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Val di Non – Sole – Paganella

Caseificio Coredo: arriva un richiamo per una corretta applicazione delle norme igienico-sanitarie

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Più volte abbiamo scritto della dolorosissima vicenda del bimbo di Coredo che nel 2017 (aveva solo quattro anni) si sentì male, dopo aver mangiato il formaggio “Due Laghi“.

La diagnosi: gravissima infezione da Escherichia coli (Sindrome Emolitico Uremica SEU).

Lo stesso batterio (Escherichia coli) venne rintracciato nelle forme di formaggio (“Due Laghi”) prodotte da quel caseificio e che poi vennero sequestrate.

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L’azienda casearia di Coredo finì sotto inchiesta della Procura della Repubblica di Trento che affidò il procedimento al sostituto pubblico ministero Maria Colpani.

Ai Carabinieri del Nas, invece, fu affidata l’indagine.

Sappiamo che risultano indagati il presidente del caseificio di Coredo, Lorenzo Biasi, di Sfruz, e il responsabile della sicurezza e dei controlli nonché “casaro”, Gianluca Fornasari, residente a Coredo (foto).

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I reati penali contestati ai due sono:

1 – produzione e immesso nel circuito commerciale prodotti caseari con cariche microbiotiche superiori ai limiti di legge (Stec e escherichia coli);

2 – condotta omissiva in quanto si ometteva di richiedere adeguati controlli e ometteva di richiedere a Trentingrana Concast di effettuare delle ispezioni sul campo al fine di verificare le condizioni igieniche delle stalle dei conferitori (inoltre successivamente all’evento non provvedeva al ritiro cautelativo del prodotto);

3 – omessa ottemperanza alla disposizione impartita dall’U.O. Igiene e Sanità Pubblica Veterinaria di Cles, con la quale, imponeva, di effettuare un richiamo agli allevatori per una più corretta applicazione di una procedura di pulizia e disinfezione in fase di mungitura e operazioni correlate obbligo da adempiere immediatamente secondo quanto previsto dal provvedimento stesso.

Sappiamo inoltre che la procura sta indagando anche per il più pesante reato di lesioni personali gravissime causate allo sfortunato bambino, infatti, il piccolo, a distanza di oltre due anni, si trova ancora in condizioni gravissime.

È fresca notizia che ai soci del caseificio di Coredo è stata inviata in data 27 agosto 2019 un “richiamo” per una corretta applicazione delle norme igienico-sanitarie.

La missiva il cui testo integrale è di seguito riportato, recita così.

Caseificio Sociale di Coredo

27/08/2019

Agli Allevatori

Gent.le associato,

con la presente si ribadisce la necessità di rispettare le buone prassi igieniche in ogni fase di produzione del latte, con particolare riguardo per tutte le attività connesse con le operazioni di mungitura, al fine di evitare la contaminazione del latte con residui fecali che possono veicolare microrganismi altamente patogeni.

In particolare il rischio è quello di introdurre nel latte Escherichia coli produttori di tossine cosiddette verocitotossiche in grado di causare, soprattutto nei bambini, negli anziani e nei soggetti debilitati infezioni di varia gravità fino alla sindrome emolitico uremica (SEU).

La problematica interessa principalmente le produzioni a latte crudo, in quanto la pastorizzazione elimina in via definitiva il microrganismo in questione, fatti salvi casi di contaminazione incrociate tra produzioni a latte crudo e a latte trattato termicamente che il caseificio si impegna a evitare.

Vi invito quindi a prestare la massima attenzione agli aspetti igienici in stalla e a comunicare qualsiasi evento che possa mettere a rischio la qualità igienico-sanitaria del vostro latte per poterlo escludere dalle produzioni a latte crudo e indirizzarlo a produzioni che prevedono un passaggio di sanificazione (pastorizzazione).

Tra gli aspetti da considerare si ricordano:

– Pulizia e ricambio frequente della lettiera;
– Idoneo stoccaggio degli alimenti;
– Lotta agli agenti infestanti;
– Pulizia di mangiatoie e abbeveratoi (gli E.coli STEC sopravvivono anche 4 mesi nell’acqua abbeverata);
– Somministrazione di alimenti ineccepibili dal punto di vista igienico e non avariati. Evitare cambi bruschi di alimentazione.
– Evitare il rimescolamento di animali giovani con animali adulti.
– Igiene della mungitura (pre-post dipping, pulizia contenitori per dipping, corretta detersione e sanificazione sala, impianto di mungitura e cisterna di raccolta latte).
– Verifica della funzionalità dell’impianto di raffreddamento del latte.
– Cura della pulizia personale da parte degli addetti alla mungitura che devono indossare indumenti puliti.
– Conservazione del latte in locale idoneo, pulito e protetto dagli infestanti.
– Adeguato compostaggio del letame prima di spargerlo sul terreno (il raggiungimento di una temperatura di 45°C per 72 ore si è dimostrato essere in grado di inattivare il microrganismo).

Per i Caseifici che aderiscono al servizio di consulenza tecnica fornita dalla Fondazione Edmund Mach Istituto Agrario di san Michele all’Adige, ricordiamo la possibilità di contattare il tecnico di zona per qualsiasi dubbio, necessità o problema che si dovesse presentare.

IL PRESIDENTE

Non sappiamo il motivo di questo richiamo, sappiamo però che lo stesso era stato richiesto anche nel 2017 in seguito all’infezione del bimbo, dall’U.O. Igiene e Sanità Pubblica Veterinaria di Cles, ma che il Caseificio non aveva ottemperato.

Nella nota di cui sopra si evince in maniera chiara che la problematica interessa principalmente le produzioni a latte crudo, in quanto la pastorizzazione elimina in via definitiva il batterio Escherichia coli.

Allora ci chiediamo il perché vengono confezionati e commercializzati prodotti caseari pericolosi per la salute pubblica e perché non vengono vietati come in altri Paesi Europei?

Altra evidente perplessità è la consulenza tecnica fornita dalla Fondazione Mach ai caseifici che possono “contattare il tecnico di zona per qualsiasi dubbio, necessità o problema“.

Ma la Fondazione Mach è la stessa organizzazione che ha finanziato e coordinato la ricerca condotta da Elena Franciosi, divulgata e pubblicizzata come novità nel maggio 2019, secondo la quale i prodotti caseari a latte crudo sono portatori di benefici ed addirittura validi dal punto di vista farmacologico, rapporto divulgato proprio a seguito del richiamo da parte del Ministero della Salute del governo italiano del prodotto “Bisù formaggio morbido al latte crudo” per sospetta contaminazione da Escherichia Coli del tipo O26 ed in seguito all’inizio del processo penale (12 Aprile 2019) nei confronti del Caseificio di Coredo, aderente al Trentingrana – Concast -, per aver prodotto e commercializzato il formaggio (Due Laghi) contaminato da Escherichia Coli.

A questa cattiva e pericolosa informazione che enfatizza le virtù dei formaggi a latte crudo, senza mai citare i numerosi pericoli, restano silenti, a quanto ci risulta, tanto l’Azienda provinciale per i servizi sanitari in generale, quanto in particolare l’Unità Operativa di Igiene e sanità pubblica, che dovrebbero intervenire tempestivamente per evidenziare i pericoli anche mortali del consumo di prodotti a latte crudo (compreso il formaggio), soprattutto per i bambini al di sotto degli 8 anni e per gli anziani.

Dal sito internet del caseificio di Coredo si apprende che la quantità di latte giornaliera che viene lavorata è di circa 120 q.li, e che per circa l’80% viene trasformato in Trentingrana, mentre il restante 20% viene trasformato in altri formaggi, destinati alla vendita nel negozio annesso al caseificio e nelle famiglie cooperative della valle.

La curiosità però e che circa 30 q.li di latte (3.000 litri!), un quarto del latte lavorato proviene da Brentonico comune della Vallagarina, al limite sud del Trentino.

Il conferimento dell’alimento di origine animale presso il caseificio di Coredo avviene, tramite una staffetta dei mezzi, fino al parcheggio pubblico sito in località Rocchetta vicino a Mezzolombardo e nelle immediate vicinanze del bar il trasporto avviene da un automezzo probabilmente privato munito di cisterna, per poi essere travasato nel serbatoio dell’automezzo del Caseificio Sociale di Coredo. (foto)

Non sappiamo se tale operazione presso l’area di sosta pubblica rispetti le normative igienico sanitarie (libretto di idoneità sanitaria, autorizzazione sanitari ecc.) e quanto previsto nei manuali Haccp delle aziende casearie che producono e che ricevono il prodotto animale facilmente deperibile, ma sicuramente il luogo è inconsueto.

Nel concludere riprendiamo quanto scritto il famoso libro “La conoscenza e i suoi nemici“, di Tom Nichols, pubblicata in edizione originale dalla Oxford University Press nel 2017 che scrive: «…….. Ma vi è un secondo caso che, per Nichols, può essere considerato come paradigmatico di questa pericolosa deriva che porta a far sì che taluni sfoggino il loro rifiuto dei pareri degli esperti come un segno distintivo di sofisticazione culturale: si tratta del c.d. “movimento del latte crudo” che porta i suoi sostenitori a ritenere non solo che i prodotti caseari ricavati da latte non pastorizzato siano più saporiti e gradevoli – grazie al sapore un po’ fastidioso noto agli intenditori come “culo di mucca” ma, addirittura, che gli stessi siano più sani e migliori per gli esseri umani. Ciò, prosegue Nichols, a dispetto dei dati forniti, nel 2012, dai Centri per il Controllo delle Malattie americani che, in un rapporto redatto per cercare di frenare questa moda, hanno evidenziato come il consumo di prodotti a latte crudo comporti una probabilità di causare malattie alimentari 150 volte – centocinquanta volte ! – maggiore rispetto ai prodotti pastorizzati. E, prosegue, a dispetto di una espressiva metafora fornita, sull’argomento, da un esperto della Food and Drug Administration USA che ha paragonato l’uso alimentare del latte crudo nientemeno che alla roulette russa…»

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