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Benessere e Salute

Rapporto OASI 2018: In Trentino si vive in buona salute fino a 67,3 anni

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Sono stati presentati ieri pomeriggio presso la Provincia autonoma di Trento, in collaborazione con la Provincia autonoma di Bolzano, i principali risultati del Rapporto OASI 2018 – Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano del Cergas Bocconi, il Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale.

Hanno preso parte all’evento, organizzato con il contributo di Bayer, l’assessore provinciale alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia Stefania Segnana, il direttore del Dipartimento Salute della Provincia di Trento Giancarlo Ruscitti e il top management delle Aziende Sanitarie delle due Province di Trento e Bolzano, ovvero i due dirigenti generali Paolo Bordon e Florian Zerzer, nonché i dottori Claudio Dario – direttore sanitario dell’Azienda trentina – e Thomas Josef Lanthaler.

In base al rapporto, a livello nazionale, emergono risultati di salute complessivamente positivi nonostante l’eterogeneità inter-regionale, con due importanti elementi di stabilità: il consolidamento dell’equilibrio economico-finanziario e l’esaurimento della recente stagione di revisione degli assetti istituzionali regionali.

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Fra le peculiarità del Trentino vi sono un’aspettativa di vita in buona salute pari a 67,3 anni, di gran lunga superiore alla media nazionale che si attesta a 58,8 anni e anche maggiori posti letto per gli acuti.

L’assessore Segnana, nel portare il saluto del presidente Maurizio Fugatti e della Giunta, ha spiegato come, quello odierno, rappresenti un importante momento di approfondimento sui principali strumenti organizzativi a disposizione del sistema sanitario.

“I risultati di questo studio sono una valida e riconosciuta base da cui partire con valutazioni orientate al miglioramento dell’assistenza sanitaria per tutti i nostri cittadini che da noi si aspettano servizi efficienti, efficaci e di qualità. Il Trentino in tal senso è una realtà virtuosa e impegnata nel garantire servizi sanitari d’eccellenza – sono state le conclusioni dell’assessore Segnana – ma non per questo può dirsi esente dall’attivare politiche mirate e aderenti alle specificità territoriali, riservando un’attenzione particolare al consolidamento del rapporto ospedale-territorio e rete assistenziale territoriale“.

Parole condivise anche dal direttore del Dipartimento Salute, Ruscitti, che ha spiegato come per valutare le performance sanitarie delle Province di Trento e di Bolzano non si possa prescindere dalle peculiarità dei territori, sia dal punto di vista amministrativo, visto che il comparto della sanità è di diretta competenza delle due province, sia dal punto di vista territoriale. In tal senso ha commentato Ruscitti: “L’autonomia ci consente di avere modelli organizzativi flessibili e quindi abbiamo potuto avviare un percorso di efficientamento dell’Azienda sanitaria già nel corso della primavera”, ma bisogna anche fare i conti con un territorio morfologicamente complesso, dove è necessario garantire servizi e cure anche nelle zone di montagna e dove è necessario rinforzare la collaborazione fra gli ospedali di valle e ospedali cittadini.

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Secondo il Rapporto Oasi curato da Francesco Longo e Alberto Ricci, dopo avere raggiunto l’equilibrio economico-finanziario riuscendo a mantenere buoni risultati in termini di salute della popolazione, il Servizio sanitario nazionale (Ssn) deve ora risolvere alcuni disequilibri territoriali e raccogliere la sfida imposta dalla frammentazione della società, che crea nuove fragilità e nuovi bisogni.

Nel 2017 il Ssn ha segnato un lieve disavanzo contabile (282 milioni di euro, pari allo 0,2% della spesa sanitaria pubblica corrente), con le regioni del Centro-Sud che si dimostrano ormai virtuose quanto quelle del Nord. Nello stesso anno, la spesa del Ssn è aumentata dell’1,3% a 117,5 miliardi di euro, portando l’aumento medio, dal 2012 al 2017, allo 0,6% nominale annuo, equivalente a un aumento
nullo se si tiene conto dell’inflazione. In generale, la spesa sanitaria italiana è sobria, per non dire insufficiente rispetto ai bisogni della popolazione (più anziana del resto d’Europa) e del reddito nazionale: rappresenta l’8,9% del Pil, contro il 9,8% della Gran Bretagna, l’11,1% della Germania e il 17,1% degli Stati Uniti, con il Ssn che ne copre il 74%.

Per la prima volta dopo anni si registra una fase di stallo o forse di esaurimento delle dinamiche di riordino dei servizi sanitari regionali. Nel 2018, come nel 2017, si registrano 120 aziende territoriali (ASL e ASST), con una popolazione media servita di 500.000 abitanti.

Le aziende ospedaliere sono 43, invariate rispetto al 2017, ma in evidente calo rispetto alle 75 del 2015, prima che il riordino di alcuni SSR re-integrasse nelle aziende territoriali la rete ospedaliera o di parte di essa.

L’aspettativa di vita alla nascita in Italia rimane degna di nota (82,8 anni al 2016), ma cresce meno che in altri Paesi, al punto che tra 2010 al 2016 il nostro Paese è passato dal secondo al sesto posto al mondo nella classifica di longevità dell’Organizzazione mondiale della sanità. Rimangono ancora piuttosto marcate le differenze territoriali: l’aspettativa di vita in buona salute è di 56,6 anni al Sud e di 60,5 anni al Nord. La Provincia autonoma di Trento registra un valore di 67,3 anni, di gran lunga superiore alla media nazionale (58,8).

Tutte le tipologie di assistenza ospedaliera (ricoveri ordinari e soprattutto day hospital) registrano trend in riduzione. Nonostante il calo delle ospedalizzazioni, tra 2014 e 2016 la mobilità interregionale registra un aumento di circa 8.000 ricoveri.

Nel 2016, la quota di ricoveri ordinari in mobilità extraregionale è pari all’8,2% per gli acuti e al 16,3% per la riabilitazione; la PA di Trento evidenzia un saldo attivo, generando circa l’1,5% della mobilità nazionale e assorbendone lo 0,9%.

A rimanere inevasa è, però, soprattutto la domanda derivante dal cambiamento sociale, che porta a una progressiva frammentazione: nel 2017 il 32% delle famiglie è uni personale (8,1 milioni di individui, di cui 4,4 milioni over 60) e il rapporto tra gli over 65 e la popolazione attiva, al 35%, è il più alto d’Europa.

«Tra il 2010 e il 2017 la popolazione over 65 è aumentata di 1,3 milioni di persone (+11%). Si tratta di un incremento dovuto all’invecchiamento delle coorti demografiche dei baby boomer, trend fisiologico e di per sé positivo, perché conferma la lunga aspettativa di vita oltre i 60 anni. A preoccupare è lo squilibrio tra popolazione over 65 e popolazione in età attiva, che diminuisce a causa del drastico calo delle nascite» afferma Francesco Petracca, autore del Rapporto e relatore dell’evento. Questa evoluzione crea e creerà sempre più gravi pressioni e potenziali disequilibri nei servizi socio-sanitari, che ieri riescono a coprire solo il 32% del bisogno.

Il sistema fatica altresì a garantire continuità assistenziale agli anziani a seguito di un ricovero: un over 85 su quattro viene ricoverato almeno una volta l’anno, ma solo il 16% di questi viene dimesso prevedendo qualche forma di continuità assistenziale.
Nonostante le molte criticità, la sanità italiana e le sue aziende si confermano un settore dinamico e aperto all’innovazione, non solo in ambito clinico, ma anche sul versante manageriale.

Nella cornice della stabilità finanziaria e istituzionale, i SSR si confermano capaci di attivare nuovi modelli di segmentazione della domanda e presa in carico dei pazienti, come i modelli regionali di Population Health Management (PHM) e le loro applicazioni. In parallelo, si rafforzano nuove funzioni gestionali all’interno delle aziende, come quella di operations management.

«Nelle realtà analizzate dal Rapporto OASI, i team di gestione operativa programmano l’utilizzo degli asset ambulatoriali, delle sale operatorie e delle degenze. Inoltre, svolgono attività di consulenza interna rispetto alla gestione degli asset produttivi e allo sviluppo di progetti sui percorsi dei pazienti paziente. La prossima sfida sarà come estendere le attività agli altri ambiti della logistica del paziente e all’integrazione ospedale-territorio» aggiunge Lorenzo Fenech, autore del Rapporto e relatore.

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Benessere e Salute

Depressione e non solo, quando le donne rischiano di più.

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Inizia il mese di dicembre e siamo nel periodo dell’anno nel quale la depressione guadagna terreno facilitata dal clima festivo, che spesso lo diventa a tutti i costi.

Ad essere a rischio sono maggiormente le donne fino a tre volte in più dei maschi, mentre per gli uomini sono le malattie cardiovascolari a farla da padrona.

La propensione nasce da vari fattori.

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Il primo è quello del post parto, dopo la fatica fisica e psicologica della gravidanza può arrivare una fase di rilassamento che talvolta sfocia nella depressione.

Poi c’è “l’altena ormonale”, l’effetto degli estrogeni, la tiroide ed il metabolismo degli alimenti.

La differenza tra uomo e donna – come è emerso dai dati contenuti nel Libro Bianco presentato da Francesca Merzagora presidente dell’Osservatorio Salute Donna – è anche negli incidenti sul lavoro che interessano le donne per il 32,9% e gli uomini per il 67,1%.

Con una punta curiosamente legata agli incidenti nel tragitto casa – lavoro e viceversa.

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E’ qui che il 22,7% delle donne subisce danni, contro il 10,4% degli uomini, percentuali calcolate sulle denunce del così detto “ rischio in itinere”.

Un altro dato sul quale riflettere è l’incidenza delle malattie cardiovascolari che più frequenti negli uomini, piuttosto che nelle donne.

Una causa è data dal fatto che mediamente le donne fumano meno degli uomini ( circa un terzo di sigarette in meno rispetto a quelle fumate dai maschi).

Ma in caso di diabete il rischio al femminile sale fino ad un 44% rispetto agli uomini con pari compenso glicemico, cioè con uguali valori del sangue.

Nelle donne c’è una maggiore predisposizione alle malattie autoimmuni e endocrine ( fino a 50 volte più frequenti) ed alle nevrosi associate al nuovo ruolo sociale della donna, diventato fortemente competitivo.

Con l’Osservatorio Salute Donna, l’Italia è all’avanguardia nella medicina di genere.

Un’ultimo dato è quello relativo alla multicronicità che riguarda il 29,2% delle donne contro il 21,7% degli uomini e se consideriamo che la nuova produzione farmaceutica è indirizzata per il 42% alla medicina di precisione, ecco perché lo studio delle differenze di genere diventa fondamentale.

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Benessere e Salute

Sconfiggere il morbo di Parkinson grazie all’attività fisica e al Tango

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Uno studio del CIMeC dell’Università di Trento indagherà i benefici nel cervello e nel comportamento dei pazienti coinvolti in attività motorie.

Lo studio, finanziato nell’ambito dell’accordo quadro con il Comune di Rovereto, sarà presentato sabato in un convegno a Palazzo Piomarta, promosso l’Associazione Parkinson Odv in occasione della Giornata nazionale dedicata alla malattia

Quale effetto ha il movimento sul comportamento dei pazienti affetti da Parkinson? Cosa accade nel loro cervello mentre ballano o fanno attività fisica? E questo movimento porta benefici nella riabilitazione?

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Da queste domande parte uno studio pilota condotto dal Centro Interdipartimentale Mente/Cervello dell’Università di Trento e finanziato nell’ambito dell’accordo quadro tra Ateneo e Comune di Rovereto.

A partire dall’inizio del prossimo anno, i pazienti contattati tramite l’Associazione Parkinson Odv, saranno coinvolti in una serie di iniziative, dal tango all’attività fisioterapica, per valutare e validare gli effetti di diversi training motori.

Il progetto, coordinato dal ricercatore Luca Turella, misurerà i cambiamenti nelle loro abilità motorie, nelle capacità cognitive e nell’umore prima e dopo il training.

«Dal punto di vista neurale – spiega Turella – valuteremo le modificazioni cerebrali associate nella sostanza grigia e la connettività anatomica e funzionale indotte dal training. I risultati saranno acquisiti e studiati al CIMeC e al Centro di Riabilitazione Neurocognitiva (CeRiN), parte integrante del CIMeC. I risultati permetteranno una diffusione più ampia delle conoscenze su questa malattia che sarà di beneficio sia per i malati stessi, sia per le loro famiglie e poi più in generale per tutta la cittadinanza».

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Il progetto sarà presentato da Costanza Papagno, direttrice del CeRiN dell’Università di Trento, in occasione della Giornata nazionale della malattia di Parkinson che si celebra sabato prossimo, 30 novembre, con iniziative promosse da tante istituzioni, associazioni, università e centri di ricerca in tutta Italia.

Il convegno “La malattia di Parkinson. Trattamenti non farmacologici: indicazioni e opportunità” si terrà proprio sabato dalle 9 a Palazzo Piomarta a Rovereto (corso Bettini 84).

Il convegno è promosso dall’Associazione Parkinson Trento Odv in collaborazione con l’Università di Trento e con il patrocinio del Comune di Rovereto e dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari.

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Benessere

Il Centro Benessere Sole e Hammam ti porta in Oriente: il rilassante percorso per prendersi cura di mente e corpo

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Durante l’anno arriva quel momento in cui sale il bisogno di buttare l’orologio e prendere una pausa dalla routine quotidiana.

Il sogno da provare è una fuga in Hammam tra trattamenti esfolianti, bagni aromatici e massaggi rilassanti, avvolti dai profumi degli oli essenziali e godendo delle coccole di benessere tipiche dei Paesi Meridionali.

L’antico rituale di purificazione e detersione del corpo, coniuga perfettamente l’oriente con l’occidente grazie ad un’ottima sinergia tra le essenze profumate e la delicata luce delle candele per una tuffo nel proprio tempo all’ascolto del corpo.

L’esperienza Hammam è considerata un rituale di bellezza e relax tra i più ricercati e diffusi a livello internazionale, grazie sopratutto alle numerose qualità benefiche che aiutano ad allontanare i frenetici ritmi quotidiani.

Infatti, la pratica orientale dovrebbe essere un’abitudine fondamentale che, consente di fermarsi e prendersi cura di mente e corpo. Il tradizionale ambiente Hammam è sbarcato vicino a casa con il Centro Benessere Sole e Hammam a Borgo Valsugana. Il primo centro che ha portato in Trentino questa affascinante pratica orientale.

La rilassante atmosfera del centro fa da cornice ad un percorso di 3 ore di puro benessere: dal lavaggio con sapone nero e oli essenziali all’impacco Ayrvedico in vasca emozionale Nuvola, fino al tipico massaggio Ayurvedico e molto altro. Sicuramente, l’Hammam oltre a dare un rilassamento psicologico produce effetti benefici diretti sulla riattivazione della circolazione e la rigenerazione della pelle, attraverso un incredibile percorso multisensoriale.

Percorso che, il centro Sole e Hammam mette a disposizione sia per rilassanti idee regalo, che per indimenticabili addi al nubilato. Una sorta di fuga che, consente di staccare la spina senza allontanarsi da casa, ottenendo gli stessi benefici di una lunga pausa di bellezza. La sensazione di benessere può continuare a lungo grazie alle bellezze paesaggistiche della Valsugana e Lagorai che mettono a disposizione numerosi e caratteristici borghi e laghi alpini. Il Centro Sole e Hammam di Borgo Valsugana, in corso Vicenza 47 (Presso il Centro Commerciale Le Valli) è aperto lunedì, martedì, giovedì, sabato e domenica con orario 9-19: mercoledì e venerdì 9-21.

 

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