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Arte e Cultura

Crack Parmalat: all’asta la collezione di quadri di Callisto Tanzi col «contributo» di due trentini

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C’è un contributo anche trentino nella costituzione della collezione privata di opere d’arte d’alto pregio, per totale di 130 pezzi che a breve saranno messi all’asta.

Parliamo di uno degli “ investimenti” fatti da Callisto Tanzi patron della Parmalat il cui crac mise in ginocchio decine di migliaia di italiani.

Portafoglio a disposizione c’è solo l’imbarazzo della scelta: Monet, Picasso,Cezanne, Van Gogh, Ligabue solo per citarne alcuni. Il catalogo completo è disponibile cliccando qui per un valore complessivo che supera i 100 milioni di euro.

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Per chi vuole c’è anche la possibilità di visitare la mostra pre asta allestita all’Ape Museo in Via Farini a Parma.

Le opere saranno divise in due aste: la prima con 55 tele col valore iniziale di 7 milioni di euro.

Un patrimonio che la Guardia di Finanza ha trovato solo grazie alla soffiata di un ex guardia del corpo.

Si racconta che per depistare gli inquirenti che spiavano le mosse di Callisto Tanzi per trovare i beni nascosti, a pochi giorni dal crack finanziario siano stati spostati a bordo di due furgoni con destinazione Svizzera pellicce, quadri e gioielli.

In realtà al viaggio d’andata ne corrispose uno di ritorno con i beni poi nascosti nelle soffitte e nelle cantine di amici compiacenti.

La Guardia di Finanza li trovò poco prima che fossero venduti a dei collezionisti russi.

Si diceva del contributo trentino alla costituzione di questa collezione.

Il regista di tutta la vicenda è stato il mercante d’arte roveretano Paolo Dal Bosco indagato per concorso in bancarotta come Giovanna Dellana che patteggiarono una condanna di un anno e mezzo, pena sospesa.

Dal Bosco era stato incaricato da Tanzi di acquistare opere d’arte da regalare ai clienti.

Un incaricò che durò fino a quando il patron di Parmalat capì che quella poteva essere una buona occasione per accantonare liquidità in un bene rifugio che nel tempo avrebbe aumentato di valore.

Un bene non visibile, certo non come il Parma Calcio allora ai vertici del calcio internazionale.

L’esigenza di “coprire” ingenti capitali nel modo più rapido possibile, portò ad un acquisto convulso, praticamente a casaccio dettato da chi ha l’esigenza di distrarre del capitale.

Quando nel 2003 arriva il crac con un buco di 14 miliardi di euro, i quadri scomparvero.

Riapparirono 6 anni dopo quando stavano per esser venduti a Forte dei Marmi.

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