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Benessere e Salute

Rimanere amici dopo la fine dell’amore: quasi sempre è un ulteriore fallimento

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Fatti di cronaca nera in serie, anche locali, farebbero pensare che col proprio/a ex non sia possibile rimanere amici.

Ma quando finisce un rapporto è proprio così?

Non ci si può fidare più di tanto del comportamento delle coppie famose dove finzione e sincerità s’intrecciano senza soluzione di continuità, quindi cerchiamo una risposta nel quotidiano delle persone normali.

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C’è chi come lo scrittore svizzero Alain de Botton filosofo del quotidiano” afferma che l’amicizia con un ex è il tradimento di tutto ciò che è stata una bella relazione e un’offesa agli ideali dell’amicizia.

Per la psicologa Maria Cristina Zezza: “prima di aprire un nuovo rapporto dev’essere conclusa e elaborata la fine della storia”.

Nello specifico per entrambi i partner dev’essere finito l’amore, se no l’amicizia potrebbe diventare essa stessa un ostacolo alla separazione.

Al contrario potrebbe servire per elaborare il distacco da parte chi è ancora innamorato?

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Difficile, perché il passaggio da amante ad amico nella maggior parte dei casi è considerata una sconfitta: una sorta di ricordo costante della propria colpa.

In questa fase poi, l’essere gentili può anche essere frainteso, quindi la soluzione migliore è quella di una distanza civile.

Se si può smettere di essere una coppia coniugale non si smette di essere genitori e quindi un buon rapporto è quasi obbligatorio anche se può portare a problematiche in serie col nuovo partner.

In questo senso può essere una soluzione una vacanza in stile famiglia allargata: vecchi e nuovi partner e rispettivi figli?

Molto dipende dall’età; se sono piccoli è meglio evitare; come nel caso che non siano ben inseriti nelle nuove coppie.

La gelosia nei confronti del nuovo partner, è uno dei sentimenti più diffusi tra i figli anche perché il loro sogno, è quello che un giorno mamma e papà possano rimettersi insieme e in presenza di nuovi rapporti, non è per nulla facile che siano collaborativi.

Dopo giorni, mesi se non anni vissuti in coppia, bisogna abituarsi a ragionare singolarmente e spesso, all’idea di perdere definitivamente la persona con cui si è trascorso del tempo insieme, si decide di comune accordo di trasformare l’amore ormai finito in amicizia. Ma quasi sempre non è una buona scelta.

Le principali ragioni che spingono a rimanere amici possono essere diverse – come scrive il sociologo Francesco Alberoni –   la prima è sicuramente la sicurezza, ovvero la paura di ritrovarsi da soli e di non poter più contare sull’altro partner.

Proporre un rapporto di amicizia suona sempre come un po’ meno doloroso e consente comunque di poter giovare della compagnia dell’altra persona. Ovviamente affinché l’amicizia funzioni, devono essere entrambe le parti a volerlo.

Alcuni decidono di rimanere amici per educazione e forse per ripulirsi la coscienza, per apparire meno duri agli occhi dell’altra persona che si sta lasciando.

Questo è tipico dei soggetti ansiosi che temono le conseguenze future e preferiscono scegliere la via più semplice anziché troncare in modo definitivamente.

Tuttavia, essere gentili e mantenere un atteggiamento positivo con il proprio ex non è sempre facile. Inoltre, anche in questo caso l’amicizia non è destinata a durare a lungo proprio perché si basa su fondamenta piuttosto fragili.

Infine, c’è anche chi mantiene l’amicizia con il proprio ex perché sotto sotto prova per lui o per lei un certo desiderio.

Il fuoco dell’amore continua a bruciare vivo e l’amicizia può essere vista come l’opportunità per recuperare la passione di un tempo, come una seconda chance.

Se c’è un’attrazione irrisolta, questo può solo significare che si prova ancora qualcosa per l’altra persona. Il desiderio può nascere dal fatto che, in seguito alla rottura, ci si sente emotivamente legati e vulnerabili.

Ravvivare un rapporto con queste premesse può però essere emblematico: non è infatti detto che l’altra meta della coppia sia altrettanto interessata e si rischia di confondere l’amicizia con l’amore, con conseguenze disastrose.

È sempre meglio non forzare mai la relazione ex e amici ed evitare il più possibile i condizionamenti, soprattutto interni, comportandosi sempre in modo adulto, civile e responsabile.

In concreto se la storia finisce è meglio spezzare per sempre le catene, liberarsi prima possibile dal passato, bello o brutto che sia stato, e cercare nuove motivazioni e opportunità. 

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Benessere e Salute

VediamociChiara.it: successo per il portale dedicato alla salute femminile

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Nella foto la redazione del portale

Il primo consulente medico è internet, anche se spesso le notizie riportate non sono del tutto esatte, a volte sono parziali e quasi sempre innescano meccanismi di apprensione non giustificati.

Statisticamente sono più le donne rispetto agli uomini che lo utilizzano per raccogliere informazioni ed è per questo che è nato un portale tutto al femminile – vediamociChiara.it – che negli ultimi dodici mesi ha fornito 8 mila consulti medici online.

Il portale è dedicato alla salute ed al benessere femminile che spazia dai disturbi dell’apparato riproduttivo al mal di testa, alle patologie autoimmuni, all’osteoporosi e tanto altro.

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Oltre agli 8 mila consulti, 6 mila clic negli ultimi 10 mesi, è stata pianificata una newsletter con 300 mila utenti profilate e 20 specialisti che interagiscono con gli utenti con video, articoli, interviste e video conferenze.

“ VediamociChiara.it” nasce nel 2013 con l’intento di fornire informazioni certe e sicure sulla salute che arrivano anche dalla collaborazione con associazioni e fondazioni nazionali e locali.

Il portale si rilancia anche con una rubrica presente in molte reti radiofoniche e promuove stili di vita salutari e l’importanza dello screening nella prevenzione.

Una recente indagine del Censis ha stabilito che 15 milioni di italiani cercano informazioni sanitarie sul web, 8,8 milioni si sono affidate al “ dottor Google” imbattendosi in informazioni false o peggio ancora fake news.

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Il portale è nato per salvaguardare la corretta informazione specialmente per i giovani che cercano nel web le risposte sui contraccettivi, su patologie ginecologiche giovanili, per arrivare poi alle donne alle prese con i problemi della menopausa.

Accanto alle problematiche femminili, uno spazio per quelle familiari .

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Benessere e Salute

Depressione e non solo, quando le donne rischiano di più.

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Inizia il mese di dicembre e siamo nel periodo dell’anno nel quale la depressione guadagna terreno facilitata dal clima festivo, che spesso lo diventa a tutti i costi.

Ad essere a rischio sono maggiormente le donne fino a tre volte in più dei maschi, mentre per gli uomini sono le malattie cardiovascolari a farla da padrona.

La propensione nasce da vari fattori.

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Il primo è quello del post parto, dopo la fatica fisica e psicologica della gravidanza può arrivare una fase di rilassamento che talvolta sfocia nella depressione.

Poi c’è “l’altena ormonale”, l’effetto degli estrogeni, la tiroide ed il metabolismo degli alimenti.

La differenza tra uomo e donna – come è emerso dai dati contenuti nel Libro Bianco presentato da Francesca Merzagora presidente dell’Osservatorio Salute Donna – è anche negli incidenti sul lavoro che interessano le donne per il 32,9% e gli uomini per il 67,1%.

Con una punta curiosamente legata agli incidenti nel tragitto casa – lavoro e viceversa.

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E’ qui che il 22,7% delle donne subisce danni, contro il 10,4% degli uomini, percentuali calcolate sulle denunce del così detto “ rischio in itinere”.

Un altro dato sul quale riflettere è l’incidenza delle malattie cardiovascolari che più frequenti negli uomini, piuttosto che nelle donne.

Una causa è data dal fatto che mediamente le donne fumano meno degli uomini ( circa un terzo di sigarette in meno rispetto a quelle fumate dai maschi).

Ma in caso di diabete il rischio al femminile sale fino ad un 44% rispetto agli uomini con pari compenso glicemico, cioè con uguali valori del sangue.

Nelle donne c’è una maggiore predisposizione alle malattie autoimmuni e endocrine ( fino a 50 volte più frequenti) ed alle nevrosi associate al nuovo ruolo sociale della donna, diventato fortemente competitivo.

Con l’Osservatorio Salute Donna, l’Italia è all’avanguardia nella medicina di genere.

Un’ultimo dato è quello relativo alla multicronicità che riguarda il 29,2% delle donne contro il 21,7% degli uomini e se consideriamo che la nuova produzione farmaceutica è indirizzata per il 42% alla medicina di precisione, ecco perché lo studio delle differenze di genere diventa fondamentale.

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Benessere e Salute

Sconfiggere il morbo di Parkinson grazie all’attività fisica e al Tango

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Uno studio del CIMeC dell’Università di Trento indagherà i benefici nel cervello e nel comportamento dei pazienti coinvolti in attività motorie.

Lo studio, finanziato nell’ambito dell’accordo quadro con il Comune di Rovereto, sarà presentato sabato in un convegno a Palazzo Piomarta, promosso l’Associazione Parkinson Odv in occasione della Giornata nazionale dedicata alla malattia

Quale effetto ha il movimento sul comportamento dei pazienti affetti da Parkinson? Cosa accade nel loro cervello mentre ballano o fanno attività fisica? E questo movimento porta benefici nella riabilitazione?

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Da queste domande parte uno studio pilota condotto dal Centro Interdipartimentale Mente/Cervello dell’Università di Trento e finanziato nell’ambito dell’accordo quadro tra Ateneo e Comune di Rovereto.

A partire dall’inizio del prossimo anno, i pazienti contattati tramite l’Associazione Parkinson Odv, saranno coinvolti in una serie di iniziative, dal tango all’attività fisioterapica, per valutare e validare gli effetti di diversi training motori.

Il progetto, coordinato dal ricercatore Luca Turella, misurerà i cambiamenti nelle loro abilità motorie, nelle capacità cognitive e nell’umore prima e dopo il training.

«Dal punto di vista neurale – spiega Turella – valuteremo le modificazioni cerebrali associate nella sostanza grigia e la connettività anatomica e funzionale indotte dal training. I risultati saranno acquisiti e studiati al CIMeC e al Centro di Riabilitazione Neurocognitiva (CeRiN), parte integrante del CIMeC. I risultati permetteranno una diffusione più ampia delle conoscenze su questa malattia che sarà di beneficio sia per i malati stessi, sia per le loro famiglie e poi più in generale per tutta la cittadinanza».

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Il progetto sarà presentato da Costanza Papagno, direttrice del CeRiN dell’Università di Trento, in occasione della Giornata nazionale della malattia di Parkinson che si celebra sabato prossimo, 30 novembre, con iniziative promosse da tante istituzioni, associazioni, università e centri di ricerca in tutta Italia.

Il convegno “La malattia di Parkinson. Trattamenti non farmacologici: indicazioni e opportunità” si terrà proprio sabato dalle 9 a Palazzo Piomarta a Rovereto (corso Bettini 84).

Il convegno è promosso dall’Associazione Parkinson Trento Odv in collaborazione con l’Università di Trento e con il patrocinio del Comune di Rovereto e dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari.

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