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Spettacolo

Johnny Depp protagonista dell’ultima giornata del Festival del Cinema di Venezia

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Il protagonista della giornata di oggi è lui, Johnny Depp, che ha presentato insieme con il regista colombiano Ciro Guerra il film in concorso, Waiting for the Barbarians.

Nel cast pure il premio Oscar 2016 Mark Rylance, premito nel 2016 per “Il ponte delle spie.”

Johnny Depp è giunto in mattinata all’Hotel Hungaria al Lido di Venezia, dove ha fatto una lunga intervista. E apparso in forma strabiliante. La produzione è italiana, da parte di Andrea Jervolino.

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Il film prende spunto dal romanzo del premio Nobel J.M. Coetzee, pubblicato nel 1980, che il divo di Hollywood Johnny Depp, in conferenza stampa, ha definito come uno dei piu bei libri che abbia mai letto.

La sceneggiatura del film è impostata su un allegoria di come il mondo è costruito attorno al potere. E di come sia facile subirne i meccanismi perversi.

La vicenda è incentrata sul colonialismo, e la location in questo caso è il Marocco, in una terra di confine. La percezione che si ha guardando il film, è quella di trovarsi in un luogo senza tempo, in cui si scontrano l’ideologia del potere coloniale, e la volontà di trovare un modus operandi di convivenza che superi la spinta aggressiva dei dominatori nei confronti dei più deboli.

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C’è nello svolgersi della trama una sottile riflessione sull’odio e la voglia di dominare che cattura chi ha il potere.

Chi sono sono i nuovi barbari che stanno arrivando? Il regista Ciro Guerra, ha riflettuto sulla questione. Sono qualcosa di cui abbiamo bisogno, perché così possiamo odiarli.

E’ semplice puntare il dito contro gli altri, e non cogliere il significato dei cambiamenti nel mondo, partendo da noi stessi e dal nostro modo di vedere il mondo.

I due personaggi principali del film, il colonnello cattivo, interpretato da Johnny Depp, e il magistrato diplomatico, interpretato da Mark Rylance, sono la metafore di due modi di affrontare il potere.

C’è chi lo esercita in modo unilaterale, prendendo il ruolo del più forte, ed esercitando la sua funzione, rispettando le regole che lui ha creato, e chi, come il “magistrato”, interpretato da Mark Rylance, che, in virtù dell’esperienza maturata sul campo, ha saputo adeguare il proprio ruolo, da dominatore, a politico che rispetta le regole dei popoli conquistati.

La condizione descritta nel film, è attualissima, e può essere applicata ad ogni forma di colonialismo, non solo territoriale, ma anche economico e culturale. Il discorso imperialistico si evolve anche considerando tutto il patrimonio della natura.

Mark Rylance, ha citato il caso di quando mangiamo la pancetta, momento in cui non ci rendiamo sufficientemente conto delle sofferenze inflitte agli animali, che muoiono per diventare alimento.

C’è nel suo personaggio una condizione di impotenza subita dal potere esercitato dal superiore, che pregiudica la sua volontà di risolvere i problemi di convivenza, utilizzando le armi del dialogo e della conoscenza verso nuove culture e modi di vivere.

Johnny Depp ha parlanto del suo ruolo di cattivo, come di una condizione quasi subita dal personaggio, che si trova in un sistema di potere che detta le regole in questo modo, e allo stesso tempo, il suo modo di essere è l’espressione di una personalità costruita nell’infanzia, modellata dal rapporto con i genitori.

Questo schema acquisito, gli consente di sfuggire dall’emozione, e comportarsi secondo i canoni del ruolo di duro che gli viene imposto dal sistema.

E’ in questo senso anche lui una vittima, più o meno consapevole. L’aspetto sadico, si alterna ad un’attenzione masochistica, che determinano in lui un conflitto interiore. Gli occhiali che indossa nel film, sono uno schermo non solo fisico per raggi del sole, ma anche metaforico, per non far trapelare le emozioni che prova difronte alle situazioni che si trova ad affrontare e nel confronto con gli altri.

La presenza femminile nel film, interpretata dall’attrice Gaya Bayarsaikhan, è stato quello di essere elemento di ridefinizione dei valori a cui riferirsi, e ha suscitato nel personaggio del Magistrato, quell’umano senso di empatia e di condivisione di uno stesso destino, che gli ha dato modo di riflettere e seguire i segnali delle emozioni.

Johnny Depp, ha poi ricordato che per lui è sempre un onore venire a Venezia, e lavorare con produzioni italiane. Dell’Italia ama il buon cibo, e anche il vino.

La presenza della figlia Mary Rose Depp, al festival di quest’anno insieme a lui, lo gratifica molto. E’ molto contento delle scelte della figlia, che ha iniziato la carriera di attrice, e che fin da piccola lo seguiva quando veniva a Venezia, città che lui ama particolarmente.

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