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Musica

I suoni delle Dolomiti: la cultura musicale dell’Africa tra le Dolomiti

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I Chesaba sono un trio tutto ritmo, energia e creatività.

Al Festival i Suoni delle Dolomiti proporranno una elettrizzante celebrazione della musica e della cultura africana da nord a sud, dalla Costa D’Avorio al Sud Africa.

I Chesaba sbarcano a I Suoni delle Dolomiti per una elettrizzante celebrazione della musica e della cultura africana dalla Costa D’Avorio al Sud Africa.

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Mercoledì 11 settembre (ore 12) in località Le Palù sul Corno Nero in Val di Fiemme arriva un trio tutto ritmo, energia e creatività composto da Sidiki Dembele al djembe, kora, ngoni e calabash, Ali Mc Math al basso e Abel Selaocoe al violoncello.

Proprio quest’ultimo ha riunito e dato vita a questo sodalizio nel 2016 come punto d’arrivo di un percorso musicale che dopo il diploma al Royal Northern College of Music l’ha visto muoversi ininterrottamente tra una moltitudine di generi e stili, collaborazioni con musicisti ed esibizioni in concerti di musica classica; Selaocoe ha esplorato anche le combinazioni tra performance strumentali, canto e percussioni così come i legami tra le tradizioni “occidentali” e “non occidentali”.

Parte probabilmente da qui l’avventura dei Chesaba che ci regala un’Africa multiforme e policroma, un continente di straordinaria ricchezza e varietà culturale.

Un progetto musicale che è viaggio ed esplorazione di un continente da nord a sud, dalla Costa d’Avorio al Sud Africa.

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Ne deriva una miscela eclettica ed esplosiva tra suoni di strumenti del canone occidentale e quelli delle varie tradizioni africane a cui si affiancano percussioni e i suoni senza tempo di voci e lingue: quelle di Bambara, Zulu, Sotho, Tswana e altre ancora.

Nei Chesaba inoltre trovano il punto di incontro la musica tradizionale africana come quella dei griot e i nuovi sentieri sonori del jazz e della classica.

Il successo nel debutto al prestigioso Band on the Wall di Manchester è stato l’inizio di una serie di esibizioni nei più importanti festival come i BBC Proms alla Royal Albert Hall, il Womad Festival o il Manchester Jazz Festival.

Come si raggiunge il luogo del concerto

Il luogo del concerto è raggiungibile da Cavalese in auto fino a Varena e poi a piedi in 30 minuti di cammino, dislivello in salita 150 metri difficoltà T; oppure da Cavalese in auto fino loc. Bancoline (sulla strada verso il Passo di Lavazè) e poi a piedi fino al luogo del concerto in 30 minuti di cammino, dislivello in salita 50 metri, difficoltà T.

Escursione con le Guide Alpine del Trentino

È possibile arrivare al luogo del concerto con una escursione assieme alle Guide Alpine del Trentino.

L’itinerario ha la forma di una passeggiata naturalistica da Daiano al luogo del concerto (ore 2 di cammino, dislivello in salita 250 metri, difficoltà E) con partecipazione a pagamento prenotando presso le Guide Alpine Dolomites Experience (al numero 348 8271988) e gratuita con prenotazione obbligatoria e fino ad esaurimento dei posti presso l’Apt Val di Fiemme al numero 0462 241111 per i possessori di FiemmE-Motion e di Trentino Guest Card (possibilità di prenotazione anche sul sito visittrentino.info/card).

In caso di maltempo, l’evento è proposto alle ore 17.30 al Palafiemme di Cavalese.

I biglietti per l’accesso in sala sono in distribuzione, fino ad esaurimento posti, dalle ore 15.30

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Musica

Musica Trentina in Lutto: è morto Claudio Benedetti, una vita dedicata al jazz

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Si è spento all’età di 91 anni Claudio Benedetti il batterista Jazz forse più famoso ed importante della nostra regione.

Una carriera musicale iniziata negli anni 40 e suggellata di successi e collaborazioni con i più importanti musicisti italiani.

I suoi ultimi concerti risalgono al 2011 ma fino alla fine il suo contagioso entusiasmo e le sue forti motivazioni e l’amore per la musica non sono venuti mai a mancare.

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Una vita dedicata alla musica spiega il perchè di una carriera così fulgida. Lo swing e il drumming raffinato e inconfondibile gli hanno portato fama e apprezzamenti nell’ambiente non facile della musica Jazz e pop italiana.

Claudio Benedetti si è perfezionato a Parigi nella scuola del grande maestro Kenny Clarke.

I nomi di Chet Baker, Lee Konitz, Harold Danko, Mangelsdorff, Frank Foster, Dusko Goykovich, sono solo alcuni degli incontri fondamentali che hanno contribuito in maniera significativa alla sua formazione.

La storia di Claudio Benedetti comincia però molto prima, nel 1944 infatti, la musica di un orchestrina Jazz delle truppe americane accampate nelle vicinanze di Mori, attira l’attenzione di Claudio che giovanissimo, ottiene entusiasta di poter assistere alle prove, e racconta: “quando gli americani si attendarono vicino Mori io, bambino, ero pronto a farmi le corvee in cucina pur di stare vicino alla loro orchestra. Poi, me ne andavo nella casa sinistrata di Mori con i tamburi in un sacco e là suonavo all’impazzata, tanto che qualcuno pensò vi fosse un pazzo e chiamò Pergine. Arrivarono due marcantoni con la camicia di forza… videro che ero un ragazzino e si misero a ridere”.

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Dopo mesi di estenuanti esercizi, sorretto da un’incrollabile passione e dalla voglia (mai sopita) di migliorarsi, comincia per lui l’attività vera e propria di batterista. Gli ingaggi occasionali si moltiplicano. Fra le orchestre degne di menzione quella con Sergio De Cecchi (piano), Ennio Carretta (sax), Ciccio Vianello (basso)e il grande talento musicale di Germano Cavalet, fisarmonicista veneziano di rara bravura, scomparso purtroppo prematuramente.

Dopo circa 3 anni con il Quartetto Star ecco arrivare il primo ingaggio alla Terrazza dell’Odeon di Milano, che fa strada alla notorietà e lo porta a lavorare con grandi nomi come Macario e Dapporto.

Poco dopo sarà la fama cosmopolita della bravissima Caterina Valente a impegnare Claudio Benedetti in un tour attraverso la Spagna e il Portogallo.

A St. Moritz entra a far parte dell’orchestra del Palace Hotel, dove si esibisce per numerosi volti noti, come ad esempio Onassis, che a quanto pare lasciava mance generosissime perché amava gli assoli di batteria.

Nell’ambiente notturno internazionale di St. Moritz incontra la cantante Jacqueline Francoise. Con lei affronterà una lunga tournèe in Svizzera.

Il 1961 rappresenta un’altra tappa importante per Claudio Benedetti, con l’ingaggio in Rai e la scelta di entrare nel gruppo dei Campioni, molto popolare in quel periodo (nel gruppo farà una breve comparsa anche Lucio Battisti).

Entrato nel giro che conta partecipa a sessioni con i cantautori che stanno facendo la storia della musica italiana: Sergio Endrigo, Umberto Bindi, Tony Renis, Nico Fidenco, Luigi Tenco, Giorgio Gaber, Mina, Enzo Jannacci, intervenendo nelle registrazioni dei celebri brani “Io che amo solo te”, “Legata a un granello di sabbia”, “La ballata del Cerutti”, “Trani a gogò”, “Stringimi forte i polsi”, “Stessa spiaggia, stesso mare”, ecc.

L’approdo in Rai significa per Claudio l’opportunità di lavorare con illustri musicisti e di entrare in importanti orchestre come quelle di Enrico Simonetti, Xavier Cugat, Aldo Buonocore per citarne alcune.

I maestri Pino Calvi, Enrico Simonetti, Lelio Luttazzi, Gorni Kramer, Bruno Canfora, Mario Bertolazzi e altri, gli affidano la conduzione ritmica in molte delle trasmissioni televisive degli anni ‘60.

Accompagna grandi artisti come Bramieri e Gaber, in ben 46 commedie musicali tra cui: “L’amico del giaguaro” con Gino Bramieri, Marisa Del Frate e Raffaele Pisu (1961); “La Trottola” con Corrado e Sandra Mondaini (1965-66); “Il conte Max” con Marcello Marchesi, “Giochiamo agli anni Trenta” con Giorgio Gaber, dove con un suggestivo assolo sul tempo di 5/4 ispira con quel suggerimento al coreografo Don Lurio l’intuizione per un improvviso memorabile balletto stile jungle; “Tigre contro Tigre” , “Hobbyamente” e “L’assillo infantile” nel 1966; “La sveglia al collo” (1967). Nel 1968 a Roma, suona con Enrico Simonetti in “Indiavolation”. Lavora inoltre al fianco delle Kessler e di Don Lurio, che ricorda con molto affetto.

Negli anni ‘70 il batterista torna in Trentino, costretto da doveri famigliari (la madre si ammala gravemente), ma continua la sua attività in altre 3 importanti commedie musicali della RAI: “Macario più” con Macario, “Rita ed io” con Rita Pavone e Carlo Dapporto, “Valentina” con Elisabetta Viviani e Teo Teocoli ed Enzo Montagnani. Nel frattempo a Rovereto apre una raffinata boutique che porta il suo nome, all’incrocio tra via Paganini e corso Bettini, dove sfoggiava tutto il suo gusto per un’eleganza da vero dandy.

Partecipa inoltre nella commedia musicale “Ma perché, perché si” nel 1972 con Tony Renis.

Non ha mai abbandonato l’attività concertistica, spostandosi in tutta Italia e in Europa ha continuato a regalare forti emozioni a ritmo di Jazz. Si è fatto inoltre promotore e interprete di applauditi concerti che hanno portato nella sua città e più in generale, in tutto il Trentino, nomi illustri del Jazz mondiale.

Nei primi anni 90 suona in molti locali a Trento, fra cui il Boston Bar, dove insieme a Lorenzo Frizzera e Carlo La Manna tiene molti concerti jazz.

Ancora oggi viene ammirato per l’energia che trasmette durante i suoi concerti, lasciando il segno anche tra i giovanissimi, pubblico tutt’altro che semplice. Alla domanda: “Cosa rappresenta per Lei il Jazz?” Claudio rispondeva così: “Vita. Sto bene quando suono, in mezzo ai giovani; anche se la batteria è lo strumento più stressante e faticoso che ci sia e ci deve essere sempre tanta tensione ed energia…”

Claudio Benedetti ha suonato con le stelle più alte del firmamento jazzistico in tutta Europa, con un solo rimpianto: “Benchè abbia avuto in dono una vita che auguro a qualunque musicista, sono vissuto in anni in cui il jazz non era popolare come ai giorni nostri”

Claudio Benedetti si era sposato due volte: la prima volta con Ulla, una bellissima finlandese, che si trasferì in Italia per amore e  la seconda volta con Elvira, una donna della Val Venosta che divenne sua moglie.

Da lei sono nati due figli: Luca, 38 anni, che vive a Bolzano, e Sara, 35 anni, che vive in Australia.

I funerali di Claudio Benedetti si svolgeranno domani alle 11 alla chiesa della Sacra Famiglia, a pochi metri dalla casa di via Vittorio veneto, dove Claudio ha trascorso gran parte della sua vita roveretana.

Grazie a RedPress per la collaborazione

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Musica

«Where is the music?»: la rassegna Generazioni ad Arco parla di musica rap e trap

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È dedicato alla musica rap e trap il quinto appuntamento della rassegna “Generazioni”, in programma sabato prossimo, 19 ottobre, al centro giovani Cantiere 26 di Arco.

Si comincia alle 18.30 con Ivan Carozzi, giornalista, scrittore e autore televisivo, da poco nelle librerie con “L’età della tigre”, e Marco Koflah, giovane trapper/rapper trentino. Alle 21.00, la protagonista è invece la ‘signora del rap italiano’ Paola Zukar, produttrice musicale e manager di personaggi come Fabri Fibra, Marracash e Clementino.

Dalle 22.30 l’atmosfera si riscalda: sul palco torna Koflah con i brani tratti dal suo ultimo album “Country Bwoya”.

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La musica, come poche altre cose, riesce a descrivere in maniera efficace i sentimenti, lo sguardo e le prospettive di un’epoca. Ciò che un tempo passava sui nostri stereo e ora, più di frequente, sui nostri computer o nei nostri smartphone, racconta meglio di qualunque altra cosa l’universo emozionale e i riferimenti culturali di intere generazioni.

Proprio per questo, “Generazioni”, la rassegna di eventi organizzata dalle cooperative sociali Young Inside e Inside con il sostegno delle Province autonome di Trento e Bolzano e della Regione Trentino Alto Adige-Südtirol, ha scelto di dedicare a questo potentissimo mezzo di espressione il quinto degli appuntamenti in calendario sul territorio regionale.
Sabato prossimo, 19 ottobre, “Generazioni” raggiunge il centro giovani Cantiere 26 di Arco, con un ricco programma di eventi dedicati alla musica trap e rap.

Si comincia alle 18.30 con Ivan Carozzi e Marco Koflah.

Ivan Carozzi, già caporedattore di “Linus” e autore per trasmissioni televisive come “Le invasioni barbariche” e “Lessico famigliare”, da settembre è in libreria con “L’età della tigre” (Il Saggiatore), un viaggio musicale e antropologico nella Milano dei centennials. Koflah, al secolo Marco Cofler, è fra le giovani promesse dell’universo trap e rap trentino. Con la moderazione di Claudia Boscolo, insegnante e saggista, discuteranno di musica e nuove generazioni, per capire come la trap e i suoi “eroi di plastica” si siano insinuati nei nostri discorsi e, soprattutto, cosa possano raccontarci di noi. L’incontro è organizzato in collaborazione con la libreria Due Punti di Trento.

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Alle 21.00 la protagonista è Paola Zukar, considerata negli ambienti discografici “la signora del rap italiano”. Zukar, genovese, classe ’68, inizia a occuparsi di cultura hip hop negli anni Novanta su riviste specializzate come “Aelle”.

Poi le collaborazioni in campo discografico: da MP3.com fino alle major BMG Ricordi e Universal Italia. Nel 2005 il grande salto: fonda la Big Picture Management, che oggi gestisce artisti del calibro di Fabri Fibra, Marracash e Clementino. A Cantiere 26, Zukar dialogherà con Gianluca Taraborelli, aka Johnny Mox, giornalista, cantante, musicista polistrumentista e creatore del progetto “Stregoni”.

La serata si conclude con l’appuntamento delle 22.30. Sul palco torna Koflah, con i brani tratti dal suo ultimo album “Country Bwoya”. Originario di Besenello, classe 1992, Marco Cofler si innamora della musica a 16 anni, prima coltivando la passione per il reggae, poi avvicinandosi all’hip hop. Nel 2017 entra nel circuito della musica trap e delle ‘trap night’, partecipando a eventi in Trentino, ma anche fuori regione e in Austria. Saliranno sul palco con lui NastyKush & Ranabis, Nana Motobi e Alyon. Dj e producer della serata sarà invece Insane della Black Tile Gang.

La partecipazione a tutti gli appuntamenti è libera e gratuita. Saranno presenti all’evento lo stand di Due Punti libreria – laboratorio e gli artisti dello Studio d’Arte Andromeda di Trento.

Tutti gli appuntamenti della rassegna “Generazioni” sono progettati con la collaborazione e il sostegno delle istituzioni e delle realtà che operano nei territori coinvolti. L’evento di sabato è organizzato in collaborazione con Cantiere 26 e Piano Giovani Alto Garda e Ledro “Piano B” e patrocinato dal Comune di Arco.

 

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Musica

Red Ronnie apre «Area fuori tema» e rilancia il mitico «Roxy Bar»

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Red Ronnie ha tenuto a battesimo un originale spazio culturale, ricavato in una fabbrica di strumenti musicali.

Siamo a Cadriano in provincia di Bologna dov’è stato creato un punto d’incontro formativo per artisti professionisti e non, aperto a mostre, conferenze culturali, presentazioni di libri.

Si chiama “ Area fuori tema” ed è ricavato negli ex magazzini dell’azienda Armanini Strumenti Musicali che era uno degli sponsor della trasmissione Roxy Bar.

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Era stata un’idea geniale che potrebbe riproporsi proprio all’interno di “Area fuori tema”, tra l’altro arredato con pezzi unici e di recupero che hanno fatto la storia della musica; come la batteria Ludwig dei Beatles, gli amplificatori degli Oasis.

A Cadriano potrebbe svilupparsi un progetto unico nel suo genere di novità musicali o culturali in genere al quale potrebbero partecipare artisti provenienti da tutta Italia per una collaborazione in grado di aprire nuovi orizzonti.

L’idea di rilanciare “ Roxy Bar” potrebbe servire per far conoscere e quindi frequentare “ Area fuori tema” a livello nazionale e non solo.

Tra i musicisti che saranno impegnati nelle masterclass: Federico Poggipolini (tour Ligabue), Max Cottafavi (Ligabue), Vince Pastano (Vasco Rossi), Beatrice Antolini (Vasco Rossi), Elio Rivagli (Claudio Baglioni e Fiorella Mannoia), Lorenzo Poli (Renato Zero), Leo Di Angilla (Jovanotti), Davide Ragazzoni (Angelo Branduardi), Gabriele Palazzi (Fabio Concato).

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