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Trento

Truffa anziani Aldeno: condannato un napoletano a 1 anno e 8 mesi di reclusione

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Un 29enne napoletano è stato condannato a 1 anno e 8 mesi di reclusione per truffa.

L’uomo, spacciandosi per un avvocato, ha raggirato svariate persone anziane.

Il modus operandi era stato sempre lo stesso:  Nella tarda mattinata del 21/06/2018 era arrivata una strana telefonata a casa di una anziana di Aldeno«Buongiorno, sono l’avvocato XX e la chiamo perché suo figlia è rimasta coinvolta in un incidente ed è in stato di fermo presso la Caserma dei Carabinieri di Trento»

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Ad Aldeno in quel solo giorno erano state contattate sette donne. Il copione era sempre lo stesso: la vittima riceveva un telefonata in cui l’uomo le raccontava che un componente della famiglia (la figlia, il figlio o il marito) aveva avuto un incidente e servivano i soldi per pagare la cauzione e tirarlo fuori dai guai.

Alcune vittime hanno resistito e non sono caduti nella trappola, ma altre hanno consegnato la fede della madre o del marito defunti pur di aiutare il figlio o la figlia in difficoltà.

Ieri si è concluso il processo con rito abbreviato e il napoletano Marco Cosentino è stato condannato solo per tre capi d’imputazione sui sette contestati, limitando la pena ad un 1 anno e 8 mesi anzichè 3 anni e 2 mesi.

Il giovane aveva un complice che però non è stato ancora identificato.

I due truffatori hanno iniziato a chiamare gli anziani il 21 giugno 2018. Quel giorno è stata adescata un’anziana di 85 anni dicendole che avrebbe dovuto sborsare mille euro per pagare la cauzione della figlia.

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Il complice non ancora identificato ha portato a termine la chiamata, mentre il 29 enne si è presentato a casa della signora per riscuotere il denaro.

La donna ha consegnato 400 euro e svariati gioielli, ma i due malviventi non contenti hanno deciso di alzare il conto a 5.900 euro.

Le condizioni di salute della donna non le hanno permesso di recarsi in banca e l’occasione di guadagnare di più è sfumata.

I carabinieri dopo la truffa erano stati avvisati dalla donna resasi conto del raggiro ed avevano cominciato ad indagare per individuare i soggetti, i militari hanno analizzato le celle telefoniche ubicate ad Aldeno e Provincia di Trento individuando i telefoni cellulari presenti sul suddetto territorio monitorato.

Un lavoro certosino, ma che alla fine ha portato il suo risultato.

L’attività investigativa svolta dal Comando Stazione Carabinieri di Aldeno, e sapientemente coordinata dal Comandante della Stazione Maresciallo Maggiore Erminio Paternuosto, riusciva a individuare un sodalizio criminale composto da più persone: in particolare gli inquirenti accertavano che gli organizzatori delle truffe, risultavano telefonare da Napoli e Provincia, contattando telefonicamente le vittime, creando loro un evidente stato di soggiogazione psicologica volta ad estorcere la dazione di contanti e gioielli, fornendo contestualmente, poco dopo, indicazione ai correi, già presenti in loco, a raggiungere le residenze degli anziani parti offese.

L’attività investigativa permetteva di appurare che il suddetto sodalizio criminale composto da pregiudicati residenti in Provincia di Napoli, avevano posto in essere analoghe truffe in tutto il nord Italia, tanto che nel corso dell’attività investigativa venivano accertate ulteriori truffe similari consumatesi a Trieste, Belluno, Udine e Provincia di Vicenza, successivamente ai fatti avvenuti ad Aldeno.

Il quadro probatorio già allora appariva molto chiaro a tal punto che l’Autorità Giudiziaria competente emetteva subito  a carico dei presunti truffatori tre decreti di perquisizione e alla persona individuata quale capo dell’organizzazione veniva emessa apposita ordinanza di custodia cautelare in carcere.

I militari della stazione di Aldeno coadiuvati dall’Arma territoriale partenopea nella giornata del 09/04/2019 notificavano i decreti e la misura cautelare a carico di C M residente in Provincia di Napoli, quale soggetto presentatosi presso l’anziana di Aldeno per riscuotere la “cauzione” e contemporaneamente venivano eseguite le perquisizioni domiciliari agli altri componenti del sodalizio criminale che davano esito positivo procedendo a sequestro di 2 telefoni cellulari, 2 SIM Card e ben 10 Bancomat utilizzate dai rei per la commissione dei reati.

Ieri la sentenza di condanna in primo grado. 

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