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Trento

Affidi dell’orrore Bibbiano: il 12 e 14 settembre a Rovereto e Trento le manifestazioni di protesta

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Nella foto la «regina» degli affidi Federica Aghinolfi agli arresti e Gabriella Maffioletti

La nostra società, intorpidita da mille distrazioni, si lascia scivolare addosso qualunque cosa, anche la più lurida.

Non vedo nulla di più sporco della speculazione che sembra venire a galla nella questione della gestione degli affidi (sembra derivanti da allontanamenti, dal nucleo familiare, quantomeno sospetti da parte della Magistratura Minorile su sollecitazione dei Servizi Sociali) ma la gente comune preferisce distrarsi con le porcherie che propina la TV generalista, evitando accuratamente di prendere coscienza dei problemi di questa società nella quale, pure, conduce la propria vita, non esitando a lamentarsi, con ampi schiamazzi, se la partita di pallone non va in onda sulla RAI.

Sto, evidentemente, parlando di quanto emerso in quel di Bibbiano ed in quella parte d’Italia dove il fenomeno sembra aver maggior consistenza ma, da informazioni e sensazioni che sto recependo in loco, sembra che anche il nostro civilissimo Trentino non sia immune da tale pratica.

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Badate bene non ho prove in mano perché altrimenti sarei corso da un giudice, ma le sensazioni questo raccontano.

Il tutto nasce da una concezione, propria del comunismo di Marx e Engels, sfociata poi nelle teorie LGBT, secondo la quale la famiglia rappresenta uno dei mali della società e va quindi distrutta, un orpello che andrebbe eliminato per far posto alla burocrazia di Stato attraverso la quale si pensava e si pensa di risolvere tutto con gli apparati ad essa correlati, tutto ciò alimentando appetiti non secondari che questo malvezzo innesca. Questa teoria si è rivelata fallimentare in tutto il mondo.

Generalmente si tolgono i figli alle famiglie quando le stesse si rivolgono a Servizi Sociali, per lo più per difficoltà di ordine economico, derivanti da fattori contingenti o da separazioni “difficili”; gli stessi sono allontanati dal nucleo familiare anche in caso di reale o supposta (peggio costruita) violenza da parte di uno o entrambi i genitori.

Qui entra in ballo quanto successo in Emilia dove, invece di aiutare le famiglie ad uscire da situazioni di non idoneità educativa si è preferito ricorrere stabilmente all’allontanamento dei figli dalle famiglie.

Certo, è una procedura burocraticamente semplice ma crea nel minore disagi che non si rimargineranno più per il resto della loro vita sconquassando, di concerto, l’andamento della famiglia che si è vista privare, a torto o a ragione, dei figli.

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La faccenda, grave, emersa dalle dichiarazioni degli stessi interessati, si rivela nel fatto che le prove, quando non esistenti, si costruivano ad arte, falsificando documenti, inducendo il minore a dichiarazioni non veritiere, giungendo addirittura a far uso di stimolazioni elettriche improprie per indurre i fanciulli a dire quello che l’Assistente Sociale o lo Psicologo volevano sentirsi dire per procedere all’allontanamento dal nucleo familiare per alimentare le presenze nelle Case Famiglia o nelle famiglie affidatarie.

Ora sembra che si cerchi con ogni mezzo di insabbiare questa vergogna nazionale e a capo della Commissione d’Inchiesta, nata per far luce su questa porcheria, sia stato messo un triunvirato di personaggi politici appartenenti a quei partiti di maggioranza che dovevano controllare la correttezza delle procedure e non l’ha fatto.

Non secondario è l’aspetto economico di tutta questa faccenda, e per questo prima ho parlato di avvenimento lurido; un minore allontanato dalla famiglia genera un business che va da un minimo mensile di € 600,00 ad un massimo di € 1300,00 secondo la gravità del caso.

Che fine fanno questi soldi che, pure, non sono pochi?

Le case Famiglia dove questi minori sono accolti, oltre al trattamento economico mensile ricevono contributi comunali, provinciali, statali.

Che senso ha impiegare questa montagna di denaro, generando favoritismi e corruttele, quando non affidi impropri a genitori che non ne avrebbero titolo.

E veniamo nel nostro Trentino dove, chi si è occupato lungamente di questi problemi asserisce che il sistema è “deviato dalle sue finalità proprie” giungendo ad esercitare nei confronti dei genitori anche minacce di vario genere seppure in modo velato (aspetto emerso anche in quel di Bibbiano).

Anche nella nostra terra rivolgersi ai Servizi Sociali rappresenta un pericolo, e la reticenza a questa pratica l’ho sperimentata anche personalmente nella paura riscontrata in chi, in obiettiva difficoltà, rifiutava di chiedere aiuto ai Servizi Sociali temendo l’allontanamento dei minori dal nucleo familiare.

Ritengo che l’enorme somma di danaro generata da questi eventi ben potrebbe risolvere i problemi dei nuclei in difficoltà piuttosto che “ingrassare” famiglia affidatarie improprie e Strutture di Accoglienza non sempre all’altezza della situazione.

La politica in questo ha una grave responsabilità nella mancanza di controllo e, presumibilmente e purtroppo, nell’interesse economico insito in queste pratiche.

Ed allora, di fronte a questo che sembra un problema insormontabile, al cittadino normale quale sono io, non rimane che approfondire, per quanto possibile, gli aspetti di questa poco edificante vicenda partecipando alla serata in programma il 12 settembre all’Urban Center di  Rovereto e scendere in piazza, per manifestare la propria indignazione e la propria contrarietà, partecipando alla marcia, silenziosa e apartitica, promossa da Gabriella Maffioletti, in programma sabato 14 settembre a Trento alle 10,30 partendo dal Tribunale dei Minori per arrivare al palazzo della Regione.

Articolo realizzato con la collaborazione di Guerrino Soini

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