bisesti sulla lettera scritta dai parlamentari della lega al ministro sugli incresciosi fatti violenti successi durante la conferenza del giornalista Biloslavo.

Ferrari ha definito ingerenze quelle dei parlamentari della Lega: «La politica dovrebbe sempre avere rispetto dell’ateneo e delle sue scelte autonome» – ha tuonato l’ex assessora. «Quanto accaduto in occasione della conferenza di Biloslavo è stato un brutto episodio e credo che i nostri parlamentari abbiano solo detto che certe cose non dovrebbero accadere» – ha replicato Bisesti.

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

Telescopio Universitario

Sensori microelettronici e microrna: il mix vincente per la diagnosi del tumore ai polmoni

Pubblicato

-

Sono passati quasi quattro anni dall’avvio della collaborazione tra università e di aziende nel consorzio miRNA-DisEASY per l’ideazione di un nuovo tipo di dispositivo capace di diagnosticare tempestivamente il tumore al polmone.

Con due studi pubblicati su importanti riviste scientifiche (Analytical Chemistry e Talanta), oggi il consorzio raccoglie i primi frutti e si prepara alla prossima fase operativa: passare alla realizzazione concreta di questi sistemi innovativi di diagnosi fruttando le competenze maturate in biologia molecolare, chimica e optoelettronica.

Questa nuova fase del progetto sarà illustrata e discussa mercoledì prossimo in occasione del seminario “Small but mighty: microRNAs and microtechnologies for the diagnosis of lung cancer” in calendario per domani, mercoledì 13 novembre nella sede del Dipartimento Cibio al Polo scientifico e tecnologico Fabio Ferrari (Povo due, aula B107).

Pubblicità
Pubblicità

Il seminario, che si terrà in inglese, sarà rivolto in particolare alla comunità scientifica e al personale medico.

Il progetto “miRNA-DisEASY” (microRNA biomarkers in an innovative biophotonic sensor kit for high-specific diagnosis) è un progetto della durata di quattro anni promosso e coordinato da Optoelettronica Italia srl (Optoi), impresa trentina leader nella sensoristica ottica e nelle tecnologie microelettroniche.

Il progetto è stato finanziato con 450 mila euro nell’ambito del programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020 (Marie Sklodowska Curie Action) e reso possibile grazie alla mobilità internazionale e intersettoriale di ricercatori e ricercatrici e di personale altamente qualificato.

L’Università di Trento partecipa al consorzio con il Laboratorio di Biologia e Biotecnologia dell’RNA del Dipartimento CIBIO, diretto dalla professoressa Michela Alessandra Denti.

Nell’ambito del progetto europeo l’attività del Laboratorio è finalizzata all’identificazione di microRNA utilizzabili come biomarcatori per i tumori del polmone e all’implementazione della loro misurazione mediante il dispositivo diagnostico sviluppato dalle aziende partecipanti. Al progetto ha lavorato in particolare un giovane ricercatore trentino, Simone Detassis, dottorando di ricerca in Scienze Biomolecolari al Cibio.

Detassis è anche il principale autore del lavoro scientifico “A new platform for the direct profiling of microRNAs in biofluids” pubblicato sul giornale Analytical Chemistry lo scorso aprile.
Cosa sono i microRNA? A spiegarlo è Michela Denti (foto sotto): «I microRNA sono delle piccolissime molecole che regolano l’espressione delle proteine nel nostro organismo e in quello di tutti gli animali.

Dalla scoperta dell’esistenza dei microRNA 25 anni fa, fino ad oggi, si sono progressivamente comprese la vastità e la diversità di questa classe di geni e la loro importanza. Ogni singolo microRNA ha la capacità di inibire la sintesi proteica di oltre seimila geni diversi e ogni gene può essere regolato da centinaia di microRNA diversi. Negli ultimi anni, i microRNA stanno attirando un crescente interesse da parte della comunità scientifica e clinica, come nuovi potenziali marcatori per la diagnosi e prognosi di diversi tipi di tumore e di altre malattie, patologie cardiovascolari incluse.

Inoltre, è recente la consapevolezza che i microRNA sono “impacchettati” dentro a piccole vescicole che vengono poi secrete nel sangue, nel liquido cefalorachidiano e negli altri fluidi biologici. La ricerca sta accumulando prove che dimostrano come, così “impacchettati”, i microRNA possano funzionare da segnali che permettono alle cellule dell’organismo di comunicare tra loro».

«Per sviluppare un dispositivo diagnostico innovativo abbiamo scelto di scommettere sui microRNA perché rispondono a criteri clinici, analitici e pratici, ed hanno quindi tutte le caratteristiche del biomarcatore ideale» spiega Cristina Ress, (foto titolo) coordinatrice del progetto e capo della divisione biomedicale di Optoi. «Forniscono indicazioni affidabili prima dell’insorgenza dei sintomi clinici, quindi sono utili per una diagnosi precoce. Sono sensibili ai cambiamenti della patologia, si possono rilevare facilmente dai fluidi come il sangue, le urine o la saliva. In più sono facilmente trasferibili dai modelli di laboratorio all’essere umano. Lungo la via ci siamo però scontrati anche con alcune sfide di natura tecnica, che abbiamo superato con grande entusiasmo e ricorrendo ad un approccio fortemente interdisciplinare».

«Il limite all’introduzione dei microRNA come validi biomarcatori nella pratica clinica è legato soprattutto alla difficoltà che le attuali tecnologie a nostra disposizione hanno nel garantire sistemi di misurazione economici e soprattutto affidabili» aggiunge Simone Detassis.

Ma Il consorzio miRNA-DisEASY ha raccolto la sfida unendo le tecnologie di Optoi e DestiNA Genomica per realizzare un’analisi diretta dei microRNA nel plasma di pazienti con tumore al polmone. «Le tecnologie standard a nostra disposizione attualmente devono necessariamente estrarre i microRNA dal materiale di partenza e successivamente amplificarlo per poterlo rendere visibile agli strumenti di lettura. Questo processo, non solo è lungo e costoso, ma porta a diversi errori di analisi che non ci possiamo permettere in ambito clinico. Il nostro dispositivo invece, riesce a catturare i microRNA direttamente nel plasma dei pazienti e misurarne la quantità. Si propone quindi, come un modello innovativo di studio dei microRNA nei biofluidi, affidabile ed economico».

«La chimica di DestiNA si sposa perfettamente con la tecnologia fotonica di Optoi. Le due aziende stanno lavorando insieme da qualche anno, generando una forte squadra volta allo sviluppo di una piattaforma tecnologica per la rilevazione diretta di biomarcatori» spiega fferma Hugh Ilyine, direttore esecutivo di DestiNA Genomica, impresa innovativa spagnola operante nel settore delle biotecnologie, che ha sviluppato una tecnologia chimica per il riconoscimento di specifiche sequenze di acidi nucleici.

Per Alfredo Maglione, presidente di Optoi: «La sinergia tra imprese, università e centri di ricerca è uno dei grandi motori per generare quello che amiamo chiamare innovazione concreta. Questo è un primo importante risultato, che pone le basi per ulteriori sviluppi in ambito tecnologico, industriale e applicativo. Il potenziale è enorme, sta a noi tradurlo in realtà a beneficio del progresso nel settore medico-sanitario, della società, delle imprese e del territorio».

Al consorzio partecipano anche il consorzio l’Università di Granada (Spagna), l’Università Federale di Santa Catarina (Brasile), la Hannover Medical School (Germania) e l’impresa bioinformatica GeneXplain (Germania).

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

Telescopio Universitario

Trasporti sui sentieri: ora ci pensa il mulo robot

Pubblicato

-

Università di Trento e Istituto Italiano di Tecnologia insieme per implementare le capacità del robot quadrupede HyQ-Blue made in IIT.

Adatto per la montagna, resistente e agile, in grado di muoversi su terreni impervi, trasportare carichi pesanti e andare al trotto. L’accordo coinvolge il Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Ateneo trentino e il laboratorio Dynamic Legged Systems dell’IIT di Genova.

Non segnerà la fine immediata dello sfruttamento degli animali nel trasporto di carichi pesanti su terreni accidentati, ma il robot quadrupede HyQ-Blue (Hydraulic Quadruped) apre senza dubbio le porte a scenari promettenti.

Pubblicità
Pubblicità

Il robot, al centro di un accordo di collaborazione tra Università di Trento e Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, è stato trasferito da Genova all’Università di Trento dove verrà studiato per i prossimi tre anni.

L’idea della collaborazione e del comodato d’uso nasce dagli ottimi rapporti tra le due istituzioni e dall’impegno congiunto tra il ricercatore IIT Michele Focchi e Andrea Del Prete, in passato ricercatore IIT, ora ricercatore al Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Trento.

L’obiettivo a lungo termine del progetto è creare software, algoritmi e hardware robusti per robot quadrupedi che riescano ad accedere a zone impervie caratterizzate da terreni accidentati e che possano intervenire, quindi, in caso di catastrofi naturali, nelle ispezioni di luoghi inacessibili all’uomo e a supporto di attività gravose in montagna e nell’ambito agricolo.

Una delle prime sfide è il controllo della locomozione. «Cercheremo di migliorare ulteriormente le capacità di HyQ–Blue per avvicinarci sempre più a delle prestazioni necessarie per applicazioni reali. – dichiara Andrea Del Prete, responsabile scientifico dell’accordo per l’Ateneo di Trento – Useremo algoritmi di apprendimento automatico per velocizzare le tecniche di controllo del robot (basate su ottimizzazione numerica) e quindi migliorare le sue capacità di reazione ai disturbi e agli imprevisti. Inoltre, il robot sarà usato come piattaforma di validazione degli algoritmi di controllo sviluppati nelle attività di ricerca del Dipartimento».

«Nel contesto trentino – spiega Michele Focchi, ricercatore IIT – questo robot potrebbe trovare applicazioni per attività in montagna, come ad esempio il trasporto di oggetti pesanti su sentieri estremamente accidentati, dove i robot con ruote o cingoli non riescono a muoversi o in condizioni ambientali e climatiche sfavorevoli a supporto del soccorso alpino».

Progettato e costruito all’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, nel laboratorio Dynamic Legged Systems, diretto da Claudio Semini, HyQ-Blue fa parte della serie di robot animaloidi HyQ azionati idraulicamente (non elettrici), sviluppati dai ricercatori dell’IIT a partire dal 2007 traendo ispirazione dalla natura.

Il design del robot è stato pensato, infatti, ispirandosi per dimensioni e forza, ad animali estremamente resistenti e in grado di muoversi su ogni tipo di terreno. HyQ-Blue pesa 90 chili, è lungo 1 metro, ha il corpo in lega di alluminio, è capace di camminare, trottare, salire e scendere scale, portare e trainare pesi, proprio come farebbero i  muli degli Alpini.

Grazie agli attuatori idraulici HyQ è uno dei pochi robot quadrupedi al mondo che riesce a compiere movimenti veloci e precisi nello stesso tempo. Oltre a sensori di posizione che gli permettono di posizionare accuratamente le zampe, possiede anche sensori di equilibrio (inerziali) e di forza che gli permettono di percepire la forza esercitata sul terreno e all’occorrenza camminare con passo “felpato”.

Inoltre HyQ-Blue è in grado di acquisire e costruire in tempo reale una mappa tridimensionale dell’ambiente che lo circonda, ciò gli permette di avere un alto grado di autonomia nell’evitare ostacoli e nel selezionare dove mettere le zampe proprio come farebbe un animale vero. Per quanto riguarda invece i comandi di più alto livello (come andare avanti/indietro, di lato, ruotare sul posto, alzarsi/abbassarsi) HyQ è teleoperato via wireless tramite un “joypad” da un operatore esterno a cui il quadruede è in grado di inviare la mappa dell’ambiente in cui si trova e le immagini acquisite dalle telecamere di cui è equipaggiato.

Lo sviluppo del robot quadrupede HyQ-Blue rientra nell’accordo tra Università di Trento e Istituto Italiano di Tecnologia. Oggetto dell’accordo, della durata di tre anni, è l’esecuzione di attività di ricerca congiunte nell’ambito della “legged robots”, area della robotica che si occupa di robot che camminano, dotati di gambe e di zampe, che imitano persone, animali e insetti.

Le fasi operative del programma congiunto prevedono il setup del laboratorio per HyQ-Blue robot, miglioramento del software di controllo e sensoristica del robot, miglioramento del software per la locomozione, studio di algoritmi di locomozione per terreni accidentati e terreni deformabili e per traiettorie di salto dei robot quadrupedi.

Responsabile scientifico per UniTrento è Andrea Del Prete, per la fondazione Istituto Italiano di Tecnologia è Claudio Semini.

Le attività svolte per HyQ-Blue robot sono legate inoltre al progetto europeo (H2020) Memmo, al quale Andrea Del Prete partecipa assieme allo studente di dottorato Luca Olivieri e che coinvolge una serie di istituzioni (oltre all’Università di Trento, Max-Planck Institute, Università di Oxford ed Edimburgo, IDIAP e LAAS/CNRS di Tolosa che è il coordinatore).

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • PubblicitàPubblicità

Archivi

  • Pubblicità
    Pubblicità

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Categorie

di tendenza