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Italia ed estero

Immigrato urla “Allah Akbar” e pugnala alla gola un militare

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A Milano nella mattinata di oggi, martedì 17 settembre 2019, un immigrato ha aggredito alle spalle un militare, pugnalandolo alla gola.

Poi, quando è stato placcato e arrestato dai carabinieri del terzo battaglione Lombardia, si è messo a urlare più volte “Allah Akbar! Allah Akbar!“.

L’episodio nel piazzale Duca D’Aosta, antistante allo scalo ferroviario meneghino, che rimane una zona critica a causa dell’elevata presenza di clandestini.

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Lo straniero si è servito di un paio di forbici per colpire il militare impegnato nel servizio “Strade Sicure“.

 Ferito al collo, è stato medicato sul posto dal personale del 118 e dunque trasportato – in codice verde – all’ospedale Fatebenefratelli: le sue condizioni non sono gravi e non è appunto in pericolo di vita.

Secondo quanto risulta al giornale.it, l’uomo – originario dello Yemen – era già stato denunciato dai carabinieri della Radio Mobile per minacce e resistenza a pubblico ufficiale ed era in possesso di una permesso di soggiorno scaduto.

Gli inquirenti stanno ora valutando se si sia trattato del gesto di uno squilibrato o di un attacco terroristico.

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“Da tempo denuncio il degrado, l’insicurezza e la criminalità che hanno preso il sopravvento in piazza Duca d’Aosta, ma il Comune fa sempre finta di non sentire ed ecco i risultati. Se uno di quei balordi extracomunitari che popolano la zona della stazione Centrale arriva a colpire da dietro e senza motivo un uomo dell’esercito significa che il tanto decantato modello Milano non esiste. Sala e compagni come fanno a non accorgersi che quest’area è completamente fuori controllo? Deve essere ucciso qualcuno prima che si sveglino?”, il commento di Silvia Sardone, consigliere comunale ed europarlamentare della Lega.

“Le aggressioni in Stazione Centrale sono all’ordine del giorno: ci chiediamo se sia questa l’idea di integrazione della sinistra milanese, impegnata in operazioni mediatiche ma lontana anni luce dall’impegno per la sicurezza che richiederebbe una grande città come Milano”. Il leghista Alessandro Morelli commenta così il fatto.

Dunque, il capogruppo del Carroccio a Palazzo Marino ricorda gli ultimi e recenti casi avvenuti nel piazzale antistante lo scalo ferroviario: “A marzo un libico accoltellava a caso i passanti nella galleria, solo a luglio dei carabinieri furono feriti durante una rissa tra stranieri…”.

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Italia ed estero

Il Tribunale da torto a Roberto Fico, la colf era pagata in nero. Quelli delle manette agli evasori

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Avanti con gli slogan: manette agli evasori, giustizia, apriremo il parlamento come una scatoletta di tonno, mai con Renzi e il Pd e con quelli di Bibbiano.

Peccato che quelli del movimento cinque stelle parlano bene ma razzolano molto male e alla fine i primi a non pagare le tasse sono proprio loro.

Dopo i dipendenti fantasma di Di Maio senior e quelli del papà di Di Battista, che hanno fatto arrossire di vergogna i figli – adesso la triade è completa.

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A certificarlo ora è anche un tribunale. Il presidente della Camera Roberto Fico ha una colf pagata in nero.

La pietra tombale sulla vicenda arriva per via giudiziaria, e per la terza carica dello Stato è un clamoroso autogol.

Era stato lo stesso Fico a chiedere che la magistratura facesse chiarezza sulla vicenda dei due lavoratori che saltuariamente e senza contributi di casa dalla fidanzata di Roberto Fico, alle prese con un grave problema di salute per fortuna alle spalle.

Come si ricorda sul caso era intervenuta la trasmissione Le Iene che aveva rivelato l’inghippo documenti, carte e le solite testimonianze registrate.

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Fico, che si era anche sentito diffamato dalla vicenda. Peccato che per i giudici la trasmissione abbia riportato solo la pura e semplice verità. A casa di Roberto Fico c’era almeno una collaboratrice domestica che veniva pagata irregolarmente, senza contributi e senza pagare le tasse.

Esattamente il genere di evasione fiscale che l’anima più giustizialista del Movimento ha deciso di combattere.

Fico quando era stato preso con le mani nella marmellata aveva replicato scocciato: «smentisco tutto,  si tratta di un rapporto di amicizia».

Ma, come detto alla fine i giudici gli hanno dato torto.

Imma e Roman ora non lavorano più per lui, secondo Le Iene al loro posto c’è un collaboratore regolarmente retribuito. Ma è tardi per rifarsi una verginità. Roberto Fico passerà alla storia per aver detto no all’auto blu e sì alla colf in nero.

L’ennesimo peccato originale della casta di moralisti che doveva cambiare l’Italia e ha finito per cambiare più alleati che idee.

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Italia ed estero

Olanda: vivono in cantina per 9 anni in attesa dell’apocalisse

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Questa incredibile storia arriva dalla provincia di Drenthe (Olanda), e sta facendo il giro del mondo.

I media Olandesi hanno rivelato che un’intera famiglia ha vissuto per ben 9 anni rinchiusa nello scantinato di una fattoria isolata che si trova nel villaggio di Ruinerwold in attesa della fine del mondo.

Tutto è venuto alla luce grazie al figlio maggiore che, fuggito dalla fattoria, si è recato in un pub del vicino villaggio, ha ordinato delle birre e ha detto di aver bisogno d’aiuto.

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Era visibilmente confuso, sporco e vestito di stracci.

La polizia si è recata immediatamente sul posto: in uno scantinato, il cui ingresso era nascosto dietro una credenza, gli agenti hanno trovato un uomo di 59 anni allettato a causa di un ictus e i suoi 5 figli (di età compresa tra i 18 e i 25 anni).

L’uomo è stato arrestato, ma non è ancora chiaro se abbia costretto i ragazzi a vivere reclusi.

Quello che è emerso è che i ragazzi non risultano registrati all’anagrafe e non hanno mai frequentato la scuola: addirittura questi non sapevano che il mondo fuori da quella cantina fosse abitato.

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Per quanto riguarda la madre, la polizia teme che possa essere morta e che sia stata sepolta nella stessa fattoria.

Per fare maggiore chiarezza su questa misteriosa vicenda sono stati interrogati alcuni vicini ed il sindaco del villaggio: qualcuno di loro sostiene che l’uomo non sia il padre dei ragazzi e che non sia neppure il proprietario della fattoria. Per quanto riguarda la madre, pare che sia morta prima del loro arrivo in fattoria.

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Italia ed estero

Trieste: in migliaia ai funerali dei poliziotti Rotta e Demenego

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immagini Rai

Sono terminati poco dopo le 12.30 i funerali celebrati da  mons. Giampaolo Crepaldi dei due agenti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego.

Le due bare sono state portate fuori dalla chiesa alla fine della messa dai colleghi a spalla

Al termine dell’omelia, invitati i fedeli a scambiarsi un segno di pace, il vescovo di Trieste mons. Crepaldi è sceso dall’altare e ha raggiunto la prima panca, dove siedono i familiari dei due agenti uccisi.

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Il vescovo si è trattenuto a parlare con loro poi è tornato sull’altare per riprendere la messa.

Erano tante le autorità presenti ai funerali. Il ministro degli Interni Lamorgese, e il viceministro Matteo Mauri; il ministro dello Sviluppo economico, Patuanelli, il capo della Polizia Gabrielli, il Presidente della Camera Roberto Fico.

Folla di migliaia di persone lungo la strada, dalla Questura alla chiesa di sant’Antonio. 

«E’ un giorno triste e doloroso, ma è anche un giorno che ci fa capire quanto il Paese ci stia vicino». Così, il Capo Direzione anticrimine centrale, Francesco Messina a margine dei funerali solenni oggi a Trieste dei due agenti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego. «Quando il Paese in situazioni di questo tipo risponde in questa maniera ciò serve a lenire la nostra ferita».

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Oggi, aggiunge, «ci lecchiamo le nostre ferite, ci stringiamo tra di noi – perché questi ragazzi sono due membri della nostra famiglia. Ma abbiamo la consapevolezza di poter continuare a garantire la sicurezza per questo Paese».

“Oggi è un giorno triste e il dolore è indescrivibile, non solo qui a Trieste, ma nell’animo e nel cuore di tutti i Poliziotti italiani. Un dolore profondo e sordo, che si associa alla preoccupazione per i tanti colleghi che ancora, ogni singolo giorno, sfiorano la morte in ogni angolo d’Italia. E allora mentre eravamo trasportati dal fiume di commozione che ha inondato e travolto tutti ai funerali di Matteo e Pierluigi, il pensiero è stato questo: che da questo dolore, dal sacrificio umano dei nostri fratelli, possa nascere una risposta concreta, fatti, che consentano di neutralizzare tanti futuri drammi evitabili. Drammi che attendono nell’ombra, e che arriveranno inesorabili se non si metterà mano seriamente e concretamente a un assetto che, nel suo complesso, non ci da alcuna garanzia di tutela. Se non avremo presto regole di ingaggio e protocolli operativi seri, se non avremo mezzi, strumenti, addestramenti e dotazioni all’altezza, se non potremo contare su leggi chiare e severe e su una risposta dell’ordinamento che renda certa la pena e che difenda davvero le vittime, allora potremo solo continuare a piangere i nostri fratelli che continueranno, imperterriti, a rendere onore alla loro divisa. Per ribadire tutto questo si manifesterà, ancora una volta, martedì prossimo a Roma, nella speranza che il nostro grido sia ascoltato da una politica fin qui troppo deludente”.

Lo afferma Valter Mazzetti, Segretario Generale della Federazione Fsp Polizia di Stato, a Trieste per i funerali solenni di Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, ribadendo le ragioni della manifestazione indetta per martedì 22 ottobre in piazza Montecitorio, a Roma, a partire dalle ore 11.

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