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Trento

Il Ministro Alessandra Locatelli ieri in Trentino per un confronto sulle politiche familiari

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Il Ministro per la famiglia e le disabilità Alessandra Locatelli ha visitato ieri il Trentino per un ampio confronto sulle politiche di sostegno alla famiglia e sulle altre misure di welfare adottate a livello locale.

Nella mattinata è stata accolta nel palazzo della Provincia dal presidente Maurizio Fugatti, assieme all’assessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia Stefania Segnana, al direttore generale Paolo Nicoletti e al dirigente generale del Dipartimeno salute Giancarlo Ruscitti.

Abbiamo bisogno di misure coraggiose che vengano incontro ai bisogni delle famiglie – ha detto il Ministro – non solo per sostenere i nuclei che vivono situazioni di disagio ma anche per incoraggiare la natalità“.

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Il Trentino rappresenta un esempio importante sia per le risorse stanziate sia per le decisioni adottate. La collaborazione con il Ministero è molto buona e speriamo possa essere coltivata anche in futuro con esiti proficui per entrambi”.

Il presidente Fugatti a sua volta ha illustrato alcune delle misure più importanti in vigore in Trentino, dal sostegno economico alle famiglie con figli, che può arrivare fino a 250-300 euro in più al mese, all’abbattimento delle tariffe dei nidi, fino al dimezzamento di quelle del trasporto scolastiche.

Altre misure innovative che si stanno sperimentando riguardano ad esempio la messa a disposizione di alloggi pubblici a giovani coppie in zone periferiche o remote, per combattere lo spopolamento dei piccoli borghi, e gli strumenti in favore delle famiglie al cui interno vi sono persone con disabilità, in stretta collaborazione con l’Apss e l’Anffas.

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Nella seconda parte della mattinata e poi nel pomeriggio il Ministro ha incontrato alcuni dei principali attori del settore, fra cui: l’Agenzia per la Famiglia – presente il dirigente generale Luciano Malfer – e l’Associazione famiglie numerose, l’Apapi-Agenzia provinciale per l’assistenza e la previdenza integrativa, con il suo direttore Gianfranco Zoppi, la  responsabile delle relazioni istituzionali per la direzione regionale dell’Inps Cinzia Giannelli, l’Anffas.

Nel corso dell’incontro con i coordinatori regionali dell’Associazione famiglie numerose, Luca Defanti e Angelo Castellani, il Ministro ha raccolto alcune importanti richieste, riassunte anche in un dossier che le è stato consegnato con 26 proposte concrete di sostegno alle famiglie.

Su tutte spicca il problema per il Trentino Alto Adige dell’integrazione dei sussidi provinciali e regionali nei redditi familiari, con il conseguente aumento dell’imponibile e riduzione o, in molti casi, azzeramento degli assegni familiari Inps.

Secondo i rappresentanti dell’Associazione ciò dipende anche da una normativa poco chiara in materia e da una legge sugli assegni familiari ormai datata.

“Il tema deve essere oggetto di un’attenta analisi e riflessione, se c’è un vulnus andrà corretto, chiederemo chiarimenti per rimediare alle incongruenze. Se necessario, agirò anche in Commissione Affari Sociali per elaborare un eventuale emendamento” ha garantito il Ministro.

“Come Giunta vogliamo dare una svolta positiva al problema della diminuzione delle nascite e sostegni concreti alle famiglie, non solo a quelle numerose”, ha detto a sua volta l’assessore Segnana, sottolineando che “accogliere le vostre istanze è comunque fondamentale, porteremo quanto emerso a questo tavolo anche a Roma, da parte nostra garantiamo il massimo ascolto e la massima disponibilità”.

Nel corso dell’incontro del pomeriggio con i responsabili di Apapi e Inps regionale, si è discusso il tema dell’incidenza degli aiuti provinciali alla famiglia sulla quantificazione dell’assegno familiare.

La risoluzione del problema passa per una revisione normativa che garantisca alle famiglie di non essere penalizzate sul versante dell’assegno familiare.

A seguire il Ministro ha visitato Casa Serena, il centro residenziale di Anffas Trentino Onlus, una casa rifugio per le donne che hanno subito violenza e un centro infanzia di Trento.

Immagini a cura dell’ufficio stampa. Interviste al ministro Locatelli e all’assessora Segnana.

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Trento

Lavoratori accoglienza: il mistero dei 18 disoccupati irreperibili

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Dal botta e risposta numerico tra l’assesssore Spinelli ed i sindacati sul numero degli ex lavoratori del comparto dell’accoglienza che hanno trovato una seconda occupazione, emerge un dato perlomeno curioso.

Secondo i sindacati dei 98 lavoratori disoccupati, 18 risulterebbero irreperibili.

Ma come, erano titolari di contratti a tempo indeterminato e piuttosto che rispondere alle chiamate dell’Agenzia del Lavoro (lo hanno fatto in 33 dei quali 14 hanno legittimamente rifiutato la proposta di lavoro) in 18 hanno chiuso baracca e burattini e si sono dati alla macchia?

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Ma chi erano e in particolar modo perché hanno preso questa decisione?

Per i sindacati quei 98 neo disoccupati sono tutti giovani professionisti qualificati ed allora perché scappare?

Com’è possibile che le potenti banche dati in uso agli uffici pubblici non riescano a rintracciarli, anche se residenti fuori città. C’è molto che non torna.

Il primo sospetto è che potessero avere qualcosa da nascondere, ma cosa?

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Avanziamo delle ipotesi: è possibile che il “giro” dei lavoratori dell’accoglienza possa essere stato in parte virtuale e che quindi non avrebbe potuto superato un controllo amministrativo?

Di ipotesi fantasiose se ne possono fare molte, ma sarebbe bello che qualcuno spiegasse chi sono i 18 lavoratori irreperibili.

La disoccupazione è sempre comunque un dramma, però nel caso del comparto dell’accoglienza, la responsabilità è di chi ha creato un carrozzone che stava in piedi solo con i finanziamenti pubblici e che non ha prodotto nessun reddito o risorsa per la comunità.

Un carrozzone assemblato su quella che era dichiarata come un’emergenza umanitaria e come tale, temporanea.

In questo caso una parte dei sindacati e i politici di centro sinistra dovrebbero solo fare autocritica.

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Trento

Chiusi i presidi periferici della polizia municipale al Magnete e in san Martino

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La Polizia Municipale ha chiuso i presidi periferici del Magnate e di San Martino.

Il Comune ha inoltre chiesto il parere favorevole al consiglio di circoscrizione Centro Storico – Piedicastello per chiudere la sala civica del Magnete che ha risposto in modo negativo.

Azioni totalmente opposte alla richiesta di sicurezza e legalità dei cittadini.

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I due presidi della Polizia Municipale erano da tempo inattivi dopo che erano partiti con due vigili e passati poi in seguito ad uno solo.

I residenti del Magnete ricordano con particolare nostalgia solamente di una vigilessa attiva sul territorio, ma talmente attiva da essere stata trasferita.

Il problema è che se c’è chi segnala delle criticità, su queste poi bisogna poi intervenire: è proprio questo quello che l’amministrazione comunale di centro sinistra non ha mai voluto fare.

Il Magnete è un quartiere estremamente a rischio, dove il crimine è per la maggioranza extra comunitario e quindi è meglio non correre il rischio di vedere o sentire.

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La giustificazione ufficiale è che la necessità dei presidi è venuta meno con i vigili o carabinieri di quartiere ed anche con i vigili ciclisti.

La sala civica del Magnete è sotto utilizzata, ma alla pari di tante altre sale comunali sparse sul territorio.

Se l’amministrazione comunale volesse parlare di redditività, dovrebbe chiuderle quasi tutte.

Ed allora perché solo quella del Magnete?

E’ di certo strana questa volontà di disimpegno dell’amministrazione dalla periferia che sarebbe invece la parte della città che avrebbe più bisogno di sostegno.

Ovvio che il parere negativo espresso dal consiglio circoscrizionale non è vincolante per il Comune, ma forse adesso sarà più difficile togliere una possibilità di espressione e aggregazione per il quartiere del Magnete.

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Trento

Dramma sul Lagorai, muore Marco Guadagnini 69 enne di Trento

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Marco Guadagnini di 69 anni, mentre era in compagnia di 2 amici, è scivolato sull’erba umida precipitando per quasi 200 metri a valle dalla Cima Ziolera.

I due amici che erano con lui hanno confermato quanto successo.

Un incidente mortale del tutto simile era successo già due anni fa quando un 65 enne di Bassano del Grappa, era precipitato per 150 metri in un canalone.

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I soccorsi si sono mossi subito, il coordinatore dell’Area operativa Trentino orientale del Soccorso Alpino e Speleologico ha chiesto l’intervento dell’elicottero, il quale ha portato sul luogo dell’incidente l’equipe medica e, in una seconda rotazione, due operatori della Stazione Bassa Valsugana.

Per l’uomo purtroppo non c’era ormai nulla da fare, troppo gravi i traumi riportati.

Il medico non ha potuto fare altro che constatarne il decesso.

Una volta ottenuto il nulla osta delle autorità, la salma è stata recuperata e portata alla camera mortuaria di Borgo Valsugana.

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Residente a Trento e da 5 anni in pensione Marco Guadagnini aveva passato una vita lavorando con revisore per la Federazione della Cooperazione ed era un grande appassionato di sport e di escursioni in montagna.

Era componente del direttivo della sezione del Trentino Alto Adige dell’Aiac, l’Associazione italiana allenatori calcio e allenatore dei «Primi passi» del Mezzocorona Calcio.

Per lui il calcio era da sempre la sua grande passione.

Proprio nel tardo pomeriggio di ieri di ritorno dall’escursione sul Lagorai avrebbe dovuto partecipare all’allenamento dei piccoli nella piana Rotaliana che però lo hanno atteso invano sul campo di calcio.

 L’ex revisore della casse rurali trentine lascia la moglie sposata a giugno dell’anno scorso, Patrizia, che lavora all’Inps, e un figlio avuto dalla prima moglie.

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