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Val di Non – Sole – Paganella

Mobilità sostenibile nelle aree naturalistiche: a Portolo un confronto ricco di spunti e riflessioni

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A fronte dell’aumento delle presenze di turisti nelle valli del Parco naturale Adamello Brenta (più 10% nell’estate 2019 rispetto allo scorso anno), la mobilità merita di essere ripensata.

Se ne è discusso ieri nell’ambito del convegno promosso a Portolo da Parco, Federparchi, Comune di Ville d’Anaunia e Apt Val di Non.

L’evento ha portato nel piccolo borgo della Val di Non decine di persone – tecnici, amministratori e semplici cittadini – per discutere e riflettere sul valore aggiunto che vivere in maniera slow le aree naturalistiche come Tovel porta all’esperienza dei visitatori. Proprio nella valle del lago rosso, dal 2004 si applicano strategie di mobilità sostenibile e negli ultimi anni è stata avviata una sperimentazione con la predisposizione di un parcheggio di attestamento nel centro abitato di Tuenno, il potenziamento dei bus navetta e la chiusura della valle al traffico motorizzato durante alcune ore del giorno (salvo autorizzati) nel momento in cui i parcheggi disponibili sono occupati.

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L’incontro, moderato dal conduttore tivù Patrizio Roversi, volto della trasmissione “Turisti per caso”, ha avuto il pregio di raccogliere la voce di autorevoli relatori provenienti da diverse zone d’Italia che hanno cercato di affrontare, secondo le proprie competenze, uno dei temi più attuali e dibattuti degli ultimi tempi, quello degli spostamenti turistici nelle aree naturali.

Il tema della sostenibilità è all’attenzione degli amministratori locali sin dal 1977, quando si discusse di mobilità sostenibile nel Consiglio comunale di Tuenno e i cittadini bloccarono addirittura la strada per ostacolare il primo importante afflusso di turisti in zona” ha spiegato il sindaco del Comune di Ville d’Anaunia Francesco Facinelli, intervenuto in apertura dei lavori.

La nostra amministrazione comunale – ha aggiunto – ha discusso in più occasioni con il Parco dell’individuazione di sistemi innovativi di mobilità per la gestione dell’afflusso di veicoli in Val di Tovel che appare in costante crescita negli ultimi anni, anche per via della diffusione di immagini spettacolari sui social. Sono convinto che il nodo non possa essere risolto semplicemente individuando nuove aree dove sistemare automobili e motocicli, ma offrendo percorsi e servizi alternativi per vivere la mobilità come parte integrante dell’attrazione turistica”. L’augurio del primo cittadino è stato dunque che appuntamenti di confronto come quello di oggi possano favorire la diffusione di una cultura diversa. Un punto di partenza per trasformare in un’opportunità ciò che a prima vista appare come un problema.

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È spettato al referente del settore mobilità sostenibile del Parco, Matteo Viviani, fare il punto sulle strategie a cui il Parco si approccia dalla fine degli anni ’90 e applica in collaborazione con i Comuni e snocciolare alcuni numeri: le persone trasportate sui bus navetta si avvicinano ormai alle 300 mila unità all’anno. “L’obiettivo del Parco – ha evidenziato il direttore Cristiano Trotterè quello di ridurre l’impatto della presenza umana nelle valli e proporre un approccio rispettoso delle caratteristiche ambientali dei territori”.

Diversi sono stati gli spunti di riflessione offerti dall’assessore Gloria Concini, membro della giunta esecutiva del Parco naturale Adamello Brenta: “Abbiamo il privilegio di vivere in un contesto ambientale straordinario: dobbiamo esserne custodi attenti, consapevoli di essere responsabili di ogni scelta procrastinata o non ragionata in termini di sostenibilità e conservazione”.

L’impatto dei flussi veicolari – ha evidenziato Concini – non è solo legato all’inquinamento. Le infrastrutture della viabilità comportano frammentazione ambientale, modificano il paesaggio naturale rendendolo simile a quello urbano, con la conseguente perdita del valore ambientale e dell’attrattività del territorio. Turismo e mobilità sono due facce della stessa medaglia, quando si parla di aree protette: se i due aspetti non vengono trattati insieme, se le strategie nei due ambiti non sono coordinate, si rischia di riproporre modelli di caoticità tipici delle aree urbane proprio nei luoghi che i visitatori scelgono per sperimentare il contatto diretto con la natura”.

L’assessore del Parco ha sottolineato dunque la necessità imprescindibile di fare rete: “Senza una condivisione degli obiettivi di sostenibilità a livello di “sistema territoriale”, gli sforzi rischiano di essere banalizzati quali mere modalità gestionali dei flussi, e così l’ospite potrebbe sentirsi disorientato e incapace di comprendere il tipo di accoglienza che il territorio offre. Per questo, i progetti di mobilità sostenibile nelle aree protette e non solo, devono essere costruiti e partecipati da tutti i soggetti pubblici e privati che si occupano di accoglienza e promozione territoriale. Solo la rete istituzionale, con molto coraggio politico, può avere la forza necessaria a trasformare l’approccio culturale promosso dai Parchi in un nuovo stile di vita. I modelli di mobilità sostenibile di successo, come quelli del Parco, possono diventare un asso nella manica dell’offerta territoriale, trasmettendo ai visitatori un’offerta turistica valoriale”.

Costruire progetti di mobilità sostenibile significa farsi promotori di un nuovo approccio culturale esteso, trasversale, incoraggiando modelli di vita a basso impatto anche per chi risiede nelle aree montane, recuperando la bellezza di vivere i centri storici in modo lento e meno rumoroso: “La mobilità può essere trasformata da una scocciatura necessaria per spostarsi nei luoghi della propria vacanza a una componente esperienziale della vacanza stessa, molto più appagante – ha osservato l’assessore Concini -. Non una limitazione quindi, ma un nuovo stile sentito proprio anzitutto dai residenti, che in quanto fruitori stabili del territorio si sentono spesso più legittimati di altri a farne un uso indiscriminato. Serve molto coraggio politico, coraggio che spesso ci manca per contrastare scelte orientate alle ricadute economiche immediate e tangibili a favore di scelte orientate alla conservazione del patrimonio naturale e paesaggistico che garantiranno ricadute socio-economiche di lungo periodo”.

Alcuni cardini li ha fissati Maria Theresia Pernter, architetto e consulente proprio di progetti di mobilità. Secondo la sua esperienza, più gente arriva più severe devono essere le regolamentazioni. Le scelte devono essere coraggiose e non si deve avere paura a proporre il numero chiuso, a giovamento non solo della natura ma anche dell’esperienza di vacanza che i territori vogliono offrire.

Regola fondamentale è poi la semplicità. Orari e tariffe devono essere comprensibili immediatamente, senza perdersi in eccezioni e postille, che diventano una scocciatura per le persone e rallentano i servizi. La domanda che ogni progettista sogna è: quante persone può reggere un’area protetta? Al momento non è facile trovare i parametri per dare una risposta eppure questo dato potrebbe essere rivoluzionario per il futuro.

Prima della tavola rotonda del pomeriggio con i rappresentanti delle Aziende di promozione turistica provenienti da tutto il Trentino, nella sala del centro polifunzionale di Portolo è intervenuto il vicepresidente della Giunta provinciale Mario Tonina, assessore all’urbanistica, ambiente e cooperazione: “Il futuro piano della mobilità della Provincia autonoma di Trento – ha annunciato – punterà sulla sostenibilità. La struttura portante della mobilità sostenibile collettiva sarà costituita dal trasporto pubblico locale con priorità alla ferrovia, affinché la mobilità individuale privilegi modalità a minor impatto ambientale. Proprio per questo, in Trentino si sta attuando il piano provinciale per la mobilità elettrica, anche attraverso il riconoscimento di specifici incentivi. Queste politiche compongono un quadro globale ben più complesso che, attraverso la nuova Strategia provinciale per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, andranno significativamente migliorate”.

Oltre agli aspetti ambientali in tutte le sue sfaccettature (energia, tutela dell’aria e dell’acqua, paesaggio, biodiversità, messa in sicurezza del territorio), l’Agenda tocca direttamente e trasversalmente molte altre politiche, tra cui la mobilità e la vivibilità dei territori.

Si tratta di sfide globali e dunque la nostra Provincia non può sottrarsi a un percorso di ulteriore miglioramento” ha osservato il vicepresidente, che ha fatto riferimento ai risultati del percorso promosso dalla Giunta con gli Stati generali della Montagna e alle sfide legate al riconoscimento Dolomiti Unesco, oltre che all’appuntamento delle Olimpiadi invernali del 2026.

Il principale terreno su cui giocare la sfida della sostenibilità è quello culturale, per fare in modo che tutti i settori della nostra società siano pronti a cogliere i segnali del cambiamento e a svolgere il proprio ruolo in un percorso di sviluppo orientato al futuro – ha concluso Tonina -. Per questa ragione appare evidente la necessità di accompagnare il processo di formazione della Strategia con una specifica attenzione prioritariamente alla comunicazione, all’informazione e all’educazione”.

 

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