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Trento

La battaglia contro il cancro di Gianenrico Sordo continua: «Il coraggio delle scelte e l’aiuto di Padre Pio»

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«Per lei non c’è più niente da fare, al posto suo andrei a fare un bel giro intorno al mondo per poi tornare ed attendere la morte».

Sono state queste le parole pronunciate da un medico a Gianenrico Sordo alla fine di febbraio 2018 l’indomani dell’intervento dove nel tentativo di combattere un cancro gli viene asportato il colon discendente il sigma e un pezzo di retto.

Gianenrico Sordo scopre di avere un cancro il 2 febbraio 2018 dopo una colonscopia e viene immediatamente operato il 13 febbraio nell’ospedale di Monza.

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Sembra andare tutto bene, dopo 7 giorni il ritorno a casa e l’inizio della riabilitazione dove riprende a fare piano piano la sua vita con tutte le abitudini giornaliere di prima.

Sembra però, infatti il male non è sconfitto, anzi, riprende più forte di prima e aggredisce il fegato: la diagnosi è senza speranza, metastasi al fegato inoperabile.

Ma questa è solo una sintesi della prima parte della storia che abbiamo già raccontato in un precedente articolo datato il 20 aprile 2018. (clicca qui per leggerlo)

Ma come sarà finita la storia? Ora ve lo raccontiamo. 

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Gianenrico Sordo nonostante l’ultima terribile diagnosi non si da per nulla per vinto, anche se sa bene che la battaglia è impari.

La situazione infatti è davvero grave e le metastasi sono bilobari cioè in entrambi i lobi del fegato e due sono attaccate alla vena porta. La situazione è gravissima.

E che lo sia per davvero Gianenrico lo scopre rivolgendoci ai migliori centri oncologici e chirurgici in Italia.

Dall’Istituto dei tumori di Milano, alla clinica universitaria di Padova, all’azienda ospedaliera di Verona, all’ospedale di Ancona, fino ad arrivare in Israele leader nella immunoterapia la risposta è sempre la stessa: «Purtroppo vengo classificato come paziente inoperabile a causa delle lesioni multiple e della loro collocazione»spiega lo stesso Gianenrico

Per lui è il momento delle gradi riflessioni sulla vita ma anche sul da farsi: procedere con la Chemioterapia o trovare vie alternative?

«Personalmente non ho mai creduto molto nella Chemioterapia  – sottolinea Gianenrico – sapevo infatti che è devastante e che poteva non portare a nulla se non a peggiorare definitivamente le mie condizioni portandomi ad uno stile di vita pessimo negli ultimi mesi di vita»

Ma anche se con poca convinzione opta per procedere con della chemioterapia neo adiuvante e adiuvante eseguita con farmaci molto pesanti.

Ma la via seguita è molto impervia e rischiosa, infatti le analisi biologiche e alcuni mutamenti classificano Gianenrico come paziente non ideale alla chemioterapia ed in particolare ai nuovi farmaci biologici monoclonali. Ma c’è anche di peggio: la stabilità dei micro satelliti da poche speranze che la terapia immunitaria possa avere successo su di lui.

Ma ormai siamo alla disperazione e il tempo stringe. 

Gianenrico comincia il primo ciclo di chemioterapia e gli effetti sono devastanti. Il farmaco usato per via endovenosa è un derivato del platino. Per assorbire meglio il bombardamento della chemioterapia dovrebbe prendere delle pastiglie che però possono risultare letali e portarlo subito alla morte.

Per lui pare non esserci una via d’uscita, deve solo scegliere come morire. Una tristezza.

Ed è proprio in quel momento che sceglie la via, che insieme al destino, lo porterà a sconfiggere la morte.

Non continua più la Chemioterapia in accordo con il primario dell’ospedale di Bolzano «Lo stesso primario mi disse che su di me gli effetti erano troppo tossici» – ricorda Gianenrico.

Dopo il ritorno a casa gli effetti devastanti si fanno ancora sentire e  deve farsi ricoverare all’ospedale di Borgo. «Avevo la lingua, le braccia e le gambe paralizzate, febbre altissima e avevo perso il 30% dell’udito, ormai ero un vegetale»

Dopo alcune settimane si riprende e comincia a combattere nuovamente contro la malattia. Scegliendo però un’altra strada, quella della conoscenza.

«Decido di prendere in mano la situazione ed inizio a studiare la malattia leggendo testi di medicina e tutte le pubblicazioni medico scientifiche su protocolli alternativi così inizio a seguire dei cambiamenti radicali nel mio stile di vita che in realtà non era mai stato comunque irrispettoso della mia salute. Inizio a nutrirmi unicamente di frutta e verdura eliminando completamente gli zuccheri raffinati, elimino i carboidrati utilizzando esclusivamente poche farine integrali, elimino la carne e i latticini ed inizio ad utilizzare dei prodotti alternativi tra cui due diventano importantissimi: il Synchro levels rigeneratore cellulare scoperto dal Professsor Bovia, prodotto che reputo fondamentale nel mio percorso, e l’ascorbato di potassio con ribosio con alcuni funghi in particolare Reishi e dosi importanti di vitamina D».

Gianenrico prende in quel momento un’altra decisione che gli salverà la vita. Si rivolge al nostro giornale per raccontare la sua storia, perché pensa che possa aiutare altri malati a non mollare. Detto fatto. L’articolo esce il 20 aprile 2018, (leggi qui) viene letto da oltre 40 mila lettori e scatena una gara di solidarietà sui social.

Fra questi c’è anche un amico dello staff del professor Torzilli, Direttore del Dipartimento di Chirurgia Generale e Direttore della Divisione di Chirurgia Epatobiliare  di Humanitas, ospedale ad alta specializzazione, centro di Ricerca e sede di insegnamento universitario di Milano che incuriosito da quanto scritto contatta Gianenrico chiedendo di incontrarlo. È la svolta incredibile.

«Dopo vari incontri con il suo staff apprendo dal professor Torzilli, uomo di un’umanità incredibile, che non solo sono operabile, ma anche che sta sperimentando uno dei prodotti su cui si basa il mio protocollo personale, il synchro levels. Questo rafforza la mia convinzione sul percorso da seguire anche perché mi stavo riprendendo molto bene dalla chemioterapia e i controlli risultavano positivi e le metastasi non erano cresciute». 

Nel frattempo Gianenrico riprende il lavoro con una certa energia e corre anche per una decina di chilometri ogni due giorni. «Mi sentivo bene, e volevo lottare fino in fondo, la mia idea era quella di continuare la vita normale come non fossi malato, per questo non ho mai cambiato le mie abitudini, nemmeno quando stavo male»

In pieno accordo con il professor Torzilli il 21 agosto 2018 viene operato eseguendo una resezione epatica con un’intervento molto pesante in cui vengono asportate 8 fette di fegato e 15 metastasi epatiche, la totalità delle metastasi visibili in sede intra operatoria.

Il dopo intervento è molto pesante, a causa della toracotomia, dolori pesantissimi a causa del taglio dei muscoli addominali e dorsali e taglio delle nervature.

«Ero molto motivato a guarire presto, e già al terzo giorno mi sono alzato ed ho cominciato a camminare trasportando i drenaggi in 5 damigiane poste su un carrellino. Sentivo molto dolore ma la voglia di recuperare in fretta era più forte.»

Dopo 9 giorni di ricovero viene dimesso ma anche in questo caso il recupero che pare veloce s’interrompe quasi subito.

Ad ottobre viene ricoverato nuovamente per colpa di un importante versamento pleurico. Il polmone destro è in atelettasia, massacrato da oltre 3 litri di versamento. Negli esami clinici vengono individuati anche dei noduli aspecifici al polmone oggi non più evidenti.

Nei mesi successivi riprendono il lavoro e le sue uscite a correre all’area aperta. I chilometri e la resistenza aumentano ogni giorno anche se per sei lunghi mesi è aggredito da una fastidiosa febbre che sale la sera. Intanto gli esami del sangue migliorano di giorno in giorno.

E così passano i mesi, gli esami di controllo che ogni volta creano un pochino di patos, fino all’appuntamento importante del 30 novembre.

In quel frangente saranno eseguiti la RMN all’ addome con contrasto e il controllo del fegato.

L’esame è perfetto, non ci sono recidive.

«Il prof. Torzilli mi disse di andare cauto e non stappare bottiglie di champagne perché avevo solo il 2/3% di probabilità di non presentare recidive nei prossimi mesi, e che la sopravvivenza fino a 5 anni è bassissima»

Ma per uno che avrebbe dovuto già essere morto da un pezzo è senza dubbio una bella botta di ottimismo.

È normale pensare che ci possa essere quindi qualcosa di soprannaturale in quando sta succedendo.

Gianenrico questo però lo svelerà molto tempo dopo e con una certa reticenza e solo alle persone più care.

«Ricordo benissimo la risonanza magnetica del 30 novembre, si, perché dentro quella macchina mi comparve Padre Pio e fu un’emozione incredibile che cominciò ad avvicinarmi a Dio»

Ma padre Pio era già apparso molte volte in sogno a Gianenrico, specie nei momenti più drammatici, e per questo aveva deciso di andare a pregare a San Giovanni Rotondo. Anche li pare sia successo qualcosa, ma di questo lui non ha mai voluto parlare con nessuno.

Ma torniamo alla riabilitazione.

Il tempo passa, e tutti i controlli sono sempre negativi, e la capacità polmonare aumenta ogni giorno riuscendo a correre 10/15 chilometri ogni 2 giorni come faceva prima della malattia.

Il 7 maggio del 2019,a  distanza di 7 mesi, arriva una nuova risonanza magnetica al fegato. «Esco dalla macchina e vedo piangere di felicità mia sorella – ricorda commosso Gianenrico – è la terza volta che la vedo piangere ma capisco che piange per la felicità. È tutto negativo e non appaiono lesioni epatiche evidenti di nessun tipo. Questa volta al controllo chirurgico il prof. Torzilli ha un bel sorriso stampato sulle labbra. Sono il suo miglior paziente mi dice. La cicatrice è quasi scomparsa, i polmoni sono perfetti, gira il monitor verso mia sorella e dice, “guardi i polmoni, suo fratello è il classico caso di auto guarigione, nessuna traccia di versamento, di atelettasia. E guardi il fegato, se non sapessi che è stato operato perché l’ho operato io non si vedrebbe”…»

Poi il primo di agosto 2019 è la volta della PET e anche questa risulta negativa

Intanto Gianenrico continua quello che lui chiama «protocollo», che è un nuovo stile alimentare che a suo dire serve per non alimentare le cellule tumorali. In proposito viene a conoscenza che tale tipo di nutrizione viene studiata da più di un medico.

Ora sta bene e la sua vita è ritornata come prima, «anzi – osserva – meglio di prima perché sono diventato consapevole di molte cose»

La sua è una storia incredibile e per certi versi terribile, di un uomo che doveva essere morto ad aprile del 2018.

Un racconto che però non è ancora finito «Ora sto bene ma so che per guarire definitivamente devo superare almeno i 5 anni, ma intanto mi sono regalato quasi 2 anni più di vita»

Ma quanto raccontato da Gianenrico apre ancora per l’ennesima volta nuovi scenari ed interrogativi sulla medicina oncologica.

E qui tornano in ballo «il tradimento della medicina in nome del profitto»«il business assassino delle case farmaceutiche» e i vecchi interrogativi legati alla medicina alternativa.

Il problema è che spesso il malato si trova in uno stato di shock tale che non riesce a riflettere sul da farsi.

A noi quasi sempre non è data nessuna possibilità di scelta e al contempo non è permesso, oppure viene fortemente ostacolato, ogni tipo di ricerca e sperimentazione sulle terapie alternative.

La chemioterapia continua a mietere vittime, al pari dei grandi genocidi del ventesimo secolo.

Nel caso di Gianenrico la chemioterapia sarebbe stata una pratica assassina che non guarisce dal cancro, un qualcosa che lo avrebbe ucciso.

Giungere a questa conclusione è inevitabile, se si analizzano i dati ufficiali forniti dalla ricerca e soprattutto se si pone attenzione alla storia e alla formazione del potere medico negli ultimi cento anni.

Medicina, psichiatria, interessi farmaceutici e conflitti mondiali si intersecano e creano le condizioni fondamentali per la creazione del sapere chemioterapico, di fronte al quale il cittadino comune non riesce e non può opporsi. La libertà di scelta terapeutica non è in alcun modo contemplata dal nostro sistema.

Se qualcuno ha ancora dei dubbi legga qui cosa dice il Prof. Ermanno Leo – oncologo di fama mondiale. «Tutti sanno che la soluzione del cancro non sarà la chemioterapia.»

Ma veniamo, per ora almeno, al lieto fine di quella che vogliamo chiamare «la seconda puntata» di un percorso inaspettato di guarigione sentendo le parole di Gianenrico Sordo.

«Quando ho scoperto di avere il cancro ed in particolare dopo la diagnosi di metastasi – spiega –  in un primo momento mi è crollato il mondo addosso: io imprenditore, due partite IVA, agente di commercio per un produttore di alluminio e amministratore unico di una società con molto futuro di fronte a me non sapevo più che fare, alla mia età non potevo più sognare.» 

«È vero, il destino mi ha guidato nelle scelte, ho incontrato le persone giuste al momento giusto, come per esempio la Voce del Trentino che ha avuto il coraggio di raccontare la mia storia senza nessuna paura e che grazie a questo mi ha fatto trovare il professor Torzilli che mi ha salvato la vita»

«I pochi giorni persi di lavoro sono stati quelli da ricoverato, – continua – ma anche in ospedale il mio fedele P.C era sempre con me permettendomi di lavorare. Ho affrontato il cancro con coraggio e determinazione, prendendo decisioni difficili. Ho rifiutato medicine, farmaci antidolorifici, ho combattuto come un guerriero facendo cose incredibili di cui mi sono stupito, ma soprattutto mi sono avvicinato a Dio accompagnato nel mio percorso da un grandissimo santo, Padre Pio. Oltre un anno fa ero classificato malato terminale senza speranza con inabilità al lavoro del 100%, oggi sono ancora vivo e in grandissima forma fisica, grazie a professori comprensivi, meravigliosi ma soprattutto competenti».

E ancora: «Continuo il mio protocollo ogni giorno, cerco di aiutare gli altri malati con comprensione e aiuto. La mia strada non è finita, ne sono perfettamente consapevole, è ancora lunga, il cancro metastatico è viscido, subdolo, potrei morire nei prossimi mesi o vivere fino a 100 anni, ma ora lo faccio in modo diverso perché  ho capito il sapore della vita, il piacere di svegliarsi la mattina, il piacere di andare a lavorare con gioia e passione».

«Il cancro non è un dono, – conclude Gianenrico – anzi, ma in certe situazioni capisci quanto vali, ho imparato a soffrire con dignità, ho imparato a vivere il presente, a non perdere nemmeno uno solo minuto con persone inutili e dietro cose inutili. Ho imparato che siamo ciò che mangiamo e ciò che pensiamo e corro, corro più che posso, non mi interessa la competizione, la competizione è con me stesso, corro perché è il mio modo di pregare, di essere riconoscente per ciò che la vita mi ha dato e mi ha reso»

Ho vissuto il calvario di Gianenrico molto da vicino, ogni giorno ed ogni ora, prima da semplice spettatore, poi da editore di un giornale, ed infine, spero, da amico.

E c’è stato un solo momento dove ho pensato di perderlo per sempre, quando ha cominciato la chemioterapia.

In quella tragica telefonata che lui mi fece e che ricorderò per tutta la vita, mentre era ancora sotto l’effetto del trattamento ho sentito la sua voce ferma e autorevole trasformarsi in flebile ed insicura, la sua voglia di vivere e combattere in voglia di farla finita il più presto possibile.

Ed allora ho pensato: «Come può esistere una cosa così devastante che dicono potrebbe guarirti?»

Quando questa cosa non la vivi in prima persona certe volte non sai che dire e che fare e attendi passivamente il normale svolgersi delle cose.

Pur animati dalle migliori intenzioni, amici e parenti possono fare e dire cose che invece di incoraggiare, rinfrancare e confortare il loro caro, risultano controproducenti.

Credo che il malato di cancro abbia il diritto di sentirsi un essere umano alla pari di tutti.

Gianenrico ha fatto la scelta di essere uguale agli altri e di fare la stessa vita alla pari degli altri, certo sforzandosi e provando a volte un grande dolore. In oltre 16 mesi non ho mai sentito uscire dalla sua bocca una sola parola di sconforto, di paura, di tristezza. Un’esperienza sconvolgente per me, figuriamoci per lui. 

Per chi ha deciso di stare vicino a lui in questo lungo percorso è stato un grande insegnamento di vita, già, una vita che continua meglio di prima e che vuole a tutti i costi vedere  nascere il sole al mattino e sconfiggere le tenebre per sempre.

Sembra una terribile pagina di vita di chi vive nel grande stagno dell’umanità dove a volte senza nessun riguardo vengono violate le più semplici regole della vita e dove vivere o morire, diventano solo coincidenze, particolari, piccole cose che volano via in un piccolo istante.

A cura di Roberto Conci (roberto.conci@lavocedeltrentino.it)

 

 

 

 

 

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Trento

Africano tenta di aggredire un «fotografo» in via Prepositura e finisce sotto una macchina

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Un giovane africano di 33 anni è stato investito in via Prepositura poco dopo le 19.15 di oggi mercoledì 13 novembre 2019.

Secondo una prima ricostruzione l’africano avrebbe aggredito verbalmente un uomo sotto i portici mentre stava facendo delle fotografie alle scritte sui muri.

Il «fotografo» per evitare problemi avrebbe deciso di andarsene salendo sulla sua macchina.

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Mentre stava partendo però l’africano non contento si sarebbe avvicinato al suo mezzo cercando ancora di aggredirlo.

Nella foga l’africano sarebbe finito addosso all’autovettura che stava ripartendo, terminando la sua corsa sull’asfalto. 

Sul posto è intervenuta la Polizia Locale insieme ai Carabinieri che stanno compiendo i rilievi del caso per capire la dinamica dell’investimento e le eventuali responsabilità

Sul posto è intervenuta anche un’ambulanza del 118 che ha soccorso il giovane. Per lui nessuna ferita grave. Ma è stato comunque portato al pronto soccorso del santa Chiara per essere monitorato.

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Trento

Maltempo in Trentino: nuovo aggiornamento sulla viabilità. Domani sera torna la neve

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Le precipitazioni che dalla serata di ieri hanno interessato l’intero territorio provinciale hanno assunto carattere nevoso a quote superiori a 600-700 metri

Gran parte delle strade è stata sgomberata e trattata con sale.

Al momento si registra la chiusura per neve, per pericolo valanghe o per alberi instabili vicino alla sede stradale, in alcune tratte nelle zone di alta montagna o in prossimità dei passi.

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Si raccomanda di viaggiare con prudenza e di prestare attenzione nella guida per possibili tratti ghiacciati, in considerazione delle temperature relativamente rigide, soprattutto nelle zone a quote superiori a 700 – 1000 metri.

Per l’attività di sgombero neve sono stati utilizzati 96 mezzi della Provincia e 130 mezzi di ditte private. L‘allerta riprenderà domani sera dove sono previste intense piogge e neve al di sopra dei 500 metri.

Strade sett. 1 – ALTA VALSUGANA

Anche in questa zona le nevicate sono state oltre i 700 metri, raggiungendo in quota 30-40 cm. E’ stata riaperta la SP 224 del Passo Redebus nel comune di Bedollo.

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Strade sett. 4 – TRENTO – MONTE BONDONE – PAGANELLA

La neve è caduta a monte di loc. Candriai. In loc Viote si registrano circa 60 cm di neve. Rimangono chiuse, per pericolo caduta piante:

la SP 25 di Garniga da Garniga Vecchia a loc. Viote;

la SP 64 di Fai da loc. Santel ad Andalo.

Strade sett. 8 – VALLAGARINA E ALTOPIANO DI FOLGARIA

La neve è caduta a partire da 700 metri e nelle località in quota lo spessore è circa 30-40 cm.

E’ stata disposta la chiusura stagionale delle seguenti strade:

Sp 3 del Monte Baldo da loc. san Valentino al confine con la provincia di Verona;

Sp 138 del Passo della Borcola dal km 5 a monte di loc. Incapo.

Strade sett. 5 – VAL DI NON E SOLE

La nevicata, ora esaurita, ha interessato l’intera val di Sole, la media e l’alta Val di Non (a quote superiori a 500-600 metri).

Da ieri è in vigore il divieto di transito per autotreni ed autoarticolati nel tratto della S.S. 42 tra Fucine e Passo Tonale.

E’ stata riaperta la S.P. 141 di Bolentina.

Nelle zone boscate a quota tra 900 e 1200 metri, sono state eseguite verifiche ed interventi puntuali per la messa in sicurezza degli alberi di alto fusto prossimi alla sede stradale, carichi di neve.

Da ieri sera sono caduti circa 70 cm a Passo Tonale; 50 cm a Passo Campo Carlo Magno, 40 cm a Passo Mendola, 20-30 cm a quota 1000 metri.

Strade sett. 6 – VALLI GIUDICARIE – VAL RENDENA

La nevicata ha interessato gran parte della val Rendena e le valli Giudicarie a quote superiori ai 600 -700 metri.

Tutte le strade risultano percorribili.

Da ieri sera sono caduti circa 50 cm a M. di Campiglio.

Strade sett. 7 – ZONA ALTO GARDA, VAL DI LEDRO E VAL DI GRESTA 

La nevicata ha interessato la Valle dei Laghi, la Val di Ledro, la Val di Gresta e la Valle di Cavedine a quote superiori a 700-800 metri.

Si misurano fino a 60 cm di neve fresca in loc. Viote del M. Bondone, 20 cm sui Passi Bordala e S. Barbara.

Al momento non si segnalano particolari criticità lungo le strade del settore.

Strade sett. 2 – BASSA VALSUGANA E PRIMIERO

Non si registrano particolari disagi alla viabilità. Passo Rolle 40 cm di neve, Passo Brocon 15 cm di neve.

Strade di montagna percorribili con attrezzatura da neve.

Si rammenta la chiusura stagionale della S.P.31 del Passo Manghen da località Baessa (km  15+500) a località Piazzol a Molina di Fiemme, nel Comune di Castello-Molina di Fiemme (km 38+520).

Strade sett. 3 – VALLI DI FIEMME E FASSA

Neve sui passi circa 60 cm, nelle valli ai 25-30 cm.

Chiuso il Passo Pordoi in territorio bellunese e passo Sella nella provincia di Bolzano, entrambi raggiungibili dal territorio trentino.

Chiuso il passo Fedaia nel tratto ricompreso tra il confine di provincia e la località Diga (km 11+500) per pericolo valanghe. Le stazioni turistiche presenti al passo sul territorio trentino sono comunque raggiungibili da Canazei. Chiusa la SP 102 delle Piramidi per pericolo caduta massi. Strade di montagna percorribili con attrezzatura da neve.

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Trento

Maltempo in Trentino: la situazione e gli aggiornamenti della viabilità

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Le precipitazioni che dalla serata di ieri hanno interessato l’intero territorio provinciale hanno assunto carattere nevoso a quote superiori a 600-700 metri.

La nevicata in esaurimento nelle zone occidentali, del Trentino, si sta attenuando anche nelle vallate orientali.

Al momento si registra la chiusura per neve, per pericolo valanghe o per alberi instabili vicino alla sede stradale, di alcune tratte stradali nelle zone di alta montagna o in prossimità dei passi.

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Si raccomanda di viaggiare con prudenza e di prestare attenzione nella guida per possibili tratti ghiacciati, in considerazione delle temperature relativamente rigide, soprattutto nelle zone a quote superiori a 700 – 1000 metri, dove sono in attività i mezzi per lo sgombero neve per completare la pulizia delle strade e l’allargamento della carreggiata anche con l’impiego di frese o turbine da neve.

Strade sett. 1 – ALTA VALSUGANA

Anche in questa zona le nevicate sono state oltre i 700 m, raggiungendo in quota 30-40 cm.

E’ chiusa la SP 224 del Passo Redebus nel comune di Bedollo, per pericolo caduta piante.

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Strade sett. 4 – TRENTO – MONTE BONDONE – PAGANELLA

La neve è caduta a monte di loc. Candriai. In loc Viote si registrano circa 50 cm di neve.

Sono chiuse, per pericolo caduta piante:

la SP 25 di Garniga da Garniga Vecchia a loc. Viote;

la SP 64 di Fai da loc. Santel ad Andalo.

Strade sett. 8 – VALLAGARINA E ALTOPIANO DI FOLGARIA

La neve è caduta a partire da 700 m e nelle località in quota lo spessore è circa 30-40 cm.

E’ stata disposta la chiusura stagionale delle seguenti strade:

Sp 3 del Monte Baldo da loc. san Valentino al confine con la provincia di Verona;

Sp 138 del Passo della Borcola dal km 5 a monte di loc. Incapo.

Strade sett. 5 – VAL DI NON E SOLE

La nevicata ha interessato l’intera val di Sole, la media e l’alta Val di Non (a quote superiori a 500-600 metri).

Dalla mattina di oggi è attivo il presidio di Presson in comune di Dimaro Folgarida lungo la S.S. 42, per il controllo che i veicoli in transito lungo le strade dell’Alta val di Sole siano equipaggiate con attrezzatura invernale (pneumatici da neve o catene montate).

Da ieri è in vigore il divieto di transito per autotreni ed autoarticolati nel tratto della S.S. 42 tra Fucine e P. Tonale.

Al momento è chiusa, per consentire la messa in sicurezza dal pericolo di caduta piante, la S.P. 141 di Bolentina.

Nelle zone boscate a quota tra 900 e 1200 m, sono in corso verifiche ed interventi puntuali per la messa in sicurezza gli alberi di alto fusto prossimi alla sede stradale, carichi di neve.

Da ieri sera sono caduti circa 70 cm a Passo Tonale; 50 cm a Passo Campo Carlo Magno, 40 cm a Passo Mendola, 20-30 cm a quota 1000 m.

Strade sett. 6 – VALLI GIUDICARIE – VAL RENDENA

La nevicata ha interessato gran parte della val Rendena e le valli Giudicarie a quote superiori ai 600 -700 metri.

Non si registrano problemi alla viabilità.

Da ieri sera sono caduti circa 50 cm a M. di Campiglio.

Al momento sono ancora in azione i mezzi per lo sgombero neve a quote superiori a circa 1000 metri e, nella zona di M. di Campiglio anche le frese per completare l’allargamento della carreggiata.

Strade sett. 7 – ZONA ALTO GARDA, VAL DI LEDRO E VAL DI GRESTA

La nevicata ha interessato la valle dei Laghi, la val di Ledro, la val di Gresta e la valle di Cavedine a quote superiori a 700-800 metri.

Nelle prime ore del mattino si è registrata la temporanea chiusura della S.P. 85 del Bondone a monte di Lagolo, per la caduta di rami o alberi piegati dal peso della neve.

Si misurano fino a 60 cm di neve fresca in loc. Viote del Bondone, 20 cm sui Passi Bordala e S. Barbara.

Al momento non si segnalano particolari criticità lungo le strade del settore.

Strade sett. 2 – BASSA VALSUGANA E PRIMIERO

Non si registrano particolari disagi alla viabilità. Passo Rolle 40 cm di neve, Passo Brocon 15 cm di neve.

Strade di montagna percorribili con attrezzatura da neve.

Si rammenta la chiusura stagionale della S.P.31 del Passo Manghen da località Baessa (km 15+500) a località Piazzol a Molina di Fiemme nel Comune di Castello-Molina di Fiemme (km 38+520).

Strade sett. 3 – VALLI DI FIEMME E FASSA

Neve sui passi circa 60 cm, nelle valli ai 25-30 cm.

Chiuso il Passo Pordoi in territorio bellunese e passo Sella nella provincia di Bolzano, entrambi raggiungibili dal territorio trentino.

Chiuso il passo Fedaia nel tratto ricompreso tra il confine di provincia e la località Diga (km 11+500) per pericolo valanghe. Le stazioni turistiche presenti al passo sul territorio trentino sono comunque raggiungibili da Canazei.

Chiusa la SP 102 delle piramidi per pericolo caduta massi.

Strade di montagna percorribili con attrezzatura da neve.

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