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Trento

Con le Carte della pericolosità un Trentino più sicuro

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Vivere in montagna è sempre stato difficile, ma la vera sfida è ora quella di viverci per quanto possibile in sicurezza.

Già, per quanto possibile, perché in un territorio fragile da gestire quale quello montano eliminare del tutto il rischio non si può, ma limitarlo per mitigare l’impatto di eventi naturali che potrebbero comportare danni alle persone e alle cose questo sì.

Anche se è difficile tradurlo in un numero, il concetto di “rischio residuo” riassume bene la logica che informa le Carte della pericolosità e la Carta di sintesi della pericolosità, frutto di un monumentale lavoro di mappatura dell’intero territorio provinciale sotto il profilo dei fenomeni di pericolosità idrogeologici e strumento integrato e continuamente aggiornabile per la pianificazione urbanistica del territorio.

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Uno strumento che, negli intenti della Giunta provinciale, deve accompagnare e guidare le amministrazioni pubbliche, Provincia, Comuni e Comunità, cittadini e professionisti verso una nuova consapevolezza e una, anche coraggiosa, assunzione di responsabilità rispetto alle trasformazioni urbanistiche ed edilizie del territorio.

Intenti e motivazioni esplicitati chiaramente venerdì a Malè, a Rovereto, a Trento e a Tione in occasione dei primi due incontri pubblici e sabato a Cavalese e Borgo Valsugana voluti dalla Giunta provinciale per favorire la massima condivisione possibile delle informazioni e stimolare quelle osservazioni e richieste di approfondimenti che porteranno, dopo la chiusura a fine settembre della fase di consultazione pubblica, all’approvazione definitiva della Carta di sintesi della pericolosità.

Ai primi incontri di ieri ed ai prossimi in programma hanno partecipato e parteciperanno il vicepresidente Mario Tonina e l’assessore all’agricoltura e foreste Giulia Zanotelli, accompagnati dai tecnici provinciali competenti dei Dipartimenti Protezione civile, Territorio ambiente energia e cooperazione, e Agricoltura, foreste e difesa del suolo.

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“La montagna è bella ma ha le sue fragilità – questa la premessa del vicepresidente e assessore all’urbanistica e ambiente – i rischi devono essere limitati e ci dobbiamo convivere ma potendo contare sul massimo della sicurezza che possiamo mettere in campo a tutela dell’incolumità dei cittadini e per ridurre la vulnerabilità dei beni. “La Carta di sintesi della pericolosità guarda ad un Trentino che vuole essere più sicuro e ad una montagna che non vuole essere abbandonata e dove poter invece vivere in serenità e con fiducia”.

“La sicurezza del nostro territorio – ha affermato Tonina – dovrà essere sempre più un tema sensibile di cui gli amministratori devono assolutamente farsi carico. In un territorio di montagna i problemi legati alla sicurezza sono maggiori, ma qui si è lavorato sempre in un certo modo, a partire dal PUP del 1987, approvato tre anni dopo Stava, c’è stata consapevolezza e responsabilità. Successivamente, nel 2003, è stata introdotta la Carta di sintesi provinciale, poi aggiornata.”La Carta ha una valenza urbanistica ed è strettamente correlata alle Carte della pericolosità. L’ottica è quella della prevenzione, oltre a quella della programmazione degli interventi: ciò che è successo lo scorso anno a Dimaro dev’essere un insegnamento. Su questi temi deve esserci la massima responsabilità.”

“Il rischio zero non esiste – ha aggiunto l’assessore Zanotelli – ma gli interventi messi in campo in tutti questi anni hanno mitigato l’impatto degli eventi.”

Adottate dalla Giunta provinciale nel mese di luglio, le carte della pericolosità e la carta di sintesi della pericolosità, prima dell’approvazione definitiva e fino al 30 settembre 2019, sono attualmente depositate in visione presso i comuni trentini per eventuali osservazioni.

Nelle Carte della pericolosità (CAP), strumento previsto dalla legge provinciale sulle attività di protezione civile, sono contenute e segnalate tutte le informazioni relative ai pericoli connessi a fenomeni idrogeologici, valanghivi, alluvionali, sismici o incendi boschivi relativi al territorio trentino, mentre a discipline settoriali fa invece riferimento la gestione di pericoli di origine antropica quali sostanze pericolose, ostacoli alla navigazione aerea e ordigni bellici inesplosi.

Per leggere le CAP è di immediata utilità la legenda cromatica che identifica le classi di pericolosità in base al colore:

Rossa (pericolosità elevata), azzurra (media), gialla (bassa), verde (trascurabile)

Sulla base delle CAP, a completamento di un lungo processo di approfondimento ed elaborazione, è stata elaborata la Carta di sintesi della pericolosità (CSP), disciplinata dalle norme del PUP, e strumento deputato a governare le trasformazioni urbanistiche ed edilizie del territorio provinciale nell’ottica della sicurezza idrogeologica.

Per quanto riguarda gli aspetti metodologici, si punta a rafforzare la funzione di raccordo fra la conoscenza sulla pericolosità e gli strumenti urbanistici che classificano il territorio in relazione al suo utilizzo.

In riferimento all’utilizzo del suolo, la CSP individua le aree caratterizzate da diversi gradi di penalità definiti sulla base della classificazione della pericolosità derivante dalla combinazione dei fattori di pericolo di tipo idrogeologico, valanghivo e di incendio boschivo.

Così, ad esempio, in un’area P4 (penalità elevata) nessuna trasformazione urbanistica e nessuna nuova costruzione saranno possibili, ad eccezione di opere di infra strutturazione, se non delocalizzabili, sulla base di uno studio di compatibilità e autorizzate dalla Provincia, bonifiche agrarie e attività estrattive se migliorano le condizioni di stabilità, recupero di edifici esistenti ma senza aumento di volumetria;

In un’area PRV (pericolosità residua da valanga) vale la stessa cosa ma sono ammessi aumenti di volume per recupero di edifici esistenti nella misura massima del 10 %; nelle aree APP (aree da approfondire) – uno degli aspetti “aperti” nel processo di definizione della CSP – sono invece consentite, sulla base di studio di compatibilità e parere della Provincia, ad accezione delle aree da approfondire da reticolo idrografico e per fenomeni valanghivi, la trasformazione urbanistica ed edilizia:

Lo studio di compatibilità (elemento sul quale molte sono state le richieste di chiarimento da parte del pubblico intervenuto ieri a Malè e Tione) è sempre richiesto anche per le aree P2 (penalità bassa) dove sono ammesse trasformazioni urbanistiche ed edilizie.

Gli Studi di compatibilità, allegati ai titoli edilizi rilasciati, sono tra l’altro trasmessi dai Comuni alla Provincia che li conserva in uno specifico registro per la consultazione nel tempo.

Oltre che presso i Comuni, le Carte della pericolosità e la Carta di sintesi della pericolosità sono anche disponibili e scaricabili sul sito internet della Provincia.

Le osservazioni, da trasmettere al Servizio Urbanistica e tutela del paesaggio della Provincia (serv.urbanistica@provincia.tn.it), saranno valutate dalle strutture provinciali competenti in materia di pericolo idrogeologico.

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