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La Sfera e lo Spillo

Gaetano Scirea: uomo schivo, leader e leggenda

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“E’ inutile spendere parole su un uomo che si è illustrato da solo per tanti anni su tutti i campi del mondo, che ha conquistato un titolo mondiale con pieno merito e, soprattutto, era un campione non soltanto di sport, ma soprattutto di civiltà” citando il mitico Sandro Ciotti mentre annuncia la morte di Gaetano Scirea alla Domenica Sportiva.

Gaetano Scirea è coinvolto in un incidente stradale nei pressi di Babsk, frazione polacca del voivodato di Lodz. E’ un fosco pomeriggio domenicale del 3 settembre del 1989.

Per le tragiche pieghe del destino non è distante dallo spicchio di terra nel quale il compagno di squadra di mille battaglie Zbigniew Boniek (oggi presidente della Federcalcio polacca) muove i primi passi da calciatore.

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Gaetano Scirea è all’epoca il vice allenatore della Juventus, il secondo di Dino Zoff nella stagione 1988-1989.

Durante il viaggio di ritorno verso Varsavia, Scirea è in compagnia dell’autista locale, dell’interprete e del dirigente del Gornik. La vettura (con taniche di benzina a bordo in caso di necessità) è tamponata da un camion. Gli occupanti rimangono bloccati nelle lamiere in fiamme. Si salva solo il dirigente polacco, mentre, a seguito dell’incidente, Gaetano Scirea muore a soli 36 anni.

E’ un addio prematuro, doloroso e scioccante. Oggi “Gai”, com’era soprannominato nello spogliatoio, avrebbe 66 anni.

Gaetano Scirea nasce nell’hinterland milanese a Cernusco sul Naviglio il 25 maggio del 1953. Si forma calcisticamente nella Serenissima San Pio X, piccola squadra di Cinisello Balsamo.

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Il comune della Martesana è luogo di nascita di altri 2 ex giocatori di serie A, il paese dei “liberi” come Roberto Tricella e Roberto Galbiati, nonché dell’attuale terzino mancino dell’Inter Cristiano Biraghi.

Il numero 6 è da ritenersi un campione di sport, uno dei più grandi difensori della storia. Il suo stile di corsa è coordinato ed elegante, a tratti ricercato. Interpreta il ruolo di libero in chiave moderna sostenuto dal suo trascorso giovanile come interno della mediana.

Non è un difensore burbero, ma tempestivo, affidabile e sorretto da tecnica cristallina. Guida con maestria il reparto, con spiccato senso tattico e della posizione. E’ un uomo misurato, pacato, un leader silenzioso dello spogliatoio.

Simboleggia il regista difensivo a tutto tondo, con eccellente visione di gioco. Le sue movenze naturali in campo sono eseguite sempre a testa alta. Alle spalle dei difensori organizza con sapienza i movimenti del pacchetto arretrato.

Rappresenta l’icona, la personalità, il carisma e la forza del gruppo. E’ un personaggio schivo ed esemplare, corretto e leale. Non alza mai la voce, non impreca e non protesta (nella sua biografia non compare nemmeno un’espulsione sul green).

Gaetano Scirea narra appieno lo stile della Juventus, il contegno, la condotta, in altre parole la tradizione; con Virginio Rosetta e Giampiero Boniperti incarna l’appartenenza e l’integrità morale.

Indossa le maglie di Atalanta e Juventus collezionando più di 400 presenze e segnando 25 reti. Con la Vecchia Signora vince tutto ciò che un giocatore può ambire in carriera: 7 scudetti, 2 Coppe Italia, 1 Coppa Uefa, 1 Coppa delle Coppe, 1 Supercoppa Uefa, 1 Coppa dei Campioni/Champions League, 1 Coppa Intercontinentale.

Veste con onore la giubba della Nazionale Italiana 78 volte, dal 1975 al 1986, vincendo 1 Campionato del mondo (1982).

L’indimenticato Gaetano Scirea, insieme a Dino Zoff, forma la diga azzurra nel “Mundial” del 1982, entrando a pieno titolo nell’olimpo del calcio italiano.

Gaetano Scirea: uomo schivo, leader e leggenda.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it             www.perego1963.it

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La Sfera e lo Spillo

Antonio Conte: pregi, eccessi e virtù

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Antonio Conte è un tecnico che divide. E’ amato e osannato dalla propria tifoseria, stimato ma contestato dai suoi detrattori.

Il suo rapporto con i club e dirigenti del recente passato è spesso travagliato e burrascoso. Il triennio bianconero (2011-2014) lo porta ai vertici del calcio italiano con la conquista dei 3 campionati consecutivi ai piedi della Vecchia Signora.

Il trascorso da giocatore (1991-2004) e capitano della Juventus è per taluni una macchia indelebile, per altri la naturale dimora formativa e caratteriale.

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Eredita da Giovanni Trapattoni l’istinto mai domo e sanguigno, la sagacia tattica da Paul Newman della Romagna, Marcello Lippi.

Il tecnico nativo di Lecce fa la gavetta al timone di squadre in provincia: Arezzo, Bari Atalanta e Siena con risultati sportivi discontinui e non sempre apprezzati.

Il grande salto lo certifica il ritorno, sulla plancia di comando, alla corte della famiglia Agnelli per risollevare gli antichi fasti Sabaudi.

Il finale in riva al Po è vorticoso, segnato da insanabili incomprensioni, da qualche dichiarazione fuori luogo, infine, il fragoroso abbandono della truppa.

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Le confidenze al vetriolo in sala stampa e le uscite senza freni ai microfoni dei cronisti rappresentano talvolta il tallone di Achille del mister pugliese.

L’innata capacità di guidare il gruppo, l’arguta destrezza nel motivare lo spogliatoio sono le doti del condottiero.

La sua impronta alla guida della Juventus e poi con la Nazionale Italiana sono significative e indelebili.

Nell’esperienza londinese con il Chelsea trionfa in Premier League (2017) eguagliando il primato degli italiani vincenti al di là della Manica emulando i suoi predecessori: Carlo Ancelotti (2010), Roberto Mancini (2012) e Claudio Ranieri (2016).

Antonio Conte è simile, nel rapporto con i media, allo “Special One” José Mourinho; vulcanico, impulsivo, talvolta ai limiti del pittoresco.

Tra i 2 tecnici si possono scorgere velate e inconsuete similitudini anche sul piano tattico e didattico, oltre alle esperienze condivise sulle panche del Chelsea e Inter.

Entrambi sul green insegnano un gioco essenziale e lineare, privo di teoria sofisticata e artifizi bizantini.

Il vociare da bordo campo, il meticoloso lavoro quotidiano, l’empatia con i giocatori, la risolutezza nei rapporti interpersonali sono i caratteri distintivi che accomunano Antonio Conte con il manager portoghese.

Antonio Conte: pregi, eccessi e virtù.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it              www.perego1963.it

 

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Il calcio è sport e non vetrina politica

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Il saluto militare dei giocatori turchi allo Stade de France non è passato inosservato. Assenti in tribuna il presidente Emmanuel Macron e il ministro degli esteri Jean-Yves Le Drian. Nel parterre del catino di Saint-Denis è presente la titolare del dicastero dello sport, Roxana Maranineanu.

L’ex campionessa di nuoto, a stretto giro di posta, ha twittato chiedendo che “l’Uefa sanzioni in modo esemplare”.

In dettaglio riportiamo il post su Twitter di Roxana Maranineanu: “Grazie alla federazione francese e alla polizia per il loro lavoro svolto per garantire il corretto svolgimento della partita. I giocatori turchi hanno rovinato questi sforzi facendo un saluto militare, contrario alla sportività. Chiedo all’Uefa una sanzione esemplare.”

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Una critica neanche troppo velata nei confronti del governo di Ankara e della Federcalcio turca.

Da qualche giorno, la Turchia è al centro di aspre critiche della comunità internazionale a causa della missione militare denominata “ramoscello d’ulivo” nei confronti della popolazione curda.

L’offensiva nei territori curdi in Siria e i principi d’imparzialità dello sport sono le tematiche all’ordine del giorno, atti e comportamenti che accendono animi e coscienze.

L’intervento della Uefa non è tardato; l’organo con sede a Nyon (Svizzera) ha deciso di aprire un’indagine per la singolare esultanza dei giocatori turchi nel match giocato contro la Francia (qualificazioni Euro2020 gruppo H).

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E’ stato nominato un commissario “Etico e Disciplinare” che valuterà se i comportamenti siano una provocazione politica espressamente vietata dal regolamento Uefa.

E’ chiaro il sostegno e la solidarietà della nazionale di calcio nei confronti dell’azione dei militari nel nord della Siria, intento già manifestato e palesato durante la gara contro l’Albania.

L’Uefa ha aperto un secondo procedimento nei confronti della Bulgaria per i cori razzisti, saluti nazisti, lancio di oggetti e fischi durante l’esecuzione dell’inno nazionale nella partita con l’Inghilterra.

Nella circostanza anche la federazione inglese è stata deferita per i fischi all’inno nazionale bulgaro.

Il calcio è sport e non vetrina politica.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it              www.perego1963.it

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Giorgio Tosatti, il giornalista e la passione per il Grande Torino

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Era un mercoledì, un pomeriggio del 4 maggio del 1949. La storia del Grande Torino s’infrange alle ore 17.05 contro un terrapieno orientale della Basilica di Superga sulla collina torinese.

Il velivolo proveniente da Lisbona s’imbatte con la fitta coltre di nebbia e pioggia pungente.

Nella dolorosa circostanza perdono la vita 31 persone: i giocatori granata, lo staff tecnico, i dirigenti e 3 giornalisti al seguito.

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Luigi Cavallero, Renato Casalbore e Renato Tosatti, inviati rispettivamente delle testate giornalistiche, La Stampa, Tuttosport e la Gazzetta del Popolo, sono i cronisti caduti svolgendo il proprio lavoro.

Giorgio Tosatti, il figlio di Renato, segue con orgoglio le orme del padre. Nato a Genova nel 1937 a pochi giorni dal Santo Natale, è stato un giornalista di razza. Muore a Pavia nel 2007.

Il piccolo Giorgio all’epoca della sciagura aveva 11 anni. Vive con angoscia e con gli occhi appassionati di un bambino quelle ore drammatiche.

Le lacrime davanti alla sede del giornale, i pensieri, i ricordi del papà al Filadelfia sulle gradinate di legno e un pallone firmato da Valentino Mazzola sono le immagini sbiadite del tempo.

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Giorgio Tosatti rappresenta la carriera di un professionista, del giornalista che muove i primi passi per stare accanto, almeno nella memoria, al proprio padre. Condivide una professione difficile, ricca di soddisfazioni e amarezze.

E’ da ritenersi un maestro del giornalismo sportivo e un grande amante del calcio. Possedeva, tra l’altro, il tesserino di direttore tecnico conferito “ad honorem” a Coverciano. Dalla biografia emerge la sua fede per i colori rossoblù del Genoa, intrecciati dal vissuto con il colore granata del Torino.

Portava con sé il fardello, il dolore silente di un avvenimento che tocca, ancora oggi, le coscienze limpide e le anime candide degli sportivi italiani. La carriera professionale di Tosatti si descrive da sé: esperienze nella redazione di Tuttosport, in seguito si trasferisce in veste di caporedattore e direttore al Corriere dello Sport.

E’ abile opinionista in Rai alla Domenica Sportiva e sui canali Fininvest nella trasmissione Pressing condotta dall’indimenticato Raimondo Vianello.

Uomo lucido, si contraddistingue nel variopinto panorama editoriale per onestà intellettuale. Studiava sempre con ardore i dati e le statistiche che snocciolava durante le dirette tv. I numeri sono sostenuti da argomentazioni brillanti e coerenti, le sue analisi mai banali, descritte con pudore e umanità.

Giorgio Tosatti, il giornalista e la passione per il Grande Torino.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it             www.perego1963.it

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