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Trento

La drammatica testimonianza di una madre di Bibbiano: «Hanno staccato la luce, poi il raid in casa». Domani la manifestazione a Trento

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Una testimonianza sconvolgente, sentita nel corso di Fuori dal Coro, il programma di Mario Giordano in onda su Rete 4 alla sua prima puntata della stagione.

Si parla dello scandalo di Bibbiano, a raccontare l’orrore subito sono Anna e Franco, due genitori a cui è stata presa una figlia.

Il ricordo del momento in cui è accaduto è terrificante: “Si presentano come Ente protezione animali, tanto che li riprendo anche dalla finestrina: volevano entrare in casa mia, non mi fidavo”. Mi dicevano: un cane abbaia, mi apre? Mi apre? Non hanno voluto mostrarmi il tesserino. Poi hanno staccato la luce, dato che ci sono le telecamere di sorveglianza. Sono entrati quando è arrivata mia madre con la spesa”, ricorda Anna.

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E ancora: “Sento gridare mia figlia. Alzo gli occhi, sono corsa, la ho vista in mano a qualcuno che la teneva a testa in giù, come un pacco. La ho inseguita fino a che è stata buttata sulla macchina”, ha concluso. Sotto il video di quanto successo

Nel video del titolo la testimonianza –  rilasciata in esclusiva alla trasmissione di Mario Giordano  – di un lavoratore del comparto dell’assistenza sociale, che testimonia come esista un sistema di business sulla pelle dei bambini.

Quella sentita in trasmissione è solo l’ultima di una serie di dichiarazioni agghiaccianti che lasciano poco spazio al giudizio. Oltre una trentina gli indagati, con in testa il sindaco del PD di Bibbiano per il quale è stato richiesto un nuovo arresto.

Episodi sconvolgenti che parlano di bambini strappati ai genitori senza motivo per essere dati in affido a coppie omosessuali o amiche in cambio di denaro. Una triste storia che potrebbe essere solo la punta di un iceberg in tutta Italia.

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Stati numerosi i cortei silenziosi organizzati in questi giorni in tutta la nostra penisola per sensibilizzare e per chiedere di cambiare un welfare che ormai è obsoleto e poco trasparente.

Anche il Trentino non è immune da questo fenomeno.

Sabato 14 settembre a Trento si terrà una manifestazione pacifica con appuntamento davanti al Tribunale dei Minori alle ore 10.30 (vedi locandina allegata sotto).

«A seguito dei gravi fatti emersi dalla indagine di Bibbiano, per sensibilizzare l’opinione pubblica, la società civile, le Istituzioni preposte ed al contempo per  protestare contro gli allontanamenti cosiddetti facili»

Questo lo scopo della manifestazione organizzata d Gabriella Maffioletti che per prima sollevò il problema molti anni fa e che rimase inascoltata.

Alla manifestazione parteciperanno anche le Associazioni ed i comitati che da anni si battono contro questo fenomeno di palesi violazioni dei diritti umani e dell’infanzia che analogamente hanno indetto altrettante manifestazioni e flash mob di protesta in altre regioni d’Italia, è quello di  pretendere ora con l’approvazione della commissione di inchiesta una riapertura e revisione dei fascicoli di famiglie vittime di malagiustizia e di “falsi documentali”.

Alla manifestazione pacifica a cui parteciperanno referenti di altre associazioni nazionali che combattono il fenomeno degli allontanamenti coatti sarà presente anche una delegazione veneta del sindacato di polizia autonomo Li.si.po  che sostiene la causa.

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Trento

Rifiuti abbandonati, Canova presa nuovamente di mira

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Della questione il nostro giornale si era già occupato il 19 agosto 2019 dopo la denuncia di Daniele Demattè che era stato chiamato da alcuni residenti di Canova che avevano scoperto in fondo all’abitato del paese una vera e propria discarica abusiva dove alcuni residenti arrivano con i sacchi di rifiuti in mano e li buttano nella boscaglia.

Allora uno di questi residenti si era trovato davanti una donna (di origine africana o sud Americana riferisce il testimone) che stava scaricando i soliti sacchi fra gli alberi che vistasi osservata aveva cominciato ad inveire e minacciare contro il «povero» malcapitato.

Fra le immondizie era stato buttato anche un carrello della spesa.

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Il problema ora si ripropone ancora più grave di prima.

Infatti i residenti lamentano ancora una volta la trasformazione del tratto di campagna in una vera discarica abusiva che è cresciuta di mese in mese fino a raggiungere l’entità che è ben visibile delle fotografie scattate sempre da Daniele Demattè. 

Le cattive abitudine dei maleducati ed incivili sembrano quindi continuare senza nessuna remora o paura.

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Trento

Scritte infami contro gli Alpini, la dura replica dell’Ana di Trento

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«Questa notte la solita mano ignobile e codarda ha pensato di lasciare nuovamente il segno immondo del suo passaggio. A brevissimo la scritta verrà cancellata, resta invece indelebile l’idea questi figuri si ritengano nostro malgrado impuniti. Ma non è così, dal momento che il predecessore di questo “leone da pennello” è in questi giorni a processo. Prenderemo la cosa per quel che è : un allenamento per i nostri volontari alpini già pronti per il prossimo intervento di solidarietà a Rondine Arezzo alla cittadella della pace, che ospita i ragazzi provenienti da paesi del mondo fra loro belligeranti, e per insegnare loro che la convivenza ed il dialogo è sempre possibile. Lezione che questo imbrattatore di imbecillita’ forse non capirà mai….» – Replica così l’Ana di Trento ai vandalismi dei soli noti che ormai la città di Trento sopporta da tempo.

La scritta è stata fatta stanotte, guarda caso dopo la manifestazione che gli anarchici hanno tenuto ieri in piazza Duomo dopo la condanna di sei dei loro «compagni» decretata dal tribunale di Trento.

Colpire così gli Alpini e i loro valori è una vergogna verso chi da tempo aiuta tutti indistintamente mettendo spesso anche a  rischio la propria vita. Ormai non ci sono nemmeno più parole da pronunciare.

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Trento

Tre rapine in una serata a Trento: arrestati marito e moglie

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All’alba di ieri, 5 novembre 2019, la Squadra Mobile di Trento, coordinata dalla Procura della Repubblica di Trento, ha arrestato P.C., quarantenne originario di Gela, in provincia di Caltanissetta, ma da anni residente in Trentino Alto Adige.

Nella stessa mattinata è stata applicata alla moglie dell’uomo, sempre su disposizione della Procura della Repubblica del capoluogo trentino, un’altra misura restrittiva della libertà personale, l’obbligo di dimora nel comune di residenza, in quanto scaturito dalle indagini che fosse la complice del marito nella commissione delle rapine.

I due nella serata del 28 ottobre 2019 hanno commesso tre rapine ai danni di altrettante vittime, due donne ed un uomo.

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La prima è avvenuta intorno alle 22:45, in via Gorizia. La vittima è stato un uomo in sosta con la propria autovettura proprio in via Gorizia.

Il rapinatore si è avvicinato, brandendo un coltello e puntandolo alla gola della vittima, intimandogli, ripetendo più volte la frase “Tira fuori i soldi o ti ammazzo”, di consegnarli in denaro in possesso, risultato la somma di 70 euro.

In questo frangente la moglie, complice nella commissione della rapina, ha svolto le funzioni di vedetta, di “palo”, controllando che non arrivassero le Forze dell’Ordine.

Non contenti della somma sottratta i due si sono spostati in via Milano.

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Trascorsi dieci minuti dall’ultimo episodio, hanno replicato. Con una scusa l’uomo originario della Sicilia ha fermato una donna in bicicletta, intenta a rientrare a casa, con il pretesto di chiederle un’informazione.

In maniera improvvisa e repentina la donna è stata bloccata per un braccio, puntandole il coltello, e chiedendole di consegnare il denaro in possesso.

A questo punto la vittima ha reagito, urlando, asserendo di non avere alcuna somma con se. La coppia, sorpresa dalla reazione, si è dileguata non portando a compimento la rapina.

Ma insoddisfatti di quanto avvenuto, alle 23:00, si sono spostati verso via Perini, dove hanno visto una donna prelevare del denaro contante dallo sportello automatico.

Il rapinatore è sceso dall’auto, guidata dalla moglie, si è avvicinato alla vittima, intimandogli, dietro minaccia di morte, di consegnarli il denaro, circa 500 euro, dandosi immediatamente dopo alla fuga.

Le indagini avviate dalla Squadra Mobile della Questura di Trento, hanno permesso immediatamente di ipotizzare che potesse trattarsi dello stesso autore, visto l’identico modus operandi.

Ipotesi confermata anche grazie alle dichiarazioni delle tre vittime che hanno descritto l’autore con le medesime fattezze fisiche “soggetto di bassa statura, corporatura esile, viso smagrito, colorito della pelle olivastro e con accento meridionale o comunque non trentino”.

A questo punto la Questura ha passato al setaccio gli impianti di videosorveglianza, pubblici e privati presenti in zona, che hanno permesso di individuare l’autovettura dei due rapinatori, nonché gli stessi volti, scaturiti dai fonogrammi che li hanno ripresi intenti a girare lungo le strade dove si sono svolte le rapine.

Dai dati dell’autovettura gli investigatori della Squadra Mobile sono risaliti all’identità dei due, estrapolando delle foto utili per i riconoscimenti da parte delle due donne e dell’uomo rapinati nella serata del 28 ottobre.

Inoltre, esaminando le varie denunce presentate presso la Questura di Trento è balzato agli occhi che fosse avvenuta un’analoga rapina nella serata del 22 ottobre.

In particolare verso le 23.00 in via Zara, un uomo, individuato per il rapinatore originario della Sicilia, si è avvicinato alla vittima, un trentenne, intorno alle 23.00 appunto.

Nell’occasione gli ha intimato, minacciandolo con un coltello, di consegnarli il denaro.

In questo caso è stata utile l’analisi degli spostamenti del telefono del rapinatore.

Dalla disamina dei dati è emerso che questi, già riconosciuto dalla vittima parzialmente, fosse proprio in via Zara alle 23.00 con la complice, la moglie pronta a prenderlo a bordo dell’autovettura per riportarlo a casa.

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