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Politica

Gestioni associate, Cia (AGIRE): “La Giunta Provinciale intervenga per dare una risposta agli Amministratori e ai cittadini”

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La scelta politica effettuata dal Consiglio Comunale di Segonzano di recedere unilateralmente dalla Gestione associata dei Comuni della Sinistra Avisio (Sover, Segonzano, Lona-Lases e Albiano) permette di fare alcune riflessioni su quella che nella visione di molti è una vera e propria mostruosità prodotta nella scorsa legislatura.

Messi di fronte alla scelta obbligata tra la fusione, la gestione associata o il commissariamento, da parte dell’ex Assessore agli Enti Locali Carlo Daldoss, molti comuni si sono trovati a dover optare per l’esercizio in forma associata delle funzioni e dei servizi comunali

Dopo l’uscita in modo unilaterale dalla gestione associata della sinistra Avisio della Valle di Cembra e a far data dal 1° settembre 2019  del comune di Segonzano che quindi è tornato ad essere comune autonomo, sulla questione interviene anche il consigliere provinciale Claudio Cia. 

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«A tre anni di distanza possiamo fare alcune valutazioni sui risultati di questa imposizione: i paventati benefici economici sono rimasti solo sulle carte delle previsioni, ciò che è reale e tangibile è invece l’inefficienza di questo sistema e lo scontento e malumore che esso ha creato tra i cittadini e gli Amministratori. In questi mesi, in virtù della mia funzione di Assessore regionale agli Enti Locali, ho avuto modo di incontrare molte Amministrazioni e di constatare le enormi difficoltà a cui ha portato il sistema delle Gestioni associate: disservizi, avanzi di gestione bloccati, ecc…» – spiega il consigliere che ricorda anche la grande mole di atti presentati dall’opposizione nella scorsa legislatura, le conferenze stampa a sostegno di chi vi si schierava contro.

«Ci tengo in particolare a ricordare quella del 2018 in cui i sindaci della Gestione Sinistra Avisio avevano minacciato di dimettersi pur di venir ascoltati dall’ex Assessore Daldoss.» 

«Se lo scorso 21 ottobre il centrodestra ha vinto le elezioni è anche perché si è mostrato in grado di saper ascoltare il malcontento dei cittadini legato all’immobilità a cui hanno portato le gestioni associate. Per questo motivo, credo sia tempo di un intervento da parte della Giunta Provinciale, per dare una risposta ai nostri Amministratori e ai nostri cittadini» – Conclude Cia

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Politica

Matteo Renzi lascia il PD, una quindicina di parlamentari per ora lo seguiranno

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L’ex segretario ha formalizzato quello che era nell’aria da alcuni giorni.

Dalle 17.00 di oggi Matteo Renzi non è più un iscritto al Partito Democratico.

Stasera 16 settembre 2019 ha comunicato la nascita di un nuovo gruppo alla Camera e di una componente nel gruppo Misto al Senato, entrambi, per ora, a sostegno del governo.

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«Lascio il PD perché è finito troppo a sinistra» – ha detto Renzi che con la sua decisione ora indebolisce il governo

Matteo Renzi non ha quindi ascoltato gli ultimi disperati appelli di Franceschini e di Letta, e dice addio al PD.

Il nuovo movimento, affiancando i comitati civici “Ritorno al futuro” della Leopolda, ha fra le sue file due ministri, Teresa Bellanova e Elena Bonetti, e due sottosegretari, Anna Ascani e Ivan Scalfarotto.

Il nome della nuova forza secondo le indiscrezioni potrebbe essere “Italia del sì”

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Per la nuova forza nessun timore della concorrenza al centro di un eventuale soggetto creato da Carlo Calenda insieme a Matteo Richetti, fuoriusciti dal Pd.

Con Renzi escono dal PD una quindicina di parlamentari per ora, ma l’ex premier si augura un seguito maggiore in futuro.

Di sicuro Maria Elena Boschi, Ettore Rosato e Davide Marattin, ma anche Roberto Giachetti, Ivan Scalfarotto e Teresa Bellanova: sono solo alcuni de nomi che faranno parte del nuovo partito annunciato da Matteo Renzi.

Non tutti i fedelissimi, però lo seguiranno: Luca Lotti e Lorenzo Guerini, neo ministro della Difesa, restano nel Pd, in contrasto con la decisione dell’ex leader dem, così come Nardella e altri parlamentari.

Una separazione che Renzi ha deciso di accelerare proprio per aver tempo di spiegare la decisione prima della Leopolda, dove, raccontano i suoi, si traccerà la rotta del nuovo movimento. Un PD che ora si è ancora di più indebolito dopo l’addio di Richetti e di Calenda. 

Per il segretario Zingaretti un nuovo problema in più. E c’è che dice che il segretario del PD si sia già pentito di non essere andato alle elezioni anticipate.

 

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Politica

La deputata Emanuela Rossini lascia il PATT

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Emanuela Rossini insieme all'ex segretario del Patt Franco Panizza

Emanuela Rossini era stata insieme a Donatella Conzatti l’unica parlamentare a votare la fiducia al nuovo governo PD -M5s.

Il voto a sostegno del nuovo governo giallo rosso aveva creato forti polemiche nella parte del suo partito che vorrebbe creare le basi per un’alleanza con il centro destra alle prossime elezioni comunale di primavera 2020.

In una nota Emanuela Rossini spiega le motivazioni della sua scelta che però appaiono poco chiare.«Con il mio voto di fiducia al nuovo governo, che ha disatteso la linea del PATT – dichiara la Deputata trentina Emanuela Rossini – ho voluto garantire al Trentino quegli strumenti di negoziazione e mediazione tra Trento e Roma in un modo diverso dalla sola contrapposizione, perché il dialogo in politica è l’unica strada. Alla luce di quanto emerso, anche sulla stampa trentina, questa mia scelta – prosegue Rossini – ha fatto cadere le condizioni per poter proseguire il mio percorso parlamentare all’interno del Partito autonomista trentino tirolese. Lascio dunque il partito e proseguo il  mio lavoro in parlamento garantendo un impegno costante e vigile su tutte le questioni che riguardano la nostra Autonomia Speciale, nel rispetto della Costituzione e delle regole della democrazia, in un rapporto costruttivo con l’Europa e con una particolare attenzione al futuro dei giovani – conclude la Deputata trentina – in linea coerente con quel progetto e quelle linee politiche che mi hanno portato a candidare nel 2018».

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Politica

Leonardelli (Lega Giovani Trentino): «Nel solco del passato e pronti a nuove sfide»

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Sabato 14 a Pontida si è tenuto il tradizionale congresso della Lega Giovani.

È stato un momento estremamente importante visto il passaggio di consegne tra Andrea Crippa, ex coordinatore federale Lega Giovani, e Luca Toccalini, il nuovo coordinatore ed ex coordinatore della Lombardia.

Anche il gruppo della Lega Giovani Trentino era presente con il Coordinatore Marco Leonardelli, Luca Nicolussi Paolaz vice coordinatore, i due giovani consiglieri provinciali Denis Paoli e Devid Moranduzzo.

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Il Coordinatore della Lega giovani Trentino, Marco Leonardelli, ha così commentato la giornata: “Il momento più emozionante del congresso è stato sicuramente quando Andrea Crippa ci ha chiesto di salire sul palco nel suo ultimo discorso da coordinatore federale. Vedere centinaia di giovani da tutta Italia radunati sotto il tendone sinceramente mi ha dato i brividi. Se come giovani possiamo vantare tanti deputati, eurodeputati, consiglieri regionali e provinciali, sindaci e consiglieri comunali il merito va anche ad Andrea che non ha mai smesso di credere in noi giovani”.

Leonardelli ha voluto ringraziare poi Andrea Crippa per il lavoro sino ad oggi svolto e ha augurato un buon lavoro al nuovo Coordinatore Luca Toccalini. “Come coordinatore – conclude Leonardelli – del Trentino ho espresso vicinanza e sostegno al nuovo coordinatore. Mi ha fatto piacere inoltre ricevere tantissimi complimenti per il risultato delle provinciali di Ottobre dove abbiamo eletto, come giovani, due consiglieri e due assessori. Il merito va a chi c’era prima di me ovvero Denis Paoli che ha guidato la Lega Giovani Trentino in tempi difficili per il partito”.

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